24 Maggio 2006

46^Monza – Resegone

CHIAMALE, SE VUOI, EMOZIONI
di Marco Stracciari

 

  

 

E' afoso, afoso e caldissimo il sabato che precede la gara. Si suda a stare fermi e la speranza che tutto cio' possa cambiare e' ridotta al lumicino, al miracolo. Forse, per far si' che questo miracolo accada, piu' di 450 menti si sono concentrate nello stesso momento e con lo stesso pensiero: far cambiare quelle condizioni. E per una volta, queste piu' di 450 menti sono state ascoltate nella loro preghiera. Grazie al cielo, e non e' una battuta, la sera del sabato presenta nubi minacciose e plumbee e un vento mai visto in questi ultimi tempi. Si scatena l'inferno, preludio del paradiso che ci attendera', tutti, sia a livello meteo che emozionale; e col fresco di una serata bagnata dalla pioggia e dalla fortuna parte questa grande emozione che si chiama (scusate la rima) Monza-Resegone.

Un'emozione che dura 43 chilometri, meno di 4 ore per i piu' bravi e i piu' fortunati, di piu' e molto di piu' per chi ha come unico obiettivo quello di arrivare lassu', dove un piccolo rifugio, una luce fioca e tanto buio attorno li attende.. questi piccoli grandi eroi di una notte da ricordare. Tempo a parte, non inizia sotto i migliori auspici questa mia personale avventura in quella che diventera', a posteriori, una delle piu' belle gare da me mai disputate. Sono gia' nervoso di mio (e questo e' normale) nonostante le parole e i sorrisi di circostanza. L'inaspettato ritardo di Claudio, uno dei miei due compagni di avventura, accompagnato da Ernesto (la nostra “ammiraglia” a due ruote), non fa che incupire il mio gia' “incerto” stato d'animo. Lui pero' e' sereno, anche se prima della

partenza dovremo sbrigare ogni nostro rituale in tutta fretta. Norberto, il terzo del nostro team, ormai e' un veterano (e' alla decima presenza) ma anche in lui si “legge” un certo fermento. E' normale, e' il pre-gara di una gara dove si sa che si parte ma non si sa se e come, soprattutto, si arriva. Sono nervoso, dicevo, a differenza dello scorso anno dove mi sentivo piu' sicuro e preparato e solo la presenza di Sabrina mi e' di conforto e di sostegno. Sabrina mi accompagnera' in ogni dove, prima della partenza, per poi aspettarmi, con papa' Peppino al fianco, fino la'... dove spero di arrivare. Sono le 22 e 15 e 30 secondi e la bandierina si abbassa.... tocca a noi. Quello che e' fatto e' fatto e ora siamo soli con le nostre speranze, le nostre aspirazioni, la nostra testa, le nostre gambe e

soprattutto il nostro cuore. E con Ernesto, che in bicicletta ci sosterra' e ci aiutera' tutte le volte che ne avremo bisogno. La partenza e' veloce, complice il primissimo tratto in discesa e in un attimo abbandoniamo Monza per addentrarci nel centro di Villasanta, un luogo che mi ha visto, una settimana prima, protagonista in una staffetta-razzo di duemilametri corsa in meno di sei minuti e mezzo. Ma questa e' un'altra storia... questa, di storia, sara' molto ma molto piu' lunga, sofferta come mai si soffre per una gara podistica: ma e' giusto cosi' perche' questa non e' una gara ma LA gara... questa e' la Monza-Resegone. E come da tradizione i paesi si vestono a festa; la gente, molto ordinatamente, si assiepa ai bordi della strada e urla, incita, applaude, partecipa. E pensare che

Milano e' cosi' vicina, ma per mentalita' cosi' distante... Attraversiamo Villasanta, poi sfioriamo Arcore per poi dirigerci verso Usmate: sempre veloci come all'inizio, con un ritmo superiore ai 14km orari ed e' Ernesto che, con il suo contachilometri, ci fornisce i “dati” della nostra andatura. La tanto improvvisa quanto desiderata frescura di questa mite serata ci porta, senza quasi accorgercene, al decimo chilometro. Abbiamo superato gia' molte terne piu' lente di noi, quelle che si accontentano di arrivare (ed e' gia' un bell'accontentarsi!) e sempre con un passo attorno ai 4.15 al km entriamo a Cernusco Lombardone. Qui incontriamo una terna di amici, al debutto, che salutiamo e facciamo loro un “in bocca al lupo”. E' difficile trovare una terna senza alcuna esperienza e quindi

