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09 luglio 2006 Busana -RE- 4^ Ecomaratona del Ventasso
Una maratona “on the rocks” |
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Riesce difficile, dopo la girandola di
emozioni provocate dalla recente Monza – Resegone, riuscire a descrivere questa
mia ultima “fatica” come una gara.
Riesce difficile perche' questa
per me e' una “non” competitiva... cronometri spenti e totale spensieratezza,
con l'unico onere (o meglio, onore) di accompagnare Sabrina dal primo all'ultimo
metro. Un weekend piacevole senza alcun assillo del risultato ad ogni costo, con
l'unico piacevole risultato di “competere” con un meraviglioso piatto di
tortelli consumato in una splendida trattoria di Albinea. Come ci siamo finiti
li'? Beh... merito della competenza in... merito di Alessando e merito della sua
splendida famiglia se il sabato antecedente la gara l'abbiamo trascorso in
allegria e spensieratezza... e con la pancia piena!
E venne sera e in loro compagnia
occupiamo, come lo scorso anno, un accogliente Bed & Breakfast a Monteduro,
pochi chilometri prima di Busana. Location che diventera' di li' a poco un
distaccamento di Podnet, con l'arrivo annunciato del da me battezzato Trio
Medusa o Roma Connection (Bizzarri, Leoncini e Tarallo in rigoroso ordine
alfabetico).
Con loro ci dirigiamo verso Busana
per i rituali e le varie chiacchiere ben spese durante l'accogliente pasta-party
gentilmente offerto dall'organizzazione. E qui l'ingegno tipicamente italico
trova sbocco in un improvvisato incontro di Subbuteo tra Peppe ed una delle
dolcissime figlie di Alessandro: con tanto di porta con rete, portiere e
supporto in plastica per la guida dello stesso...
La mattina della domenica e'
soleggiata e calda, lontana parente di quella che fu lo scorso anno e arrivati
nuovamente a Busana mi faccio legare da Alessandro un palloncino con la scritta
“6h30'”... mai previsione fu tanto errata, ma questo lo vedremo in seguito.
Ovviamente, allo sparo, mi faccio
da parte per poter proseguire nelle retrovie, e nelle retrovie mi affianco ad
Alessandro, Sabrina, Severino, Rosetta ( che non credevo di trovare ), Paolo e
Mario e il Marco Scianca, che provera' a seguire il nostro “infernale” ritmo nei
primi dieci chilometri, per poi abdicare mestamente.
Battute, scherzi e risate
accompagnano i nostri primi chilometri e memore del clamoroso risultato di
Sabrina nella scorsa edizione (prima di categoria) esorto chi ci sta davanti a
far passare la reginetta di Busana... insomma: l'inizio lascia presagire una
bella e spensierata galoppata.
L'inizio... perche' poi cominciano
i dolori. Alessandro se ne va e con lui, chi prima e chi dopo, Paolo, Mario,
Severino e Rosetta con tutti gli altri, lasciando Sabrina ed io in compagnia di
un gruppetto di sbuffanti e sudaticci signori che come noi affrontano il
“tirone” (la piu' lunga asperita' del percorso) con la schiena curva e le mani a
volte sulle ginocchia e a volte sui fianchi.
E' lunghissimo, questo tratto,
piu' o meno 7 chilometri e per alleviare la stanchezza di Sabrina le porgo un
paio di lunghi bastoni in modo tale da farsi aiutare anche dalle sue braccia,
visto che le mie le rifiuta perche' eticamente contraria.
Il tirone spiana, finalmente, e in
un ristoro ci accoglie un duo che solitamente, almeno qui a Milano, lo si vede
all'interno delle vetture del metro: un fisarmonicista e un violinista
(nettamente piu' bravi di quelli del metro') che alleviani i nostri dolori con
una dolce melodia. Li lasciamo per raggiungere la vetta, ossia il 20esimo
chilometro. Sabrina e' gia' molto stanca, sicuramente piu' provata dello scorso
anno ma a differenza di allora le discese che ora ci aspettano saranno
corribili... non piove... ma fa molto caldo e questo si dimostrera' un
avversario duro quanto le salite.
Incontriamo, nel nostro cammino,
un'infinita' di turisti. Alcuni si spostano, altri, invece, non capiscono cosa
stia succedendo e cosa significhino quei numeri che portiamo sulle canotte. Ma
in genere non danno fastidio anzi, alcuni di loro ci incitano e scendendo da uno
stretto e pericoloso sentiero arriviamo al Lago Calamone: incantevole angolo
dell'Appennino Reggiano. Non facciamo in tempo a godercelo che subito si risale,
su una stretta mulattiera, fino ai piedi del Monte Ventasso.
