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Cavalese/ Moena (TN) - 3 Settembre 2006 |
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Incipit
La leggenda narra, tramite la voce di mamma, che chi vi scrive abbia mosso i suoi primi passi
proprio da quelle parti, ed esattamente a S. Martino di Castrozza, sede del nostro “buen retiro” pregara. Era l'inizio degli anni '60 e a quei tempi, ammassata in una FIAT 600 di seconda mano, la famiglia Stracciari si riversava per intero ai piedi delle Pale di S. Martino per goderne i panorami e l'aria buona. Anche d'estate era d'obbligo riempire le valigie con calze e maglioni di lana perche' lassu', sul Passo Rolle, l'aria era frizzantina anche d'estate... e con la macchina fotografica di papa' che produceva foto giallastre ancora oggi presenti nell'album e nei miei ricordi.
Tanti, ma tanti anni dopo...
E se la leggenda fosse vera allora non e' un caso che questa edizione della Marcialonga Running, disputatasi appunto nel versante opposto a quello citato del Passo Rolle, sia stata per me una delle migliori gare mai corse nella mia dignitosa carriera podistica. I maglioni e le calze di lana lasciano il posto a variopinte canottiere e calzini tecnici, in questa stranamente coperta mattinata di inizio settembre. Stranamente, perche' in questi ultimi tempi raramente, Sabrina ed io, abbiamo avuto modo di “vivere” una situazione meteorologica di questo tipo. Detto della Finlandia, caldissima come forse non mai, anche le mitiche Dolomiti ci attendono dipinte di rosa, come e forse piu' di un romanzo di Liala, e il panorama boschivo e i laghetti lì intorno ci “riportano” indietro di un paio di settimane, quando appunto il sole di Finlandia scaldava i laghetti, i boschi e i nostri cuori. Ma la domenica della gara, il sole ci gioca un piccolo scherzetto: forse non sapendo che questo tipo di scherzo a noi podisti e' particolarmente gradito... e una brezza gradevole prende il posto del caldo tepore dei giorni passati. Sono tranquillo, a differenza di Helsinki: il percorso, assolutamente pianeggiante per i primi 20 km, mi piace... posso far mulinare le gambe senza problemi, senza dolori e senza l'assillo di dover affrontare una salita dietro l'altra, anche se so che dal 21esimo sara' tutta un'altra storia.
Ma narriamola dall'inizio, questa storia. Partenza da S. Martino verso le 7.30 dopo una buona ed abbondante colazione e via verso Cavalese, dove parcheggeremo una delle due auto a nostra disposizione e dove lasceremo Elena ad aspettarci, armata di cambio per il suo amato marito e di macchina fotografica per immortalare paesaggi, particolari e arrivi vari. Sabrina, io e Peppino, iscrittosi di malavoglia (almeno così vuol far credere, ma le fossette alle guance lo tradiranno), saliamo sulla seconda personale “navetta” e ci portiamo a Moena, sede della partenza, dove incontreremo il “Compa” ed alcuni suoi amici, lì piu' per una vacanza enogastronomico contemplativa (ça va sans dire...) che podistica. Lascio Sabrina e Peppino al Comparelli and Friends e comincio a scaldarmi, consapevole di avere la “gamba” giusta per una buona gara. Lo speaker e' in gran forma e allieta l'attesa nella “gabbia”, mentre un elicottero della RAI ci ronza intorno, con l'unico risultato di alzare un tremendo polverone che in breve ci avvolge. Partenza alle 9.30, senza sparo ma con un “VIA!!!” urlato a squarciagola dal Fiorello locale e le mille e piu' canotte variopinte che si riversano all'impazzata sul pratone della partenza. Gia', la partenza.... mai ho assistito ad una partenza cosi' veloce che mi fa subito andare con la memoria a quando partecipavo alle campestri brianzole dove, tutti contro tutti, trasformavamo con le nostre partenze a razzo il prato in una sorta di campo di battaglia. Partenza veloce, quindi, ma anche il “dopo” non sara' da meno e questo sciame di canotte mi porta a percorrere i primi due km in un pazzesco 7.14. Rallento un po', ma vedo che non sono il solo e nonostante l'andatura leggermente, ma solo leggermente, superiore mi consente comunque di superare numerosi atleti. Il terreno non e' agevole nella prima parte; e il prato dei primi nostri passi di corsa ha lasciato il posto ad un sentiero sterrato con numerosi ed insidiosi sassi che spuntano pericolosamente.
