28.04.2002 - Cernusco Lombardone (Mi) (MILANO)
- Campionato Regionale Lombardo di maratonina
I have a dream
Marco Stracciari
Driiinnnn!!! Ecco la
sveglia. Oggi suona un po' piu' tardi perche' un po' piu' tardi sara' lo sparo.
E' fissato alle 9.30 in una localita', Cernusco Lombardone, che tante volte
ormai ho frequentato in tapasciate su e giu' per la Brianza. Sono sereno, non ho
nulla da chiedere oggi: solo una gara senza affanni e in progressione. La gara
che ho sognato stanotte.
Ho sognato la mia mezza
ideale: bene organizzata, senza code per il ritiro pettorale, con tanta gente
conosciuta: quattro chiacchiere con tutti, il riscaldamento e poi...via! Ho
sognato un percorso bellissimo, ai piedi dell'austera Montevecchia, che si
godeva il passaggio di quello sciame infinito e multicolore di persone di ogni
eta' e ceto sociale che insieme sbuffano, sudano, si stancano ma sono felici di
questa mattina, anch'essa da sogno, senza sole, senza caldo e con quel giusto
tasso di umidita' che non da' fastidio. Ho sognato un percorso bellissimo,
dicevo, di quelli con lunghi rettilinei leggermente in discesa e con brevi ma
toste salite, tanto per non annoiarsi mai. Il passaggio attraverso Cernusco,
Lomagna, Osnago accompagnato dagli applausi dei bambini e dagli incitamenti dei
meno giovani. Ho sognato un avvio in sordina, i primi dieci chilometri appena
sopra i 4' al mille, giusto per "fare" la gamba; e poi via, sempre piu' veloce e
sempre piu' motivato, superando tutti i superabili: sempre avversari, mai nemici
e il crono che diventa sė riferimento, ma mai ossessione. E nel sogno i volti
dolci di belle ragazze e ridanciane signore ai ristori: puntuali, ricchi quanto
basta: con le fragole all'arrivo. Quelle rosse, quelle grosse, quelle che
piacciono a me. Ho sognato anche l'ultimo chilometro: una discesa a perdifiato e
poi una salita che ci proietta al traguardo, ideale parcheggio delle nostre
fatiche domenicali. E su quel toboga di salite e discese, curve e controcurve,
un ragazzo che soffre: una canotta blu pregna di sudore, un fegato che duole.
Urla, quel ragazzo; urla e sbuffa. Mancano trecento metri e io non so che fare.
Sono fresco, fatica zero, ma il rispetto per quell'avversario, sempre avversario
ma mai nemico, prende il sopravvento sull'agonismo...e la sindrome da pettorale
va a farsi benedire. Lo incito a gran voce: "E' finita, dai, sei grande!!", ma
quando mi accorgo che la mia voce non rappresenta piu' un ideale antidolorifico,
allora una vigorosa manata sulla schiena per spingerlo con me al traguardo. Un
passo piu' corto e lui arriva prima: rispetto per chi soffre e una posizione in
meno che non cambia nulla, il suo "...grazie eh!..." che vale un premio. Ho
sognato i miei amici, quelli di sempre, quelli veloci e meno veloci. Ho sognato
il titolo di categoria di Matteo, stanco come una comare cinquantenne alle prese
con le bancarelle del mercato; ho sognato Giuseppe, una parola buona per tutti
poi, digrignando come al solito i denti, stampare l'ennesimo uno e undici di
un'infinita e strepitosa carriera. Ho sognato il personale del Gera, partito
anche lui per far festa e arrivato senza alcuna fatica e quella Monza-Resegone
da fare assieme che diventa cosi' seria... Ho sognato le gare tirate ma senza
affanno di Davide e Cesare, senza suore da abbattere e senza pericolo di
sbagliare strada e il mitico Eugenio, sempre cosė pieno di problemi, tagliare il
traguardo col sorriso...e i problemi nel bagagliaio dei suoi ricordi. E visto
che non tutti i sogni finiscono bene, ho sognato di un premio svanito per una
manciata di secondi...io che di premi non ne vedo mai!
Driiiin!!! Suona di nuovo la
sveglia: non ce ne bisogno. Ora mi alzo e mi lascio guidare dai soliti riti
pre-gara. Un'ultima occhiata al display del mio orologio, lunedi' 29 aprile e
una nuova settimana che va ad incominciare...Lunedė 29???
Ma allora...