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9^
Edizione "Corsa delle Cascine"
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Mi viene in mente il famoso proverbio mentre esco di casa e lo adatto per quello che sto andando a fare. Mancano 10 minuti alle otto: sono già vestito per la gara, indosso la giacca della tuta sociale, zainetto sulle spalle e via verso Villasanta.
Da casa mia a San Fiorano (zona della partenza) saranno un paio di km o poco più e cosi ne approfitto per fare una camminata che è già un buon riscaldamento.
Il cielo è grigio, nuvoloni minacciosi si addensano sulla bergamasca, ma li davanti a me si staglia l’inconfondibile sagoma del Resegone che tra qualche giorno vivrà sulle sue pendici l’ennesima, faticosa e magica corsa per cuori e polmoni d’acciaio.
E’ una montagna che guardo sempre con affetto, dopotutto sono quasi trent’anni che mi fa compagnia dalle finestre della sala: incredibile a dirsi ma non ci sono mai andato.
E mentre cammino tranquillo verso la prima notturna della mia giovanissima esperienza podistica, dietro di me un clacson rompe la magica atmosfera nella quale mi ero calato: Chi poteva essere? Il Tapa Gamber Antonio accosta e comincia subito a dire fregnacce. “Aho, me sembri uno che sta andando in gita!”. E’ simpatica quella sua inflessione romanesca in un milanese con papà napoletano, insomma un piccolo giro d’Italia racchiuso in un uomo.
Gli rispondo “mi stavo godendo la passeggiata, sei proprio un rompi”. Anche se siamo praticamente arrivati salgo in macchina ed andiamo a cercare il parcheggio che troviamo velocemente a due passi dal via.
Il ritrovo della manifestazione è il grande prato di un oratorio; dietro uno spazioso banco gentili signore velocemente consegnano le buste dei pettorali e raccolgono le ultime iscrizioni.
E’ una sorpresa trovare nella busta anche un buono pasto per un piatto di pasta; infatti dietro al banco delle iscrizioni un grande spazio coperto accoglie decine di file di tavolate ed ancora più in là ci sono le cucine già in piena attività.
Questa corsa fa parte di una serie di eventi legati alla festa di questo quartiere e lo si capisce dalle tante persone venute ad assistere alla gara o per passare una serata fuori casa.
Tra l’altro incontriamo cosi tanti Gamber in una volta sola come mai ci era successo: la nostra tuta sociale la si vede da ogni parte e cosi dico ad Antonio “Ok, stasera gli ultimi 2 nella classifica interna si sa già chi sono. Gli scatenati ci sono proprio tutti”.
Il tempo che manca al via passa velocemente grazie alle chiacchiere e le battute con Gianluca e Stefano, due Dipo sotto mentite spoglie: sono mimetizzati dentro anonime magliette perché preferiscono non dare nell’occhio.
Per fare gli spiritosi azzardiamo l’idea di partire in prima fila: ma quando incrociamo gli atleti che ci appaiono subito di un’altra categoria (ci spaventano solo con il “loro” riscaldamento) decidiamo che se non vogliamo farci asfaltare dopo 10 metri di corsa sarà meglio tornare alle ns. sane abitudini: in fondo al gruppo.
Bella l’idea di far partire le ragazze con cinque minuti di anticipo, almeno fino a quando qualcuno di noi non verrà raggiunto e sorpassato da un treno con la maglietta azzurra; lei da complimenti, per lui stendiamo un velo pietoso.
Il percorso si snoda su un tracciato da ripetere 3 volte: anche questa è una bella trovata perché l’arrivo e la partenza, che sono distanti solo poche decine di metri, catalizzano in breve spazio una gran folla di amici, parenti, mogli e fidanzate che fanno un gran tifo. Se lo sapevo mi portavo dietro la claque. E nei tre giri si ha la possibilità di incrociare più volte gli atleti che in testa, stasera in gruppo di 4 e poi 3, si danno battaglia a ritmi che per noi sono solo fantascienza: ma è un gran bel assistere a certi gesti atletici.
Mi sento di fare dei sinceri complimenti a chi ha organizzato il servizio in corsa degli spugnaggi: all’interno di una cascina, che di sera con l’illuminazione delle lampade ha un atmosfera del tutto particolare, due file di ragazzini (credetemi incredibilmente professionali data l’età) ti porgono le spugne in un modo cosi ordinato come mai avevo visto fare finora.
Davvero una chicca in una manifestazione comunque per me di ottima qualità visto il percorso tutto su asfalto, molto ben transennato e vigilato e con l’atmosfera serale che ho provato per la prima volta e mi ha decisamente conquistato.
Della mia prestazione non c’è molto da dire, tranne che senza saperlo ho fatto la corsa con un compagno di squadra. All’inizio mi passa abbastanza agevolmente, però rimane li a non molta distanza, ed al terzo giro lo raggiungo e lo sopravanzo. In quel momento sto battagliando con un altro runner con il quale vado ad ugual passo fino all’ultimo km. E’ li che lo sento arrivare da dietro, con passo di carica e quando cerca di andarsene tengo duro per vedere se riesco a resistere. Manca poco, non mi va di mollare proprio alla fine ed anche se non sento più i polmoni ed il cuore pompa a mille riusciamo ad andare via insieme noi due, l’altro si stacca.
Quando mi dice “dai Gamber” (la canotta sociale ormai non la dimentico più) mi giro a guardarlo e mi accorgo che non è un volto del tutto sconosciuto, ma sotto sforzo non ho proprio voglia di pensare dove posso averlo già visto. E mi dice “ho fatto uno sforzo per riprendervi, non posso andare cosi per un chilometro”. “Figurati, gli sussurro, se ti tiro io c’è speranza”. All’ultima curva si allarga e con un “vai, vai ci siamo” mi lancia nella mia consueta volata finale e verso il mio record sulla distanza (non è che ci volesse molto visto che è solo la seconda volta che affronto un 10000), però migliorare di quasi tre minuti a distanza di nemmeno tre mesi è una bella soddisfazione. Grazie Paolo Solfrizzo, ti ho riconosciuto solo dopo aver visto la tua foto sul ns. sito: alla prossima occasione ti devo ricambiare il traino per una volata finale. Ed all’arrivo, questa volta, il Mitico Mandelli non è girato di spalle e la foto arriva puntuale.
Nonostante l’arietta bella frizzantina mi appoggio alla ringhiera ed aspetto gli amici: poco dopo arriva Stefano, subito dietro Gianluca ed il Tapa Antonio in sequenza. Anche loro abbondantemente sotto i 50 minuti che per noi è un gran bel tempo.
Ci cambiamo ed io e Antonio decidiamo di sfruttare il buono pasto. Un pochino di coda, come è logico che sia, per ritirare il buono alla cassa, ci accomodiamo ad un tavolo, una sorridente ragazza raccoglie le ordinazioni e, mentre discorriamo con altri runners della gara, dopo pochi minuti ci buttiamo volentieri su un piatto di pasta col pomodoro.
In fin dei conti è la festa di San Fiorano, abbiamo partecipato volentieri anche noi insieme a tantissimi altri corridori.
Ormai è tardi, è ora di andare a riposare. E pensare che io e l’altro matto di Antonio avevamo sfiorato l’idea di iscriverci al Campionato Italiano Master di Paratico del giorno dopo.
Poi ci siamo guardati bene in faccia e ci siamo detti “è il caso di andare a farci ridere dietro? Tu cosa pensi di fare?” “Ho da fare i mestieri in casa, e tu?” “ Mestieri con mia moglie”. Allora andiamo a dormire, domani è una giornataccia.
Alla prossima