25.03.2001 Varazze - 26a
"Quattro passi pe' Demoa"
Marco Stracciari
Dopo aver pazientato e sopportato le mie consuete uscite domenicali in compagnia
dei soliti noti, un di' della scorsa settimana mia moglie mi propone un ricco
weekend al mare in quel di Varazze. Preso dallo sgomento per dover rinunciare al
"rito", mi apparto con un calendario podistico nazionale per riuscire a salvarmi
in corner da tale proposta. Spillo il prezioso documento come un mazzo di carte
da poker e , eureka, proprio la domenica mattina mi si propone questa "Quattro
passi pe' Demoa": ovvero una 11 km che fa al caso mio in preparazione della
prossima Stramilano.
L'arrivo a Varazze risulta pero' traumatico: non un volantino che parla della
gara, nessuno sa nulla, mi rivolgo all'A.P.T. locale nella speranza di ricevere
qualche buona novella ma anche li' nulla di nulla.
Finalmente mi imbatto negli organizzatori, la Polisportiva S. Nazario, i quali
mi informano di tutto, anche se, ripeto, notizie per la citta'. zero!
Partenza sul lungomare alle 9.30. Ci da' il via un improvvisato starter il
quale, invece di impugnare una Colt o piu' semplicemente una bandierina rossa,
ostenta un rametto raccolto da terra. Cominciamo bene!
Il gruppetto di partecipanti e' ben nutrito (piu' o meno 200 atleti) e ben
agguerrito e al via percorriamo l'intero lungomare a ritmi forsennati,
nonostante le raccomandazioni degli organizzatori di stare tranquilli in
partenza, visto il percorso non propriamente piatto.
Ed infatti, dopo circa un chilometro e mezzo, iniziamo a salire. Dapprima in
maniera non traumatica, poi sempre piu'
faticosamente fino ad arrancare, sbuffando, per un altro bel chilometro e mezzo
circa. Perche' circa? E' semplice: oltre ad aver risparmiato sulle informazioni
qui si risparmia anche sulle indicazioni chilometriche, totalmente assenti, e
sulle indicazioni di percorso, nulle, se escludiamo qualche ma proprio qualche
freccia disegnata per terra.
E dopo la salita, ai Piani d'Invrea, una ripida discesa ci riporta a livello del
mare e, dopo il passaggio davanti al Palasport, via di nuovo per una salita
ancor piu' lunga e ripida che ci porta a localita' Cantalupo, dove era situato
il ristoro. Terminata anche questa immane fatica, giu' di nuovo a rotta di collo
verso Varazze. La discesa non e' certo il mio forte (non che la salita.) e mi
faccio recuperare da qualche atleta.
In tre raggiungiamo la nostra amata Terra. Sono passati circa 30' dalla partenza
e ancora 3 chilometri (in teoria) mi dividono dal traguardo ma i due che erano
con me, e che evidentemente conoscevano il tracciato, iniziano a "tirare" come
due forsennati come se l' arrivo fosse li' a 500 metri. In realta' avevano
ragione loro: giriamo verso Via S. Nazario e poi in Via Cilea ed in effetti,
senza quasi accorgermene, mi trovo sotto il fatidico striscione con un tempo
assurdo per il chilometraggio presunto e per l'immane difficolta' del percorso:
34'35"!
Inutile dire che hanno risparmiato, e non poco, anche sui chilometri: in realta'
saranno stati non piu' di otto od otto e mezzo e io, avendo corso quasi a
risparmio per i restanti due chilometri (qui la cultura del risparmio e' molto "cool"),
non sono nemmeno troppo affaticato.
Un addetto mi consegna una busta con stampata la mia posizione in classifica
(36°: bella idea) ma la comicita' raggiunge vette inesplorate quando apro
l'involucro: un BUONO RISTORO per il ritiro di un pezzetto di focaccia.
Va bene risparmiare sulle informazioni, sulle bandierine, sulle indicazioni, sui
chilometri; ma risparmiare sul vettovagliamento di fine gara mi pare un minimo
esagerato!
E mentre mi "strafogo" di focaccia; sudato, depresso e con le dita avvolte da
una spessa coltre d'olio di oliva penso: "Com'e' lontana Caravaggio con il suo
strepitoso risotto agli asparagi!".