Parma: 10 Settembre 20006 

30km della Duchessa
La cumpagnia l'è bela

di Marco Stracciari

 

 Piu’ che in altri luoghi e’ qui il vero ritrovo per tanti amici che domenicalmente sgambettano su e giu’ per l’Italia ed e’ qui che piu’ che in ogni altro luogo ritrovo nomi e volti a me noti, facce e sorrisi amici che solo la distanza ci tiene lontani.

E con questo “antipasto” e all’interno di un circuito che credevo noioso ed ostile che invece ho ritrovato  accogliente, mi sono misurato nell’ennesima mia prova a cronometro di questa estate senza fine.

Sono trenta, pardon, trentuno e oltre i chilometri che si devono percorrere per concludere la gara, all’interno di un’assonnata e annoiata Parma: niente incitamenti, niente applausi ma solo qualche sguardo snob e noi abbandonati a noi stessi sotto il sole dell’Emilia.

Non mi piace, o meglio, non mi piaceva Parma: non che la citta’ sia male ma ho sempre trovato ostico questo percorso: curve, lastroni, salitine e discesine anche se da quando ho lasciato la “mezza” per percorrere qui i diecimila ho ricevuto solo soddisfazioni.

Ma non mi piace, anzi, non mi piaceva: affrontando la trenta (e quindi moderando ovviamente la velocita’) ho invece scoperto un percorso vario, sempre diverso e mai banale e, cosa da non sottovalutare in settembre, spesso all’ombra di alberi e case.

La compagnia, dicevo: partito con la solita  “banda” e ovviamente accompagnato da Sabrina (che ovviamente percorrera’ la distanza piu’ lunga) mi imbatto, arrivato nella citta’ Ducale, in tanti e tanti amici che, tra una chiacchiera e l’altra, mi lasciano giusto il tempo per cambiarmi, fare una sgambettata veloce e trovare posto, con gli amici della “banda”, nella parte anteriore della “pancia” formata dai 1200 e piu’ atleti divisi da un pettorale di colore diverso a seconda della distanza da percorrere.

Oggi, dopo l’exploit di Moena, volevo concedermi una bella “sgambata” senza l’assillo della classifica e del crono, giusto giusto per portare a casa uno dei numerosissimi premi che la perfetta macchina organizzatrice “devolve” a chi le gambe le fa “girare”.

In partenza volevo essere il gabbiano di Gerardo, che affrontava un lungo dopo le “sparate” estive ma invece mi trovo subito a viaggiare poco sopra i 4’ al mille con a fianco Dario, anche lui alle prese con una preparazione che dovrebbe portarlo con olio e filtri a posto alla starting line di Milano.

Dario ha il mio stesso passo, il mio stesso fiato e la mia stessa “voglia” di fare ma non di strafare e allora quale migliore compagnia?

Siamo regolari, sempre con quel passo e sempre con quella voglia di farli passare in allegria quei tre giri che ci separano dall’ultimo “beep” e allora si chiacchiera amabilmente di corsa, di cucina e… di una suocera che non ammette ritardi.

E intanto, complice anche una piacevole brezza che taglia in due il sole gia’ caldo, il primo giro se ne va quasi senza accorgercene, con nel “mirino” la sagoma del Margiotta lungamente incitato dallo speaker Brighenti.

Antonio ha ovviamente optato per la distanza piu’ lunga e all’aggancio si sorprende del fatto che io abbia percorso un intero giro dietro e non davanti a lui. Ma oggi va cosi’, chiacchiere e distintivo (citando il grande De Niro).. forse piu’ chiacchiere che altro e allora anche lui per un po’ si adagia alle nostre cadenze citando alcuni aneddoti del suo passato podistico. Poi ci lascia al nostro destino,  caracollando con un buon passo verso l’ennesimo sub-3 della sua illuminante carriera podistica.

