6 Maggio  2006 Concorezzo  Milano

 

TROFEO
“MEMORIAL LINO BRAMBILLA”

LA MIA PRIMA VOLTA DA QUASI TECNICO.
di Davide Orrera 

 

  

 

Dopo aver superato l’esame federale del corso di istruttore, per completare l’iter che porta al conseguimento dell’agognata tessera di allenatore, e’ necessario prendere parte a due manifestazioni del calendario provinciale in qualita’ di assistente giudice; Beh , per me non e’ stato proprio cosi’.

Durante la settimana precedente l’evento chiamo Chiara, allenatrice della Casati Arcore  gia’ mia “compagna di banco” al corso e ci si mette d’accordo per il ritrovo; “Sabato alle 3” mi dice, “io poi ho anche i miei ragazzi”.

“Non c’e’ problema” dico io, “quando saremo li’ quello che succede succede”.

Arrivo al campo e subito vedo la massa di tute verdi della Casati, cosi’ chiedo di Chiara che, mentre mi stanno ancora dicendo che arrivera’ a momenti, vedo spuntare dietro di me. Si va a caccia del giudice-arbitro che ci affida ad una ragazza la quale, per nostra fortuna, non ha dell’austero-intransigente, caratteristica tipica di questi non proprio amati soggetti ; dopo esserci presentati ed aver detto quale avrebbe dovuto essere la nostra funzione, Chiara ha fatto presente che lei aveva anche i suoi atleti da seguire.  “Lo so, e’ sempre cosi, fate quello che potete” dice molto bonariamente la giudice cosi’io, con il benestare della mia “collega”, mi ritaglio il ruolo del Ciro Ferrara della situazione: assistente tecnico.

Raggiungiamo la zona iscrizioni e li’ faccio conoscenza con Alessia, l’altra coach della Casati: a vederla fisicamente ha dell’ex mezzofondista o ex saltatrice, due occhietti svegli che ballano di qua e di la con la stessa frequenza dei passi di un centometrista, penso che lei e Chiara si integrino alla perfezione, piu’ istintiva e frenetica la prima, metodica e organizzata la seconda; beati i loro atleti se penso che il mio primo allenatore era uno al confronto del quale il “Franco oh Franco” dello Zelig era un docente universitario!!!!

Comunque comincio a preparare i cartellini delle iscrizioni e poi si va nel settore della prima gara: i 50 piani.

Gia’ il solo tener d’occhio queste creaturine saltellanti mi da’ un’emozione dentro pari a quella della partenza della mia prima maratona, forse sto proprio seguendo la mia vera vocazione ma all’improvviso avviene quello che per me e’ l’evento della giornata: Andrea  , classe 2000, alla sua seconda gara, ha paura dello sparo dello starter; ad ogni via piange piu’ forte, dice di avere paura, non vuole staccarsi dalla sua mamma; lo conoscessi bene mi verrebbe di portarmelo in braccio fino al traguardo (anche noi papa’ abbiamo l’istinto genitoriale ed il mio mi sa che e’ fintroppo sviluppato) ma non lo conosco, ho paura di intimorirlo ancora di piu’ cosi’ mi viene da dirgli che non fa nulla, e’ solo fastidioso, ed anch’io che sono grande e grosso mi tappo sempre le orecchie prima del via alche’ lui, schierato sulla linea di partenza con gli occhi ancora pieni di lacrime, si caccia le dita nelle orecchie guardando la sua mamma, parte al via…. E non mi arriva mica secondo della sua batteria!!!!!

Corro subito a dirlo ad Alessia e Chiara e poi volo verso la zona traguardo ad abbracciarlo; Adesso lui sorride, a me viene quasi il magone.

Complimentoni, nella stessa gara, anche a Sara , che e’ riuscita a tener testa alla plurivittoriosa Gaia della Forti e Liberi, una Maria Mutola versione bonsai che divora ogni superficie sulla quale corre.

Si passa quindi al settore del lancio della pallina mentre io comincio a familiarizzare con i nostri piccoli atleti; Pietro in particolar modo mi si appiccica come una cozza e Chiara mi fa capire che lui e’ cosi’ e che comunque, anche se  non devi essere un Duce (ops, un riferimento politico, non volevo) un minimo di autorita’ ce la devi mettere se devi aver a che fare con 40 bambini, senno’ ti mettono sotto e per te e’ finita.

Nei lanci ci sono tantissimi iscritti e anche qui i nostri si fanno onore: Sara terza, Stefano primo, Sergio primo dopo essere anche arrivato terzo nei 50m. insomma non ci si puo’ lamentare.

Un occhio al salto in lungo dove qualcuno dei nostri partecipa solo per ingannare il tempo e poi ci si prepara per le staffette: qui siamo noi che andiamo in bamba: non si riesce a mettere insieme una squadra e bisogna farne 5! Dopo aver chiesto in prestito una atleta a quelli di Gessate si mettono giu’ le formazioni ed io vado a consegnarle in ritardissimo beccandomi una strigliata dai giudici; Chiara corre subito da me facendo presente che loro gli han detto di fare con calma ma qui forse noi ce la siamo presa un po’troppo comoda, facciamo ammenda.

Ci si prepara per le ultime gare della giornata, le staffette appunto, che ormai sono le 18 passate, abbiamo sforato coi tempi, dice Alessia e se lo dice lei …. Comunque anch’io da pivello n.on credevo potesse esserci tanta gente, e’ una bella cosa .

Partono le batterie, io vado a vedere i cambi e, tra uno ben riuscito e qualche risata per uno un po’ meno azzeccato ( uno dei nostri stava passando il testimone ad uno della Forti e Liberi) anche qui ci si fa onore: due nostre squadre (eso A, eso B/C) si piazzano al terzo posto e, nel computo finale, la mia societa’ adottiva si piazza seconda per un punto.

Per me e’ stata una bellissima esperienza che spero sia la prima di una lunga serie, saluto Chiara ed Alessia che mi ringraziano ma dovrei ringraziare io loro ed i loro atleti per avermi fatto vivere questa giornata.

Infine volevo dire un grosso “bravo” a tutti i ragazzi che hanno partecipato alle gare, da chi si e’ piazzato a chi e’ arrivato dietro perche’ ho visto veramente lo sport vissuto come un gioco, cosi’ come dovrebbe essere anche tra noi grandi, ma poi grandi in che cosa?

Lascio lo stadio con negli occhi ancora Alessia che si china verso un bambino per vedere la sua medaglia e nel cuore un po’ di biancoverde.

Ciao

Alla prossima

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