15.09.2001
Malavicina di Roverbella (Mn) - 15^ Maratonina delle due regioni
Marco Stracciari
Com'è lontana Malavicina
Settembre andiamo, e' tempo di migrare! Cosi' recita una cara e vecchia poesia,
ricordo di scuola e di tempi ormai lontani. Settembre andiamo, e' tempo di mezze
e tra sabato e domenica il panorama delle mezze si presenta ricchissimo: ma tra
tutte la scelta cade sull'unica che si corre al sabato e per di più in
Lombardia: o meglio, al confine tra Lombardia e Veneto. Malavicina di Roverbella:
un posto conosciuto solo dai residenti e dai podisti, se non fosse che da quelle
parti vi sono luoghi cari all'unita' d'Italia...ma questi sono ricordi di
scuola.
Partiamo in 11, un esodo biblico che solo in occasione delle gite sociali è
stato superato come numero, lunga sosta caffè al pub del paese e poi i soliti
riti: vestizione, pettorale e riscaldamento. Alle ore 17,30 il via. Tra tutti i
tempi che ho stabilito nelle mezze mi mancano l'1 e 23 e l'1 e 25. Il primo mi
tenta per la monotonia e la facilità del percorso: quattro lunghi rettilinei
inframmezzati da 4 curve, il tutto per tre giri. C'è chi si annoia, a me va
benissimo; ma la forma scarsissima suggerirebbe un più tranquillo 1,25. Non
faccio la distanza da 5 mesi e so che alla lunga un'andatura scellerata poi la
pago. Ma la voglia è troppa, la velocità non manca, le recenti performance
competitive nelle montagne bergamasche mi autorizzano ad essere ottimista...ma
21 per ora sono ancora troppi.
Il primi chilometro è veloce, troppo, 3,46 ma si sa che è così. Poi metto
giudizio, mi attesto oltre i 3,53 mentre davanti a me il Luca Ripamonti,
all'esordio sulla distanza dopo aver corso uno sbrego di maratone e corse in
montagna, diventa una sagometta sempre più piccolina. Un veloce treno mi riporta
sotto e al termine del primo giro mi aggancio al Luca ma... ma la velocità è
troppa, chiudere in 1,23 sarebbe già un successone e il calcolo è automatico.
Con due giri a 4' l'obiettivo è raggiunto. Ma un conto è dirlo, un conto è farlo
e garantisco che dopo due mesi di stop per una brutta pubalgia e 15 giorni di
corsette controvoglia sotto i 48 gradi del deserto tunisino, fare ciò che si
pensa di voler fare è già una piccola impresa. Secondo giro quindi costante a
4', Luca mi sfugge di nuovo come una saponetta bagnata, ma non ci faccio caso,
la corsa è su me stesso. Qualcuno mi supera, ma stavolta non è frustrante e
parto verso il terzo giro. Brutta sorpresa al primo rilevamento dopo il secondo
giro: il crono si ferma oltre i 4 minuti e la paura di non farcela comincia a
crescere, anche perchè l'acido lattico ormai ha preso il sopravvento. Altro
chilometro oltre i 4': pauraaaaa! Con le ultime forze riesco a fatica a far
stoppare il cronometro per tre volte di fila esattamente a 4 al mille, poi il
lungo vialone centrale prima dell'arrivo: i calcoli al 20o mi danno ragione e
solo le fucilate ormai mi possono fermare. Arrivo esausto in 1h23h34, 58esima
posizione assoluta (che conta quello che conta). Obiettivo massimo raggiunto, ma
quanta fatica! La sera si riparte. Malavicina è ormai lontana ma porto a casa un
souvenir che sicuramente conserverò per alcuni giorni: un polpaccio duro come il
marmo!