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24 Giugno 2006 Tradate-VA-
UN ATROCE DILEMMA:
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Giusto qualche minuto fa, prima di accingermi a scrivere questo nuovo racconto, mi è venuto in mente che tra qualche giorno potrò festeggiare il mio primo anno da podista. Curioso pensare che a 52 anni sei ancora un pivellino in qualche manifestazione della tua vita, e se da un certo punto di vista un po’ mi spiace essere arrivato cosi tardi a godere della bellezza di questo sport, per contro mi entusiasma l’idea di avere davanti (lo spero proprio) ancora parecchi anni di sano divertimento podistico.
Ai primi di Luglio dell’anno scorso nasceva dentro di me l’idea di provare a misurare le mie capacità: dato che le corsette al Parco per abbassare i livelli di colesterolo stavano diventando sempre più lunghe e gratificanti, galeotta fu l’home page del sito della Mezza di Monza.
All’inizio pareva un colpo di testa ma dopo tre mesi, in quegli ultimi 500 metri di gara corsi con le lacrime agli occhi mentre dentro di me continuavo ad urlare “ce l’ho fatta, ce l’ho fatta” arrivò il colpo di fulmine.
Ed il caso ha voluto regalarmi quest’anno tante prime volte, o meglio, tante prime edizioni, quasi che parecchi organizzatori in giro per l’Italia, di comune accordo, avessero voluto farmi il loro personalissimo regalo d’ingresso in questo mondo.
Ed io non me ne sono lasciata scappare neanche una: la prima edizione della Santa Margherita-Portofino, Il Trofeo Corrimilano, la mezza della Barona, addirittura l’edizione numero zero della maratonina di Vigevano.
E quando il Tapa Socio mi manda una mail con scritto “che ne dici di questa?” con relativo link la decisione non è già più un dubbio ma una certezza.
Prima edizione, mezza maratona quasi serale dentro un parco. Ci si va, alla grande.
L’unica difficoltà era metabolizzare il fatto di andare a correre nelle vicinanze di Appiano Gentile. Che c’è di strano direte voi. Non è un bel posticino? Dolci e verdi collinette intorno ad un bel Parco? Comprensorio urbano piuttosto raffinato? Ma per due che ancora prima di nascere erano già milanisti andare a gareggiare in zona nerazzurra, insomma….
Poi però guardiamo meglio la cartina della zona e scopriamo che l’arrivo e la partenza sono a Tradate, esattamente dall’altra parte del Parco Pineta: meglio cosi e se per caso ci fanno arrivare fino ad Appiano, va be’, vuol dire che correremo qualche minuto canticchiando sottovoce “non mollare mai…..non vincete mai….” ovviamente riferito a noi due ed ai nostri sforzi e risultati podistici.
Ben sapendo di essermi fatto qualche nuovo “amico” vi racconto come è andata questa bella e tosta corsa e se siete Tapascioni, magari interisti, sappiate che vi voglio bene lo stesso.
Il nostro è tutto un altro sport ed al nostro livello è ancora più sano e più bello.
Quella volpe del mio socio pensa bene (dopo mesi di problemi vari alla schiena) di andare proprio mercoledi da un osteopata per farsi dare una sistemata.
Esce dallo studio saltando come un grillo, tutto contento della manipolazione che lo fa sentire come nuovo. Infatti come arriva a casa si china per raccogliere una cosa e…non si rialza più. Ovviamente con dei dolori tremendi.
Mi manda giovedi una mail ,disperato, raccontandomi cosa gli è successo, mi scrive che fa fatica anche a lavarsi la faccia e che il “santone” gli ha detto che è una reazione normale per via della mutata pressione esercitata dal sangue sui dischi vertebrali ecc. ecc.
In poche parole ti saluto allenamento del giovedi e per sabato ci sono seri dubbi che potrà venire.
Antonio non lo sa, ma io ho un paio di idee: la prima è che non ho assolutamente voglia di fare una gara nel senso classico del termine, dall’inizio dell’anno credo di averne fatte già parecchie e tutte con grande soddisfazione. La prossima “vera” gara sarà il 17 Settembre: Mezza di Monza, la mia corsa del cuore, un percorso spettacolare: venite in tanti, garantisco io. E se non sarete soddisfatti beh, visto come corro io, non avrete certo problemi a prendermi per dirmene quattro.
La seconda idea è di portare quel “lumacone” di Antonio a migliorare il suo personale. Nonostante gli sforzi e l’aiuto tecnico, organizzativo ed umano che gli ho profuso in questi mesi non è ancora riuscito a scendere sotto il muro di 1h e 50’: e non è poi cosi lontano, gli manca proprio poco.
