MONTEFORTE D’ALPONE (VR) – 18.01.2004 – MARATONINA D.E.M.
UNA MEZZA DA… "C’ERO ANCH’IO"
Di Marco Stracciari
Sono sincero. Questo titolo non e’ farina del mio sacco ma mi e’ stato involontariamente suggerito da Roberto Mandelli, fedele compagno dei miei allenamenti settimanali e protagonista lui stesso di questo appuntamento.
"C’ero anch’io" perche’ e’ stata davvero un’avventura da raccontare. Non tanto per la gara in se’, comunque dura nel suo sviluppo, quanto per le condizioni davvero difficili nelle quali si e’ svolta. Freddo, pungente; vento, forte e fastidioso; pioggia, incessante e pungente lei stessa. Sono queste le particolarita’ attraverso le quali si e’ disputata questa manifestazione che ogni anno richiama, nei suoi vari appuntamenti, migliaia e migliaia di podisti e di semplici camminatori.
La mia personale prestazione inizia molto presto, verso le 4. Non ho bisogno della sveglia perche’ mi basta l’adrenalina che gia’ mi possiede (ed e’ e sara’ buon segno). Quindi il tempo per una bella colazione, per un caffe’ e via: appuntamento alle 5.20 a casa Mandelli e poi al solito posto.
Oggi siamo in dieci e la squadra e’ effettivamente abbastanza forte anche se puntare ad un successo di squadra fa a dir poco sorridere.
I 170 chilometri che ci dividono da Monteforte sono contrassegnati da un unico comun denominatore: la pioggia. Non diminuisce mai, mai un attimo di tregua e mai un momento nel quale ci da’ speranze. Norberto, inguaribile ottimista, ogni tanto ci prova ma con scarsi risultati: una risata e nulla piu’.
L’arrivo a Monteforte ci offre uno scenario da tregenda: per quanto possibile la pioggia aumenta e con lei vento forte (e i ricordi di Salso 2002 tornano alla mente) e freddo: il classico display del farmacista dice +2. Ho sopportato di peggio e durante il rito della vestizione stupisco tutti: maglietta traforata della consueta ditta giapponese e canotta "orange" della societa’, ciclistini estivi e nulla piu’, mentre Pier addirittura indossa un’inguardabile giubbotto color senapedimenticataapertainfrigoriferoescadutadadueanniemezzo che lo accompagnera’ fino ad una crisi di ipotermia che lo costringera’ a concludere la gara in circa 2 ore!
Alla partenza i forti atleti della "clockwork orange" si schierano sulla linea di partenza (sono motivati anche loro: buon segno) a protezione della neo campionessa mondiale Monica Casiraghi la quale dispensa sorrisi a tutti. Io e Davide, invece, scegliamo una partenza "low profile", piu’ defilata tanto per non dare nell’occhio (di chi?).
Sparo alle 8.30 e finalmente il via, anche se una brutta sorpresa (forse e’ meglio chiamarla pessima consuetudine) subito ci disturba: le centinaia di persone della non competitiva che hanno deciso di affrontare il percorso prima del via e che sciamano lungo la strada disponendosi in gruppi con i loro variopinti ombrelli disturbando il passaggio dei competitivi.
Ma non solo: ai ristori, soprattutto i primi, le centinaia di occasionali camminatori si avventano sugli addobbati banconi come avvoltoi del Kansas facendo scempio di cibi e bevande varie e impedendo di fatto agli amatori (che avrebbero ovviamente bisogno di spazio per afferrare al volo quel poco che serve) di fare uso di un diritto acquisito. A chi il cartellino rosso? A loro o all’organizzazione? Non mi riguarda: sto pensando ad altro e con Davide, che e’ rimasto con me per i primi 6 chilometri, mi abbandono ad un semiserio commento tecnico sulla costante andatura di Gerardo che e’ li’ a 100 metri davanti a noi.
Nel frattempo raggiungiamo il Pier ancora avvolto nel suo inguardabile giubbotto color … (leggete sopra), lo stacchiamo un attimo ma lui ci ritorna sotto e riparte all’impazzata per poi alzare dopo pochi chilometri bandiera bianca.
E sullo sfondo le salite. Davide mi abbandona senza che io me ne accorga e inizio la rampa costellata di tornanti lunga piu’ di 4 chilometri senza forzare e senza affannarmi: la strada e’ ancora lunga e l’incerta preparazione, fatta di sciate e fette di panettone piu’ che di mero selciato, non mi autorizza a prendere la cosa "di petto".
Ma stavolta i "camminatori" mi vengono di aiuto e l’incitamento e l’appoggio che sanno dare mi ricordano i tapponi dolomitici della "Corsa Rosa" dove i ciclisti si confondono col pubblico venendo costantemente incitati e anche quando l’ultima stilla di sudore viene versata, ti sanno dare sempre quel qualcosa in piu’.
