Venezia, 22 ottobre 2006

21° Venicemarathon

Tanti auguri a me!

di Marco Stracciari

Credevo che la maratona di Milano fosse l’ultimo atto di un periodo agonistico densissimo ma una serie di circostanze mi hanno indotto, proprio in zona “cesarini”, a partecipare a questa maratona che mai, prima d’ora, mi aveva visto ai nastri di partenza.

Un’occasione per rivedere mio fratello e la sua famiglia, che abitano da quelle parti; di “misurarmi” con due compagni d’allenamento, che hanno in questa gara l’apice dei loro sforzi; per regalarmi una maratona pochi giorni prima del mio compleanno (ho una compagna che per il suo compleanno si e’ regalata una 100… ) e, non ultima, la gradita usanza di accompagnare Sabrina (ça va sans dire) in questa manifestazione che, per lei, si rivelera’ importantissima.

Ovvio, dopo tutto quello che ho fatto non ho nulla da chiedere se non una discreta prova: un “qualcosa” in piu’ per altro in un percorso che, come ho detto, per me e’ totalmente nuovo.

La mattina e’ grigia, umida ma non piovosa, a Stra, e incontro Gerardo e Guido nella piazzetta antistante la Villa Pisani, teatro (e che teatro!) della partenza.

La prima impressione e’ negativissima: la consegna della sacca degli indumenti avviene su una stradina dove sono collocati i camion che avrebbero portato i nostri “quattro stracci”. Ebbene: i camion sono posizionati vicinissimi l’uno con l’altro e vicini ad un fosso e cio’ provoca un pericoloso e fastidiosissimo caos rendendo questa pratica a dir poco impegnativa.

Guido e Gerardo, dopo le ultime rifiniture, stanno bene e hanno propositi bellicosi; Sabrina, invece, soffre per la tosse e per un fastidioso raffreddore che potrebbe compromettere una gara preparata a tavolino.

Partiamo, e Guido subito si stacca per accompagnare il gruppetto formato dalle prime donne (e la prova tv lo conferma), mentre piu’ sommessamente io e Gerardo partiamo con i palloncini delle tre ore. Tre chilometri cosi’, con loro, a ridere e scherzare sul piede di 4’15 al mille e poi un in bocca al lupo alle lepri (detta cosi’ fa ridere e infatti sara’ l’ultima battuta rivolta a loro) e poi, con un atleta protagonista nell’ultima Monza – Resegone, aumentiamo l’andatura.

Il gruppetto sembra quello buono: si viaggia ad una media di 4.06 – 4.07 tutti coperti e conviene: poco prima della mezza un fastidioso vento contrario ci induce a stare tutti insieme, mentre l’amico della Resegone decide di fare da se’ e scappa.

Tutto bene fino a meta’ gara ed oltre: il ritmo non diminuisce e Gerardo sente odore di personale. Non l’avessimo mai detto: comincio ad accusare dolori alle gambe (l’umidita’ raggiunge punte di oltre l’80 per cento) e lo comunico a Gerardo e al ristoro del 25°  mi fermo per bere un sorso di integratori. Lui fa invece il ristoro al volo e mi da’ 5 metri, gli stessi che conservera’ fino al 29esimo.

Il percorso: nella sua prima fase si sviluppa su lunghi vialoni dove si riesce tranquillamente a fare il “ritmo”; da meta’ in avanti si passa a circuiti piu’ o meno cittadini e, proprio in prossimita’ del 30°, quel maledetto e lungo cavalcavia del parco San Giuliano di Mestre che fara’ la differenza, sia per i primi e sia per gli atleti delle retrovie.

Ed e’ proprio qui che perdero’ definitivamente Gerardo e sara’ da qui in avanti che la mia gara diventera’ una sfida  contro il cronometro e contro un altro muro, quello delle tre ore, che dopo due stop si rivelera’ sempre piu’ lontano.

Il percorso, come detto, diventa durissimo: curve e controcurve, ponti e cavalcavia… e siamo solo all’inizio di questo lungo calvario che mi condurra’ al traguardo. Come? Non lo so nemmeno io… so solo che a Milano ho potuto gestire la mia corsa come meglio volevo e con una condizione atletica piu’ che accettabile; qui, invece, ho stretto come non mai i denti e affrontato ogni asperita’ come se fosse l’ultima… occhiate al cronometro e calcoli su calcoli, un po’ per esorcizzare quel muro e un po’ per distrarre me e le mie gambe dai dolori che ormai hanno preso il sopravvento.

