Monteforte d'Dalpone -VR- 23 Gennaio 2005

MONTEFORTIANA 2005:
LE RAGIONI DI UN INSUCCESSO
di Marco Stracciari

Sono passate ormai 48 ore dal termine della Montefortiana e la ragione mi suggerirebbe di raccontare della mia gara, dell’ottima prova d’insieme dei Gamber (7 sotto l’ora e trenta e parliamo di una mezza sicuramente anomala nel suo percorso), delle sensazioni… dello stato di forma.. di quello sprint con Gerardo e altri due dove gli altri due li abbiamo persi per strada… ma non ci riesco.

Non ci riesco perche’ ho ancora qualche sassolino (e qualche macigno) nelle scarpe da togliermi e lo vorrei fare nelle righe che seguiranno.

Premetto che a Monteforte non tutto e’ da buttar via, parlo dei ristori a fine gara (anche se presi d’assalto da migliaia di sconsiderati che vengono qui solo per mangiare a ufo, ma questa e’ un’altra storia), del contenuto del pacco, delle classifiche esposte in tempi molto brevi (anche perche’senno’ il chip cosa ci sta a fare?) e di tutt’unpo’. Ma questo non basta. Non basta per raccontare di una gara ben organizzata (e siamo ormai alla 30esima edizione), di ristori facilmente accessibili, di una considerazione “umana” verso gli amatori: insomma.. bene per tutti ma agli amatori chi pensa?

Entro nei dettagli. Una manifestazione che racchiude 16.000 e oltre camminatori insieme a piu’ di 1000 agonisti non puo’ funzionare. Se aggiungiamo che questi camminatori percorrono in grandissima parte il percorso degli agonisti funziona ancora meno. Aggiungerei inoltre (ma qui gli organizzatori non c’entrano) che il 50 (e sono buono) per cento di questi camminatori NON SA cosa significa una gara di corsa a livello agonistico e NON SA cosa significa correre per 21km allo spasimo e soprattutto NON SA cosa vuol dire essere educati, beh… allora lasciamo a loro e agli assoluti del pomeriggio questa Montefortiana e passiamo oltre. Ma entriamo nel vivo.

La consegna delle borse, e gia’ qui da’ da pensare. Uno stanzone con due porticine: la prima per i pettorali dall’1 al 300 e la seconda dal 301 al 1200 (a grandi linee)…. Non c’e’ un po’ di disparita’?

Mah! La vestizione: al primo piano di un chiostro, all’aria aperta…e’ vero che esiste un tendone riscaldato (piu’ dall’alito e dal calore di migliaia di persone stipate al suo interno che dai termosifoni) ma suddetto tendone si trova a “qualche” metro dalla consegna delle borse e siamo in Gennaio.

La partenza: mille e piu’ persone ammassate in uno stretto cunicolo, forse il luogo piu’ stretto di tutto il Veneto (cabine del telefono a parte,ma neanche tanto) che sgomitano e sbraitano gia’ prima del colpo di cannone (suggestivo ma.. non siamo a New York). Per non parlare del dopo partenza, con gli amatori a 4 al mille e meno che si confondono con le migliaia di camminatori partiti poco prima e allora… spostati di qua, gira di la’ ma questi non te li scolli mai di dosso: sono troppi!!

E la salita, lunga e spesso ripida corsa in uno spazio che a malapena ci stanno le ruote di una bicicletta e il tutto su ghiaccio e sterrato dove, nello stesso punto, le migliaia di camminatori si crogiolano in file di tre o quattro sul vero percorso, quello in asfalto e libero dal ghiaccio e noi… tutti  in fila indiana per non disturbare questi signori.

E i ristori: un grazie a chi ha preso freddo per passarci i sali ma se qualcuno aveva bisogno d’altro beh.. impossibile! Questi “signori” camminatori (chiamiamoli col loro nome, non tapascioni, che sono di ben altra stirpe) si ammassavano come quei poveri bimbi del sud est asiatico per racimolare piu’ vettovagliamento possibile impedendo a noi amatori anche il gesto di recuperare al volo uno spicchio d’arancia o una zolletta di zucchero. E guai se li spintoni o gli passi davanti… questi “signori” (e tra i “signori” ci metto senza paura di essere smentito anche le “signore” di questi “signori”) trovavano pure il fiato, e ci mancherebbe, per lanciarti irripetibili ingiurie ed epiteti, come se fosse “cosa” loro, per poi tornare ad occupare l’intera larghezza del percorso incuranti di quei pirla degli amatori che invece quella mattina avevano deciso (strani eh?) di correre.

Lo dico sinceramente: non mi sono fatto problemi nello spintonare donne e uomini durante la mia gara, nonostante il continuo sollecitarli a spostarsi nemmeno un carro attrezzi o una carica di dinamite da miniera li avrebbe tolti di li’ e allora… a mali estremi estremi rimedi e un cristone che viaggia a 4’ al km di 1,80 di altezza per 72 kg di peso da li’ in mezzo ci passa, statene certi, con le buone o, soprattutto, con le cattive.

Detto dello sviluppo della gara passiamo al dopo. Chiaramente dove ci siamo svestiti ci siamo anche rivestiti. Occupato momentaneamente una stanzetta come i no-global occupano le case dismesse ci cambiamo per poi assistere all’ennesima scena apocalittica: la consegna dei pacchi gara.

Un semiperimetro angusto, sopra tre o quattro gradoni (non graditissimi visto che non eravamo li’ in gita come altri) con tutti i poveri amatori ammassati per recuperare quanto di diritto e con quattro ragazzi, e qui e’ il vero lato comico della vicenda, che preparano “seduta stante” i pacchi gara da consegnare, ritardandone ovviamente la consegna stessa. Ma una domanda non nasce spontanea? E prepararli prima? Mah! Un mistero.

Che dire di piu’, devo raccontare della mia gara come faccio di solito? E’ andata nel complesso bene…ma chi ne ha voglia? Oggi ho avuto altro da raccontare e un piccolo suggerimento: nell’elenco dei partenti della maratonina figurava “tale” Simone Lamacchi (che tutti nell’ambiente conoscono, altroche’ tale), organizzatore della maratona di Sommacampagna. Magari chiedere qualche consiglio o farsi invitare per rendersi conto di come vanno trattati gli amatori? Consiglio che giro agli organizzatori. Ma non so fino a che punto a loro interessa… hanno o no venduto 16.000 pettorali ai “signori” camminatori?

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