Massimo

Milano: 9 ottobre 2006

7a Milano City Marathon

IL  PRIMO “SOGNO LUNGO 42 KM” DEI TAPA GAMBER FAI DA TE.

di Massimo Bertarelli e
Antonio Calvanese


Tutte le foto su Podisti.net


Antonio

 

Chissà perché le sfide hanno un fascino cosi particolare, sia che ne sei protagonista o che ne senti solo parlare. Quella di Manlio Gasparotto, nel corso di quest’anno, è stata al centro dell’attenzione del mondo podistico italico perché si trattava di prendere un sedentario giornalista, decisamente oltre il peso forma, e portarlo a correre dopo qualche mese la maratona di New York. Aggiungi anche un nome del calibro del Dr. Tavana quale parte in causa per l’assistenza medico-tecnica e, sapendo che il giornalista non lavora per una qualsiasi testata italiana di provincia, ma alla Gazzetta dello Sport, la risonanza per l’ovvia copertura mediatica diventa notevole.

A noi questa sfida è piaciuta fin dall’inizio ed abbiamo tifato tanto, dopo il suo incidente motociclistico, per una guarigione che gli permettesse di riprendere gli allenamenti in tempi brevi. Iniziative del genere non possono che fare del gran bene a tutto il movimento podistico nostrano e siamo sicuri che il prossimo 5 Novembre Gasparotto taglierà con onore il traguardo in Central Park. Glielo auguriamo di cuore e speriamo per lui che non si fermi qui. Ma questa, se permettete, è una sfida nata già ben programmata sotto tutti i punti di vista. Vuoi provare invece a prendere due tapascioni over 50 che corrono da meno di un anno senza essere mai andati oltre la distanza di una mezza, e dirgli: “Ehi voi due, siamo alla fine di Aprile: datevi da fare che in autunno correrete la vostra prima maratona”.

Questa si che è una vera sfida!

Uno è un anonimo impiegato amministrativo che sta fuori di casa per lavoro dalle 7.30 di mattina fino alle 19 (quando l’autobus per pendolari non ritarda) e quindi avete già capito quando può allenarsi. L’altro è un ottimo manager commerciale che però, se si azzarda a rimanere in ufficio per due giorni di seguito arrivano i suoi capi dall’America lo prendono per le orecchie e lo portano fuori dai clienti. E la sua tipica giornata più rilassante è andare e tornare sulla rotta Milano-Siena. Tempo per allenarsi a iosa, vero?

Tavana? E chi se lo può permettere. Grazie ad internet downloadiamo dal sito di Terramia una tabella che Orlando Pizzolato ha creato per aiutare persone come noi a prepararsi a correre la maratona di New York. Il ragioniere del duo passa un po’ di tempo a travasarla in Excel, adegua le settimane visto che la tabella partiva da Marzo per la corsa a Novembre, calcola i tempi al km che faranno da base alle varie tipologie di allenamento e apre il blog del tutto privato con il suo socio.

Il quale era stato l’anima nera di questa pazza idea: ci aveva provato più di una volta, dall’inizio dell’anno, a buttare li l’idea: “Eh però una maratona prima o poi la faremo, non credi?” “Certo, si sentiva rispondere, però rifammi la domanda l’anno prossimo”.

Ma essendo uno scafato venditore e ben sapendo come intortare la clientela una mattina, rientrando dalla gara di Gaggiano, si gioca la carta perfido-sentimental-adessotifregoio.

“Accidenti – dice - ho 53 anni, se non ci mettiamo in testa di fare una maratona quanto prima a furia di aspettare il tempo passa e va a finire che non la facciamo più”.

Sarà la stanchezza per la gara appena conclusa o sarà che il subdolo ha fatto leva sull’animo compassionevole del socio, che non riceve immediatamente la solita risposta. E quell’attimo di silenzio è fatale perché vi si insinua alla grande: “Ho trovato una tabella di Pizzolato, ho visto il calendario delle gare, ce ne sono di belle da Ottobre in poi. Siamo a fine Aprile, di tempo ne abbiamo”. La frittata era fatta. Colpito sui sentimenti l’altro tentenna, ma incomincia a pensare che in fin dei conti il socio non ha tutti i torti: correre ci piace, non siamo delle lepri ma nemmeno lumache, in effetti oggi siamo nelle condizioni di provarci - un domani chi lo sa - ed allora perché no? Tutto cominciò cosi.

Questo è un estratto del nostro blog privato alla voce: scelta della gara. Imperdibile.

