30.09.2001 - Inzago (MILANO) - 29° Gir di Cassin d'Inzac

...e io sto con gli ippopotami
Marco Stracciari


E' un'uggiosa domenica settembrina in Brianza, piove a tratti e l'idea di fare una tapasciata nel fango un pò mi è avversa. A Matteo però scatta la scintilla: una bella mezza maratona vicina a casa quasi tutta su strada sterrata. "Portiamo il canotto" esplodo, ma giunti sul posto miracolosamente smette di piovere e alle 8.30 lo sparo.
Si decide di stare nelle retrovie, oggi proprio di "competere" nessuno ne ha voglia. A parole. Poi Matteo vola tra i primi (sara' decimo al traguardo), mentre io, Cesare e Gerardo ce ne stiamo belli abbottonati a ritmi sicuramente superiori ai 4'10" forse perche' le segnalazioni che appaiono non del tutto chiare durante il percorso sono solo di numero pari (e neanche precisissime) e quindi si tenta di dare una media che regolarmente risulta sballata. Si passa tra i campi del Cassanese e le uniche spettatrici di questa strana competitiva sono le mucche che ci degnano solo di uno sguardo assonnato e, naturalmente, disinteressato. Poi si arriva attorno al 10° con tempi mai fatti registrare prima: avevo promesso di battere il mio record negativo e ce la sto facendo comodamente, mentre i miei due compagni di viaggio mi stanno alle spalle "succhiandomi" la ruota. Poi basta...facciamo un pò sul serio: a mano a mano che allungo (per modo di dire), "sento" che sterrato e fango diventano sempre piu' duri da percorrere e anche se è piatto, non è un bel percorso da "tirare". Meglio abbandonarsi alle visuali bucoliche che il panorama offre, ma tra il panorama scorgo una sagoma: ma quello laggiù è (non faccio nomi). Tiro e tiro e alla fine, su un impervio sentierino dove il mio 46,5 pianta larga fatica ad incastrarsi lo raggiungo. E ora il succhiaruote lo faccio io, ma per un semplice motivo: impossibile sorpassare perchè o si finisce nel canale o nei campi infangati ed entrambe le cose non sono piacevolissime. Al 19° il sentiero diventa strada, passo avanti e saluto la compagnia e mentre cerco con gli occhi l'arrivo (che non si vede) un'altra sagoma familiare mi si presenta davanti: il Norberto, quello che una domenica si e l'altra pure se non fa 20-30 chilometri in montagna (di corsa ovviamente) diventa nervoso. Fine della gara, andiamo via con un bel passo lasciando alle nostre spalle il cartello dei 20 e come un'oasi del deserto tunisino appare miracolosamente la tendopoli allestita per l'arrivo. Arrivati? No! Il percorso devia verso sinistra, mancano ancora 500 metri alla fine e Matteo, arrivato da tempo, ci viene a tirare la volatona. Norberto si accoda, mentre io litigo con la vescica sottopiede che nessuno vorrebbe avere ma che è comparsa come per magia al termine della "mezza" di Roverbella (solita scusa di chi è "andato a male").
Chiudo, un pò in affanno per la verità, in 1h26' e tanti: non e' un granchè ma non riesco a far segnare il promesso "personale negativo". Sarà per un'altra volta, magari quando la vescica si aprirà a metà gara, così avrò più tempo per pensare ad una giustificazione credibile per un mediocre risultato.

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