ancora maggiore sara' il valore di questa loro avventura. E uno dei tre, Alberto, che compira' gli anni proprio mentre portera' a termine questa sua personale avventura: ha deciso di farsi proprio un bel regalo! Ci allontaniamo definitivamente da loro, i ritmi sono regolari come regolare e' la disposizione: io davanti a fare l'andatura, ogni tanto rimproverato per la mia tendenza ad “allungare” il passo; Claudio nel mezzo e Norberto dietro a sfruttare la scia. Siamo quasi costretti a procedere a “trenino” perche' altrimenti, visto che si corre su una strada provinciale aperta al traffico, sarebbe pericoloso anche se in questa particolare circostanza le auto, generalmente, si comportano bene con i podisti. Nel frattempo siamo superati da alcune terne fortissime: quella composta dal

trio Zenucchi- Calcaterra-Cilento viaggia velocissima con un ritmo vertiginoso e anche il trio con a capo Luigi Carbone non e' da meno. Dopo Merate, verso la discesa di Calco, veniamo “risucchiati” anche dal trio di Mario Fattore con il quale scambio qualche battuta su una foto di Sabrina pubblicata sul suo sito personale e dopo averlo raccomandato di salutarmi l'amico Enrico. E intanto nessun cedimento da parte nostra, anche se l'andatura quasi suicida dei primi dieci chilometri ha lasciato il posto ad un'andatura piu' regolare e cadenzata. Sempre io davanti a dettare i ritmi, finche' si puo'... finche' ne ho... ma sui falsipiani che ci dividono da Calolziocorte credo di poter fornire buone garanzie: mi sento superallenato per questo tipo di percorsi e non temo certo le piccole

salite e le piccole discese che via via percorriamo. Siamo raggiunti, nel frattempo, da un'altra squadra, la numero 100 (pettorale da me e Norberto indossato nell'edizione 2002). Con loro formiamo un trenino composto da sei elementi: la loro andatura non e' notevolissima e si viaggia comodamente attorno ai 4.20-4.30 al mille anche se un'altra volta mi sento rimproverare per cercare piu' volte di non staccarmi ma di stare incollato a loro. I miei due compagni invece, forse timorosi o forse piu' saggi di me, mi esortano a mollare la presa ma loro procedono a strappi e i ricongiungimenti sono di fatto automatici... e con loro arriviamo al 30esimo con un ottimo tempo:. 2h08'. Siamo ad Olginate e anche qui urla, applausi e battimani per tutti e la gente, davvero tantissima, che e'

protagonista come sempre.. la gente che tanto ci aiuta con la loro presenza, questa gente che da qui in avanti non troveremo piu' fino ad Erve e poi da li' il buio.. la nostra solitudine e una montagna da scalare nel senso letterale del termine. Ma Erve e' ancora lontana, almeno 6km, mentre i primi problemi sembrano giungere cosi', quasi all'improvviso. Rivolgo ai miei due amici la classica domanda che si fa in simili circostanze: “come va ragazzi?”. Norberto non risponde e Claudio teme per i suoi gia' duri polpacci, e da qui alla fine sara' solo salita, solo sofferenza e nient'altro. Siamo partiti da circa due ore e 17 minuti e incontro zio Minetti e il suo clan... stanno procedendo bene considerato che Tino, suo compagno di avventura, solo un mese fa era sotto i ferri del chirurgo

per un problema al ginocchio. Bene anche loro quindi e anche noi, sembrerebbe, con la terna numero 100 staccata di qualche passo. Sembrerebbe, dicevo, perche' dopo pochi metri di salita ( e ci mancano ancora una decina di chilometri ) Norberto comincia a dare i primi segni di cedimento. Dapprima corricchia poi, complice la prima delle tante rampe di scale che dovremo affrontare, cammina...e fin qui tutto bene. Poi, di nuovo sulla strada, rallenta... lo sguardo cambia... la mascella e' piu' bassa e anche la posizione delle braccia rappresenta un segnale che nulla di buono fa presagire. Norberto ha bisogno di aiuto, quantomeno morale ed e' qui che dovrebbe entrare in azione la “squadra”.. finora sono stati 32km di “trasferimento” ma la gara vera comincia qui, quando le

