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Reggio Emilia, 10 Dicembre 2006
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Ero stato da queste parti solo una
decina di giorni prima, per un ultimo saluto ad uno zio (Silvano) che troppo
prematuramente ci ha lasciati. Se n'e' andato nel sonno, senza accorgersene.. la
morte che tutti si augurano, magari a 90 anni... non certo a 68.
E c'ero tornato per correre la maratona piu' bella: quella dove ci sono tutti,
quella che mi ha fatto definitivamente innamorare di questa disciplina, quella
piu' bella si' ma anche piu' sofferta.
Ho corso la maratona di Reggio in tutte le situazioni possibili: un anno con la
neve, un anno con una gamba malmessa, un anno con la febbre e un anno da paura e
con un tempo che ancora rappresenta una delle mie migliori performance in
carriera.
Mancava la quinta. Lo scorso anno l'avevo saltata per motivi di lavoro e quest'anno,
dopo le buone ma non eccelse prestazioni a Milano e Venezia (per non parlare di
Helsinki) volevo un riscatto, proprio sul percorso meno facile, anche se piu'
affascinante.
IL SABATO DEL VILLAGGIO
Ho incontrato tanti amici, vecchi e nuovi, a Reggio: una grande festa del
podismo, una grande festa per tutti noi. E questa festa mi aveva fatto
dimenticare il motivo per cui, una settimana prima, ero corso fin nella "bassa".
Ho incontrato nuovamente Max, che ho trovato molto in forma e pronto a lanciarmi
la seconda, simpatica, sfida dopo la "cotta del nord"; Valentina, con la quale
ho avuto un animato scambio di vedute su una recente disputa (anche se stavolta
l'opinione e' comune); Stefano; Joannis, Au e Silvana (grazie per
l'interessamento!), Fabio e Dany, Gianluigi (deuoll), il Mandelli... e Ale
Davoli, che da tempo gia' mi descriveva con dovizia di particolari la serata
post-maratona a casa sua: promessa mantenuta alla grandissima, amico!!
E con Sabrina sempre al fianco, e come potrebbe essere una maratona senza di
lei? Lo sanno anche quelli del Ventasso, che hanno eretto Sabrina quale
testimonial dell'evento stampando una sua foto pure sulla bandiera che
capeggiava al loro stand!
Poi la cena, in compagnia di nuovi amici di Treviso e Udine a parlar di
esperienze e maratone, con tigella e gnocco fritto a farla da padroni.
CORREREMO ANCHE PER LORO
Per una volta anch'io e Sabrina saremo testimonial di un'iniziativa benefica.
Che bello! Incontriamo quasi casualmente lo stand del sito di Caimmi, Andriani e
Baldini che si occupa di una raccolta fondi per la ricerca contro il
neuroblastoma: una forma tumorale che colpisce essenzialmente il cervello dei
piu' piccoli. Rimanere insensibili a tale iniziativa e' da criminali e noi, che
criminali certo non siamo, ci lasciamo "guidare" nell'iniziativa da Alessandro,
il ragazzo che gestisce lo stand. Ci spiega l'iniziativa e ci illustra in che
modo si raccolgono i fondi.
Basta acquistare un pettorale (autografato dai tre campioni, ma questo e' il
meno...) per soli 5 euro. Un mio vecchio zio diceva, in un approssimativo
italiano: "Tanti pochi fann'assai!". E allora: 5 euro piu' 5 fanno gia' dieci,
no? Ci racconta, Alessandro, di avere gia' raccolto piu' di 10.000 euro in pochi
mesi a "colpi" di cinque euro... e se Sabrina e' diventata testimonial del
Ventasso (bellissima e gradevolissima gara), perche' non diventarlo per una
causa ancor piu' nobile? Roberto ci fotografa con i pettorali, che aggiungeremo
a quello ufficiale per la gara di domani. Il sito?
Www.maratoneti.com,
visitatelo, ne vale la pena!
