Besana B.za (MI) – 17.4.2006

IV EDIZIONE BRIANZA DOUBLE CLASSIC

PASSIONE E RESURREZIONE

 di Marco Stracciari

  

 

Era venerdi' e come ogni venerdi' era in programma l'ultima sgambata in vista dell'appuntamento che conta: quello con il pettorale e con un crono da osservare.
Era passato tanto tempo dall'ultima volta, a Milano, dicembre scorso, e un inizio di stagione a dir poco travagliato, accompagnato da una scarsa voglia di gareggiare;  mi avevano fatto attendere le festivita' di Pasqua per convincermi di indossare nuovamente un numero.
L'appuntamento pero' era irrinunciabile: quella Double Classic alla quale gia' due volte, nel passato, avevo detto di si.
Ma proprio quel venerdi', proprio nel momento in cui mi lasciavo trasportare dai vialetti del parco in compagnia dei soliti amici,  avverto i primi malesseri di quella che diventera' la causa principale delle mie preoccupazioni di questo travagliato weekend: compio tra indicibili sofferenze un tragitto di circa 14km e mi fiondo immediatamente a casa per saperne di piu'. Risultato: colonnina di mercurio ben oltre i 37.5, che diventeranno li' a poco 38.3.
Bene, anzi, male: vigilia di pasqua passata in compagnia di Tachipirina e Sinecod (nel frattempo si e' aggiunta anche una fastidiosa tosse), con la speranza di trovare una condizione accettabile per il lunedi' successivo.
Gara anomala, questa, come descritto nelle mie precedenti cronache. Si corre in due su di un anello di oltre 18 chilometri tutti sali/scendi che non ti lasciano un momento di respiro. Gara anomala anche nel suo sviluppo: non si parte tutti insieme ma una coppia ogni trenta secondi e, per chi e' abituato, l'anomalia di non avere riferimenti ne' dietro ne' soprattutto davanti.
Era partita male, la preparazione di questa gara: Il mio abituale compagno di questa avventura, Norberto, aveva dovuto dare forfait a causa di un malanno fisico che lo opprime da tempo e non lo fa allenare come vorrebbe ma poco male: ci pensa Claudio, in gran forma e dopo un inverno al vertice delle campestri brianzole, a colmare questo piccolo "buco".
E dopo aver scacciato l'incubo febbre e un fastidioso dolore al gluteo destro procuratomi la sera prima giocando a calcio con mio figlio, mi ritrovo, accompagnato dall'inseparabile vice-campionessa lombarda delle 6 ore (non faccio nomi, tanto si sa chi e'...) con Claudio, Giuseppe e Matteo per recarmi a Besana.
Solito clima, quello di Besana, almeno per quanto riguarda l'organizzazione. Non avevo partecipato alla prima edizione, ma gia' alla seconda mi aveva fatto davvero un'ottima impressione il "circo" allestito dalla Polisportiva Besanese per accontentare i vari podisti provenienti da mezza Lombardia.
Questa e' la quarta, di edizione, e come nelle precedenti tutto si svolge con una precisione svizzera: consegna rapida dei pettorali, ampi e confortevoli spogliatoi con docce calde e, caratteristica non comune, il ritiro della foto ricordo praticamente pochi minuti dopo l'arrivo: naturalmente "all inclusive"!
Ma il clima, quello atmosferico, aiuta e non aiuta: e' vero, non c'e' il sole e la temperatura e' frizzantina ma l'alto tasso di umidita' nell'aria fa si che comunque si dovra' soffrire. Da qui la "necessita'" di correre soltanto con la canotta.
Inutile dire che la quasi totalita' delle presenze, qui, sono a me arcinote e anche noi Gamber siamo presenti in un buon numero. E il numero
95, il nostro, partira' alle 9.45... strana combinazione.
Con Claudio, durante il riscaldamento, recitiamo a memoria la tattica da seguire: i primi 10 con lui a tirare "la carretta" (cioe' io) e poi, una volta scaldato il "diesel", davanti io per i restanti 8.
