3 Settembre 2006  Castel Rozzone -BG-

 

FIOCCO AZZURRO IN CASA
“TAPA GAMBER”

di Massimo Bertarelli 

 


Massimo - Daniele - Antonio

 

I due Tapa Gamber (Antonio e Massimo) sono felicissimi di annunciare all’universo podistico italiano la nascita del loro primogenito..…

ALLORA!!, finito di fare gli spiritosi? Lo so cosa state pensando in questo momento ma siete terribilmente fuori strada e, se avete finito di malignare, regalatevi qualche minuto di relax.

Sto per raccontarvi come è avvenuto questo parto, pardon, come è nato (no, accidenti), insomma come si è allargata la “Tapa Famiglia”.

Il neonato si chiama Daniele (non lo abbiamo chiamato noi cosi, è il suo nome da 45 anni), di professione è bancario di discreto successo, marito fedele (boh, almeno credo), padre di un’adorabile ragazzina e quando avrà finito di leggere questo racconto forse sarà amaramente pentito di essere mio cognato da 18 anni.

In gioventù era già stato un podista, poi si era dato al calcio e giocava neanche male tanto che lo feci entrare nel giro di amici con i quali giocavo tutte le settimane.

Poi a causa dei miei infortuni e relativi interventi chirurgici che troncarono forzatamente la mia passione calcistica, uscendo dal giro il pargolo fu vittima di quella strana, incredibile, tanto vituperata malattia che si chiama vita matrimoniale (ma allora perché ci cascano tutti lo stesso?).

Per alcuni anni il suo unico sport fu quello di…. allargare il giro vita.

E gli riuscì proprio bene fino a quando, sul punto di scoppiare, cominciò a sentire come raccontavo con entusiasmo delle mie prime corse, constatò quale benessere psico(?)-fisico stava esercitando su di me il podismo e, credo come mazzata finale, leggendo le crono-stupidate che scrivo da un po’ di mesi (vi siete accorti che non ho ancora finito, vero?) il bebè lanciò i primi vagiti sportivi teorizzando che ricominciare a correre non gli sarebbe dispiaciuto.

Potevo lasciarmi scappare l’occasione per fare del bene (a lui) e divertirmi a prenderlo all’amo?

Risposta ovvia, altrimenti cosa starei scrivendo a fare, e decisi qualche mese fa di preparare le mie esche.

In verità la prima fu la più semplice: nonostante gli avessi detto anche in turco che per correre ci vogliono le scarpe adatte, il pupetto comincia a muovere i primi passi con delle volgari scarpe da ginnastica.

Risultato, mezz’ora corre e due settimane sta fermo per gli ovvi risentimenti muscolari.

Allora da buona mamma, stanco di sentirlo piagnucolare, un sabato me lo porto in un noto negozio specializzato di Arcore dove gli fanno la misurazione del piede e può provare un mare di scarpe, finchè soddisfatto mi dice: “queste me le sento su come un guanto”. Alla cassa, che il primo paio di scarpine è acquistato.

Non potete immaginare quale felicità mi regala esattamente dopo 4 giorni: mi telefona a casa di sera, entusiasta come solo i bimbi sanno essere e mi dice “sono uscito per la prima volta con le scarpe nuove, sono fantastiche, sembra di correre sulle nuvole!” e ride contento. Core de mamma.

A quel punto lascio che il frugoletto cominci un po’ a sgambettare da solo e quando manda segnali di voler fare sul serio gli preparo la seconda esca.

Il 2 Giugno, che è un venerdi festivo, incomincia ad entrare in azione anche il papà, cioè Antonio.

Noi la sera prima ci eravamo cimentati con onore nella 10km di Villasanta e, dopo una giornataccia di mestieri in casa, decidiamo di portarlo per la prima volta a sgambettare con noi.

Il bimbo non ha ancora tutto il vestiario adatto, infatti arriva nel pomeriggio con un completo che non c’entra niente e mi tocca prestargli una maglietta tecnica. Cosi andiamo a tapasciare al Parco di Monza e lo teniamo in mezzo per un’oretta di corsa. Povera anima, finisce un po’ sulle gambe, rosso come un fragolone maturo ma felice come una pasqua. Non gli diciamo (da bravi genitori) che a quel ritmo lì noi non andiamo più neanche nel più lento dei nostri allenamenti lenti, dopotutto i giovani bisogna incoraggiarli.

E visto il successo dell’iniziativa, il baby mi apre il suo cuore confessando: “mi piacerebbe provare a correre la Mezza di Monza il 17 Settembre” e quindi preparo la terza esca, questa volta un boccone succulento e traditore, che verrà inghiottito con il galleggiante, il filo e tutta la canna da pesca.