E i pensieri sono sempre gli stessi: “a 5’ al mille finiro’ in 3:03” … per come sto potrebbe bastare ma ci provo, voglio vedere fino a dove la sofferenza lascia il campo alla tenacia e alla speranza, che credo remota, di rivedere il magico “2” alla sinistra del display dopo averlo visto, e nettamente, due settimane prima.

Il ponte della Liberta’, che per tanti rappresenta un incubo per la sua lunghezza e monotonia, a me appare come il migliore dei toccasana e dopo aver percorso 5km attorno ai 4’30, torno a viaggiare una decina di secondi sotto e rifaccio i calcoli. I risultati mi danno ragione: avanti cosi’ allora e poco importa se qualche gruppetto mi supera o se supero io qualche “dead man walking”. E’ una gara contro me stesso: la mia tenacia e la mia voglia di arrivare contro i dolori e lo stress fisico al quale sono stati sottoposti i miei muscoli fino ad oggi.

Finisce il ponte e si entra a Venezia e qui i cartelli dei chilometri sono sostituiti da una specie di count-down dei ponti: ne mancano 14 e l’arrivo sembra lontanissimo. Non ho piu’ riferimenti e corro “a casaccio”, come viene viene anche se le salite dei ponti sono l’ennesima trappola mortale disseminata in questi ultimi 12km di gara.

I crampi ai polpacci ormai sono adesso la norma e affronto le ultime salite con le gambe diritte come un robottino-giocattolo in latta, di quelli che i nonni ci regalavano quando eravamo bambini.

Un’ultima occhiata al cronometro, una piazza San Marco lasciata alle mie spalle senza accorgermene, il pubblico che incita a gran voce (ma lo sanno che e’ cosi’ importante arrivare sotto le 3?) e quando sono sulla sommita’ dell’ultimo ponte ecco il traguardo: il display dice ancora 2h58… non mi godo l’arrivo, come a Milano, e corro con tutto quello che ho da spendere per arrivare addirittura sotto le 2h59.

Ce la faccio… dai che ce la faccio… ce l’ho fatta! Secondo sub3h in 14 giorni… non l’avrei mai detto: sulla sommita’ del primo cavalcavia, quando Gerardo mi e’ scivolato davanti, non avrei scommesso una lira bucata su me stesso e invece, anche se in preda ai dolori, ho rivisto il “2”!

Raggiungo Guido e Gerardo nella zona spogliatoi: il primo ha chiuso in 2h42 dopo aver passato a velocita’ pazzesca la mezza (semrpe il solito…) e Gerardo che ha chiuso con un tempo simile al mio di Milano, con la differenza che, a onor del vero e di Gerardo, questo percorso e’ decisamente piu’ duro, almeno nei suoi ultimi 13 chilometri.

Tutti e tre siamo soddisfattissimi delle nostre prove (Gerardo e’ addirittura settimo di categoria). Mi salutano per tornare. E io rimango li’ ad aspettare Sabrina e una buona notizia, con la speranza di non vederla piu’ in la’, al meeting point, ritirata e rivestita.

Non c’e’: segno che la finira’. Lei non molla mai, nemmeno nelle giornate piu’ negative e l’aspetto, sdraiato su una panchina del vicino parco.

Non ce la faccio, e nervosamente mi giro e mi volto in questa improvvisata “sala d’attesa”. E il mio nervosismo forse come preludio di un suo grande risultato. Ci spero, perche’ si e’ allenata bene e il 4h30 di Milano, assolutamente inaspettato, potrebbe essere un bel trampolino di lancio per il risultato di oggi.

Il cellulare che squilla ed e’ lei che chiede dove sono: non le chiedo nulla, voglio sentire dal “vivo” il risultato del suo sforzo. Ci incontriamo e senza nemmeno troppo enfatizzarlo mi comunica il suo risultato: 4.24.59… e’ record personale!!

Non pare nemmeno troppo provata, segno che questo nuovo PB potrebbe addirittura essere migliorato, con altre condizioni di salute.

Mi ha fatto un gran bel regalo e dopo la soddisfazione per il mio risultato un’altra, ben piu’ grande, per il suo… e insieme ci meritiamo la gita in vaporetto offerta dall’organizzazione. Stanchi ma felici lasciamo la laguna: Venezia “spegne” virtualmente le 44 candeline sulla mia torta, consacra Sabrina con il suo nuovo personale e spegne la mia voglia di gareggiare. E nella nebbia di Venezia la mia stagione, con un debutto nelle ultra e due personali, finisce; anche se… Anche se ci sarebbe una “mezza” a Sesto il 12 novembre, me l’ha ricordato Claudio che vorrebbe divertirsi un po’ con me…tradireste voi un amico?

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