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Cremona,15 Ottobre 2006
5^ Mezza maratona di Cremona Milano da bere? No, Cremona da gustare! di Marco Stracciari |
Vi sono tre modi, a mio avviso, di organizzare una gara. Si puo’ avere un budget illimitato e sviolinare cifre e curiosita’, alimentare speranze e promettere l’impossibile per poi trovarsi, come ogni anno, a dover chiedere venia per numerose ed elementari lacune organizzative.
Si puo’ avere un budget limitato ed essere consci di questo dato, ma comunque organizzare una gara dove, alla fine, tutti sono soddisfatti: consapevoli di non aver partecipato ad una gara “top” nel calendario ma di aver comunque trovato buoni servizi e personale all’altezza.
Oppure si puo’ avere un buon budget (grazie a buoni sponsor), chiedere una quota di partecipazione abbastanza contenuta, devolvere il tutto (o quasi) in beneficenza e comunque accontentare i podisti offrendo loro servizi di prima qualita’ e trovando il personale addetto sempre gentile e sempre con il sorriso.
Ecco, Cremona appartiene, a mio avviso, alla categoria numero tre: servizi piu’ che buoni e contenuti in poco spazio, un Comune che ti da’ la piena disponibilita’ di spazi e altro, alcuni sponsor che “riempiono” le tasche degli organizzatori e il pacco gara dei podisti. Se poi il pubblico e’ numeroso e partecipe e incita i primi come gli ultimi, gli automobilisti in colonna (c’erano…) dimenticano l’uso del clacson se non per suonarlo a ritmo di corsa e al posto degli insulti lanciano grida di approvazione e di sostegno beh… questo e’ un valore aggiunto che fa di Cremona una delle maratonine “top” nel variegato calendario di quest’autunno.
Vi sono tre modi di approcciare una gara. Si puo’ correrla col patema del risultato ad ogni costo: dormire male (o non dormire) la notte, giungere nervosi sul luogo della partenza, dimenticare sorrisi e pacche sulle spalle e inevitabilmente dimenticare qualcosa nella sacca, bruciare tutte le energie nervose nel pre-gara e correre contratti e gia’ nauseati.
Si puo’ correrla “sentendo” positivamente la gara: risultato, deve essere, ma senza nessun assillo, magari dopo una stagione al top. La ricerca della classica ciliegina sulla torta che fa tanto bene e se viene viene senno’ fa niente. Oppure correrla “per esserci”, magari aiutando qualcuno che cerca il crono “che fa storia” o qualcuno che rientra dopo un infortunio e cerca un buon risultato per il rilancio. Avvicinarsi al luogo della partenza, ridere e scherzare e poi partire senza patemi, facendo girare la gamba con la “spina staccata” e sostenere l’amico in difficolta’.
Dopo la sufficiente (nulla piu’) prova sui 42 milanesi l’approccio a questa mezza e’ del “terzo tipo”: non chiedo niente se non una buona sgambata in vista del piu’ faticoso impegno di Venezia, che mi attende fra sette giorni.
Ovviamente l’approccio di Sabrina e’ tale e quale al mio… sempre lo stesso: risate, scherzi, compagnia e se viene il risultato: bene, senno’… alla prossima! E a proposito di risate e scherzi l’incontro con la Brigata Tapasciona e’ il preludio ad un immediato post-gara preparato a tavolino e a dir poco “anomalo”.
Con il redivivo Antonio e con Castagna cerco di ripetere l’esperienza della mezza di Monza: buon passo e compagnia cantante, sperando di raggiungere il doppio obiettivo di far contento qualcuno e di tornare a far girare decentemente quelle gambe che mi avevano “sgridato” al km 28 di una settimana fa.
Castagna (ha un nome di battesimo ma cosi’ si identifica meglio) e’ alla ricerca del personale e Cremona ben si adatta a questo obiettivo, mentre Antonio (Sette, anche lui ha un cognome) cerca la prova della svolta dopo un periodo di stop. E con loro si parte: o per lo meno si fa finta.
Il via dopo aver ascoltato le note dei Queen e la “carica” suonata al microfono da Fabio “MC” Rossi, gran cerimoniere della manifestazione.
Partiamo nei “bassi” del plotone formato da piu’ di 1700 atleti e cio’ non ci permette un’andatura consona alle nostre possibilita’: solo 4’47 al cartello del primo!
E’ nettamente il piu’ alto da me mai fatto registrare in una mezza ma tra talloni da evitare e tombini da saltare (oltre alla solita strettoia a meta’ del primo rettilineo) non si poteva onestamente fare di piu’. Poi si corre, davvero, anche se i cartelli segnalatori non sono mai posizionati con precisione (ahi ahi!) e facciamo registrare dei mille nettamente sotto i 4’ oppure nettamente sopra… e’ strano, anche perche’ l’andatura e’ sempre la stessa. Ci conforta il fatto che il Garmin di Antonio e’ preciso e precisa e’ la nostra progressione… tanto precisa che dopo pochi chilometri perdiamo Castagna, che chiudera’ con 1h30 di finale, lontano dal suo personale.