forze cominciano a venir meno e le gambe sono sempre piu' pesanti. Da qui l'atleta lascia il posto all'uomo e al suo cuore, alla sua voglia di arrivare e al suo istinto... e il resto, soprattutto per chi mai ha provato questa esperienza, non e' altro che chiacchiere da bar. Ancora rampe di scale e qui Norberto, con il suo passato-presente di “scalatore”, sembra non avere particolari problemi ma quando si affrontano nuovamente i tornanti e questa lingua di asfalto tutta zig-zag allora lo vediamo cedere.. al punto che si scusa con noi capendo che ormai per lui la benzina sta finendo. Si scusa per quello che doveva essere e che non sara', almeno nelle sue previsioni. Claudio gli e' a fianco e lo incita, io due-tre metri piu' avanti per tentare di abbozzare un'andatura degna. Niente da fare...

rallento.. mi fermo e lo aspetto e cammino con lui, e sempre Claudio al suo fianco... ormai non abbiamo piu' nulla da perdere: dobbiamo arrivare in tre, vada come vada, l'unica regola e' questa. Si affianca a noi la squadra 93, quella di Robertino. Sono amici di Villasanta e ci conoscono bene e sono sorpresi di questa nostra defaillance anche se sono convinto che il passato-presente di Norberto, fatto di sentieri di montagna e rocce, lo aiutera' nella parte piu' difficile e pericolosa della gara. Lo confido sottovoce a Claudio che annuisce e mi da' ragione: “il nonno sembra moribondo ma quando vedra' i sassi fa morire prima me e poi te!”... mai profezia fu veritiera! Con la squadra di Roberto al fianco intravediamo Erve, ultimo agglomerato urbano prima del terrificante “Pra' di

Ratt”, atto conclusivo ma lunghissimo e faticosissimo della nostra avventura. Siamo partiti da due ore e 57 minuti e raggiungiamo Erve, in sei, noi e la squadra 93... un boato da stadio ci accoglie.. roba da brividi, anche perche' la temperatura lassu' a circa 600 metri di quota e' freschissima... quasi da golfino a manica lunga. Sto bene, incredibilmente bene e la crisi di Norberto, anche se involontariamente, ha aiutato me e Claudio ad arrivare freschi; con la gamba giusta, la concentrazione giusta e con il cuore che pompa si' litri e litri di sangue ma mai con affanno. Erve e' stretta e lunga e tutta disposta in leggera salita, Norberto sente “puzza” di montagna vera e a poco a poco si riprende e complice un ristoro posto ad inizio paese stacchiamo la squadra di Roberto, ci inoltriamo nel

bosco ma da qui in avanti saremo soli: non sara' piu' possibile nemmeno un minimo contatto con Ernesto.... ora tocca a noi, solo a noi.. E qui piu' che in ogni altro momento dobbiamo fare gruppo, aiutarci moralmente e fisicamente perche' e' qui che la crisi, quella vera, e' dietro l'angolo pronta a sbucare all'improvviso. Troppe volte si vedono podisti che fin qui stanno bene e poi crollano, vinti da una forza misteriosa che prima li abbraccia poi li stritola, senza preavviso... senza un motivo. Inizia il sentiero e inizia il buio. Affrontiamo queste prime durissime asperita' camminando velocemente. Incrociamo un trio misto ma francamente non riconosco ne' le voci ne tantomeno i volti... e' buio e la concentrazione e la voglia di arrivare sono troppo presenti in noi per farci

distrarre. Sto ancora bene e anche Norberto sembra definitivamente ripresosi da quel brutto momento e addirittura si porta in testa a dirigere questa piccola carovana di disperati. Claudio nel frattempo ci incita: ha una voglia di arrivare, una forza e una grinta dentro che la spaccherebbe in due, questa benedetta montagna ma le circostanze ci inducono a stare calmi e distribuire bene le forze. Siamo partiti da circa 3h15' e inizia il tratto di arrampicata: il terribile Pra' di Ratt. Una volta li' non si puo' piu' tornare indietro e lassu' si deve arrivare, ad ogni costo e in ogni condizione, anche la peggiore. E la mia, di condizione, viene subito meno.. un piccolo crampo, un altro e un altro ancora... non esiste! Sono stato benissimo finora e all'improvviso i crampi, sempre piu' forti, sempre piu'

