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HELSINKI, 19 agosto 2006
WELCOME TO HELL...SINKI |
Dici Helsinki e ti
vengono alla mente tante cose: quei paesaggi che solo alla televisione hai
potuto ammirare: fitti boschi e laghi a perdita d'occhio; gabbiani che
svolazzano felici per avere a disposizione forse uno dei mari piu' pescosi del
mondo; persone che hanno la fortuna di non conoscere la parola stress; e dove
tutto e' pulito ed efficiente e dove il clima, almeno d'estate, si presenta
mite e temperato... lontano parente della canicola di nostra conoscenza.
Vai ad Helsinki e ti accorgi che, invece, non tutto e' cosi', anzi... lo
spettacolo che ti si presenta e' per certi versi anche squallido. Certo e' vero
che, dopo aver attraversato la mitica regione dei 1000 laghi, qualsiasi posto,
anche il Paradiso Terreste, appare come la facciata della Pirelli (zona Greco -
Milano) in un uggioso e smoggoso novembre degli anni'70, ma... Ma il caldo e'
opprimente, il traffico caotico (per essere una moderna cittadina di 500.000
abitanti), scarsi i servizi pubblici (tra l'altro a pagamento anche il giorno
della gara per i podisti!) e la sera orde di ubriachi giovanotti che ciondolano
senza meta urlando , spaccando bottiglie e qualsiasi altra cosa gli capiti a
tiro.
Certo, con la maratona tutto cio' c'entra poco e infatti, di giorno e
soprattutto il giorno della maratona, Helsinki presenta la sua faccia migliore:
migliaia di persone assiepate lungo i terribili saliscendi del percorso per
incitare chiunque (con particolare attenzione, ovviamente, verso gli idoli di
casa), organizzazione molto semplice ma tutto sommato sufficiente (anche se
certe maratone italiane sono lontane, in positivo, anni luce), ristori
frequentissimi (discutibile la scelta di fornirli di cetrioli in salamoia.. ma
che funzione avranno ai fini di una prestazione sportiva di carattere
aerobico??). Insomma, traffico a parte (presentissimo e fastidiosissimo anche
durante la manifestazione), grosse lacune non ne ho riscontrate.
Ci avviciniamo, Sabrina ed io, ad Helsinki ed alla sua maratona dopo aver
trascorso una decina di giorni straordinari lungo gli straordinari luoghi che
solo a certe latitudini si possono trovare. Non avendo tantissimi giorni a
disposizione ed essendo la Finlandia molto vasta, abbiamo optato per la zona
sud-est, al confine con la Russia e scelta non poteva che essere piu' azzeccata.
Luoghi, momenti e persone incantevoli che porteremo per sempre con noi nei
nostri cuori.
Ma visto che di maratona si deve parlare e allora... allora l'incontro con il
vulcanico e attivissimo Carlos animato da un "fuego" che solo chi nasce nella "Tierra
del Fuego" puo' avere: simpaticissimo e informatissimo su mille e mille
argomenti.
E con Max Cortella, che merita senz'altro una menzione particolare per lo
straordinario recupero dopo le note disavventure. Lo trovo nuovamente in
formissima e tirato a lucido, carico di chilometri e pronto a sfidarmi
(amichevolmente, si intende) lungo i terribili strappi di un percorso che lui
gia' conosce per bene.
Trovo molte anomalie rispetto ad una normale maratona italiana: innanzitutto si
corre di sabato pomeriggio (provate a pensare alla maratona di Milano corsa il
sabato pomeriggio e agli "incitamenti" dei fanatici dello shopping in C.so
Buenos Aires). Cio' e' deleterio per chi, come me, ha bisogno di molte energie
"nervose" per affrontare una 42; energie che allo sparo, e sono le 15, ho ormai
esaurito. In piu' siamo nel pieno della settimana di ferragosto e in una
localita' che credevo fresca e che invece fa segnare la colonnina di mercurio
esattamente alla lineetta posta sotto il numero 30... se poi ci aggiungiamo un
percorso che presenta un'infinita' di strappi, sterrati, curve, porfido e il
tipico vento del mare... e allora cronometri spenti e si parte senza sapere come
e quando!