Il Tapa manager esordisce: facciamo quella di New York. Si becca un: “Tu sei matto. Non sappiamo neanche se ce la facciamo a finirla, corriamo il rischio di andare fin là a fare la figura degli scoppiati e di spendere una fortuna. Non se ne parla neanche.”

Il ragiunat ha invece una grande cotta per Venezia: sogna già di correrci, studia il regolamento ed il percorso, trova l’albergo a Stra - dove c’è la partenza - e gioca le sue carte. “Bella, dice il socio, siamo qui in Italia, è alla fine di Ottobre, va benissimo.” Se non che dopo pochi giorni blatera: “Ok per Venezia, cosi come finiamo possiamo tornare subito a casa”. “ Ma sei fuori di testa? Se la finiamo siamo come minimo stravolti, ora che ci riportano a Stra sarà pomeriggio inoltrato e tu vuoi metterti subito in macchina su quella disgraziata autostrada che è la Milano-Venezia per tornare col buio? Non se ne parla neanche.” Siamo 1 a 1.

E dopo aver valutato senza tanta convinzione Amsterdam, Alessandria e la Niagara Falls la scelta cade sull’opzione più logica e comoda. Anche perché ci fa riflettere parecchio il consiglio ricevuto da Marco Scianca mentre corriamo una tranquilla tapasciata ad inizio estate: “Scegliete pure quella che volete, ma fate in modo di sceglierne una dove c’è tanta gente. La compagnia è trascinante, vi stimola lo spirito di emulazione, è un grosso aiuto nei momenti di difficoltà”. (Sagge parole Marco, nelle maratone ben partecipate dovrebbe essere proprio cosi….).

E nonostante sia proprio all’inizio di Ottobre la scelta cade in via definitiva sulla Maratona di Milano. Qualche settimana in più ci avrebbe fatto comodo, il dover passare un’intera estate ad allenarci sembrava una follia bella e buona, ma quando decidi di farla grossa chi ti ferma più? Si arriva al punto di stabilire: maratona, bene, e allora quest’anno niente ferie.

Questa che doveva essere la parte più spinosa da affrontare (come lo spieghi a tua moglie?) si rivela invece la cosa più semplice. Il manager si farà solamente una settimana a fine Luglio, l’altro ha la moglie che ha deciso che quest’anno sono prioritari un po’ di lavori per la casa e cosi, senza dover cercare oscene scuse, abbiamo la strada spianata.

Spianata si, ma le buche erano ben nascoste.

Essendo già piuttosto allenati le prime settimane scorrono via decisamente lisce. Ci abituiamo in fretta alle quattro uscite settimanali grazie anche all’ora legale che ci permette di sfruttare l’orario dopo le 19: i ritmi di allenamento non riusciamo praticamente mai a rispettarli visto che andiamo sempre un po’ più forte e corriamo qualche minuto in più del previsto. Ma dopo la metà di Giugno cominciamo a cascare nelle trappole che ci aspettavano.

Se non fosse ancora chiaro il manager, cioè Antonio, rimane vittima dell’osteo-manipolazione che gli farà saltare la gara di Tradate a fine Giugno ed altre 2 settimane di allenamenti. E quando rientra si porterà dietro per tutta l’estate una bella serie di dolori.

Tempo un mese ed il ragiunat, cioè Massimo, si ritrova a litigare con un dolore bestiale giusto all’altezza del tendine d’Achille destro. E gli fa degna compagnia una bella serie di fitte all’inguine sinistro. Ma chi ve l’ha fatto fare ad andare avanti, direte voi: sapete quante volte ce lo siamo detti noi?

Pensate che colpo, è Agosto, tutta l’Italia è in vacanza, noi abbiamo deciso di non farle ed uno è li che sta attento a non fare strani movimenti perché se no si blocca e l’altro passa le giornate a guardare la caviglia gonfia come un melone sotto la borsa del ghiaccio.

Per farci coraggio ne pensavamo di tutti i colori, fino al punto di soprannominarci Tapa Gibaud, ma ormai il tarlo della maratona si era profondamente insediato ed allora dolori o no si va avanti, costi quel che costi: ed il 27 di Agosto andiamo a farci una tapasciata di 25 km molto collinari in quel di Carvico. All’arrivo ci guardiamo soddisfatti senza dire niente (è che non avevamo più fiato), ci diamo un bel cinque alto ed in quel momento capiamo che non ci fermerà più niente.

A dirla tutta la tabella di Pizzolato nella prima quindicina di Settembre viene totalmente ignorata, almeno per quello che riguarda gli allenamenti feriali. C’era da preparare la Mezza di Monza, gara alla quale tenevamo da matti, e sostituiamo lento, lungo & co. con bordate di corse a ritmo medio e ripetute veloci a grappoli.

