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7 Maggio 2006 Milano (Parco Lambro)
CORRILAMBRO: |
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Già da settimana scorsa a Gaggiano io e Antonio ci chiedevamo come impostare la tattica di corsa di una gara di 7700 metri.
Le avevamo pensate tutte, dal partire sparati e vada come vada, dal tentare di fare una serie di ripetute alternate veloce/lento, dal partire tranquilli e poi dare tutto negli ultimi 2 km; c’era da scommettere che non sarebbe successo niente di tutto questo.
Primo perché nessuno dei due si era mai cimentato su una distanza del genere, secondo perché abbiamo vissuto questa bella mattinata con lo spirito più rilassato del solito; una volta arrivati avevamo già capito che qualunque cosa avremmo fatto sarebbe andata bene comunque, eravamo solo tanto curiosi di sapere come andava a finire.
Per me l’inizio di giornata comincia con la sveglia che mi aggredisce nel bel mezzo di un sogno travestito da incubo. Sono ancora frastornato quando scendo per strada e vado incontro ad Antonio che sta arrivando puntualissimo come al solito, ma incontrandomi fuori dalla zona prestabilita mi riporta il buonumore con un “ Ma che sei nervoso?”. E cominciamo a parlare di quella folle idea che ci frulla per la testa da qualche giorno: una maratona entro fine anno.
Abbiamo già una tabella di Pizzolato, abbiamo messo nel mirino 2 o 3 gare autunnali qui in Italia tra le quali scegliere, dobbiamo solo farci venire la voglia di farlo davvero.
Al Parco Lambro erano tanti anni che non ci mettevo piede: bella sorpresa scoprire quanto somiglia al mio adorato Parco di Monza e questo è già un buon inizio.
Mentre cominciamo a frugare nella borsa sui gradini del bar, circondati da una musica disco-sex fine anni ottanta (ragazzi, ma chi era il Dj, come si fa ad ascoltare tutta quella serie di sospiri e gemiti mentre cerchi di concentrarti su una gara?), arriva l’immancabile Omodeo con il suo microfono in mano a dirci che se non vogliamo farci spaccare i timpani è meglio che ci togliamo da sotto gli altoparlanti.
Siamo quasi 400, magliette di Gamber, in giro, se ne vedono pochine oggi (io al solito l’ho lasciata a casa) ma è giornata di nuove conoscenze.
Proprio alla partenza conosco finalmente Traversi (altro Gamber senza divisa) con il quale abbiamo già corso quest’anno diverse volte insieme senza incontrarci. Antonio fa da calamita (e non sarà l’unica), la sua canotta sociale è come un punto di riferimento: scherziamo subito sul fatto che nella classifica del Corrimilano abbiamo pochissimi punti di differenza, ma anche Traversi non sa bene come diavolo impostarla questa corsa. “Sono un diesel, mi dice, quando mi scaldo questa è già finita da un pezzo”. Sarà pretattica?
E cosi partiamo sparati tutti e due, ci lasciamo, ci riprendiamo, ogni volta che siamo vicini mi dice che non ce la fa più (e allunga), poi lo riprendo e gli dico che non ce la faccio più neanche io (e allungo) e guarda caso arriviamo insieme all’ultimo chilometro. Io sbaglio ad inserirmi sull’ultimo ponticello, concedendogli quei 5/6 metri di vantaggio che gli saranno fatali perché non sa che ha a che fare con un patito del ciclismo.
Difatti lancia la volata un po’ troppo presto e commette l’errore di non voltarsi a guardare dove sono. Non chiedetemi dove trovo la forza per fare uno scatto disumano (per il mio livello) ma lo passo gridandogli “dai,dai” da bello spiritosone, facile quando si è davanti.
Pensate che sia una sfida all’ultimo fiato tra Gamber che si giocano il 200° (speriamo) posto in classifica? Proprio per niente, ci siamo soltanto divertiti nel concludere cosi una gara fuori dal comune tanto che all’arrivo, dopo aver giustamente recuperato fiato e lucidità mi dice “ Ma da dove sei saltato fuori? Credevo di averti dietro di 20 metri. Ma quanto “cavolo” andavi forte!”. Ed io “Volata come quella che oggi faranno Petacchi e McEwen al Giro! Ho sfruttato la scia”. E poi ce la chiacchieriamo allegramente per mezz’ora.
Concludo con un pensiero per Fabio Maderna oggi non in veste di runner ma di valido organizzatore. Ci conosciamo un po’ prima della partenza ed è un incontro che mi colpisce ed emoziona. Bello questo mondo dove cosi tante persone hanno in comune una sana passione, dove può succedere che la “rivalità sportiva” dura lo spazio di una volata e poi ci si ride sopra, dove si ha anche la fortuna di incontrare persone gentili e cordiali. Grazie Fabio, avremo ancora tante belle occasioni per rivederci.
Strana questa corsa ma, credetemi, da provare.
Lunga vita alla Corrilambro.
Alla prossima.