03.12.2000 Milanomarathon - A milano si mangia il risotto...
Marco Stracciari

Rieccoci, amici, dopo un "voluto" periodo di silenzio e massima concentrazione in vista dell'appuntamento N. 0 sotto la "Madunina".
Totale dedizione alla preparazione di questa mia prima 42: lunghissimi,
ripetute, una "mezza" tanto per abituarsi alla fatica, scarico e carico dei carboidrati. Mi presento con i soliti amici dei "Gamber de Cuncuress" per la rituale vestizione sotto i portici. Si, sotto i portici: la maratona che piu' di ogni altra ha sbandierato una organizzazione di stampo "newyorkese" non ha allestito un tendone per il cambio degli indumenti. Cosi' tutti a litigarci un angolino al chiuso nel bel mezzo della Piazza.
Per fortuna che Qualcuno lassu' deve avere ascoltato le mie preghiere: volevo una maratona bagnata e sono stato accontentato. La pioggia ha su di me un effetto "gasante" e allo sparo, rigorosamente alle 8.45, tronfio parto con un unico obiettivo: arrivare... e bene!.
I test effettuati con l'amico Cesare (a proposito: auguri per Reggio) mi confortavano, il tempo era l'ideale; la pioggia e il freddo non pungente
rappresentano l'ideale cornice climatica per questo genere di gara. NON POTEVO FALLIRE!. Al 4° raggiungo Sergio, l'ex presidente della Societa' e con lui cominciamo a commentare i tremendi fatti di cronaca degli ultimi giorni, supportato da alcuni podisti con il nostro stesso passo e il nostro stesso fiato. Al 14° pit stop per lui e io proseguo a ritmi superiori alla media e penso: "rallento senno' scoppio". Ma al ristoro di Via Plinio la svolta: "quelli di Biassono", che avevano allestito un ristoro, mi riconoscono e mi incitano a gran voce. "Vai Gamberetto", mi urlano. Vai Gamberetto? adesso e' ora di fare sul serio. Alla "mezza" passo in 1'37", tempo superiore alla mia media stabilita, ma le gambe girano senza problemi... sara' perche' lassu' Qualcuno mi spinge?
Qui inizia la mia maratona, la situazione comincia a diventare quasi tragicomica. Percorro chilometri al di sotto dei 4'30, bevo ad ogni ristoro (a brevi sorsi per lunghi periodi, recita il "manuale") e comincio a recuperare terreno e posizioni. La classifica proprio non mi interessa, ma sono esaltato dalla mia freschezza e dal mio incessante mulinare di quelle gambe che troppe volte, nel passato, hanno fatto i conti con i ferri del chirurgo. Mi ritorna il mente il "manuale" che recita testualmente "Attenzione al muro del 30°": quale muro, quale murooo! Scendo ancora nei parziali: ormai veleggio a 4.25 al Km e comincio a vedere podisti che non hanno fatto i conti con i loro limiti. Ecco la "situazione tragicomica". Un classico. Gente che cammina, gente appoggiata al muro, gente che... be', poveretti, lasciamoli nel loro sconforto. Una donnina, in Porta Ticinese, mi urla "Daaai, mancano 5 chilometri!!" In realta' ne mancavano ancora piu' di sei ma e' stata una delle poche perso!
ne che, pur nel grigiore di un'uggiosa domenica di dicembre, ha avuto parole di conforto per quei pirla che corrono sotto l'acqua (epiteto tra i piu' usati dai passanti verso i podisti).
Piazza Oberdan, ovvero la sublimazione della Fatica. Il percorso gira in direzione Corso Venezia, lascio alle spalle il cartello del 40° e penso: "sono troppo messo bene, si saranno sbagliati!" Ma da ex milanese trapiantato in Brianza faccio mente locale e ne' il cartello, ne' il mio cronometro da polso sono sbagliati. L'arrivo e' una sensazione da farmi scoppiare il cuore dalla gioia: lancio baci, saluti e cinque alti ai presenti mentre Silvio Omodeo urla il mio numero e il mio nome e forse lui non ricorda che all' ultima Stramonza, quella dell'uragano, un povero pirla era fianco a lui per comunicargli i numeri dei partecipanti. Lo stesso pirla che alle 11.56 di domenica 3 dicembre ha completato la sua prima maratona. Poi tutti a cambiarsi sotto i portici: non siamo mica a New York!... a Milan se magna el risott, minga l'amburger!

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