BERGAMO: MEZZA MARATONA 22 Aprile 2001

di Marco Stracciari

Lo devo dire in tutta onesta': ho partecipato controvoglia a questa manifestazione, memore dei numerosi inconvenienti sopportati durante la scorsa edizione. Elevato il costo dell'iscrizione, troppo traffico, centrocitta' assolutamente indifferente al passaggio dei concorrenti ed infine classifiche mal redatte ed incomplete (se qualcuno ricorda le mie due puntate della storia "FIDAL ridammi il mio tempo.).
Ma la vicinanza e la compagnia mi hanno convinto e, puntuale, alle 8.30 ero ai nastri di partenza in compagnia dei soliti noti piu' gli amici "evergreen" Mandelli "sempre Nomade" (il mio "coach" delle lunghe distanze), Minetti e l'inossidabile Sergio Colla.
Ma lo spettacolo vero e' offerto, volontariamente o no, da Matteo e Davide. Sul primo, che voleva correre a ritmo tapasciata (il suo, cioe' 3.45 al mille) non c'erano dubbi; il secondo, Davide, ha sciorinato varie involontarie perle degne del suo miglior repertorio.
Ma partiamo con ordine. Quando si organizza qualcosa con simili personaggi si sa che e' impossibile annoiarsi e subito Davide si distingue in due "classici": arriva ovviamente in ritardo e dimentica il freno a mano o la marcia innestata sulla sua "scoppiettante" fiatunodelprimodopoguerracolorgrigiotristecielodisestosangiovanniilquattronovembre.
La vettura, inevitabilmente, scivola nel mezzo della "provinciale" per Vimercate: tutti se ne accorgono tranne il proprietario che aveva dimenticato a casa le lenti a contatto!
Cominciamo bene.
Arriviamo a Bergamo ovviamente in ritardo: cambio veloce, niente caffe' e riscaldamento volante prima dello sparo. Oggi e' un clima di vacanza dopo le "sfacchinate" invernali e quindi corsa libera: niente tattiche.
Io e Davide partiamo assieme e subito perdiamo gli altri. Subisco uno sgambetto dal mio compagno di viaggio (senza lenti e senza occhiali e' piu' devastante di Mister Magoo) e appena vedo Matteo col suo amico Cosimo scatto verso di loro e li raggiungo. Non l'avessi mai fatto! I primi chilometri in loro compagnia scorrono tranquilli, ci avviciniamo allo stadio e parliamo dell'Atalanta (come se ce ne intendessimo) e poi si avvicina un solitario podista che ha scelto Bergamo per migliorare il suo personale (alla fine ce la fara' in 1h24 e rotti).
I due amici decidono di allungare il passo e mi dànno una cinquantina di metri. cio' mi permette di tenerli sott'occhio e di "ammirare" le peripezie di Matteo il matto. Vi narro le due piu' significative: si ferma allo spugnaggio, raccatta una spugna e si ferma all'incrocio successivo a lavare il parabrezza di due auto ferme al semaforo (le poche presenti: grazie al Comune di Bergamo) e poco dopo la perla dell'anno. Annuncia a gran voce di essere stanco e di voler prendere l'autobus di linea li' a fianco, scorge la fermata, scarta tutto verso sinistra e sale bello bello sull'autobus che nel frattempo apre le porte per far salire e scendere i passeggeri. Riesce nell'impresa di salirci e scendere alla stessa fermata: roba da non credere. E immaginate lo sgomento degli sbuffanti podisti che li' vicino (me compreso) fanno una fatica boia sotto il sole (eureka!) per mantenere il passo!
Al salitone del 13° mi e' sempre sotto tiro: gli urlo di correre seriamente e per tutta risposta si mette a zigzagare per la salita urlandomi frasi irripetibili. Da solo vale il prezzo del biglietto!
Seguo il suo consiglio di mollare un gruppone che avevo agganciato un chilometro prima e scappo via bello veloce. Aggancio un duo con una buona andatura, mi faccio tirare sull'ennesima salita e dopo il ristoro del 15° lascio anche loro alle mie spalle. La fatica, quella vera che ti preme sui muscoli e sui polmoni (l'abbiamo provata un po' tutti) e' lontana e a cadenze regolari raggiungo altri atleti e mi avvicino al traguardo. Li' un mio "avversario" (lo chiamo cosi' per comodita': l'unico vero avversario di noi tapascioni e' il nostro cronometro) mi lancia una volata che non raccolgo per due motivi: il primo e' che non ne ho piu', il secondo che quest'anno ho voluto farmi ben vedere dai cronometristi che l'anno prima mi avevano clamorosamente e senza motivo estromesso dalla classifica. Taglio il traguardo urlando "Sono l'ottocentoquarantaaaaa! Sto arrivandoooooo! Non fate come l'anno scorsoooooo!" e indico il pettorale con i pollici come Delvecchio indica il numero di maglia dopo un gol. Avranno pensato: "ma e' matto questo?".
Non proprio: il matto, quello che lava i vetri alle macchine e sale sull'autobus, e' arrivato un minuto e mezzo prima di me!

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