Ma è alla Milano-Pavia che capiamo che non è poi cosi tanto folle la nostra idea, usciamo da quei 33 km con la consapevolezza che la tabella di Pizzolato ha funzionato davvero, che l’ 8 di Ottobre potrebbe diventare una bella realtà il nostro sogno lungo 42 km. E sotto il benefico influsso adrenalinico, a fine gara, Antonio incontra Gasparotto e gli molla una bella pacca di incoraggiamento…. proprio sulla spalla che si è rotto.

Altro estratto del nostro blog privato: scelta del tempo al km da tenere in gara. Imperdibile, da brividi, e indovinate chi ha scritto questa parte.

Il giovedi dopo Pavia, mentre andiamo ad allenarci, Antonio è in vena di stupirmi: “Senti Max, stavo pensando che metterci dietro al pacer delle 4h30’ non sia una buona idea. Ho fatto quattro conti e vuol dire andare ad un ritmo molto più lento rispetto al nostro passo abituale. Potremmo trovarci in difficoltà.” “Effettivamente hai ragione – rispondo - proviamo a partire dietro quello delle 4 ore e caso mai, se andiamo un po’ in crisi, possiamo sempre rallentare.” Solo che a questo punto scattano i conti matematici su che tempo al km corrisponde questa mezz’ora in meno. Nel frattempo arriviamo a casa mia, salgo a cambiarmi e come ritorno in macchina lo vedo raggiante che mi mostra il suo fantastico (e da me odiatissimo) cellular-computer-palmar-macchinadelcaffè e dice: “Guarda qui, ho fatto il conto, per farla in 4 ore andiamo al ritmo di 5,71 al km”. Sto per scoppiare a ridere ma mi trattengo e dico: “Ciumbia, siamo sotto ai 6 minuti al km, si può fare, ma Antonio mi spieghi una cosa? Se in 1 minuto ci sono 60 secondi, come facciamo ad andare a….5,71?” In quei pochi attimi di silenzio mi sembra di sentire le rotelle che mulinano nel suo crapone e prima di grippare esclama: “In effetti ballano 11 secondi, allora per farla in 4 ore andiamo a 6,11 al km”. Cerco di spiegargli in parole semplici che la matematica non funziona proprio cosi ma quando mi guarda allibito dicendo: “Max ma che cos’è, la teoria della relatività?” alzo le braccia in segno di resa. “Tranquillo, socio, stasera ti mando la tabella. E mi raccomando, studiala a memoria”.

Non è però il tempo al km che ci interessa, il nostro unico scopo è di riuscire a finirla. Vogliamo correrla con lo stesso spirito che ci ha portato a Pavia, ci mancheranno le tabelline matematiche ma tanto c’è il pacer, per l’andatura costante ci penserà lui. E visto che per noi è un’occasione di grande festa non vogliamo tralasciare proprio niente: il sabato pomeriggio andiamo al Marathon Village (village, non era manco un rione), ritiriamo molto velocemente pettorale e pacco gara, ci guardiamo tutti gli stand, cucchiamo di persona e ci autografa foto con dedica un giovane del quale si dice un gran bene per il suo futuro podistico, tale Stefano Baldini, mentre nello stand a fianco un altro giovanotto sta sistemando gli scatoloni della mercanzia – dicono che bisogna cominciare dalla gavetta – e ci pare di aver capito che si chiami Francesco Panetta, poi visita in Duomo ed infine ci regaliamo anche il “molto sonoro” pasta party doppia porzione. Tutto sempre con il sorriso sulle labbra e senz’ombra di tensione, tranne un attimo d’emozione prima di scendere nei sotterranei della metro mentre torniamo a casa. Istintivamente alziamo la testa verso l’alto: lassù, splendente ed immobile, c’è la nostra “bela madunina, tuta dora e piscinina”: non diciamo niente perchè siamo sicuri che lei, domani, sa bene cosa deve fare.

Ed il domani metà Brigata Tapasciona è alla partenza perché a tenerci a battesimo c’è l’espertissimo plurimaratoneta Marco Scianca mentre altri due Brigatisti, Daniele e Fabio, sono volontari allo spugnaggio del km 17,5. E proprio a quello spugnaggio ci si diverte alla grande. Ce l’eravamo giurata, doveva finire a spugnate e cosi avviene. Massimo parte di scatto, raccoglie alla prima bacinella un mucchio di spugne e di soppiatto va verso gli amici. I quali sono in evidente difficoltà perché armati..….di macchine fotografiche e lo scontro viene vinto alla grande dai corridori. Daniele e Fabio vengono bombardati senza pietà e Massimo si diverte pure a strizzargliele nel coppino. Poi sono grandi sorrisi, sonori incitamenti ed avanti che di strada ce n’è ancora tanta.

