19.05.2002 - Verona (VERONA)
- 2^ Maratona di Verona
E fu ancora fatal Verona
Marco Stracciari
Sono passati 29 anni
esatti da quando fu coniata questa frase: fatal Verona. Ero bambino, ma lo
ricordo come fosse stato ieri: fu un Verona -Milan 5-3 fatale per i rossoneri.
Persero la faccia e lo scudetto. Ero bambino, ma a distanza di cosi' tanti anni
anch'io ho subìto il perverso e crudele destino di quella squadra e di quella
partita. In minor misura, intendiamoci; e almeno io, quella sorte, un po' me la
sono andata a cercare. Non nascondo di avere una certa avversione per il caldo
in tutte le sue forme ed espressioni e correre una maratona il 19 di maggio non
e' del tutto naturale per uno come me che ricorda con immenso piacere la
colonnina di mercurio di Reggio Emilia 2001. Ma tant'e' che mi sono lasciato
trascinare dalla compagnia e da una condizione atletica che sembrava ritrovata.
E allora spazio ai sogni, anzi, al sogno di ripetere una prestazione pari se non
migliore di Reggio Emilia. E alla partenza subito a mulinare le gambe su ritmi
attorno ai 4.10 al mille: avanti a me, le minute sagome di Chiara e Mery (Boschini
e Navacchia: nda). Hanno tempi che mi possono andar bene e allora, perche' no?
Si forma un bel gruppone allegro e felice stile Salso 2001 (dove col gruppone
feci un tempone) e ho subito la sensazione che possa essere il treno giusto. Ma,
per quanto possibile, le mie gambe sono ancora piu' veloci e approfittando di un
cavalcavia, mi porto dietro due compagni di avventura e mi stacco. Un errore
che, a lungo andare, mi costera' carissimo. Di lì a poco diventiamo in quattro:
un mio compagno di viaggio mi confessa di essere alla sua seconda esperienza con
la Regina. Lo conforto dicendogli che io, alla mia seconda, ho fatto il
personale tuttora imbattuto. I tempi rimangono invariati e sullo sfondo il
Castello di Villafranca con l'immancabile banda dei Bersaglieri. Alla mezza
passiamo sotto l'1h e 28' ma gia' mi accorgo che c'e' qualcosa che non va: la
saggezza mi impone di rallentare ma, altro errore fatale, l'impeto e la voglia
di strafare hanno ragione sulla... ragione.
Intanto il caldo si fa
sempre piu' minaccioso e, alla faccia di tutte le previsioni che davano brutto;
l'afa, l'umidita' e il sole a picco si tramutano in un micidiale cocktail: e
come un boa mi si attorcigliano attorno alle gambe... ormai sono la vittima
sacrificale del micidiale rettile. Prima del 30esimo incrocio Matteo che si e'
ritirato per crampi e poco piu' avanti cedo di schianto. La voglia di ritirarmi
e la voglia di finire fanno a pugni nella mia mente devastata dal caldo e dalla
fatica. Arrivo ad un compromesso: ad ogni ristoro o spugnaggio mi fermo un po',
tanto per non raccontare a mio figlio di una fine ingloriosa. E cosi' faccio.
Approfitto delle scale di una chiesa per fare stretching e mentre un gentile
signore mi si avvicina preoccupato per la mia salute miracolosamente riesco a
ripartire. 5 al mille, mica di piu', ma tanto basta per arrivare al 40esimo.
Intanto vengo superato da diversi atleti tra cui Mery (la Navacchia), anche lei
pero' con un'andatura tutt'altro che rassicurante: vuoi vedere che il boa...!
Riparto: mancano due chilometri. In una situazione normale sono nulla, in questa
situazione mi sembrano due Everest e allora non forzo: ormai l'obiettivo e'
Piazza Bra, nulla di piu'. E in Piazza Bra ci arrivo tra dolori lancinanti e
sofferenze atroci, ma in compagnia di una bella biondina che, piu' o meno
cavallerescamente, mi guardo bene dal sorpassare. Rivedo la luce e soprattutto
rivedo Matteo che mi sfila il chip dalla scarpa, mentre con lo sguardo cerco la
millesima bottiglietta da scolare. Il tempo? Lasciamo perdere... diciamo che
anch'io oggi ho avuto la mia bella dose di "fatal Verona".