Ormai, vista l'andatura tutt'altro
che spedita, la mia previsione di far scendere Sabrina sotto le 6 ore e 30 e'
gia' andata a ricevere l'acqua santa ed e' santa l'acqua che riceviamo ai
ristori.... il caldo non da' tregua e anzi, aumenta a dismisura. Purtroppo
Sabrina diventera' li' a poco vittima sacrificale del caldo e delle sue
conseguenze e dopo l'ennesimo ristoro si piega in due. E' stravolta e lo stomaco
le sta dicendo che la quantita' di acqua ingerita e' superiore ad ogni livello
di sopportazione. Tenta, invano, di vomitare e poi riprende.... questa volta
accettando (e all'inferno l'etica) l'improvvisato skilift con il n. 43. Poi si
siede su una roccia: le chiedo se non sarebbe piu' onorevole un glorioso ritiro
invece di un penoso arrivo conoscendo gia' la sua risposta... e si prosegue.
Da questo punto in avanti ogni
salita diventa un calvario: “Dai che poi segue una discesa” le dico, sapendo di
mentire... e mentre Faleo parla al suo cellulare con chiunque, Sabrina tenta di
correre le discese (con ancora un discreto passo) ma ad ogni salita si ferma e
ci pensa su... e prenota lo skilift con il n. 43!
E' proprio il caso di dire:
barcolla ma non molla e mi accorgo che ormai non ha piu' forze quando,
raccogliendo qualche fragolina di bosco (ho fatto anche questo in “gara”),
gliene porgo una proprio davanti alla bocca... talmente e' lo sforzo da lei
profuso che non riesce nemmeno ad aprirla e siccome con le fragoline non si
riesce provo con un bacio, per fortuna ricambiato.
Con la scusa di avere con me la
digitale ogni tanto la fermo piu' per farla rifiatare che per immortalare questa
sua fatica, anche se a posteriori e' sempre bello ricordare con le immagini cio'
che si e' fatto e soprattutto cio' che si ha subito. Quindi respira, e poi
riprende: a correre nei tratti in discesa e a camminare stancamente nei tratti
in salita trasinando i piedi e facendosi trainare da uno skilift che a questo
punto e' diventato uno sherpa.
Le ho provate di tutte durante
questo lungo periodo di crisi... con le pastigliette dell'Enervit: sputate, con
l'Enervitene in gel (cos'e' sta schifezza??), con i sali (non sono abituata ...)
e perfino con le fragoline di bosco... niente da fare: quando c'e' la stanchezza
non c'e' alchimia che tenga.
Ultimo ristoro e l'ultima,
terribile, notizia (che comunque gia' conoscevamo): ancora un chilometro in
salita e poi giu' per i restanti due. Bene: ancora sofferenza, ancora patimenti
e un bel bagno nell'acido lattico prima della fine. Ormai si cammina: ne abbiamo
fatte di tutti i colori, pure le scale e anche queste naturalmente in salita:
ora non ci rimane che questa ultima e tremenda asperita' e Sabrina che non ce la
fa piu' nemmeno con le braccia. Intanto abbiamo superato le 7 ore di gara e
anche il palloncino che Alessandro mi aveva legato dietro la schiena si e'
afflosciato: anch'esso, forse, privo ormai di forze.
Inizia finalmente la dolce discesa
che ci portera' all'arrivo: riusciamo addirittura a sbagliare strada, non come
Roberto che perdera' una ventina di minuti ma comunque non vediamo le frecce che
ci indicano una direzione diversa da quella presa. Per fortuna un addetto al
percorso e le urla di Fabio e Antonio ci riportano sulla retta via, preludio di
un arrivo mano nella mano dopo oltre 7 ore e 10 minuti dalla partenza.
Ci sono tutti ad accoglierci ma a
me rimane impressa una frase di Mario che perentorio mi comunica: “Io qui non ci
torno piu'... ci ho messo piu' di 6ore e mezzo!!”.
Doccia, con Alessandro che ci
aspettava, e poi di nuovo pasta party, prima di incamminarci verso casa Davoli
per assistere a Francia – Italia, ma soprattutto per un corposo assaggio di
melone e di uno splendido fiocco tagliato fresco fresco dalle sapienti mani di
Anna, la moglie di Ale.
Sabrina, distrutta, si addormenta,
aiutata dal blando ritmo della partita e allora, scaduto il 90esimo, la sveglio
per partire. Un saluto e un grazie alla famiglia Davoli e poi via, direzione
Milano con la radio accesa solo per sentire la tremolante voce di Riccardo
Cucchi durante la “lotteria dei rigori”: “Se l'Italia segna i francesi non
potranno piu' raggiungerci... parte Grosso... il tiro!...” E l'Italia passo' la
notte sveglia a festeggiare, tranne Sabrina...