frequenti e sempre nello stesso punto: la coscia sinistra. Il cambiamento di ritmo e soprattutto il cambiamento di falcata stanno producendo in me un effetto mai avuto prima: e a ogni passo un dolore devastante mi prende le gambe e il cervello e mentre Claudio cerca di spronarmi, vedendo ormai vicino il traguardo dell'under 4h. Io, invece, rallento sempre di piu' fino a fermarmi. E siamo nel bel mezzo del bosco e di quel ripidissimo sentiero di montagna che affrontato in condizioni normali gia' e' difficile, figurarsi dopo tre ore di corsa! Non ce la faccio piu', ogni passo e' una sofferenza atroce e lo comunico, quasi con le lacrime agli occhi per il dolore e il dispiacere, ai miei compagni. Quello che e' stato e che forse non sara'... per colpa mia, per un “male subdolo” con il quale mai, nella

mia carriera di podista, avevo fatto i conti. Claudio mi incita ancora ma in tutta risposta si becca il mio primo ed unico “vaffa” della serata... “vuoi che non sia io il primo a finirla? Ma se non ce la faccio non ce la faccio!” E purtroppo e' proprio una questione di gambe, non di testa.... e nel frattempo la squadra numero 100 ritorna sotto e ci supera, la 93 (quella di Robertino) ci supera e anche Matteo, con il suo improvvisato ma efficacissimo team, ci affianca e ci supera. Ma nel frattempo saliamo, anche se non con un'andatura velocissima; e il tentativo, l'ultimo, di Norberto di darmi una mano provoca una fitta lancinante alla mia povera gamba: sento i muscoli che si arrovellano fra di loro e caccio un urlo tremendo di dolore. Sembra davvero finita. Un ragazzo ci

avvisa che mancano circa 10 minuti alla Bocchetta, zona di ristoro e la fine di questa tremenda asperita', dove un piu' dolce sentiero ci portera' dritti dritti alla zona di arrivo. Dieci minuti che sembrano un'eternita', ma nonostante i dolori non mi do' per vinto...e salgo, e salgo ancora e non vedo l'ora che questi dieci minuti passino in fretta, come quando faccio qualsiasi altra cosa... ma ogni mio passo e' un urlo di dolore..e quei dieci maledetti minuti che sembrano non passare mai, davvero mai. Norberto mi avvisa che ci siamo quasi e un altro addetto al percorso mi dice che siamo a meno quattro minuti dalla Bocchetta.. ma io sta cavolo di Bocchetta non la vedo mai, e l'odore del petrolio delle torce poste ai bordi del sentiero che mi entra nel naso mi rende difficoltosa anche la

respirazione... mancava anche quella! Ma di li' a poco sento Norberto che comunica ai giudici il nostro arrivo... ci siamo, grazie al Cielo! Scollino con Claudio dietro, mi fermo ad un ristoro e succhio uno spicchio di limone, mi verso in testa due bicchieri di acqua e ripartiamo. Ora la salita sara' meno ripida e irta di insidie, anche se ogni tanto ci sara' da superare qualche ostacolo naturale ma niente a che vedere con l'inferno che ho appena lasciato. Camminiamo, anche se quello, in condizioni normali, sarebbe un tratto da poter quanto meno corricchiare: ma il buio (nonostante le nostre lampade frontali), il burrone alla nostra destra e le mie piu' che precarie condizioni ci inducono a non strafare. Il peggio sembra passato ma improvvisamente un'altra crisi di crampi: la piu' forte, la

piu' dura da superare. Mi lascio cadere sulla sponda del monte, adagiandomi sull'erba.... questa volta e' finita! Non riesco nemmeno a rimettermi in piedi.. Claudio e' con me, Norberto rallenta... non so piu' come fare. Dapprima Claudio prova ad incitarmi (come risposta, secondo “vaffa”) e poi, spinto piu' dalla disperazione che da altro, mi massaggia vigorosamente l'arto colpito. Mi passa.. provo a camminare e va tutto bene.. incredibilmente, dopo qualche decina di metri di warm-up, provo addirittura a correre: risposta esatta! Non credo a me stesso, tutto e' passato e appena i miei compagni mi vedono correre, iniziano a correre increduli anche loro: il tratto lo permette e solo qualche roccia da attraversare ci rallenta un po'. E in una di queste Norberto si offre di aiutarmi, invito