Gia', la partenza... altra anomala abitudine rispetto a noi: i podisti locali
entrano nella zona della partenza pochissimi minuti prima della stessa,
guardandosi bene dall'accalcarsi nei pressi dello striscione: e cio' mi consente
un tranquillo riscaldamento e una partenza in terza-quarta fila!
Sono tanti, gli italiani presenti e con alcuni Sabrina ed io facciamo conocenza,
mentre (oltre a Carlos e Max) anche Elena fa parte della starting list
tricolore, con speranze di un buon piazzamento finale.
E alle 15, dopo la presentazione dei top-runners e di Giorgio Calcaterra in
particolare, si parte. Con calma, come del resto con calma tutti si sono
avvicinati a questo evento. Sabrina e Carlos partono dietro ma non troppo,
all'altezza dei pacers delle 4ore (ah, non fidarsi mai dei pacers di Helsinki);
Max invece parte forte e mi ci vogliono quasi due chilometri per prenderlo.
Potrebbe essere una buona compagnia per questa mia esperienza: per un altro paio
di chilometri viaggiamo fianco a fianco sfidando, piu' che le salite, il vento
che ci spira contro. Ma al quinto, quasi senza accorgermene, abbandono Max e
parto per la mia avventura.
Un dosso artificiale non segnalato fa letteralmente volare gamballaria un
ragazzone al mio fianco... tonfo sordo e attimi di panico. Mi fermo per
costatarne le conseguenze ma lui si rialza e con un sorrisone fa segno a tutti
che e' tutto ok... non lo incontrero' piu'...
Il caldo e' opprimente ma per ora non incide piu' di tanto e un po'
l'entusiasmo, un po' il percorso per ora non difficile (per ora...) e un po'
l'idea di entrare al piu' presto nell'imponente scenario dello stadio Olimpico
(sede dell'arrivo e di tutto il resto) mi fanno passare con un folle 41'14" al
10° chilometro e al 70esimo posto... e siamo 6536 partenti!
Mi rendo conto dell'andatura scellerata, figlia di un percorso per ora facile ma
che dovro' affrontare anche al ritorno, ahime' in senso contrario, e rallento
ma.. ormai e' tardi e le prime, durissime salite gia' mi presentano il conto,
come lo hanno presentato ad una filiforme atleta Etiope gia' ferma (e con una
faccia molto.... cosi'....) dopo solo 15km.
Mi fermo anch'io, ma solo per un salutare pit-stop e riprendo, ma l'andatura non
e' gia' piu' la stessa dei primi passaggi. Comincio a sentire il caldo, il
vento, le salite e un dolore sempre piu' insistente sui miei bicipiti femorali
gia' provati da mesi di preparazione in montagna e da gare la cui misura minore
e' stata superiore ai 30km.
Mi affianca un atleta di Verona e, commentando il percorso, mi conferma che
Sommacampagna, per esempio, e' un biliardo a confronto... magari un biliardo no
ma sicuramente non presenta le difficolta' che a mano a mano stiamo affrontando.
Ora si fa dura e siamo solo al 18esimo, mi prendono due atleti spagnoli amici di
Carlos e tento di stare con loro... ci riesco fino alla mezza, dove transito
sotto l'ora e trenta ma ormai mi rendo conto che la mia gara e' finita, che la
"cotta" di New York non merita una replica e che... e che cavolo, mica corro per
vincere!!
Rallento e le gambe mi fanno comunque male e allora provo a camminare, per
lenire i dolori, e la cosa funziona e le ripartenze, dopo qualche metro di
cammino, sono sempre rassicuranti e mi permettono andature decenti per almeno
1500-2000 metri.
