01.04.2001 Stramilano - Bella e possibile
Marco Stracciari

Splende il sole su Milano. Un sole che fa a pugni con la tradizione, che vede ogni anno la Stramilano molto bagnata e poco "fortunata".
Una giornata invitante; il caldo, che c'e', si sente poco grazie ad una brezzolina frizzante che ci sveglia dal torpore accumulato nel breve viaggio in metropolitana. Siamo i soliti noti, tranne Norberto e Matteo i quali, sulle orme di Calcaterra, hanno deciso di affrontare i 42 km di Russi. Oggi la lepre designata, dopo le ultime buone prove, dovrei essere io, ma ho in saccoccia un bello scherzetto per i miei amici.
Ma il primo scherzo (e' il primo aprile o no?) ce lo tirano al deposito borse: una coda interminabile manco fossimo al Capriccio Incontri di Arcene al sabato sera. Rimane quindi poco per il riscaldamento, perche' oggi la regola N. 1 e' quella di partire davanti o quasi per non dover "scavalcare" la quasi totalita' dei 2777 iscritti.
Al via il Gera parte fortissimo mentre Davide, Cesare, che vuole festeggiare il compleanno col personale, ed io molto tatticamente facciamo registrare un tempo lievemente inferiore al 4' al km.
Ma sul primo cavalcavia, dopo circa 5 km, tiro il mio scherzetto ai miei compagni di avventura: parto a tutta manetta, supero senza accorgermene il Gera di slancio e, mentre lui non ha neanche piu' il fiato per chiamarmi, mi scrollo di dosso l'allegra brigata e "taro" l'andatura a 3'45 - 3'50 al mille.
Non e' un percorso facilissimo quello della Stramilano: chi non lo conosce penserebbe ad un biliardo. In realta' e' un insieme di lastroni di pave', di perfido porfido, di salitine e discesine e di cavalcavia che, specie nel finale, possono recare danni irreparabili. Ogni chilometro e' diverso dal precedente; ogni chilometro recita una storia e la mia sensazione e' che ogni storia possa, come nelle antiche fiabe della nonna, avere il suo lieto fine.
Arrivo al 10o e sfioro il personale sui 10.000 e sono quasi spaventato dalle mie condizioni. Non salto un ristoro, dove trovo finalmente le tanto desiderate bottigliette (bravi!) e la brezzolina primaverile mi permette di non usare le spugne. Ma al 13o un lieve dolore alle gambe m avverte che forse e' meglio giocare di rimessa. Mentalmente cerco di rallentare ma il cronometro mi sbugiarda: il ritmo e' sempre uguale.
Per passare il tempo mi diverto al gioco dell'exit poll. Com'e? Semplice: gli organizzatori hanno avuto la brillante idea di mettere segnalazioni chilometriche ogni 500 metri e, ad ogni passaggio, se riesco a calcolare la media al km vuol dire che mentalmente ci siamo.
Il gioco riesce sempre, quello che non mi riesce e' agganciare un trenino e stare dietro. Sto passando tutti di slancio e ad un certo punto supero anche l'Angelo Ripamonti di Biassono: un simpatico signore di mezza eta' che viaggia come un razzo e che fino ad ora ho sempre visto solo dopo il traguardo. La cosa mi ringalluzzisce, le gambe non mi piantano in asso (come il famoso deodorante) e affronto il cavalcavia di P.zza Napoli a grandi falcate.
In Via Washington un arrogante automobilista fa finta di nulla e si immette nella corsia riservata ai podisti. Per decenza Vi risparmio gli epiteti lanciati dagli atleti e dai vigili.
Ormai manca poco, il tornante di xx settembre e' li' ad un passo e lo affronto di gran carriera. Alcuni atleti disabili fanno una fatica boia come un qualsiasi Charlie Gaul sul Tourmalet; mi vien quasi l'istinto di spingerne uno fino in cima, ma farei un torto agli altri e sicuramente anche al prescelto, quindi tiro diritto.
Ultimo chilometro: ogni chilometro fa storia a se' e anche questo non e' da meno: un lungo serpentone sterrato pieno di curve, controcurve e pozzanghere e la' in fondo uno dei piu' bei regali di Napoleone ai milanesi e' pronto ad accogliermi: la curva che immette all'Arena mi permette di superare di slancio un ultimo trenino che avevo davanti: il tempo di salutare il pubblico dietro le transenne con un cenno del dito (non il medio, cosa avete capito?) alla Mennea e via bello veloce sul tartan.
Il tempo finale e', per i miei livelli, quasi sconcertante: 1h21'06" in assoluta scioltezza. Un po' di strecch... stretcch..., skhjcchrg..., vabbe', allungamento muscolare per aspettare gli altri.
Cesare festeggia il compleanno con un bel 1h25' gratificato dallo speaker Silvio (ci consenta!) che a squarciagola annuncia il suo arrivo.
Poi tutti al deposito borse dove io non trovo la mia. Aiutato da un imbarazzatissimo volontario la trovo quattro file piu' indietro. Lui fa finta di arrabbiarsi. "Buono ciccio, che vuoi che sia? E' o non e' il primo aprile?"

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