17 Settembre 2006  Monza -MI-

Mezza di Monza
Un giorno da pacer
di Marco Stracciari
 

 

Non dovevo esserci. Non ho mai corso una competitiva sui viali di quella che considero casa mia.

Per una serie di ragioni… una volta feci servizio, un’altra partecipai alla “non competitiva” di contorno e poi infortuni o impegni professionali mi avevano impedito di indossare un pettorale e misurarmi tra quei viali che giornalmente “sopportano” le suole delle mie scarpe per lenti, medi, veloci, ripetute e quant’altro sta nel “breviario” del podista modello.

Troppi gli appuntamenti con il pettorale in questi ultimi tempi, con ancora un paio di lunghe e dure gare ancora da affrontare, nelle prossime tre settimane. E allora la decisione di non esserci, fino a quando… fino a quando venerdì sera mi sono fatto convincere da alcuni amici ad esserci, senza cronometro, senza competere: come se fosse una normale tapasciata, con il solo scopo di tirare un amico nel tentativo di abbassare il suo personale di un’ora e ventinove, conseguito in quel di Parma la settimana precedente.

Ci sarà Sabrina, una volta tanto, a misurarsi sulla distanza “breve” e questa serie di circostanze mi convincono ad esserci, sulla linea di partenza dell’autodromo di casa.

Autodromo, sì perchè quest’anno gli organizzatori sono riusciti ad ottenere i primi 4 chilometri di gara proprio all’interno dell’Autodromo più famoso del mondo (non me ne voglia Indianapolis, insulso ovale sfasciacarrozze) e solo l’idea di partire più o meno nella stessa posizione nella quale partono i vari Schumacher, Massa, Raikkonen e compagnia vale da sola il “prezzo del biglietto”.

E poi il Parco: lunghi viali con alberi secolari a fare da contorno, dove quando c’è il sole non dà fastidio e dove quando piove si sente meno… viali che conosco come me stesso, se non di più.

L’incontro con tanti amici prima e durante la gara completa la mia “voglia” di esserci e infatti sono tanti i “ciao” e le strette di mano, poi, dopo il riscaldamento nelle immediate vicinanze dei box, il via con tanto di semaforo verde.

Con Claudio e Antonio, anche quest’ultimo alla ricerca del personale, e con Francesco da “tirare” a ritmi da primato, inizio questa mia gara-non gara e mi diverto, molto.

Parlo, urlo, canto pure una vecchia canzone (che solo due vecchietti come me e Gregorio Zucchinali conoscono in mezzo a quel gruppetto di giovanotti scalpitanti) e intanto i chilometri che vanno via e l’autodromo che rimane alle nostre spalle. E io proseguo il mio show irrispettosamente fianco a fianco con tanti atleti che, per tenere i miei ritmi, sbuffano e sudano. Tutti tranne Claudio, che ha tempi più o meno simili ai miei, ma che più seriosamente procede affiancato a Francesco e lo incita a non mollare mai.

Si sale e si scende, lungo i viali del Parco: il percorso è nervoso ma anche spettacolare… solo alberi e verde, niente auto e pedoni e biciclette… e amici con la tuta dei Gamber con bandierina tra le mani a dirigerci, incitarci e talvolta a sfotterci. Ma ci sta, ovviamente, e gli sfottò più divertenti me li becco io, che oggi ho più voglia di fare battute e scherzi che di correre seriamente. Si viaggia a 4’15” più o meno e complice un tratto “vaevieni” incontro Sabrina, che nonostante una contrattura ad un polpaccio, è pimpante e veloce come non mai, almeno in questi tratti iniziali. Un urlo, un cinque veloce e ognuno per la sua strada.

E strada facendo raccogliamo altri atleti che sperano in una compagnia “cantante” o urlante, quanto meno per tentare di far passare la stanchezza e occupare la mente alla ricerca di epiteti da inviarmi.

E, per agevolare il loro trotto, mi trasformo da cabarettista – chansonnier in cicerone: “questa è una leggera salitella ma il peggio è già passato… fra 500 metri si scende… ora una curva a destra…” e un podista che avvisa gli amici: “Seguite Marco che la conosce tutta!!” e mi improvviso pacer. Di Francesco, sempre con a fianco Claudio; di Antonio, che di lì a poco volerà via per migliorare il suo record; di Castagna, che addirittura mi chiede se disturba rimanendo con noi.

No no, mi diverte la cosa e mi diverte il fatto di correre nella “pancia” del gruppo e mentre Claudio opta per una tattica di conforto morale e di incitamenti verso Francesco, io invece continuo nella spiegazione del percorso a coloro che hanno la sfortuna di non allenarsi mai qui e di non conoscere la “casa” dei miei allenamenti.

Mi diverto io e si diverte Claudio ma Francesco no, le sue gambe ormai sono così piene di stanchezza e acido lattico che diminuisce l’andatura e la “mission” di portarlo al traguardo con il suo personal best diventa sempre più remota. Tanto remota da trascinarlo di peso sulla penultima delle tante salite… ma ormai la sfida con il cronometro è persa, anche se al termine farà registrare un tempo sicuramente più che accettabile per il suo valore.

La gara termina con l’entrata sulla parabolica della pista, Francesco aumenta l’andatura più per finirla presto che per convinzione e mentre percorriamo l’ultimo chilometro, Claudio mi lancia una sfida che respingo al mittente. Gli ultimi metri li percorriamo, finalmente, alle nostre, di andature… e per sottolineare il clima con il quale abbiamo affrontato questo “impegno” ci guardiamo, ridiamo, aumentiamo l’andatura e ci guardiamo di nuovo… e ridiamo di nuovo per poi tagliare il traguardo, dopo un’ora e mezza di puro divertimento, insieme: mimando un arrivo allo spasimo sui 100 metri.

Dietro di noi arriva Francesco, esausto, comunque contento per una prestazione di tutto rilievo, considerato il percorso sicuramente non facile.

L’incontro con i tanti amici che avevo lasciato alla partenza nel box dedicato allo spogliatoio e poi la notizia di un personal best: quello di Sabrina, che chiude in un’ora e cinquantasei… la sua prima volta sotto le due ore sulla mezza.

La vedo chiacchierare (strano…) con due suoi amici ma quando mi vede si lancia, raggiante, verso di me… è emozionata e contenta, segno che gli allenamenti settimanali danno il loro frutto e che la prestazione cronometrica ha un certo valore anche per lei.

E’ ora di lasciare l’autodromo e questa mattinata di festa che solo una lieve pioggerella ha tentato, invano, di rovinare… e sotto il sole di settembre e in compagnia di Dani, marito e amici ci dirigiamo verso il centro città dove il tavolo di un ristorante ci aspetta e dove concluderemo in maniera degna questa giornata di prestazioni mancate e di prestazioni raggiunte... e pensare che non dovevo nemmeno esserci

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