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Monza, 18 Luglio 2006
MONZA-RESEGONE: LA CORSA CHE NON FINISCE MAI
di Franco Valcamonica |
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La Monza Resegone è una gara podistica a squadre di tre elementi, sul percorso di circa 42 chilometri che unisce il centro cittadino di Monza al Rifugio Alpinisti Monzesi. Come è noto a molti, la competizione, organizzata dalla Società Alpinisti Monzesi (”S.A.M.”), si disputa a giugno, il terzo o quarto sabato del mese, in occasione delle manifestazioni celebrative di San Giovanni, patrono di Monza. La difficoltà della gara, ma anche la sua unicità, consiste nella partenza “in notturna” dai portici dell’Arengario, con arrivo a quota 1.220 metri, nella notte tra il sabato e la domenica.
Sabato 24 giugno scorso si è disputata la 46a edizione, con l’iscrizione record di 155 squadre, per un totale di 465 concorrenti. Sono giunte regolarmente al traguardo 139 squadre, per un totale di 417 atleti, di cui 39 donne e 378 uomini. Anche questo è un record, sia per il numero di arrivi, sia per la modesta percentuale di ritiri (circa il 10%).
Sono lontanissimi gli anni della sua nascita, quegli anni ’20 del secolo scorso nei quali la crisi economica post-bellica aveva generato una diffusa povertà della popolazione italiana. E così, quando lo Sport (con la lettera maiuscola, quello olimpico per intenderci) era riservato ad una ristretta cerchia di borghesi, i ceti meno abbienti si accontentavano di attività ricreative vicino a casa, veramente poco o nulla costose. Ove possibile, si organizzavano scarpinate in montagna in compagnia, e magari qualche gara di marcia per le vie del quartiere, la domenica mattina. Attività che non necessitavano di adeguata preparazione atletica, né di specifica attrezzatura, comunque inaccessibile alle tasche dei partecipanti. I cittadini di Monza, della Brianza e del lecchese vedevano le cime delle Grigne e del Resegone proprio dietro i tetti delle loro case. In quegli anni, alcuni pionieri dell’alpinismo iniziavano la loro attività, segnando la storia alpinistica delle montagne “di casa”.
Fatta salva la parentesi degli anni 1947-1955, nei quali lo spirito della rinnovata corsa non era sostanzialmente diverso da quello delle sue origini, si giunge agli anni ’70, nei quali le corse su strada cominciarono ad essere considerate fenomeno di massa. Molti cittadini, vittime della vita sedentaria e con qualche chilogrammo da smaltire, iniziarono quest'attività sportiva, salutare, pratica ed economica.
Questo nuovo movimento sportivo popolare, che dava origine a numerose corse domenicali su percorsi provinciali o cittadini (si pensi, ad esempio, alla mitica “Stramilano” che nacque proprio all’inizio degli anni ’70) consentì alla S.A.M. di riproporre la corsa in chiave moderna, mantenendo solo il percorso originario e lo svolgimento in notturna. Molti soci del sodalizio monzese erano testimoni dei tempi trascorsi e depositari di una sorta di ”brevetto” che non ritennero opportuno trasferire ad altre nascenti organizzazioni sportive. I loro figli ed amici potevano raccogliere questa preziosa eredità, da rilanciare ad una nuova generazione di atleti amatoriali, ma sempre più evoluti nella loro specifica preparazione, ben allenati ed ottimi conoscitori delle proprie possibilità fisiche che misuravano in moltissime corse su strada. Ora, fatti salvi i rilievi cronometrici che differenziano i vincitori dalla massa dei partecipanti, non ci sono più grandi differenze di allenamento, alimentazione, abbigliamento tra i primi e gli ultimi arrivati. Tutti giungono preparati ad affrontare questa dura prova, senza improvvisazione. Lo spirito pionieristico ha lasciato spazio alle regolari metodiche di preparazione ed una diversa e approfondita cultura sportiva appartiene alla popolazione dei “runners”, dilettanti solo perché corrono per puro divertimento e benessere.