LASSU' QUALCUNO CI AMA
E dopo alcuni giorni di pioggia e vento, finalmente il sole. E un cielo
meraviglioso. La giornata ideale per correre, per divertirsi e fare festa. Ho un
appuntamento con Max e Paolino con la speranza di riportare quest'ultimo sotto
le tre ore, cioe' il tempo che compete ad un grande come lui.
Sabrina si sta preparando, io esco per consumare la colazione. Entro nella hall,
un saluto a chi c'e' e uno particolare a Roby Mandelli, poi mi siedo.
Casualmente la TV e' accesa e scorre uno di quei freddi tg senza conduttore,
titoli su titoli e nulla piu. Lo seguo stancamente, pensando piu' che altro a
cio' che mi aspettera' tra qualche ora, fino a quando la notizia che non
vorresti mai avere nel modo che non vorresti mai ascoltare.
Alberto non c'e' piu'... anche lui nel sonno, anche lui come il mio zione...
nello stesso modo, esattamente una settimana dopo.
Non ci voglio credere e appena arriva Sabrina le racconto, sgomento, cio' che
ho appena appreso.
E mentre le racconto scoppio in lacrime.
Alberto era una di quelle persone che non consideri vere amiche ma nemmeno
conoscenti: eravamo colleghi e anche qualcosa di piu'. Con lui ho diviso una
meravigliosa esperienza di lavoro in Inghilterra, 10 anni fa, e a lui e' legata
la mia unica soddisfazione nella mia breve carriera di calciatore: un torneo
dell'informazione a 12 squadre vinto senza mai pareggiare o perdere una partita.
Grazie alle mie parate ma soprattutto ai suoi gol.
E poi gli incontri in mensa e alla macchinetta del caffe', concludendo le nostre
chiacchierate (prevalentemente sul calcio e sulla Roma) con la sua solita
domanda: "E la prossima maratona?".
Lui era un uomo di sport, non uno di quelli che te lo chiede per farti piacere e
poi chiede se e' piu' lunga quella di New York o quella di Venezia... Era un
uomo di sport, e anche per questo lo stimavo.
Per tutta la mattinata Sabrina mi sta vicino; mi esorta a correrla lo stesso, la
maratona piu' bella, anche se la mia voglia a questo punto e' pari allo zero.
Ci vestiamo e, con un comprensibile ritardo, ci portiamo nella zona della
partenza.
Il clima e' quello di sempre, quello di ieri. Festa, come e' giusto che sia...
festa per tutti, tranne che per me.
Incontro alcuni miei soci della societa'... sorrisi di circostanza. Incontro il
Fanfo, in gran forma, che mi tende una "trappola" per farmi arrabbiare un po'...
sorrisi di circostanza.
Incontro Ale e Anna e racconto loro cio' che mi e' accaduto. E anche loro mi
chiedono di correrla, la maratona piu' bella, con la rabbia giusta: trasformando
la mia tristezza interiore in energia positiva.
Cosi' faro'.
LA FORZA NELLA RABBIA
Anche Antonio, un simpatico signore della societa' di Sabrina, mi suggerisce la
stessa cosa: "Fai della tua rabbia la forza per affrontare al meglio questa
fatica!". Lo prendero' come il mio personale slogan della manifestazione.
Purtroppo non incontro Max e Paolino, e nemmeno Guido, che avevo sentito poco
prima al telefono. Parto nel gruppone dopo aver salutato Sabrina con un bacio e
un sommario riscaldamento.
Mi fa bene partire dietro.. il primo mille tranquillo e, risalendo il gruppo,
incontro Simone. Due chiacchiere e via, sono tonico e mi e' tornata la voglia.
Qualche chilometro a 4' per raggiungere Gianluigi e le sue corna d'alce rosse,
che rischia di perdere ad ogni passo. Oggi lui e' il pacer delle 3 ore... mi
piacerebbe stare con quel numeroso gruppone e dare una mano al "cornuto", ma
oggi sento che non e' giornata da 4'15 al km e fuggo anche da lui.
