9° MARATONA DI REGGIO EMILIA - 12.12.2004 i Gamber nella classifica
…Dietro la collina e’ il
sole…
di Marco Stracciari
E’ vero: e’ stata la grande festa per il Gianni nazionale. 60 anni festeggiati sgroppando su e giu’ per i colli ma il panorama che mi si e’ aperto davanti agli occhi dopo aver lasciato Reggio Emilia, direzione Montecavolo, mi ha fatto tornare in mente (e dagli!) un passaggio di una canzone di Lucio Battisti e tante splendide sensazioni.
Volevo fortemente questa maratona, la volevo finalmente sentire mia dopo che per due anni consecutivi l’ho corsa (e anche camminata) combattendo problemi fisici di ogni tipo. Quest’anno invece stavo bene, allenato si’ ma non troppo, ma con i chilometri sufficienti ad affrontare questo impegno con la consapevolezza di centrare quel perenne obiettivo rappresentato dal "2" sul display davanti a tutte le altre cifre.
New York, ma soprattutto i test successivi, mi facevano vedere questo impegno con un certo ottimismo (che qui piu’ che in ogni dove e’ il profumo della vita!)… la giornata ideale ha fatto il resto. Un’alba spettacolare ammirata in autostrada, mille colori all’orizzonte e, una volta arrivati, nuovamente ad attenderci un’organizzazione semplice ma nel contempo straordinaria: ancora migliore rispetto allo scorso anno.
Purtroppo le improvvise assenze di Ernesto e Giorgio limitano il nostro potenziale di squadra anche se l’obiettivo comune e’ quello di migliorarsi sempre di piu’ o comunque di ben figurare a seconda delle possibilita’ di ognuno. E si parte forte, molto forte… i primi chilometri corsi piu’ o meno a 4’ al chilometro ma non sufficienti per stare al passo di Luca, determinato come non mai a ritoccare il suo personale; o al passo di Norberto, che vedro’ al 12°; o a quello di Guido, che ormai e’ uno da due e quaranta o poco piu’.
Reggio ti invoglia, il sole e il cielo terso ti fanno sembrare le colline piu’ vicine, quasi in rilievo e ti sembra ti toccarle, anche se sono lontane e lontane rimarrano; ma sono concentrato perche’ le gambe girano bene e sarebbe un peccato rovinare tutto con una tattica scellerata e allora… allora lascio il paesaggio agli occhi mentre il cervello comanda alle mie gambe l’andatura giusta, la tattica giusta, il giusto incedere per non bruciarmi e per approfittare (perche’ no?) di un gruppetto che fa al mio caso. E appunto grazie a queste combinazioni che raggiungo Norberto. Gli parlo ma gia’ fa fatica a rispondere e io capisco che forse per lui non e’ giornata (anche se chiudera’ ancora una volta con quel "2" davanti!), raccolgo il gruppetto e riparto. E mi sento bene.
Tiro finche’ posso, sto davanti poi rallento, gioco un’ po’ con loro e mi nascondo… poi, proprio a Montecavolo, il gruppo si sfilaccia e rimaniamo in 4 e io alla testa mentre il ritmo non cala, anzi.
Un signore del gruppetto ci offre un drink (sali) che tutti rifiutano: non sembra una giornata da sali anche se il sole comincia a farsi sentire. Ma tutto l’ottimismo scema allorche’ ci troviamo davanti a quelle piccole rampette che fanno selezione. E la memoria mi porta allo scorso anno dove su quelle rampette ho abbassato il pettorale e alzato bandiera bianca per poi fare il contrario, memore di una promessa fatta al mio bambino e da dover mantenere costi quel che costi. E mentre penso do’ una sbirciatina al crono: che differenza!! Certo, le asperita’ di questa parte del tracciato non aiutano certo ma dei mille attorno ai 4.10 in quelle condizioni e dopo tutti quei chilometri lasciano ben sperare e.. cominciano i calcoli: a 5’ al mille (impossibile) poco sopra le 3h, a 4.30.. 2h58’ e via dicendo e intanto, quasi senza accorgermene, scorgo un nuovo compagno di fuga che come me tira questo gruppetto ancora compatto. Simone; con questo nuovo nick, bradipo, che vola verso un personale da sbriciolare… e pensare che ora si fa chiamare bradipo. Sta bene, molto meglio di me e si lascia trasportare dalle sue gambe verso un grandioso 2h54! Non lo seguo, non e’ giornata per follie ma per ragionieri e anche quando due di questi occasionali compagni decidono di fare sul serio li lascio perdere: mi sono convinto di potercela fare da solo con la forza della mente (che non sara’ zen ma un normale calcolo secondo la stanchezza del momento e le mie potenzialita’) ma il crono sale. Non deciso, non da far pensare alla crisi ma sale, anche se mi rimangono fiato ed energia sufficienti per attraversare indenne il parco e per raggiungere, al 40km, Guido e Luca.
Luca, partito cosi’ forte, non ce l’ha fatta…Guido, partito ancora piu’ forte nemmeno e si fanno compagnia anche se Guido, per un attimo, tenta di accompagnarmi al traguardo: invito che declino per paura di avere un gabbiano troppo … rapace.
Il penultimo chilometro corso con le gambe che ormai pulsano e friggono, con l’unico obiettivo di scorgere, laggiu’, il cartello col n. 41 per poi fare passerella, come sempre, per farmi accompagnare dagli sguardi degli infreddoliti spettatori che qui a Reggio hanno la "pessima" abitudine di incitarti e non insultarti.. di porgere acqua e non tirare uova, di fermare le auto invece di strombazzare.
Una passerella comunque corsa ancora a discreto ritmo e fa niente se, nei metri finali, perdo qualche posizione per un saluto a Roberto e per citare Matteo, con le ginocchia a terra e le braccia al cielo… quel gesto che a Milano ha segnato la fine di una piccola grande impresa, sua ma un po’ di tutti noi che lo accompagnamo nelle sue quotidiane galoppate. Una dedica per un’impresa, quindi, aspettando qualche critica: sorrisi, vesciche e pacche sulle spalle: perche’ cosi’ deve essere.
Dedicato a PN e a cio’ che fanno.