Sarà che se invece del sottoscritto si affidava all’indubbia capacità del Dr. Tavana sarebbe diventato lui il Tapa Gasparotto con tanto di supporto mediatico di alto livello al posto delle mie crono-stupidate?
Concordo perfettamente con quello che state pensando.
Ma quando mi telefona nel primo pomeriggio di sabato, capisco subito dal tono di voce quello che sta per dirmi. “Altro che correre, mi dice, faccio ancora fatica a camminare”. Ed è demoralizzato di brutto, ci teneva proprio tanto a fare questa corsa.
La telefonata incide negativamente anche sul mio umore perché non ho tanta voglia di andare fino a Tradate da solo: ormai tutti i piani sono saltati ed anche se con poca voglia preparo ugualmente la borsa e prima delle 17 parto da casa.
Appena arrivo sulla circonvallazione di Monza il termometro dell’auto segna 35 gradi: ma chi me lo fa fare, qua c’è il rischio di schiattare. E mentre sto seriamente considerando l’ipotesi di tornarmene indietro, dal profondo di qualche anfratto del mio cervello spunta fuori un pensiero balordo.
Incomincio a ridere, l’umore cambia di colpo ed adesso a Tradate ci vado volentieri.
Arrivo tranquillamente seguendo le indicazioni, parcheggio, prendo la borsa e mi avvio al punto di ritrovo che è situato nel cortile della bella Biblioteca Frera.
Dopo quasi 1 km di camminata come arrivo mi imbatto in una lunga fila di runners in coda al banchetto del ritiro pettorali. Per fortuna che sono ben in anticipo e pazientemente aspetto il mio turno. Recupero il pettorale e mi danno una bella maglietta ricordo. “E’ questo il pacco gara?”, chiedo. Si e non c’è altro: mi viene da pensare che in una qualsiasi tapasciata Fiasp per 15 Euro te ne torni a casa con almeno quattro borse della spesa stracolme, ma è la prima edizione, non avranno trovato molti sponsor e va bene cosi. “Spogliatoi?” domando. “Non ci sono”. Bene. “Deposito borse?” “Neanche”. Ok, ho capito. E mentre dentro di me continuo a ridere, prendo la borsa e torno alla macchina per cambiarmi: fortunatamente ho parcheggiato in una via poco trafficata, credo di non essere un grande spettacolo da svestito. Benedico il momento che ho deciso di mettere in borsa i pantaloncini con il taschino interno (cosi non dovrò farmi la corsa con le chiavi della macchina in mano) e ritorno in zona partenza. Questa volta è riscaldamento. Sul traguardo è già presente l’abbronzatissimo Omodeo che lavora già pesantemente di microfono: ed a causa della coda nella consegna dei pettorali ci avvisa che la partenza è ritardata di 15 minuti. Cosi potrò fare un buon riscaldamento, penso, anche se sono già bollente.
E finalmente arriva il momento della partenza: ci facciamo uno scrosciante applauso, colpo di pistola e si parte. C’è gente ai bordi della strada mentre facciamo un giro all’interno di Tradate ma non è ancora finito il primo km che la strada comincia a salire. Al secondo si sale ancora. Al terzo pure e mentre comincio a pensare che si sta mettendo male appare un miraggio. Qualche vero “genio” ha montato un’asta verticale collegata ad una canna dell’acqua e dagli ugelli fuoriesce una fitta pioggerellina vaporizzata. Il passaggio li sotto dura un attimo ma con quel tasso di umidità sembra di essere sotto le cascate del Niagara. E di queste cascatelle ne troveremo altre. Al primo ristoro (mentre si sale sempre) uso una bottiglietta per farmi la doccia, l’altra me la bevo. Fa un caldo terribile. Il percorso è molto bello, tutto su asfalto in una larga strada che attraversa il Parco Pineta: ai lati una rigogliosa vegetazione fatta di piante di alto fusto copre anche il cielo e finchè continui a vedere del verde sopra di te non riesci a capire quando prima o poi arriverai in cima a questa serie di collinette. Verso il 9^ km c’è una bella discesa illusoria: in fondo, dritto davanti a noi, si staglia il “Mortirolo”: questa salita è tosta e non è neanche corta. Al passaggio del 10^ km un fenomeno con una canna d’acqua in mano ci annaffia alla grande: se fosse stata una donna mi fermavo a baciarla. Qui siamo in un paesino, le campane della chiesa ci accolgono festanti, la popolazione locale pure, mentre un secondo speaker ci prende per i fondelli. “Dai ragazzi, dice, il pezzo duro è finito. Il ritorno verso Tradate è più agevole”. Pietosa bugia, di salite ce ne saranno ancora, eccome. Come svoltiamo l’angolo di una casa veniamo investiti in pieno da una bordata di vento. Alzo la testa e vedo che il cielo si è fatto bello nero, vuoi dire che ci fa il favore di piovere?. Almeno la temperatura si rinfresca un po’, giro la visiera del berrettino all’indietro e avanti con i saliscendi, tanto io continuo a riderci sopra.