Ho voluto raccontare questa breve storia per ricordare un aspetto fondamentale, che talvolta sfugge a chi osserva la corsa in transito e ne legge, anno dopo anno, risultati e successi, sia in termini di prestazioni sia in termini di partecipazioni. Mi riferisco al complicato aspetto organizzativo che presuppone il regolare svolgimento della gara, su un percorso all’80% aperto all’intenso traffico notturno della vecchia statale 36, con partenza ed arrivo distanziati da 42 km., con oltre 1.000 metri di dislivello. Sono, anche questi, elementi “atipici” che impongono rigorosi criteri operativi, di controllo ed assistenza e che esigono adeguate capacità coordinative e di affiatamento di una grande squadra, composta da centinaia di individui di poca visibilità, ma di grande spessore. Uomini e donne che, come gli atleti della corsa, sono efficienti e preparati, ed hanno cancellato la parola improvvisazione dal loro vocabolario.
Per tutti vale il principio che il giorno e la notte della corsa hanno priorità assoluta. Non c’è spazio, sulle loro agende, per altri eventi o impegni, che sono da procrastinare. Per molti, invece, si tratta di riprendere a lavorare di nuovo all’inizio dell’autunno prossimo, dopo il periodo delle vacanze familiari. La Monza Resegone è un cantiere in continua evoluzione, nel quale si costruisce il nuovo evento, da consumare nello spazio di una notte, ma da preparare in lunghi mesi di attività poco visibile. Il lavoro della squadra è completamente gratuito, anzi, l’impegno di ciascun individuo è, tra gli altri, la ricerca di fornitori di beni e servizi che applichino dei prezzi convenienti, compatibili con lo stringente preventivo di spesa. E’ di fondamentale importanza la ricerca ed il contatto con gli “sponsor”, vecchi e nuovi, che assicurano parte delle copertura finanziaria, al fine di contenere i costi di iscrizione a livelli accettabili.
Sono da compiere, con gradualità e costanza, le fasi burocratiche dei permessi amministrativi, i preparativi per i supporti cartacei divulgativi della gara, i raccordi ed i contatti con i necessari aiuti esterni: Croce Rossa, Radioamatori, Protezione Civile, Gruppi Alpini, Carabinieri e Polizie locali, Pro Loco, Associazioni Sportive, Sindaci ed Amministratori, Corpo Forestale, Cronometristi. Tutto ciò avviene in un clima di grande amicizia, nonostante la crescente tensione che accompagna i mesi ed i giorni della vigilia della corsa, quando il tempo sembra non bastare mai. Sono momenti di grande intensità, vissuti ogni volta con l’entusiasmo e la passione della prima. Molto spesso l’intervento di coordinazione è veramente minimo: ciascuno arriva al momento giusto ed apporta le proprie competenze e capacità, propone suggerimenti e migliorie, avanza nuove idee che ha maturato anche sulla base della propria esperienza.
In un lavoro organizzato di gruppo non conta quantificare e pesare ciascun contributo individuale per classificarne l’importanza ed i meriti. E’ invece prevalente che il funzionamento delle attività sia assicurato in ogni dettaglio, anche se piccolo ed apparentemente trascurabile: occorre confidare sulla sicurezza che ciascuno compierà l’azione giusta nel momento in cui viene richiesta oppure si rende necessaria. Su questa sicurezza, che non è fino ad ora venuta meno, si fonda il successo di una corsa che per i concorrenti finisce di notte, alla Capanna Alpinisti Monzesi, ma che per l’organizzazione non finisce mai!
Con queste parole intendo dunque ringraziare sentitamente tutto il gruppo di lavoro, soci della S.A.M., amici e parenti spesso coinvolti anche all’ultimo momento, che poi si affezionano alla corsa e si rendono disponibili per la prossima, e così via in una concatenazione fluidificante, senza soluzione di continuità. Così, grazie a loro, la Monza Resegone può proseguire ininterrottamente, e dunque non finire mai.