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Mezza
Maratona di Monza, 26 Settembre 2004
La mia prima di Marco Bordieri
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Premessa
Mi sono chiesto più volte a chi potesse interessare la cronaca di una Mezza Maratona percorsa in due ore, ma ancora non ho trovato una risposta plausibile, dubito perfino dei miei congiunti più vicini. L’unico interessato sembra essere il Gamber Roberto (o stavi scherzando?!) e non potevo non contraccambiare la sua proverbiale cortesia e disponibilità.
Comunque sia, sta di fatto che arrivato nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in pantaloncini e maglietta una mattina di Settembre nel Parco di Monza in mezzo ad altri 1100. Non avevo mai visto così tanti corridori, certo 20 anni fa avevo fatto qualche Stramilano ma lì i partecipanti erano ben diversi: la maggior parte della gente, me compreso, festeggiava il giorno della salute facendo a piedi un percorso che probabilmente era superiore a quello totalizzato nei restanti giorni dell’anno e dove il successo della partecipazione si misurava nel bottino che finiva nello zaino ad ogni punto di ristoro.
Torniamo alla Mezza.
Ore 8:00, anticipo fantozziano, inganno l’attesa guardandomi intorno, mi sorprendo a studiare quadricipiti e polpacci di chi mi circonda, sarò normale? Comunque dall’apparenza mi pare di aver individuato qualche corridore dell’ultima ora come me; meno male, cominciavo a sentirmi fuori luogo.
Fino a 6 mesi fa avevo sempre rinunciato agli sport di resistenza, troppo dispendiosi in termini di energia e tempo, poi trascinato dall’amico Alfredo ho scoperto la corsa. La fatica si è rivelata la chiave del benessere fisico e il tempo dedicato all’allenamento è diventato una preziosa opportunità di meditazione, lontano da cellulari, impegni di lavoro, traffico, televisione, etc.
Con me un paio di amici: Alfredo, che corre con passione e buoni risultati da un annetto, e Luciano, con alcune maratone al suo attivo ma che si dichiara un po’ fuori allenamento (pretattica?).
Non ho mai fatto gare e la curiosità di misurarmi con una comunità di podisti è forte. Non so bene cosa aspettarmi, non ho tempi da battere, ma per qualche motivo mi sono convinto che 10 km/ora sia un buon passo e tenerlo per 21 km mi pare un obiettivo onorevole.
Tutt’attorno un gran daffare, chi si veste, chi si spoglia, chi mette una misteriosa crema sull’interno coscia (capirò a fine gara a cosa serve), il tempo passa in fretta e di colpo mi rendo conto che è ora di affrettarsi al via.
Raggiungo il serpentone dei partenti, il clima è quello che precede un grande evento: un mix di euforia e tensione.
Poi all’improvviso il colpo di pistola, si parte!
Frastornato dagli eventi perdo di vista Alfredo e passo dal via dimenticandomi di far partire il cronometro. La cosa piu’ importante, continuo a ripetermi, è non esagerare all’inizio. In allenamento mi era capitato di partire troppo veloce e di rimanere scarburato dopo 20 minuti, ma con l’aiuto di Luciano che condivide lo stesso ritmo riesco a scaldarmi senza forzare. Che il ritmo non sia esasperato lo noto anche dal fatto che nei primi chilometri veniamo impietosamente superati da centinaia di corridori. Ma chissenefrega, la strada è ancora lunga e poi il ritmo rilassato mi consente di chiacchierare con Luciano, non lo vedo da anni e abbiamo un sacco di cose di cui parlare.
Tra un amarcord e l’altro il tempo passa in fretta, ma attorno al decimo chilometro notiamo che sta per sopraggiungere un’automobile con un grosso cronometro sul tetto: è l’apripista che precede il primo e il secondo corridore, da bravi tapascioni ci facciamo da parte, passano due razzi e un istante dopo siamo doppiati.
Dopo pochi minuti passiamo il traguardo del nostro primo giro, Luciano saluta il pubblico come se fosse in dirittura d’arrivo e qualcuno risponde con un applauso.
Iniziamo la seconda metà, gli esperti dicono che bisogna aumentare progressivamente il ritmo fino alla fine, ci provo.
Incontriamo i Gamber Matteo e Roberto che dislocati lungo il percorso dispensano incitamenti, chissà come soffrono con quella bandierina rossa in mano.
Il ritmo cresce e poco alla volta superiamo una trentina di corridori (detto fra di noi siamo tutti un po’ scoppiati qui nelle retrovie tant’è che per solidarietà quasi mi spiace superarli).
Sarà un caso, ma ad un certo punto ad entrambi passa la voglia di chiacchierare e il fiato diventa prezioso. Anzi, piu’ che fiato, fiatone. Luciano continua ad accelerare, cerco di capire dal suo respiro se sta bluffando, macchè, a scoppiare sono solo io.
Eccoci al Ponte delle Catene, mancheranno meno di un paio di chilometri, filiamo come lippe, ma di questo passo all’arrivo non ci arrivo, mi devo staccare a malincuore. Confesso che mi sarebbe piaciuto “tenerlo” fino alla fine, ma obiettivamente la meccanica non mi consentiva di dare di piu’. Rallento, salto l’ultimo rifornimento presidiato dal Gamber Matteo (che figura farei a fermarmi a bere a 500 metri dall’arrivo?) e imbocco il rettilineo finale.
L’arco gonfiato che segna l’arrivo è vicino, eppure mi sembra che si avvicini al rallentatore. Cerco di distrarmi, guardo altrove per un po’, poi torno a guardare l’arco ma niente, è sempre là.
Poi d’incanto sono così vicino che mi pare di accelerare come risucchiato da un buco nero, passo il traguardo, 1 ora e 57 minuti, è meglio di quanto sperassi.
Chissà come mi sono classificato...non mi sono mai voltato indietro però qualcuno l’avevo superato e poi non si era piu’ visto. Vado a casa, sul sito c’è già la classifica su foglio Excel, la scorro, è troppo lunga meglio fare una ricerca per nome. Eccomi, ma cazpita, la barra di scorrimento di Excel è all’estremità inferiore... guardo meglio... posizione n. 1015 su 1099... ben 84 corridori alle spalle... se non smetto di fare gare è solo merito loro!