Detto e non fatto: sono gia' caldissimo (anche per colpa dell'umidita' cambogiana) e subito mi metto davanti a tirare, ovviamente non una carretta ma quella Porsche Carrera che e' il mio odierno compagno. Mi redarguisce piu' volte, Claudio, ma forse il fatto di voler stare io davanti a lui e' un modo per esorcizzare una sorta di paura che ho per la mia condizione, per la febbre appena passata e per il fatto che lui, Claudio, e' decisamente piu' in forma di me. Pensa a sopravanzarmi per dettare il ritmo ma non glielo permetto: e con un cenno della mano, alla bisogna, lo tengo li'... mezzo passo dietro a me.
E intanto i chilometri, dopo un paio di brusche asperita' iniziali, volano via velocemente e giungiamo all'ottavo in 31 e pochi secondi. Troppo? sembrerebbe di si: ma continuiamo di quel passo e continuiamo a "riprenderci". Lui riprende me per cio' che gli propongo ("in discesa recuperiamo...") e che invece non mantengo, io perche' ad ogni suo tentativo di sopravanzarmi lo tengo bello dietro con ampi cenni della mano destra.
E ai piedi della "Cima Coppi" odierna (la salita della "Canonica", irto serpentone d'asfalto lungo circa 1,5 km) recuperiamo le prime coppie ma la fatica comincia a farsi sentire. Scolliniamo e sembrerebbe fatta, sennonche' all'arrivo mancano ancora 6 km, i piu' lunghi.. i piu' duri... e comincia la passione, di nuovo...
E Claudio che inizia a stare meglio e passa decisamente davanti mentre il mio respiro diventa via via sempre piu' affannoso e intanto,pero', l'unica coppia che da dietro ci sopravanza e' quella che poi andra' a vincere: Emanuele Zenucchi, che sembra molto carico e in spinta, e il suo compagno Pietro Colnaghi che invece ha gia' stampata sul volto un'espressione tutt'altro che rassicurante. Andranno a vincere, loro, mentre nessun altro appare da dietro e noi facciamo leva sulle nostre ultime energie per superare le ultime asperita'. Ma tra la prima e l'ultima salita, quella decisiva, un tratto in falsopiano mi fa riprendere il mio abituale respiro e le mie abituali cadenze, con Claudio che si ritrova nuovamente dietro e, come dieci chilometri fa, nuovamente a "litigare" per chi sta davanti...
Il tutto per poco: giusto il tempo di alzare gli occhi che l'asfalto si fa ripido, di nuovo: un tornante, un secondo... con l'omino con la bandierina che ci dice che manca ancora un tornante... ed eccolo li', l'ultimo tornante. E il mio respiro che si fa sempre piu' affannoso come affannosa sara' la mia corsa, da li' alla fine.
So che l'ultimo chilometro e mezzo sara' da percorrere a perdifiato: tutto in discesa, e allora mi lascio trasportare da Claudio sulla vetta di quest'ultima fatica prima di proiettarci giu', come lanciati da una fionda, verso l'arrivo.
Cartello dei 18km: ormai e' fatta e Claudio che mi lancia una sfida che e' (per noi che abbiamo la presunzione di non volerlo essere) in realta' una provocazione: "chi perde lo sprint e' un tapascione": e poi si lancia verso il traguardo. Quello che doveva essere un diesel (cioe' io) oramai ha finito anche la riserva ma il rosso gommone che ci accogliera' ormai e' li', a un passo.
Tagliamo il traguardo in 1h13.09, che vuol dire 28esimo posto su 130 coppie iscritte,  e subito scarto verso sinistra dove l'umido prato del campo sportivo accogliera' il mucchietto di ossa che sono rimaste dopo questa fatica: e  nemmeno il dolce sorriso della vicecampionessalombardadelleseioreduemilaesei riesce a farmi riprendere!
Poco male, ci riuscira' la sera, con un meraviglioso capretto al forno cucinato con le sue mani e innaffiato da un delizioso valpolicella.
E i brindisi si sprecano: alla mia buona gara; al mio grande socio; ai Gamber, terzi nella speciale classifica a squadre; a Carlo e Turbogianlu, autori anch'essi di un'ottima prestazione; alla Polisportiva Besanese, che ci ha regalato l'ennesima perfetta organizzazione e.... basta cosi': il Valpolicella e' gia' finito!

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