Gli invio la tabella stilata dal Prof. Colangelo che custodisco gelosamente come uno dei ricordi più belli. E’ la tabella d’allenamento che un anno prima mi aveva spinto a provare per la prima volta una maratonina, con un risultato talmente eccezionale che da quel giorno non ho più smesso di correre e questo sport mi è entrato nel sangue.

Lo avviso che i tempi descritti sono il suo obiettivo finale, che con calma e costanza ci potrà arrivare e mi metto tranquillo ad aspettare notizie.

Che arrivano prestissimo: mi scrive che ha già provato una corsa a ritmo medio, le sensazioni sono buone, non avverte grossi dolori muscolari e termina la mail con queste testuali parole: “sono cosi gasato che mi sembra di essere un deficiente”. E vai, è fatta.

Anche l’educazione del ragazzino procede senza intoppi: ci preoccupiamo ovviamente della sua salute e dei suoi studi, che proseguono brillantemente fino al conseguimento della licenza di scuola media, il primo passo necessario ed indispensabile verso la maturità. A Luglio passa gli esami a pieni voti ed ottiene l’….abilitazione agonistica.

Durante l’estate lo portiamo un po’ in giro, qualche tranquilla notturna, qualche tapasciata domenicale (giusto per cominciare a famigliarizzare con gli altri “parenti”) e visto che ormai è grandicello partecipa felice e divertito alla famosa “ricognizione della Mezza di Monza”: credo che lì abbia cominciato a capire il significato di “correre è divertimento” (e quanto c’è voluto per tirare giù dall’altalena lui ed il papà).

E oggi è con noi nel grande giorno del suo pre-debutto nelle competizioni e per l’occasione decide di farci compagnia all’ultimo momento uno dei parenti più stretti e cari, lo zio Fabio, il quale dopo quasi un mese di pacchia in Costa Smeralda si ricorda di essere anche un runner oltre che uno dei soci fondatori della mitica “Brigata Tapasciona” che sarà cosi al via con ben quattro componenti.

E per non smentire la fama di “uomini duri, uomini veri” ci lascia basiti quando annuncia che per arrivare tirato a lucido alla gara di Monza oggi corre una mezza e domenica prossima un’altra a Parma: ragazzi sono tre maratonine in tre domeniche di fila!! Avete presente la famosissima canzone di Luca Carboni “Ci vuole un fisico bestiale”?. Credo che sia la sua preferita, anche se io penso sinceramente che in Sardegna il sole picchia forte.

La maratonina di Castel Rozzone l’avevamo programmata già da un po’ in quanto è una gara della quale avevamo sentito parlare bene, piuttosto vicino a casa, l’ideale test a 15 giorni dall’esame di maturità del nostro ragazzo.

Non abbiamo assolutamente voglia di fare i fenomeni perché per tutti noi è un allenamento ed in modo particolare per la mamma che la sera prima si è vergognosamente rimpinzata ad un ricco buffet matrimoniale in una bella cascina all’interno del Parco di Monza.

Tutto fantastico, però quando sei invitato al matrimonio di una ragazza che ha l’età di tuo figlio (quello vero) e che hai visto nascere e crescere vicino a te, l’emozione della giornata si prende a botte con il rimpianto per gli anni che sono ormai volati via. Si sopravvive, certo, ma qualche livido dentro ti rimane.

E allora per smaltire la cena cosa c’è di meglio che farsi una bella maratonina?

Il piano di gara è: andare tutti e quattro insieme almeno fino a metà percorso e poi ognuno per come se la sente. Antonio si sta duramente preparando per abbattere a Monza il suo granitico muro di 1h e 50’, il giovanotto sogna di entrare in autodromo entro il tempo limite (e ce la farai alla grande, vedrai, se te lo dice la mamma…), lo zio Fabio sgommerà in pista come una formula1 (se non fonde) ed io non vi dico niente, perché dopo un anno che sto pensando a quella gara sono carico come una molla, anche troppo, e corro il rischio di strafare.

E dopo un pietoso tentativo di riscaldamento a causa delle foto e delle chiacchere nelle quali ci dilunghiamo stiamo discorrendo di vaselina quando sparano la partenza. Mamma , zio e ragazzo partono tranquillissimi come da consegna, Antonio prende e va. Tentando di far finta di niente provo a fare il cucador con un paio di belle atlete dei Runners Bergamo (ehi ragazzi, ma quanti eravate?) ma gli sfottò dei parenti mi fanno desistere. Stiamo andando a circa 5’40” al Km, ci raccontiamo delle ferie e dei propositi futuri mentre l’altro là davanti non si gira mai e tira dritto.