Ma lo scenario e' bello, anzi, di piu'... diverso dal fitto bosco di Cortina (tanto per citare un'altra splendida gara ai piedi delle Dolomiti): qui, chi vuole, puo' approfittare degli ampi spazi intorno per ammirare sia a destra che a sinistra i monti, i boschi e i prati che ci faranno da contorno. Chi puo'... io con un'andatura ormai stabilizzata sul 3.43-3.45 al km riesco a malapena a “contemplare” gli atleti che mi sono davanti per mirarli e superarli... e con la gamba che viaggia come mai quest'anno. A volte si lasciano i prati per entrare nei centri abitati, dove i bimbi ci attendono con le spugne, le signore con le bottigliette d'acqua e decine e decine di persone in entrambi i lati del percorso ad incitarci, con maggiore enfasi verso le donne e i campioni locali.
Ed e' proprio uno di questi che mi affianca, entrando a Predazzo dopo aver lasciato alle spalle i mitici trampolini, e mi descrive il percorso: e' la sua terza partecipazione e oltrettutto e' del posto: mi dara' indicazioni che, a posteriori, risulteranno molto gradite e utili. Poi, dopo un ristoro, mi lascia ed aumenta l'andatura. Non faccio assolutamente nulla per stargli dietro: mi basta cio' che gia' sto facendo ma mi rendo ulteriormente conto della qualita' degli atleti presenti quando, al 10° km, un commissario Fidal mi annuncia come 97esimo passaggio: e sono lì dopo soli 37 minuti e 4 secondi di gara! Lo sterrato intanto ha lasciato il posto ad una comoda e dritta ciclabile, le curve sono praticamente assenti e il tutto avviene in leggera discesa, con qualche piccolo strappetto giusto per non abituare le gambe troppo bene e la paura di cedere o di rallentare e' ancora lontana, molto lontana. Oltretutto l'organizzazione ha pensato bene di porre un traguardo volante (compreso di chip per il rilevamento ufficiale) proprio all'altezza del km 21,097 e allora… perche' non provarci?
Le condizioni ci sono tutte, di rallentare non ci penso un solo istante e intanto ne sorpasso a mazzi, di atleti! Un gruppetto mi tenta: potrei star dietro loro e tirare il fiato per un po' ma... subito dopo cambio idea: e' troppo lento il loro 3'55” per me oggi. Li lascio per superare, successivamente, anche Donatella Vinci, atleta di spicco dei Road Runners Milano (quelli del “Compa”, tanto per intenderci). Non mi fermo piu', non vorrei fermarmi piu' e non mi accorgo nemmeno che le nubi hanno lasciato il posto ad uno splendido e caldo sole. Mi bagno con spugne e acqua, anche se non fa caldissimo... e ad un ristoro (Panchia', credo...) sono talmente veloce, per i miei ritmi abituali, che non riesco a recuperare una spugna da una montagna posta su un banchetto e nel successivo ristoro afferro la bottiglietta d'acqua dalle mani di una povera signora, che, dal contatto, rischia di volare gamballaria! Inizia il 16° km ed iniziano i conti per un eventuale record personale sulla mezza... ci puo' ancora stare, basta che la mia andatura non avvicini i 4' al mille e mi conforta il fatto che sono decisamente ancora sotto i 3'50. Mi sembra incredibile che dopo tutte le traversie incorse durante la maratona di Helsinki, solo due settimane dopo sia qui a combattere contro me stesso e contro quell'unodiciannoveventinove che rappresenta un personale che ritenevo, fino a qualche ora prima del via, assolutamente imbattibile. E invece ci sono vicino, o per lo meno ci sto provando e intanto mi fa piacere che laggiu', nero su sfondo bianco, appare l'ennesimo cartello dei chilometri... appaiono con una frequenza e ad una velocita' che mi sorprende sempre piu'... e i calcoli, i conti “della serva” che mi danno sempre piu' ragione... le gambe che mi danno sempre piu' conforto e il morale alle stelle completa il tutto.
Ormai e' fatta, sono al 20esimo e addirittura, sorpassi dopo sorpassi, sono “dentro” la gara femminile dove Monica Carlin, come di consueto di nero vestita, deve difendersi dagli attacchi di altre due atlete distanziate di poco... e a proposito di atlete: ma Sabry e Papy chissa' dove sono? Chissa' come stanno andando? Ho fiducia piu' per lei che per lui... ultimamente Sabry era stata molto pimpante sui viali del parco, quando per la prima volta nella sua vita si era cimentata in ripetute e corto veloci... suo papy invece ancora con quel ginocchio che fa i capricci! Ritorno in me ma non mi godo l'attacco finale di Monica alle sue avversarie, preso come sono ad attaccare il mio di avversario: quell'uno e diciannove e rotti che si sta sgretolando sotto l'odierna pazza andatura ma... ma dopo un sottopasso una tremenda salita mi accoglie. Lo sapevo ma non la facevo così... un tornante, ripidissimo, e al termine di quel tornante il cartello dei 21 e poi ancora salita, con il traguardo volante che sembra lì ma che e' ancora molto lontano. Gambe in spalla, occhio, l'ennesimo, al cronometro e via: con la consapevolezza di potercela fare, anche se mi dovessero sparare. Passo il cartello posto sul guard-rail del tornante… uno e diciotto e venti... e ancora salita... durissima, ma ormai e' fatta e il crono non fa in tempo (real time) a sostituire il 18 con il 19 che sento il liberatorio “beeeep” del chip... e' fatta!! Uno diciotto e cinquantaquattro... ma ... ma la gara e' lunga altri tre chilometri e non faccio in tempo ad esultare che il respiro diventa per la prima volta affannoso e l'andatura folle dei primi venti chilometri lascia il posto ad un passo pesante che a malapena resta sotto i 5 al mille.