La sagoma di un ciondolante Margiotta, che soffre della sindrome da 100 (99
maratone sotto le tre ore e la centesima che non vuole arrivare). Mi racconta
del suo maledetto calcagno. Poi via, alla caccia di quei due che stanno facendo
la gara vera, la' davanti.
Li becco, Max e Paolino, verso l'ottavo chilometro. Qualche chiacchiera per
stemperare la tensione (roba da poco, pero') e poi Max inizia ad accelerare. Il
ritmo a 4'12 al km non riesce proprio a reggerlo e tenta di lasciarci. Lo seguo
e intanto lasciamo Paolino solo al suo destino.
Max ha voglia di spaccare il mondo; continua e, anzi, accelera ancora fino a
sfiorare i 4' secchi secchi. Non e' roba per me, almeno per il momento: siamo
solo al 15esimo e lo lascio andare.
Di li' a poco raggiungo il grande Flavio Mangili, che si ferma subito per
raccogliere da terra un paio di guanti bianchi in lana. E subito regala perle di
saggezza bergamasche, in vero dialetto bergamasco: "Costano 20 euro, perche'
lasciarli li'? Non devo mica morire domani! Se incontro il mio amico che gli
manca la mano destra gli regalo la sinistra, cosi' con un paio ne facciamo
contenti due!". Per i pochi che ancora non lo conoscono, Flavio ha perso il
braccio sinistro in gioventu', cosa che pero' non gli ha impedito di raggiungere
importanti affermazioni nel podismo e che non gli impedisce di avere una carica
e una forza morale davvero uniche.
E poi ancora chiede, urlando, agli spettatori di Montecavolo, se hanno visto il
suo amico senza il braccio destro... risate!
Ci racconta di quando cercava lavoro da falegname e del fatto che il suo primo
lavoro, ai tempi, non era "a libri" e come gli costera', in futuro, un
prolungamento del suo periodo "operativo" pre-pensione. Ma il top lo raggiunge
quando racconta di quell'arto artificale rubatogli a Monza durante una gara. Lo
aveva lasciato in macchina: "Ma chi vuoi che me lo rubi?? Torno indietro e la
mano non c'e' piu'! Io rido ma...". Beh, se ti rubano un braccio finto ma
ugualmente utilissimo non c'e' da stare allegri ma Flavio e' fatto cosi' e
mentre ci racconta tutto questo (in rigoroso idioma bergamasco), urla a destra e
a manca il suo inconfondibile "Uelaaaaaa!!" a tutti i presenti.
E ad un tratto ci lascia e rallenta. Dico "ci" perche' insieme a me correva,
ascoltava e cercava di capire, un podista originario del Gargano e residente a
Fano. Avra' intuito si o no 5 parole e mi guardava, mentre Flavio raccontava. Mi
guardava per vedere quando ridevo per ridere anche lui, per non far capire di
non aver capito.. veri momenti di comicita' involontaria che mi fanno bene per
diversi motivi. Arrivo alla mezza senza quasi accorgermene e con un buon tempo
(circa 1h28) ma soprattutto con la mente "occupata".
Ma da qui in avanti sara' corsa solitaria. Flavio, come detto, mi lascia e dopo
qualche centinaio di metri anche il nuovo amico pugliese se ne va. E da solo
ricominciano i pensieri.
Un po' per pensare ad altro, un po' per farmi forza riprendo, come spesso mi
succede a questo punto, la solita tabella dei tempi. Se vado a 5' finisco in...
se vado a 4'30 finisco in..., ma il paesaggio e il sole, lassu', sono cosi'
belli che spesso (e mi capita molto raramente in altri luoghi) mi "perdo" nella
contemplazione. Finche', contemplando una campagna, scorgo alla mia destra una
sagoma conosciuta.
Fermo, un bisognino impellente. E' Max che ha problemi alla vescica. Poco male,
penso, succede. Mi raggiungera'. E intanto proseguo e prendo un gruppetto che "gabbianizza"
una ragazza. E nel frattempo raggiungo Fabio, come sempre partito forte e come
sempre in calo. Come a Milano: la sua andatura e' ancora discreta per un sub3 ma
non per me e lascio lui e i gabbiani al loro destino nell'attesa dell'aggancio
di Max.