Ma.. ma pure qui i sampietrini? Si passa nella zona Kauppatori (pardon, del
mercato) che lambisce il Mar Baltico, unico passaggio attraverso il Keskus
(pardon, centro citta') e quei stramaledetti sampietrini che sembra mi spacchino
i piedi e proprio qui, dove e' posto una specie di giro di boa, che incrocio
Max, lui al cartello del 25esimo e io ormai in prossimita' del 27esimo. E da qui
comincia il vero calvario e saranno, fino al 40esimo, salite su salite,
inframezzate da curve strette e secche che ti fanno perdere un ritmo ormai perso
tra i cartelli dei primi 10, 15 chilometri.
Intanto, in senso opposto, giungono i pacers delle 4, delle 4.30 e delle 5 ore e
la mia attenzione si sposta tutta verso quella gente che arranca nella canicola,
alla ricerca di una bandana rossa svolazzante... alla ricerca di Sabrina o di
quello che ne e' rimasto, vista la durezza della gara.
Niente: non la vedo, e in compenso vedo salite, e curve e ancora salite e
un'auto, infilatasi li' chissa' come e da chissa' dove, che mi taglia la strada
nel bel mezzo del percorso... volano accidenti, in italiano ed in inglese, tanto
per farsi capire bene anche se il fiato e' quello che e'!
E i ponti? In una citta' di mare formata su di un arcipelago non potevano
mancare, tanto il percorso e' cosi'... "rilassante"! Ne trovo qualcuno, sul
Baltico, e di per se' il panorama e' anche godibile ma l'unico pensiero e'
rivolto al tartan dello Stadio Olimpico e ancora mancano una decina di
chilometri! Mi sorprende comunque come i finlandesi siano assiepati numerosi ai
bordi delle strade e non facciano mai mancare il loro apporto e, complice la mia
canotta tricolore con in bella evidenza la scritta "Italy", mi urlano in
simil-italiano: "Dai Ittallya.. anttiammooo.. gooo Italy... World Champion (ma
decche'??)" e addirittura piu' di uno che mi incita chiamandomi... "Cannavaro!".
Se vabbe'... mancano mafia, pizza, mandolino e Andrea Bocelli e il campionario
dei luoghi (e nomi) comuni italiani e' completo.
Mi fa comunque piacere tutto cio', piacere e sorrisi.... come sorrisi mi
strappano certi ristori con annessi strani certrioli tagliati a fettine e
immersi in uno strano olio giallastro... vorrei quasi provarne uno: o mi fa
partire come una pallina da flipper o mi fa saltare come un tappo di spumante a
Capodanno e, propendendo per la seconda delle due ipotesi, declino l'invito e
tiro avanti.
Tiro per dire, perche' la mia cadenza ha ormai tempi molto ma molto tranquilli
(l'esperienza di New York e' ben presente nella mia mente) e non mi sfiora
nemmeno l'idea di accelerare per migliorare di un minuto o due una prestazione
che credo ormai compromessa.
E allora va bene cosi', credo di andare piano anche se il vento, il caldo e le
salite non mi abbandonano e anzi, sono una pessima compagnia almeno fino al
40esimo, dove incontro un ragazzo italo-finlandese che mi porge, al termine di
una salita spaccacuore, una bottiglia d'acqua e insiste. Insiste affinche io la
prenda, ma gli faccio presente che ormai siamo al 40esimo chilometro e
preferisco fare con le mie sole forze e lo passo ma lui, stoico, mi insegue in
bicicletta e insiste di nuovo: "prendi, italiano.. e' acqua.. e' acqua pura!!".
E ci mancherebbe fosse altro.. e allora, piu' per lui che per me, la prendo. E'
di vetro, la bottiglia, e pure tappata... mannaggia.. e per riporla, dopo aver
fatto finta di usarla, mi devo chinare per non spaccarla e le mie gambe che mi
mandano a quel paese per averle fatto fare questo inatteso e pessimo "fuori
programma".