che con immenso piacere rifiuto: e' il segnale che aspettavo, e' il segnale che aspettavano soprattutto loro, i miei due amici. Oramai non manca molto e nonostante tutto siamo ancora dentro alle quattro ore e dobbiamo sbrigarci, e quella che sembrava fino a poco tempo prima mera utopia ora torna ad essere ben piu' di una speranza e con passo spedito affrontiamo le ultime asperita' e l'ultimo tratto di sentiero. Siamo partiti da 3h50' e Claudio comincia a barare... approfittando del mio stato di completa trance agonistica e psicofisica mi confessa di sentire le voci che arrivano dall'alto, dalla Capanna Monza, teatro del nostro arrivo. Addirittura riesce a dirmi che vede le luci... e non e' una visione ma sto sufficientemente bene per rispondergli questa volta non con un vaffa ma

con una battuta che ci fa sorridere... mentre l'ultima salita ormai ci aspetta dietro l'angolo. Superiamo la croce, posta alla nostra sinistra e ultimo segnale prima dell'arrivo.. siamo partiti da 3h54' e gia' Claudio lancia urla di vittoria...”Daiiii.. ce l'abbiamo fatta!!!... ce l'abbiamo fatta!!!” Il suo entusiasmo e' incontenibile ma manca ancora un tratto molto ripido ed insidioso ed in piu' la pioggia delle ultime ore ha reso molto scivoloso... e' un attimo mandare tutto a donzelle di facili costumi proprio in questo momento... sarebbe un'autentica beffa! 3h55' dalla partenza e la voglia di arrivare e' troppa e anche Norberto si lascia andare a premature ed entusiastiche esultanze... io no.. lo voglio vedere in faccia quel dannato striscione con la scritta “ARRIVO”... voglio sputare le ultime gocce di

sangue prima di abbandonarmi all'entusiasmo. 3h56' dalla partenza e quelle che erano solo parole ora sono una realta': si odono le voci delle persone su in capanna.. le urla.. le fioche luci che annunciano la fine delle fatiche e l'inizio della festa ma ancora non canto vittora, come i miei due amici, e procedo addirittura correndo dove solitamente ci si gusta l'impresa camminando. Il terreno e' viscido, melmoso ma non mi spaventa piu' nulla e ho in testa solo un pensiero: arrivare. 3h57' dalla partenza e l'ultimo zig-zag prima della fine: ora e' veramente finita e sono sfinito, talmente sfinito che non ho neanche la forza di alzare le braccia, mentre Claudio urla a squarciagola la sua gioia... voglio solo esaudire due desideri: rivedere Sabrina, che so che e' lassu' con papa' Peppino

ad aspettarmi e voglio un “qualcosa” di orizzontale e sollevato da terra per potermi sdraiare, finalmente, e potermi godere questo mio momento di gloria. 3h57'21” dalla partenza e il boato, un autentico boato, accoglie il nostro arrivo... la voce di un giudice che annuncia ufficialmente che abbiamo terminato la 46esima edizione della Monza- Resegone e il beep dei nostri cronometri. E' finita, finalmente... e sono talmente stanco che alla vista di Sabrina, raggiante per il mio arrivo, non riesco a fare altro che darle un cinque alto per poi sdraiarmi su di una fredda ma mai come oggi tanto sognata panchina in cemento armato... e subito Sabrina che piomba vicino a me per complimentarsi e per accertarsi delle mie condizioni. E con lei pure un infiermiere che mi chiede se ho bisogno di

qualcosa: “Ma di che cosa, amico?”. Mi godo appieno questo momento.. vorrei piangere ma sono talmente stanco che persino le mie lacrime hanno i crampi... sono felice, tanto... la mia prima Monza-Resegone corsa sotto le 4 ore, la mano di Sabrina che mi accarezza il viso e il suo dolce sorriso davanti ai miei occhi che non riescono a piangere, i complimenti di papa' Peppino, e laggiu'... laggiu' i miei due compagni che credevo di aver tradito e che invece zompettano e urlano felici nel cortiletto del rifugio. Sono queste le ultime cartoline di una gara pazzesca, cartoline che portero' nella mia memoria e nel mio cuore per non so quanto tempo... cartoline finali di una notte da non poter dimenticare mai, perche' la Monza – Resegone non si dimentica, perche' la Monza-Resegone e' tutto questo...

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