Intanto passano i chilometri e ogni tanto mi ritorna in mente l'inizio di questa
giornata.
Mi faccio forza, non si puo' correre col magone, anche se per qualche attimo
ritorna. Non si puo'... rabbia... forza... a 5' al mille... a 4'30...
Macche'! Ad ogni chilometro prendo il parziale: ancora 4'09, 4'10, 4'08...tranne
quel maledetto chilometro tutto in salita, poco prima di vedere Max, in 4'24: ma
che compensa il 3'59 del chilometro precedente.
Cartello del 30 e penso al muro che ancora non incontro. Che meraviglia! Sto da
re: non ho nulla e le gambe che reagiscono come nei giorni migliori, complice la
mia saggia condotta di gara.
Mi fermo ad un ristoro per sorseggiare acqua e sali, non si sa mai... il crampo
e' sempre dietro la porta, pronto a sfondarla per sfondarti i muscoli. Come alla
Monza-Resegone, o a Venezia.. ma qui e' tutta un'altra musica e la strada, ora,
e' quasi tutta in discesa. Musica, come quella degli altoparlanti di un ristoro,
musica come il "clappettio" delle mie scarpe supersecche sull'asfalto che brilla
sotto il sole e sotto le mie suole.
Che meraviglia! E sono gia' al 35esimo e un cavalcavia, laggiu', che non mi fa
paura. Altro breve stop per un sorso, un saluto a chi lavora per noi e un
pensiero all'amico Carlo Castagna: chissa' se l'ennesimo tentativo di fare il
personale questa volta... mi aveva promesso un 3'15, speriamo davvero!!
E Sabrina? Dove sara'? Mi aveva preannunciato un lungo stop proprio qui, al
35esimo. Stop forzato, a "colpi" di gnocco fritto e Lambrusco. E' l'ultima
dell'anno, e' una festa e lei alle feste non si risparmia e fa bene. E con
quello che ha combinato quest'anno in termini di risultati se la merita davvero,
una festa, il mio amore! Una festa a meta' pero'... con quel ginocchio che la
tradira' al 26esimo, povera... si riposera' un po', per poi tornare al meglio.
E' tosta la ragazza, e so che ce la fara'!
E Davvi con quel muro da abbattere? E quel pimpante e tronfio Fanfo? Voleva il
suo record, lo avra'. Ti abbraccio, Fanfo, perche' anche Don Camillo e Peppone,
in fondo, si volevano bene.
Tutti questi pensieri mi aiutano nei pochi chilometri che mi mancano, ma Max non
lo vedo. Mi aveva lanciato una seconda sfida dopo la "cotta del nord" e vuoi
vedere che anche stavolta...??
Raggiungo Luca, un altro amico del GPG: ormai e' cotto pure lui e quando mi vede
passare addirittura si ferma. "Siamo al 41esimo!", gli grido, "..non puoi
fermarti proprio adesso!". Riprende, stancamente, anche se le tre ore sono un
fatto acquisito come pure il suo personale. Ormai corro per inerzia,
aspettandomi, dopo lo sterrato del parco, papa' Antonio che mi incita.
E invece me lo ritrovo al cartello del 42esimo... "Grande Marco, ce l'hai
fatta!" mi urla e mi colpisce con una di quelle palette gonfiabili distribuite
dallo sponsor di turno.
Ce l'ho fatta, si.. e anche bene. Una dedica a lassu' e l'arrivo: il cronometro
segna 2h56 (2h55'52 il real). Poi butto fuori tutto cio' che avevo dentro. Le
mani sul volto e poi un abbraccio a Guido... quella rabbia trasformata in
forza... quel magone che dopo la mezza tornava e che rigettavo giu', in attesa
della fine... in attesa di piangere.
E questa volta non sono lacrime di gioia...