E’ molto carino il percorso di questa gara, praticamente un quadrilatero dove gli angoli sono 4 paesini, da ripetere due volte, ultra piatto, presidiato alla grande, con rifornimenti e spugnaggi gestiti da simpatici addetti e qua e la qualche abitante della zona ci saluta e ci incita. Ottimo il ritiro pettorali e gli altri servizi sistemati in una bella corte proprio all’arrivo.

Verso l’ottavo km il ragazzo ci fa capire di essere entrato in quella fase nella quale si cominciano a sentire i primi pruriti ormonali. Indica davanti a noi a 300mt circa una ragazza, alta, fuseau nero attillatissimo, maglietta bianca e capelli neri lunghi raccolti a coda di cavallo che scende fino al…..paradiso.

“Mmmmhh, andiamo a prenderla?” Non ce la farà solo perché la sua preparazione (agonistica) è ancora provvisoria e perché lei non mollerà. Ormai siamo vicini alla fine del  primo giro, i parenti mi sollecitano ad andare a provare un po’ il mio ritmo gara e mi consegnano un compitino. “Quando raggiungi quell’asociale là davanti, per me fagli lo sgambetto”. E l’altro “dagli una pedata nel sedere”.

Rido e parto, praticamente è un’allungo micidiale perché in fondo al rettilineo c’è il passaggio dell’arrivo, Roby FotoSuperQuick è lì pronto ed io arrivo a perdifiato vicino a “coda di cavallo” mi piazzo spalla a spalla con lei, faccio ampi gesti per farmi riconoscere e tutto questo per una foto ricordo con una bella ragazza.

Però finora ho fatto lo scemo a far finta di essere una mamma, non sta bene tacchinare altre donne, e la lascio subito per andare a riprendere…. il mio uomo. Gli arrivo dietro, zitto, e sto con lui per un po’ finchè non si decide a girarsi.

“Beh, che fai?” mi dice. “Niente, sto pensando a quale dei due regali che ti mandano quelli dietro darti per primo”.

Ovviamente non ci penso neanche a fare cose del genere, nemmeno per scherzo, perché so bene che il mio Tapa Socio parte con il suo passo e cerca di tenerlo costante per evitare quei picchi cronometrici in più o in meno che gli creano solo dolori muscolari e non ha ancora imparato bene a gestire mentalmente.

Cosi gli faccio un po’ di compagnia e dopo il 12^ km parto per il mio allenamento qualificante.

Poco dopo il rifornimento del 15^ km vedo davanti a me una canotta Gamber e la curiosità di vedere chi può essere mi porta ad accelerare un po’. Avevo sentito parlare di un nostro compagno di squadra nato nel 1928 (o li vicino) ma non lo avevo mai incrociato prima di oggi. Quando gli sono vicino lo riconosco, mi affianco e lo saluto. Lui alza la testa, vede la canotta sociale, si apre in un radioso sorriso e contraccambia il saluto. A tutti voi che state leggendo e siete appassionati di questo sport auguro di arrivare all’età di Cesare Bianconi ancora con questa voglia e con questo spirito e riuscire, come lui, a correre una maratonina in meno di due ore.

All’arrivo mi fermo a parlare con Roby ed il Podisti-Direttor Rossi, che conosco oggi, in attesa dell’arrivo dei famigliari. Il primo ad arrivare è Antonio un pochino sopra il suo “muro”, poi è la volta dello Zio Fabio già in buona forma, e poco dopo le due ore di gara, salutato da un’autentica ovazione arriva il ns. ragazzo.

Gli fa male tutto, povera stella, ma si vede che è proprio soddisfatto della sua prima volta sui 21 km.

Benvenuto Daniele, benvenuto in questo grande, affascinante ed inimitabile pianeta dei “Tapascioni”.

Noi lo sappiamo bene che tra non molto (se ti decidi a farti sistemare il ginocchio) ci abbandonerai per seguire il tuo destino podistico che, grazie alla tua giovane età, sarà ricco di soddisfazioni e tempi cronometrici ben diversi dai nostri. E’ la vita ed è giusto che sia cosi.

Ma non ti dimenticare dei sacrifici che abbiamo fatto per crescerti sano e sportivo e tra non molto, all’arrivo di una qualche maratonina in giro per l’Italia, non accoglierci al traguardo con un ”datevi una mossa, è un quarto d’ora che vi aspetto, sto cominciando a prendere freddo”, ma regalaci un grande sorriso, qualche parola di incoraggiamento ed un caloroso abbraccio. Soprattutto per papà, lo sai, lui è più anziano.

Con affetto.

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