Gerardo intanto e’ sempre li’, sembra avvicinarsi ma poi si riallontana e sapendo quanto lui sia forte in discesa, non penso nemmeno lontanamente ad attaccarlo, sarebbe fatica inutile e fiato sprecato.
I chilometri diventano sempre meno, la salita la sento ma non piu’ di tanto… me ne accorgo perche’ non vengo superato praticamente da nessuno; il freddo, la pioggia e il vento sono compagni d’avventura piu’ che nemici spietati e quando vedo il cartello dei 10 penso che ormai il piu’ sia fatto: un altro 1000 in salita e poi’ giu’ a perdifiato fin dove mi porteranno le gambe e fin dove lo sforzo mi portera’ "sangue al cuore" (anche questa non e’ farina del mio sacco ma … di Sacco Danilo).
Si scollina e subito prendo il gruppetto comandato da Gerardo, al quale si slaccia una scarpa. In una situazione normale riallacciare la scarpa e’ un’operazione di pochi secondi ma con quel freddo le dita non le senti piu’ e allora…
Allora lo prendo e lo stacco, una volta per tutte anche se, conoscendo la sua predisposizione alla discesa, mi aspetto ma soprattutto mi auguro che mi ritorni sotto da un momento all’altro.
Mi sento bene e affronto le lunghe discese ad un passo che avevo dimenticato (anche in discesa), recupero posizioni su posizioni e i brevi strappetti non mi danno nessun fastidio: solo una breve pausa in una corsa condotta ormai a rotta di collo. Qualcuno prova a starmi dietro, a succhiare la ruota ma oggi incredibilmente non c’e’ trippa e i pesanti passi che sento dietro di me regolarmente diventano sempre piu’ sordi fino a scomparire. Come sono lontane le crisi di Reggio: e pensare che e’ passato solo un mese!!
Ultimo chilometro e la strada tende lievemente a salire. Cio’ mi aiuta a scorgere laggiu’ in fondo una sagoma a me nota: l’Omino di Ferro Norberto, uno specialista di questo genere di percorsi, mi e’ davanti di 100 – 150 metri. Pochi per tanti ma un’infinita’ per chi ha solo un chilometro a disposizione per dover recuperare… e la sua frenetica andatura non lascia speranze.
Ma sinceramente non e’ la cosa che piu’ mi interessa, le mie gambe rispondono ancora alla grande alle sollecitazioni che chiedo loro e percorro l’ultimo tratto che mi divide dal traguardo come se fosse una ripetuta sui mille! Ormai ho nel mirino il gruppetto capitanato da Norberto ma e’ solo un’illusione… troppo pochi i metri a disposizione ma comunque taglio il traguardo molto ma molto soddisfatto con un tempo sul quale alla partenza non avrei scommesso una lira (anche perche’ le lire ormai…).
Neanche il tempo di fare due battute con Norberto (il distacco finale sara’ di una decina di secondo in suo favore) che subito arriva pure Gerardo e tra due ali di folla solo immaginate ma inesistenti abbandoniamo la zona arrivo per andare alle auto, che distano un altro chilometro circa: come se non bastasse!
Ci si cambia alla svelta: niente spogliatoi ne’ docce (altro cartellino rosso) tra l’altro in un luogo privato: il vigneto di un incazzatissimo agricoltore che ci esorta con modi da "gentleman anglossassone tutto bombetta e ombrello" di abbandonare al piu’ presto la sua tenuta. Detto e fatto: un giro al tendone e poi tutti piu’ o meno insieme a ritirare i vari pacchi gara immersi in una fanghiglia che ricordo di aver visto solo nei documentari del "National Geographic" girati in Nuova Guinea, aspettando che un serpente sputa-veleno o un grosso alligatore ci assalgano per fare di noi il loro brunch, vista l’ora ottimale.
Ma per fortuna siamo a Monteforte d’Alpone, niente serpenti e alligatori quindi ma solo gli stessi avvoltoi del Kansas che prima si avventavano sul te’e sulla marmellata e che ora si tuffano (vista l’acqua ancora copiosa e’ il caso di dirlo) sui tortellini e sul vin brule’. Poi dicono che camminare fa dimagrire!!
Prima di oggi la Montefortiana passava per quella manifestazione che in
decine e decine di edizioni non aveva mai avuto a che fare con la pioggia
(Parola dello Speaker): al massimo un po’ di neve due anni or sono per rendere
ancora piu’ suggestivo un paesaggio gia’ di per se’ suggestivo: il Castello di
Soave, i vigneti, le colline con i loro sali-scendi. Il tutto senza una goccia
d’acqua fino a ieri, quando Eolo e Giove Pluvio si sono alleati scatenando il
finimondo: ma cosa potrebbero combinare allora se a Pier venisse in mente di
regalare a questi due bizzosi Dei dell’Olimpo un bel giubbotto color
senapedimenticataapertainfrigoriferoescadutadadueanniemezzo??