E mentre ripongo il gentile omaggio incrocio il Giorgio nazionale che sta
facendo il suo defaticante... gli chiedo come e' andata e rimango sgomento
quando mi confessa un inatteso 2.35 e un 7 composto con le dita delle mani.
Mi dispiace per lui, sinceramente, ma quel tempo rivaluta anche il mio.. tempo
che viene ulteriormente alzato da un'ultima tremenda salita proprio nel bel
mezzo del 41esimo chilometro. Una autentica collinetta da affrontare passin
passino e poi giu' attorno allo stadio e finalmente il tartan della pista.
Sono solo ma poco lontano da me un (credo) tedesco che ciondola e che non ce la
fa piu' e allora sotto con lo sprint finale. Lo speaker dello stadio annuncia
lui (con una pronuncia credo perfetta) e annuncia me (fermandosi pero' con molto
imbarazzo alle due c, pronunciate anche male, del mio cognome) e rifacendosi
pero' scandendo la parola "I-T-A-L-Y"!
Pubblico in piedi (davvero) e urla provenienti dalla tribuna allorche' il mio
sprint finale provoca il sorpasso sui resti deboli e molli del povero teutonico.
Tre e dieci e' il responso finale, non un granche' ma rimango allibito nel
leggere il mio nome sul tabellone elettronico dello stadio (e quando mi
ricapitera'?), ma soprattutto la posizione finale (118esimo!!), e dopo il
traguardo ragazzi di giallo vestiti che mi porgono tra le mani qualsiasi cosa...
anche un gelato!!
E' finita, finalmente, questa anomala e piu' maratona...mi sdraio sul prato e
poco dopo sento di nuovo lo speaker tentare, con maggiore fortuna, di
pronunciare un nome italiano: e Max (ribatezzato Cortelli dal finnico) che
chiude in 3:16. Lo chiamo, urlo, lo richiamo ma niente... e' provatissimo e in
un amen abbandona la zona dello stadio per cercare la sua borsa altrove.
Arriva anche Elena, in un comunque ottimo 3:23, che le garantisce una posizione
attorno al 20esimo posto, ma il mio primo e unico pensiero e' rivolto a Sabrina
e, soprattutto a come e quando arrivera'. Con Elena pronostico un tempo attorno
alle 5 ore, data la durezza del tutto ma memore del fatto che ultimamente
Sabrina si e' allenata spesso e bene.... e infatti per la mia gioia mi
smentisce!
La vedo entrare allo stadio attorno ai 4:36... volo (volo... oddio....) subito
oltre lo striscione d'arrivo per immortalarla nel suo ultimo metro e la vedo che
sprinta, sprinta e si beve letteralmente almeno una decina di atleti che la
precedevano... con una grinta che le avevo riscontrato solo durante gli ultimi
tremendi chilometri del Passatore. Arriva e la immortalo, aspettando poi di
vedere il suo nome e il suo risultato sul tabellone elettronico e puntualmente
appare, alla testa dello stesso e infatti.. click! Preso anche quel momento.
Basta foto! E la accolgo con un sorriso e con tanti e tanti complimenti! Ha
compiuto davvero un'impresa, io c'ero e lo posso ben dire e mi sento molto fiero
di lei... nel rapporto forza di base e prestazione finale sicuramente la
migliore del gruppetto e' stata senz'altro lei!
A proposito: il gruppetto... ne manca ancora uno... arriva dopo 5ore e tre
minuti a braccia alzate, il Carlito della Pampa: un click anche per lui prima
che mi stringa la mano e mi confessi: "Me sembra de esere un mato a corere una
maratona si' difisile como esta sensa alenamiento!".
Carlito.. sei sicuro che l'unico "mato" oggi sia stato tu?