E nel frattempo Antonio sbuffa ma non molla: sulle salitine (poche ma impegnative) devo rallentare per non staccarlo ma sul piano il suo incedere e’ decisamente confortante.
Come confortante e’ l’incontro, in prossimita’ di una curva, con moglie e figlioletto. Pensavo cedesse, il fiato era gia’ corto e lo sforzo gia’ notevole, ma alla vista dei suoi cari (come recita uno slogan) riparte di slancio e di slancio superiamo frotte di atleti partiti piu’ decisi e ora decisamente al “gancio traino”.
L’andatura ormai e’ standard, siamo attorno ai 4’ al km e i lunghi rettilinei che dal 13° ci portano al 18° chilometro sono una manna per il nostro ritmo ed e’ in uno di questi rettilinei che incontro il grande Luca Zava dall’insolito capello biondiccio: sara’ per commemorare la splendida avventura all’Atene-Sparta?
Siamo costanti e, per fortuna, non ho nemmeno bisogno di rallentare un granche’ tanto e’ vero che Antonio non molla ma mantiene costantemente un passo davvero brillante.
E al 18° incontriamo un gruppetto che si fa tirare da una donna: e’ Lorena. Partita forte, come sua abitudine, ora e’ stabilizzata su un passo che fa comodo a chi le sta dietro ma non a noi, che ne abbiamo decisamente un altro. Un incitamento (finira’ buona seconda di categoria) e un arrivederci al traguardo, che raggiungiamo, dopo lo spettacolare passaggio attraverso il parco (ma i percussionisti quest’anno dov’erano?), in un’ora ventisei e spicci.
L’arrivo e’ come sempre splendido a Cremona: c’e’ il sole, oramai caldo, e la gente e’ assiepata gia’ qualche centinaio di metri prima del traguardo. Incita, applaude: e’ un vero sostegno, mai invadente ma sempre d’aiuto soprattutto per chi e’ alla frutta.
Il mio compagno d’avventura ancora alla frutta non e’: tiene bene l’Antonio e mentre superiamo il cartello del 21° prima il gesto dell’aeroplanino e poi, mano nella mano come due scolaretti, tagliamo il traguardo.
Antonio cerca subito la medaglia: “dov’e’ la medaglia.. voglio la medaglia!” esclama. La “fobia” milanese passa in fretta allorche’ due fanciulle ci attendono sorridenti per donarci il prezioso metallo.
Finita? Macche’… un chilometro abbondante di defaticamento, l’incontro con l’inossidabile Carlo Villa, che si e’ trasferito qualche anno fa sotto il Torrazzo, e l’attesa per l’arrivo della Brigata Tapasciona.
Eccoli… piedi sul tappeto: si girano, spalle al traguardo, con la velocita’ di un TIR bulgaro che fa manovra su una pista ciclabile. Qualche passo in retro-running (running… vabbe’…), e poi, gattonando all’incontrario con movimenti incerti e macchinosi si avvicinano alla fine. Il pubblico di Cremona assiste incredulo all’incedere dei due tapa-gamber che offrono uno “spettacolo” di leggiadrìa e grazia degna di pensionati del Bolscioj.
Finita? Nemmeno stavolta. Ginocchia a terra attendono l’arrivo di Sabrina, che chiudera’ la sua seconda mezza consecutiva sotto le 2 ore. E in ginocchio la salutano ora braccia in aria, ora braccia a terra osannandola come un idolo pagano. Scavalcando con movenze incerte la transenna, presenzio alla “cerimonia” innaffiando Sabrina con una bottiglietta d’acqua e poi, tutti e 4, nuovamente in ginocchio nell’attesa dell’arrivo di Fabio.
Fabio arriva qualche secondo dopo (per fortuna) e i “cecchini di Milano” (forse per farsi perdonare) ostentano lo stesso trattamento riservato a Sabrina. La settimana scorsa Fabio fu il nostro bersaglio preferito nell’ormai famosa “Battaglia della Spugna” (A.D. 2006 d.C.); oggi la fine della sua fatica viene salutata con gli onori che si riservano ad un valoroso avversario sconfitto sul campo.
Salutiamo l’allegra brigata e dopo un pasta party consumato da soli (il perche’ ve lo risparmio) ci abbandoniamo ad una salutare passeggiata e ad una ricca e meritata coppa di gelato.
E’ il momento di lasciare Cremona; con il ricordo di una bella mattinata e con la nostra medaglia al collo. Un motivo in piu’ per amare questa gara, un motivo in piu’ per ricordare che la “Milano da bere” ancora una volta, domenica scorsa, si e’ bevuta… il cervello!