24.02.2002 - Busseto (PARMA) -
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5^ Maratona dei Luoghi Verdiani Quando le Arie di Verdi diventano Bora di Marco Stracciari |
I
soliti riti, in genere, portano bene: mai cambiare abitudini. Ritrovo al solito
orario (improponibile per la massa), stessa auto (la mia) e colazione allo
stesso bar. Unica variante Guido e Roberto, due neo Gamberi che, spinti dalla
compagnia, vogliono misurarsi con la madre di tutte le gare su strada.
E allora, quale migliore
occasione per provare la distanza a Salsomaggiore, quella che per definizione
(mia, ma credo che in molti siano d’accordo) è una delle piu’ facili maratone
d’Italia?
Allo sparo, avvenuto alle
9.30, ricordo loro che la maratona e’ innanzitutto una festa e come tale va
presa. Quando feci io la prima, fu una festa: pioveva, correvo in casa, un crono
mediamente non interessante e arrivo in scioltezza senza problemi fisici e di
stanchezza.
E così andrebbe
interpretata. Ma ormai quella maratona appartiene ad un passato privo di
aspettative, ora ci sarebbe la terza da timbrare sotto le tre ore e chissà, se
il ginocchio sifulino mi da’ un giorno di tregua….
I primi dieci chilometri
assolutamente in scioltezza, sono in compagnia di due signori che già avevo
incontrato al terribile km 26 di Reggio, resto un po’ con loro e si fanno
quattro chiacchiere.
41 minuti e pochi secondi il
passaggio a Fidenza, poi l’aggancio con l’Omino di Ferro Norberto e con il Luca
e via con loro a velocità sempre piu’ sostenute, ma la voglia di ridere e
scherzare non manca. Norberto si arrabbia al 15°, quando non trova i sali
(quelli usali per l’acqua della pasta, gli suggerisco). Al 20° mi prendo un po’
di liberta’. Il passaggio alla mezza e’ da paura: sotto l ora e 27’, roba da
sbriciolare il personale. Perdessi anche 4 minuti nella seconda parte, sarebbe
comunque record. Ma fare i conti senza l’oste a volte puo’ riservare qualche
sorpresa. E la meno gradita delle sorprese e’ lì, al km 24, dove Eolo,
antipatico e sbruffone piu' che mai, ci aspetta con le guance piene d’aria. Il
crono inevitabilmente sale e a Soragna, quando incontro Livio che ci aspetta in
bicicletta, mi comunica la piu’ sgradita delle notizie: vento contrario fino al
traguardo. L’unica cosa che mi consola, anche se ne dubito, vista la fonte, e’
la mia posizione in classifica: 62° e io non sono mai riuscito ad arrivare nei
100 in maratona, chissa’. Prendo al volo 2 gruppetti e li stacco ma al 33°,
quando le forze stanno per abbandonarmi, mi raggiunge l’Omino di Ferro con un
gruppone di 10 (piu’ o meno) compagni di viaggio. Torno in me e li seguo. Il
gruppetto si sfalda sempre di piu’, rimaniamo in otto, poi in sei...
Alla fine siamo in quattro e
al 38 non ce la faccio proprio piu’. Mi stacco giusto in tempo per vedere un
ragazzo in bicicletta colpito violentemente da un ramo staccatosi da un albero e
vedere un bambino, sempre in bicicletta, che pedalando e pedalando rimane sempre
sul posto, invano aiutato dal padre. Stop al 40°, bevo e via di nuovo: le voci
che arrivano da Busseto sono un’autentica spinta finale verso il traguardo, la
gente acclama (che cultura!) e io sono sufficientemente lucido per sentire lo
speaker urlare il mio nome e quello del mio gruppo (con una pronuncia
censurabile, lo perdoniamo?).
Arrivo intriso di un misto
di felicita’ ed incazzatura, stanchezza fisica e freschezza mentale.
L’Omino di Ferro (ma da oggi
lo chiamerei il Piccolo Grande Uomo) Norberto ha il mio stesso stato d’animo,
felice per una posizione di classifica gratificante (sara’ secondo di categoria)
ma triste per un tempo che poteva essere ma che non e’ stato. Il pasta party ci
tira un po’ su di morale (pasta rigorosamente all’arrabbiata) e in doccia un
solo grido: qualcuno ha ancora il coraggio di lamentarsi del benedetto Grande
Freddo di Reggio?
Marco Stracciari (Nella foto )