LA CLASSIFICA LE FOTO La cronaca di GIO VILLA
21Giugno 2003
43a Monza – Resegone
T 4 2 (Tea for two)
di Marco Stracciari
Di solito le belle storie terminano con un lieto fine e di solito il lieto fine avviene dopo mille traversie e sofferenze. Chi legge viene coinvolto in un frullato di sentimenti ed emozioni, fino ad arrivare al profondo e liberatorio sospiro che sancisce il trionfo dei protagonisti.
Purtroppo non e’ stato cosi’ per i protagonisti di questa storia tutta di corsa, la mia personale storia della 43a Monza – Resegone.
Una dolorosa e lunga pubalgia mi ha costretto, e rubo un termine caro agli appassionati dell’ippica, al palo; e convinto dall’amico Roberto mi offro volontario per seguire dall’ammiraglia Edilio e Beppe con acqua, sali, barrette e salviette: insomma, tutto il necessaire del perfetto Resegonista (perdonatemi il pessimo neologismo).
I nostri eroi si presentano ai nastri di partenza (ancora con l’ippica) in due e allo "sparo" vengono naturalmente squalificati. Alla Resegone si parte e si arriva in tre, come da regolamento e come la storia ci insegna, ma i "nostri" sono decisissimi comunque ad arrivare sin lassu’; dove li attende la gloria, un panino col salame e lo zaino con il cambio.
Con Roberto facciamo in tempo a vedere le partenze di molte terne e di molte facce a noi care, facce che ritroveremo piu’ scavate e sofferenti cammin facendo. Come quella di Gerardo, che spingi spingi a Calolzio dice stop come il famoso Big Ben di televisiva memoria e da li’, fin lassu’, decidera’ di camminare per arrivare. Come quella del Claudio, che per non essere da meno arriva anch’egli a Calolzio per poi fermarsi e ripartire, e fermarsi e guardarsi in giro con gli occhi intrisi di stanchezza e sofferenza, davanti agli occhi intrisi di delusione ed apprensione dei due compagni Matteo e Cosimo. Tanto bravi lo scorso anno, tanto sfortunati quest’anno.
E poi quei tre, con quel bizzarro sponsor di un sito che parla di condotti elettrici (o qualcosa di simile), con quelle canotte dai colori bizzarri e con quelle facce un po’ cosi’, anche se nessuno dei tre e’ di Genova. Sono Luca, Alberto e Pierre, quest’ultimo al debutto, che al nostro arrivo scherzano e sorridono perche’ un’andatura non proprio al massimo glielo consente. Per poi sparare tutto da Calolzio in su, dove Gerardo e Claudio fanno i conti con la Regina Madre e dove questi tre, con quelle facce un po’ cosi’, trovano la personale sublimazione alla fatica con un fantastico 11esimo posto finale.
E i nostri eroi? Per il momento bene, un momento che dura una trentina di chilometri circa. Non proprio dei fulmini, a dire il vero, ma va benissimo cosi’: chi l’ha corsa sa che la Resegone "si decide da Calolzio in su!". Cerco, con Roberto, di trovare sempre delle postazioni ideali per un tranquillo rifornimento, che avviene sempre ogni 3,5 km. Circa. I nostri amici gradiscono e li accompagnamo fino ad Olginate e poi oltre, preoccupati solo da un improvviso ma tutto sommato innocuo crampo che avvolge per un attimo un polpaccio di Edilio.
Da Calolzio ad Erve le voci degli spettatori (numerosi come mai) e le luci delle case lasciano il posto al buio e alla solitudine piu’ totali, ed e’ li’ che termina lo sforzo prolungato ed inizia quello vero, fisico e morale. Si e’ abbandonati a se stessi e nello stesso tempo si deve fare i conti con i compagni, magari piu’ freschi, e sarebbe un peccato abbandonarli. Si pescano dal fondo nuove ed insperate energie o… il preludio al lancio della spugna.
Con Roberto ci fermiamo al termine di una delle lunghe scalinate che portano fin su ad Erve e ad attendere i podisti un gruppo di persone del luogo con tanto di tavoloni in legno, barbecue con immancabili costine, salamelle, vino e grappa. Non il massimo per chi corre ma indubbiamente un ristoro coi fiocchi per chi ha saltato il pasto. Siccome ogni riferimento a persone e’ puramente voluto, appena uno di questi simpatici signori (non propriamente un esempio di sobrieta’ a dire il vero) mi allunga una costina bruciacchiata non faccio complimenti e l’azzanno come farebbe il protagonista di uno splatter movie americano di una ventina di anni fa.
Morso dopo morso attendiamo l’arrivo dei nostri assistiti… e dalla penombra due sagome a noi care fanno capolino al termine della scalinata. Sono loro e chissa’ come stanno? La risposta ci giunge dal volto stremato di Beppe, che sembrava tra i due quello piu’ resistente. Arrivano all’auto, ci chiedono di cambiarsi e bevono, ma le movenze tutt’altro che convinte lasciano presagire un funesto epilogo.
Beppe si siede sul posteriore della macchina, poi si siede in terra, poi si sdraia e chiude per un lungo momento gli occhi. Il beep del suo cronometro come triste epilogo di quello che poteva essere e non e’ stato. Onore e rispetto per l’atleta Giuseppe Galli… ci ha provato, sara’ per un’altra volta; anche se nulla, e tantomeno le parole di conforto che giungono alle sue orecchie, puo’ sollevarne il morale.
Edilio, ripresosi brillantemente dalla contrattura, ci abbandona e con un estremo atto di coraggio e abnegazione alla fatica prosegue. Sapremo in seguito che e’ arrivato fin lassu’, dove tutti festeggiano la fine dell’impresa.
Beppe invece rimane ovviamente a farci compagnia e a quel punto la cosa migliore e’ quella di riaccompagnarlo a casa. Ormai sono le 2 passate; lui, come e’ normale che sia, non se la sente di guidare e allora mi metto al volante della sua auto francese il cui nome ricorda il testimonial femminile di una nota concessionaria di telefonia mobile (Renault e Vodaphone non mi pagano, quindi perche’ citarli?) e torniamo mestamente ad Agrate.
Questa e’ la storia di due uomini, due amici, che hanno deciso di affrontare un’afosa nottata di fine giugno non sotto un pergolato a chiacchierare e a mordicchiare un’anguria… non cedendo alle lusinghe di un fine settimana al mare ma correndo, inseguendo un sogno o chissa’ cosa, con quel briciolo di follia e quel sano spirito competitivo che anima tutti coloro che affrontano questa avventura, e anche se questa mia storia non finisce in letizia e’ pur sempre la storia di due uomini, due amici, che come tanti altri uomini, tanti altri amici, hanno da oggi un’esperienza in piu’ da raccontare.
Sotto un pergolato in un’afosa nottata di giugno.
LA CLASSIFICA
LE FOTO
La cronaca di GIO VILLA
Torna alla Home