E intanto, tale Maurizio, gloria locale, si fa sotto e mi supera: incitato com'e' dal numeroso pubblico assiepato sui bordi della strada, il Maurizio prende vigore ma io non prendo metri: anche se il mio stato d'animo, appagato come sono, e' tutt'altro che combattivo. Il Maurizio mi traina, ha un buon passo ma all'interno del tunnel della vecchia ferrovia, lui cede e mi trovo io a fare da battistrada. Ansimiamo entrambi ma davanti ci sono io, mentre altri suoi conoscenti lo spronano a superarmi e a scappare. Mi giro per vedere come sta e gli dico, con un sorrisino (era una smorfia di fatica, ma non facciamoglielo credere....): “ma sono tutti tuoi parenti?”. La risposta arriva solo con un altro sorrisino (o smorfia) e intanto sbuffa come e piu' del trenino che tanti anni or sono passava proprio di qui e mentre entriamo a Cavalese la salita lascia il posto ad una dolce discesa finale. Il pubblico e' numerosissimo e tutto per lui ma lui, poverino, proprio non ce la fa piu'. Intanto io corro piu' perche' devo finirla che per lottare per una posizione e quando sento che le urla in suo favore si fanno sempre piu' lievi e meno convinte, mi giro una seconda volta, rallento e gli do una pacca sulle chiappe: “Vai pure... io sono contento cosi,”. Colpito da tanta grazia quasi non ci crede: il pubblico torna ad incitarlo mentre io mi faccio superare in un fazzoletto, lasciando pero' non piu' di un secondo di distacco, tanto per far capire che ne avevo ancora, eccome!
Tagliamo il traguardo e anche il Maurizio si lascia andare ad un sorriso convinto e ad un ringraziamento... poi la battuta che fara' sorridere tutti: “Se vuoi essere incitato... o sei del posto o sei una donna!”. Ora capisco tante cose... Il cronometro si ferma a poco piu' di un'ora e 33 e pensare che avevo pronosticato, alla vigilia, un qualcosa tra l'uno e quaranta e l'uno e quarantacinque! Vedo Elena, che nel frattempo ha immortalato il mio arrivo... sono raggiante e stranamente molto fresco tanto e' vero che mi lascio andare in un vero e proprio “scarico podistico” (cosa che non faccio mai), prima dello stretching e della doccia.
Ed e' incredibile come l'organizzazione sia riuscita nella non facile impresa di raggruppare l'arrivo, il ricco ristoro finale, la sala massaggi, il ritiro borse, il pasta party e gli spogliatoi in uno spazio credo inferiore ai 30 metri quadrati: vado a memoria e non ricordo un così alto concentrato di servizi in così poco spazio, bravi! Quindi mi ci vuol poco e mi godo gli altri arrivi, aspettando con Elena l'arrivo di Sabry e Papy e dopo 2 ore e 25 eccoli arrivare. Avviso lo speaker del sopraggiungere fianco a fianco di padre e figlia... il padre si getta nello sprint finale (il suo pezzo forte, almeno così dice...) “disegnando” sul suo volto smorfie di sofferenza mentre la figlia, standogli comunque sempre davanti, si produce in una... grassa risata e un ruggito degni dei tempi migliori. “Ecco da Gorgonzola Sabrina Tricarico e papa' Giuseppinooo!!”, urla lo speaker... mentre il mio, di urlo, resta soffocato. La gioia di aver battuto il personale la riverso tutta in una Weissbier consumata poco dopo in compagnia di Elena, Sabry (piu' “Bagheera” che mai) e di “Giuseppino”, splendidi co-protagonisti di questa mia avventura ai piedi del Passo Rolle. Felice come quel bambino che, 40 e passa anni prima, scorrazzava su e giu' dai sentieri con passo incerto e maglione di lana... e una 600 di seconda mano che ci portava fin lassu'.