Siamo regolari come orologi svizzeri fino alla mezza, ma dopo poche centinaia di metri Antonio entra in crisi. Sarà un po’ colpa dell’emozione, sarà che giusto la sera prima gli torna a far male la schiena che lo costringe a correre troppo teso nell’ascoltarsi il dolore, che le gambe non girano più, se le sente pesanti e per quasi 10 km diventa una passeggiata veloce. Ma siamo sempre insieme, Massimo non se ne vuole proprio andare ed a quel punto Antonio lo deve prendere anche a male parole per fargli capire che non è giusto restare li, fino a dirgli esasperato: “ Per favore, vattene, almeno tu te la devi godere, non ha senso che stai qui con me”. Siamo al km 32 e veniamo ripresi da Marco (che fino a quando era stato con noi aveva stabilito i suoi migliori passaggi intermedi di sempre in maratona) e subito dopo dal gruppo con i pacer delle 4h15’: anche se controvoglia Massimo si aggrega a loro, Marco prova a resistere, ed in un niente si allontanano.

Ma l’arrivo ormai non è tanto lontano e mentre Antonio grazie alla sua grande forza di volontà si è ripreso, Massimo arriva in Piazza San Babila e li l’emozione che covava da un paio di km non si può più arginare. Cosa succede in quei momenti è difficile da raccontare: è un misto di commozione, adrenalina, soddisfazione, incredulità, rivedi in pochi secondi i sacrifici che hai fatto per preparare questa pazzia ed i cuori teneri non possono reggere. Percorre gli ultimi 500 metri piangendo come un bambino, mentre quasi senza rendersene conto supera un mare di runners, ed al traguardo manda un grande bacio alla “madunina” e si inginocchia singhiozzante subito dopo l’arrivo. E li c’è quella stupenda persona che è Roby “FotoSuperQuick” che immortala tutta la scena. Passano pochi minuti ed arriva anche Marco ad un soffio dal suo personale, e molto prima delle 4h30’ anche Antonio stringe soddisfatto i pugni sotto il traguardo. E  poi sono abbracci, pacche sulle spalle e tanta soddisfazione. Un giorno fantastico, irripetibile, pensare che solo un anno fa facevamo jogging ed oggi siamo maratoneti anzi, se permettete, gli unici Tapa Marathon Gamber.

Ringraziamenti:

di cuore, sinceramente, ad Orlando Pizzolato – non si diventa dei campioni per caso;

alle nostre mogli, che senza saperlo ci hanno agevolato in questa pazzia, e quando l’hanno saputo non hanno messo a soqquadro la casa per cercare il testamento né il mattarello;

a quei due grandi Brigatisti insieme ai quali, per tanto tempo, ricorderemo con allegria  quel km 17,5;

a Marco, un “signor” maratoneta ed eccezionale compagno d’avventura ed alla nostra “mascotte” Daniela che ci ha fatto pervenire gli auguri più belli ed emozionanti;

ai pacer, straordinari uomini veri ma clonati con un orologio svizzero nelle gambe e nel cervello;

al gruppo sportivo La Michetta che ha organizzato il ristoro più simpatico: per voi solo una parola, fantastici;

ai milanesi, quelli veri con il “coeur in man” che ci hanno applaudito, sostenuto, tifato  e dato i cinque;

a quei tanti, ma proprio tanti, che una volta di più hanno confermato il teorema che “la madre dei deficienti è sempre incinta”;

all’organizzazione che è riuscita a far trenta ed ha straordinariamente mancato il trentuno non avendo coniato (dopo averlo messo nero su bianco) la medaglia ricordo ma un ridicolo gagliardetto che non ti darebbero neanche in una mezza qualsiasi di estrema provincia dove lo sponsor è un oratorio;

all’assessore allo sport del Comune di Milano e  perché no anche al Sindaco, per non aver ancora capito che in questa città, purtroppo, o fai la maratona in una domenica di quelle tipo ecologiche – con blocco del traffico – oppure si sta sviluppando una delle maratone più veloci al mondo ma, di questo passo, anche una delle più disertate;

alla canotta bianco/arancio o aragosta/nera, che è diventata la nostra seconda pelle;

a noi due, perché ci siamo regalati cinque mesi della nostra vita (durante i quali probabilmente ne abbiamo persi altrettanti, ma ne valeva la pena) che niente e nessuno ci toglierà mai dal cuore.

Ed a tutti voi che avete letto fino a qui.

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