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, 29.01.2003

Da GioVilla A Gamber

 

Oggetto : La mia prima maratona di  GioVilla

Un po’ in ritardo, ma lo avevo promesso e l’ho fatto, ecco il racconto della mia prima maratona.

Del resto, queste sono cose che valgono per sempre, piano piano colorirle con piccoli simpatici particolari, e raccontarle al bar davanti a un bicchiere di vino.

Basti dire che Vincenzo, l’amico di Pippo, da cinque anni, tutte le volte che ci capita di correre insieme, trascorsi il primi venti minuti, mi racconta la sua Monza – Resegone fatta con due scarpe diverse.

Cose epiche, intramontabili.
Ciao a tutti GioVilla

Milano, 01.12.2002

CITY MARATHON 2002

“Si parte da Leone e si arriva da ….Lombrico” 

La mia prima maratona
di GioVilla

Ed eccomi qua, tra le gabbie, in mezzo a una marea di persone che fremono e scalpitano, là in fondo lo striscione della partenza, un colpo di cannone e la massa lentamente si muove.

 

Ma facciamo un passo indietro, ormai non ci speravo più , mi ero gettato nella corsa , pieno di buoni proponimenti, ma col tempo, causa i soliti intoppi e malanni che a tutti succedono, l’obiettivo “maratona”, si stava trasformando in un miraggio.

Però all’inizio del 2002, all’ennesima ripresa della preparazione, da zero, mi sono detto “ora o mai più”.

Non che durante l’anno sia filato tutto liscio, ma alla fine di Ottobre, davanti a un gruppetto di Gamber, con l’iscrizione in mano, ho affermato da buon brianzolo : “ ..con quello che costa, piuttosto in ginocchio, ma arrivo !..”.

 

Ora la folla piano piano si muove, passo anche io sotto lo striscione “via”, ci vorrà quasi tutto il primo kilometro per riuscire a correre senza inciampare in chi ti stà davanti.

Marco, compagno di allenamenti, se ne è già andato e non lo rivredò che verso la fine, a vista unico Gamber a portata di sguardo è Solfrizzi, mi aggancio e subito se ne esce con la sua solita affermazione : “..oggi sto qui bello tranquillo..”, decido di stare con lui.

Già al Monumentale Paolo collauda uno dei wc chimici disseminati lungo il percorso, lo aspetto, poi andando avanti mi rendo conto di essere al fianco di una specie di Ministro degl’Esteri, conosce tutti, saluta e parla con tutti, è bello così i kilometri scorrono senza  accorgersi.

Le sensazioni che vengono da dentro non sono delle migliori, il fiato è un po’ corto, ma si va avanti, non salto neppure un rifornimento, dove però prendo solo the e zucchero.

Lungo Gransasso Corrado dei Daini mi incoraggia dalla bici : “Nem, te ve pian…”, subito dopo incrociamo un mio collega di lavoro, Abramo vecchio centista e la moglie Stella, tranquilli proseguimo insieme.

Da Viale Campagna in avanti e sino al traguardo si farà sembre più forte la sensazione che Milano non merita questa maratona, poco tifo, tanti lamenti,  qualche offesa, automobilisti che litigano con i sorveglianti per la sosta forzata, pedoni che ti attraversano senza guardare, insomma un clima che ti toglie la tranquillità.

I kilometri scorrono quasi anonimi e al 17° Paolo aumenta e se ne va, io accenno a seguirlo e poi resto solo.

Corso Venezia, dopo l’angolo allo spugnaggio, faccie conosciute, gli amici di Biassono al completo, tra loro Citterio, che incontrato alla Milano-Pavia mi aveva incoraggiato alla partecipazione della City Marathon, “.. va che per fa la maratona, a ga vor i gamb ….” , e adesso mentre passo mi fanno il tifo, è bellissimo.

Proseguo e quasi sono sorpreso le gambe girano e tutto sommato la media al kilometro mi fa ben sperare; ma forse è troppo presto per parlare, infatti al 27° mi assale la stanchezza, diminuisco un po’ ma proseguo e tutto sembra passare.

Sono cosi euforico, che quando in Corso Sempione vedo Marco, già sul controviale, penso “se proseguo così lo prendo”, pivello, quando arrivo al 32°, dove si sente vicina la voce dello speacker al traguardo, il mio corpo tende quasi a girare come attratto da una calamita.

Proseguo, sono stanco, in Piazza San Babila, dopo il rifornimento stento a ripartire, non ho più forze, ma passa Mangialardo di Brugherio, che mi rilancia come se fossi al Vigorelli in pista, in una gara di inseguimento.

Riparto, in testa è partito il solito nastro: “dai, dai, non vorrai mollare adesso, dai, dai…”, sono ormai rigido nella corsa e all’ombra del Duomo mi assale un freddo che mi lascerà solo dopo la doccia a casa.

Inciampo, cammino, riparto, sono un po’ assente, gl’altri pur correndo piano mi passano con facilità, in Piazza Cadorna alle spalle sopraggiunge un gruppetto con un pettorale rosso con scritto “4.00”, ci metto un attimo per realizzare, poi,”e no! Questi non passano”, con le movenze che ormai ricordano un bradipo aumento, e riesco a mantenere un piccolo vantaggio.

Quando entro tra le gabbie e la in fondo c’è il traguardo, mi pervade un emozione che non provavo dalla Cresima;

sono ARRIVATO, mi coprono, mi tolgono il pacemaker, mi incanalano, voglio sdraiarmi.

Purtroppo però la borsa è all’Arena, devo arrivare là, gambe di legno, schiena rotta, nei giardini del castello cammino come uno zombi, ci sono dei gradini,”sofferenza”, mi appoggio a un tizio con il cappotto che prima mi guarda male poi si rende conto e dice: “faccia, faccia…”.

Entro in Arena, non è la mezza, ma anche questo è un traguardo, prendo la borsa e finalmente mi sdraio sul tartan; un sorriso, qualche lacrima, “..va bene, ma cambiamoci!”, per togliere le scarpe mi allungo, e pam un crampo alla coscia destra, provo la sinistra e pam anche qui, sono sul tartan e mi contorco come un lombrico appena appena tolto dalla zolla, intorno runner “normali” che mi guardano e si chiedono cosa sto facendo.

Finalmente vestito, vado a piedi nudi e tremolante a prendere qualcosa al ristoro, incrocio Paolo Solfrizzi che mi vede sorride e scuote la testa.

Risultato, due unghie rotte e tempo reale di 3.57.21, è poco lo so, ma comunque sono arrivato e ora la maratona non è più un miraggio.

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