09.02.2002 - Seveso (MILANO)
- Campionato brianzolo di campestre
I diesel manco si
scaldano
Marco Stracciari
A me piacciono le gare
lunghe, quelle per veri diesel che si scaldano strada facendo, che hanno bisogno
di tanti chilometri per poter sentirsi gratificati dalla fatica, quella vera,
quella muscolare.
Una premessa per dire che le
campestri non rientravano, fino a ieri, nel mio naturale DNA di podista. Fino a
ieri.
Complice una bellissima
giornata di tiepido sole, una localita' strappata alla diossina per farne un
parco con la P maiuscola e una moglie che, una volta tanto, mi perdona la
"scappatella", decido di partecipare ad una campestre.
Sollecitato piu' volte anche
dalla mia societa', che giustamente tiene molto alla partecipazione dei suoi
iscritti, mi faccio recapitare dal nostro "Pippo tuttofare" il mio bel pettorale
n. 405.
L'atmosfera e' bellissima:
musica diffusa, tante facce note, panettoni e te' caldo e dulcis in fundo
l'immancabile megafurgone tutto panini e porchetta.
Una volta arrivato parto
alla perlustrazione del percorso,
leggerissimamente ondulato
dal fondo quasi perfetto... sembra una tapasciata della domenica mattina.
Ma tapasciata non e', me ne
accorgo allo sparo. Parto tra gli ultimi (beato) in un mega plotone che
racchiude neo 40enni (come me) e attempati ma altrettanto virgulti signori di
mezza eta': e quando parlo di mezza eta' non mi riferisco solo ai 50enni!
Fa capolino in un punto
strategico l'amico Mandelli, ormai piu' fotografo che podista; il quale mi
aspetta con la sua fotocamera digitale made in Japan per immortalare il mio
debutto e, perche' no, le mie cadute; giusto per riderci' un po' su davanti ad
un buon bicchiere di rosso di Moltepulciano (nettamente il mio preferito).
L'atmosfera da festa
paesana, allo sparo, scompare di colpo. Tutti invasati, con gli occhi della
tigre (citazione rubata ad un noto allenatore di calcio, credo) e il fegato
invasato dal veleno. E io?
Sono 4 i passaggi davanti al
fotoreporter ufficiale. Al primo passaggio sono in compagnia di un simpatico
signore appartenente alla mia societa', classe 1900 e pochi e li' prima posa da
bluebelle, mentre gli altri, davanti, sgomitano e scalciano, scalciano e
sbuffano!
Secondo passaggio, idem con
patate ma il mio motorino diesel, sbuffando sbuffando, comincia a prendere i
giri giusti e io comincio a prendere podisti a mazzi. Intravedo sagome
conosciute, gente delle mie parti e compagni di allenamento estivo in quel del
parco di Monza ma...
Aiutooo!!! Vuoi dire che
anche i miei occhi sono quelli della tigre e il fegato sta diventando marcio?
Adesso la gamba gira, il tempo e' addirittura sorprendente (calcoli a
posteriori, se giusti, mi danno un 3.45 al mille) e le sagome che prima avevo
davanti a me a poco a poco
diventano cibo per l'album
dei ricordi. E in fondo l'Omino di ferro Gianati, a meta' dell'ultimo giro, da
miraggio diventa realta'. Lo affianco al pensiero di arrivare assieme a lui (e
per me sarebbe gia' una grossa gratificazione), ma mi incita a partire: "vaaai,
vaaai" mi
urla. L'effetto e' lo stesso
di 5 chili di nandrolone sottaceto (qualcuno mi sa dire che effetto fa?) e
raggiungo di li' a poco un gruppone di assatanati. La faccenda si fa difficile,
la strada (pardon, il sentiero - e' una campestre, Straccia') si restringe
sempre di piu'
e le mie tapashoes
superslick (traduco: scarpe da tapasciata con la suola ormai appiattita dai
chilometri) non mi consente sorpassi. E allora mi accodo. I 100 metri finali
sono un invitante spiazzo dove poter piazzare la volata e infatti esco largo
provocando il boato dei
100.000 del Santiago
Bernabeu (ma va laaaa: sei a Seveso, mica a Madrid, pirla!) e li faccio fuori
come solo uno con gli occhi della tigre puo' fare. Arrivo spalla a spalla con un
altro mito del podismo brianzolo: l'Angelo Ripamonti, classe... non lo dico
perche' non vorrei che molti di voi, dopo averlo saputo, si dedichino da oggi in
poi al
bridge.
Un'esperienza comunque
appassionante, anche se sara' dura ripeterla per i motivi di cui sopra. Scusa
strada se per un giorno ti ho tradito per il vil fango, ma la carne e debole e
gli occhi adesso sono... da triglia: miiiii che faticaaaa