La scena più bella al 12^ km: appena attraversata una rotatoria (questa non ben presidiata perché siamo costretti a fare lo slalom tra le macchine in movimento) la strada passa in mezzo a due piccole palazzine. In quella di sinistra non so chi sta suonando un clacson di quelli da motonave tanto è il fracasso: davanti a quella di destra un tizio con il tamburo ed una signora coi piatti dorati da orchestra ci ritmano il passo a suon di musica. Che fantastica gente si trova in questo mondo. E dopo questo continuo saliscendi il cartello del 20^ km è una liberazione. In questo ultimo tratto qualcuno mi ha recuperato e passato, molti arrivati alla frutta ne ho recuperati anche io e, quando incomincio a pensare che è quasi il momento di far partire la mia solita volata finale, sento in lontananza la voce di Omodeo che snocciola i nomi dei runners che stanno arrivando. A quel punto smetto di ridermi dentro, perché incomincio a ridere per davvero e mi preparo alla chiusura in bellezza che mai avrei immaginato andasse proprio cosi. Rallento per permettere al runner che ho davanti di prendere un po’ di vantaggio, mi volto e vedo che quello dietro è piuttosto lontano e quando arrivo sull’acciotolato finale queste sono le testuali parole dello speaker: “ECCO UN ALTRO CONCORRENTE…DAI, FORZA, ANCORA POCHI METRI…..E’ IL NUMERO 117….CALVANESE ANTONIO….DEI GAMBER DE CUNCURESSSS (la esse finale l’ha trascinata per un po’)”?!?!.
Come, no scusa Omodeo, ci deve essere un errore. Cos’hai detto? Antonio chi?
Ma di errori non ne ha commessi, non ha fatto altro che leggere diligentemente quanto c’è scritto sulla tabella di partenza che ha in mano.
Come poteva sapere che quel deficiente che gli è appena passato davanti è il sottoscritto con il pettorale di Antonio?
Dovevate vedere l’espressione della gentilissima ragazza che mi toglie il chip dalla caviglia. Avrà sicuramente pensato “Ma questo, dopo sta faticata, cosa avrà da ridere cosi?”
Dai Tapa Socio sorridi, hai capito adesso perché ero cosi contento e me la ridevo? Non avevo proprio voglia di farmela da solo questa corsa e visto come ti ho trovato il modo perché mi facessi compagnia? E sappi che nella classifica finale ci finisci tu, e non solo hai abbattuto il muro di 1h e 50’ ma sei stato sotto ad 1h e 45’. Sei un fenomeno. Mah, cosa non si fa per tirare su il morale di un amico.
Non ti abbattere, dai, questa volta è andata cosi, pazienza. Di occasioni ne avremo ancora parecchie, dopotutto è impensabile che si possa correre per un anno intero senza avere mai un problemino. Lo sai che anch’io da un po’ ho qualche dolorino all’inguine (e le perfide salitelle di questa corsa me l’hanno ricordato) ma se ti fa piacere posso farti compagnia. Basta che mi fissi un appuntamento con il tuo osteopata…!
Adesso pensa solo a curarti per bene anche perché, quanto prima, ci sono un paio di cose da sistemare:
1) vieni a prenderti la maglietta ricordo della corsa, anche se non te la sei tanto meritata te l’ho recuperata lo stesso;
2) avrai certamente capito che non è molto saggio mandarmi in giro da solo. Avanti di questo passo va a finire che, prima o poi, in coda ad un ritiro pettorali mi si avvicineranno due sorridenti energumeni vestiti di bianco. Gentilmente mi inviteranno a provare un nuovo capo tecnico, una bella camiciona, sai di quelle con le maniche lunghe lunghe che si allacciano sulla schiena. E mi porteranno a correre dentro una stanzetta con i materassi alle pareti. Non credo sia molto allenante.
Alla prossima.
Sempre se me la fanno fare.