Si ritorna a viaggiare in coppia, dopo questa parentesi a tre, e si ritorna a chiacchierare su argomenti vari e intanto “assorbiamo” senza quasi accorgercene gruppetti su gruppetti (anche se distinguere quelli della 30 dagli altri e’ una vera impresa). E’ il mio gioco preferito quando sto bene: accodarmi a qualche gruppo, stare li’ per un po’ per rifiatare per poi ripartire e lasciarli li’ o al massimo trascinarmi dietro qualche “ardito” che ci prova, spesso col risultato di perderlo di nuovo.

E in questo gioco trascino Dario, che ancora ne ha (e se ne ha!), e mentre ci produciamo nei primi doppiaggi: del Liccardi che ha perso il treno ed e’ partito in ritardo,  e di Adriana Zappala’, che con la sua solita verve mi urla un “Dai un bacio a Sabrina da parte mia!” (e’ superfluo dire che la prendero’ in parola??).

… E cosi’ finisce anche il secondo giro e da qui cominciano i calcoli: andando a 4’30 si finisce con questo tempo, a 4’20 con quest’altro… e intanto, quasi senza saperlo, l’andatura si alza e i tempi, inevitabilmente, si abbassano. Ormai facciamo registrare una media di 4’ al mille, a volte anche sotto, e me ne accorgo perche’ le mie gambe cominciano a registrare qualche dolorino mentre il fiato di Dario non gli permette piu’ di emettere lunghe frasi e battute ma solo qualche suono distorto. Va bene cosi’, rallentiamo… e invece ad ogni chilometro facciamo registrare un tempo semrpe inferiore ma vuol dire che stiamo bene e i gruppetti, sempre meno presenti sul percorso, non vengono piu’ affiancati ma superati di slancio. Qualcuno prova a starci dietro ma… ormai mancano pochissimi chilometri alla fine e quello che abbiamo ancora da dare lo spenderemo tutto per questi ultimi minuti di gara.

Vorrei aumentare ma nello stesso tempo non vorrei abbandonare Dario, anche se lui piu’ di una volta mi esorta a partire e rimango in sua compagnia fino al 31esimo chilometro, per poi partire con una secca progressione per i restanti 650 metri. Al lato pratico non mi serve a molto se non ad arrivare ad un solo secondo da un atleta che mi aveva dato tanti metri in poco spazio, un chilometro fa; ma che mi conferma che il mio stato fisico e mentale e’ ancora molto lontano dalla “spia rossa” della riserva.

Arrivo in 2h10’, mi giro e… trovo il faccione sconvolto dello Scianca (o meglio, il solito faccione post-gara dello Scianca) accompagnato dal fido Maderna. Per un attimo sono sgomento ma ritrovo serenita’ allorche’ mi comunicano di aver percorso soltanto la “mezza”… e intanto arriva Dario.

Una stretta di mano e poi acqua, il cambio e finalmente un po’ di relax, con gli amici della “banda” che cercano disperatamente Giuseppe, non accorgendosi che lui se ne sta bello comodo sul palco d’onore a ricevere il premio per il primo classificato di categoria.

Mi godo gli arrivi di altri atleti che hanno affrontato la trenta, e in particolare un tonicissimo Luchino ormai prontissimo per la sua prossima maratona e con meno colpi di tosse del solito… con Fanfo che arrivera’ poco dopo con un faccione che e’ l’esatto opposto di quello di Scianca, con Davvi che arrivera’ molto dopo (era un allenamento per Torino, si giustifica) e con Sabrina in compagnia di un signore dal nome impronunciabile che dopo un passaggio alla mezza in un folle (per lei) 2h10 sta pagando qualche passeggero malessere. La accompagno per un po’ nel suo ultimo giro, dopo aver lasciato troppo bruscamente la zia Lu’ in attesa del suo Alf.

E poi gli arrivi dei primi maratoneti, con Antonio e Salvatore (bravissimi entrambi) che centrano anch’essi un’ottima posizione in classifica di categoria e poi, con Luchino e Davvi, ad attendere il ruggito della “Pantera”, giunto 4h45 dopo la partenza.

Concludiamo la giornata festeggiando il compleanno di Luchino con pizze, birre, grappe e limoncelli: quando la compagnia e’ bella gli integratori posso tranquillamente rimanere nel borsone!

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