Sommacampagna -VR- 9 Maggio 2004
5° MARATONA DEL CUSTOZA
Mi sono perso qualcosa!
Di Marco Stracciari
La prima sensazione appena giunto a Sommacampagna e’ stato quello di essermi perso qualcosa di bello, di vero, di semplice ma funzionale, negli anni precedenti.
Passi per lo scorso anno, ero fermo per infortunio ad invidiare i miei amici sbizzarrirsi sulle rive del Mincio, e mi era giunta voce di una maratona semplice ma organizzata in modo perfetto, con un post-gara da leccarsi i baffi…. E non solo!
E mi era giunta voce di un percorso difficile, nervoso, tutto saliscendi a spezzare ritmo, fiato e gambe. Ci credo e parto in sordina, accompagnando Gerardo su ritmi comunque tutt’altro che bassi. E con questi ritmi passiamo, abbastanza in scioltezza, attorno al 15° quando vediamo il sole brillare sulla testa calva e brizzolata di Norberto, l’incedere caracollante di Luca e Giovanna, con il suo accompagnatore, perdere terreno a poco a poco. E allora i ritmi si alzano, tiro Gerardo e prendiamo qualche atleta… gli do’ i distacchi prendendo come punti di riferimento alberi, costruzioni e perfino le ombre fisse sul selciato. "Abbiamo 10 secondi… 8… 5…" e arrivati in riva al Mincio l’aggancio.
L’andatura ormai e’ attorno ai 4.05 al km, Giovanna si stacca e rimaniamo noi quattro a fare gruppo, quattro Gamber e tre dei quali formeranno un trio di tutto rispetto tra un mese e mezzo fin sul Resegone (si spera).
Tutto il Mincio o quasi insieme, il tempo di ricevere gli insulti da un ciclista e di ritornarglieli con gli interessi, quando Luca e’ vittima di un problema gastrico (succede) e allora proseguiamo in tre: quelli della Resegone.
Ma alle prime salite Gerardo, che comunque viaggia su ritmi di "personale", tira il freno a mano e io e Norberto ci scateniamo su quelle ripide salite che spezzano ritmo, fiato e gambe. Stiamo bene e la tattica e’ la medesima della "Double Classic": io davanti e lui dietro e ancora a prendere gruppi di atleti. La Sonia, che ormai ha speso tutto; la Monica e Franco, che ormai sicuri della vittoria individuale per lei e di coppia per entrambi, "elevano" i ritmi consentendo a tutti noi di scambiare chiacchiere ed opinioni.
Faccio due calcoli e li comunico a Norberto: di questo passo facciamo 2h56. Ma lui non ci sta e allora via: altre salite, altro sterrato tra i vigneti; splendidi passaggi ci aspettano e ancora altre salite, anche se piu’ dolci. Stiamo bene, ma bene davvero, sempre io davanti e lui dietro e al 40°, complice una discesina, Norberto mi affianca perche’ e’ giusto cosi’: lui in discesa e’ piu’ forte… al km 1 come al 40esimo e fianco a fianco percorriamo gli ultimi tratti di gara a ritmi vertiginosi e il tempo finale e’ straordinario (almeno per noi e per il percorso tutt’altro che filante) 2h53 e pochi, anzi, pochissimi. Bisso la performance di Torino richiamando il pubblico ad un’ovazione, piu’ per l’Omino di Ferro che per me: Norberto sfiora il personale e dall’inerzia non smette di correre fin sotto la doccia esultando e urlando di gioia: sara’ secondo di categoria oltre che 25esimo assoluto!
L’impressione finale e’ quella di aver vissuto, anzi, goduto di una maratona la cui gara non sembra l’evento clou ma solo un supporto, seppur importante, ad una manifestazione che raggiunge il suo picco massimo proprio al termine: un pasta party che definirlo tale sarebbe a dir poco riduttivo. Un autentico ben di Dio, un pranzo vero e proprio e lo dico senza esagerare e senza paura di essere smentito. Pranzo consumato insieme ai piccoli grandi campioni dei Gamber e a Stefano Sartori: campione vero, anche nel dopogara.