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24 Settembre 2006 Milano/Pavia -MI- |
24 anni dopo... dopo l'urlo di Tardelli che squarcio'
in due i tedeschi e fece riversare milioni di italiani sulle strade, sulle
piazze, sventolando tricolori e urlando come lui.
24 anni dopo... dopo le braccia al cielo di Beppe Saronni con quei pugni chiusi
cosi' in alto che sfioravano lo striscione d'arrivo del mondiale di Goodwood
24 anni dopo... dopo aver "servito" la Patria in quel di Pavia, capitale della
Pellicceria (come recitava uno slogan dell'epoca), alla caserma Nino Bixio, piu'
comunemente conosciuta come il Distretto Militare di Pavia.
24 anni dopo... e non sembra cambiato nulla: l'urlo di Grosso ha sostituito
quello di Tardelli, i pugni chiusi di Paolino Bettini che sfiorano il cielo di
Salisburgo, ma sempre di mondiale si tratta.
Non e' cambiato nulla o quasi da allora; certo: quei "simpatici" cantanti
simil-pop tedeschi che, in italiano, cantavano una canzoncina che ci "bollava"
come mangiaspaghetti, mafiosi e brigatisti non ci sono piu'. Al loro posto siamo
tormentati dall'Hip Hop di Fabri Fibra e dei Mondomarcio ma per fortuna l'Italia
impazzisce anche per tre mitici centauri e per una Ferrari che, da allora, ha
mietuto quasi sempre grandi vittorie grazie ad un pilota tedesco che, ironia
della sorte, ama gli spaghetti e noi italiani.
Dopo la gara pensavo di tuffarmi nuovamente in quel 1982 che fece da cornice a
questi e a tanti altri eventi. E' strano che quest'anno abbia partecipato a gare
svoltesi in luoghi che mi ricordano il mio passato, remoto e recente.
Ma la Bixio non c'e' piu', sostituita da una Universita'; era un pezzo del mio
passato: 10 mesi in girgioverde tra risate, scherzi, amicizie, sofferenze...
tutto finito, tutto cambiato.
Ci sono tornato dopo 24 anni da allora, per la prima volta, come per la prima
volta mi sono deciso a partecipare a questa gara, di cui avevo tanto sentito
parlare ma, per un motivo o per l'altro, non mi aveva mai visto ai nastri di
partenza.
La partenza e' sui navigli, quello pavese, per la precisione, e non poteva
essere altrimenti.
Mi reco con alcuni dei migliori esponenti dell'Arancia Meccanica consapevole di
non dover forzare per non compromettere la mia preparazione in vista della
maratona di Milano: quella veloce, quella dove chi osa vince.
E alla partenza siamo davanti: prima fila, e a me non capita mai, ma e' un
messaggio piu' che velleitario come velleitaria sara' la mia, anzi la nostra,
partenza.
In realta' Guido parte fortissimo: e' addirittura nel gruppetto di testa mentre
noi ci accontentiamo di farci sfilare da podisti che filano spediti verso
un'agonia che li sovrastera' nelle battute conclusive.
Il perche' e' presto detto: il percorso e' filantissimo. E' un unico lungo
rettilineo fino a Pavia; di curve, almeno fino al 31esimo, manco a parlarne e la
tentazione di partire forte non manca. Ma tra quindici giorni c'e' la maratona
di Milano, quella dove i 4' al mille non sono improbabili e allora sto con gli
altri, anche se la falcata e' quella delle giornate migliori. Ma sto li', con
loro: con Dario, che riprova il lungo duetto di Parma; con Gerardo, che diesel
piu' che mai stavolta ci tentera' davvero; con Francesco, il quale non conosce
ancora il suo triste destino; con Mario, che come me e Dario usera' questa gara
come ultimo test.
E i primi otto chilometri scorrono tranquilli, nemmeno me ne accorgo; il nostro
gruppo si arricchisce di un podista tutto nero armato di mp3 che di li' a poco
volera' via. Tento di stargli dietro e mollare il gruppetto bianco-aragosta
(aragosta, non arancione, senno' Pippo s'incazza), ma e' un test pre-maratona e
allora desisto.
Per pochi minuti perche', senza accorgermene, il mio gruppetto e' gia' dietro e
il piccolo all-black con mp3 e' gia' alle mie spalle; e quando uno spettatore
forse diplomato in ragioneria mi conta 45esimo assoluto quasi non ci credo.
Sono cosi' avanti e devo ancora cominciare a correre?? E' la molla che spara la
pallina da flipper nel cunicolo: il cunicolo e' la lunga ciclabile ora a
sinistra, ora a destra del Naviglio e la pallina sono io.
Dai quasi sonnacchiosi 4'08 al km passo di colpo a macinare chilometri attorno
ai 4' secchi, poco piu' o poco meno, e in breve lascio il piccolo all-black alla
sua musica, con la speranza che non ascolti pseudo gruppi pop che cantano di
italiani mafiosi e terroristi.
Prendo un gruppo, e siamo sullo sterrato. Non amo particolarmente questo tipo di
percorso e rimango con loro per piu' di un chilometro. E me ne accorgo. Viaggio,
anzi, viaggiamo di nuovo sui 4'10 e un enorme ragazzone che sembra faccia una
fatica del diavolo sbuffa, soffia... sembra una locomotiva e mollera', prima o
poi. Invece niente, anzi, tornati sull'amico asfalto, torno a far andare i miei
piedoni e lui dietro, come Gentile su Zico.
Ma si sa, alla fine Zico e' Zico e, grazie ad un ristoro, lui molla e io
riparto.
Riparto e sono solo, e intanto si corre un po' all'ombra e un po' al sole, ma
lunga e diritta correva la strada (De Andre'? Se mi sbaglio mi "corigerete"...)
ed e' senza dubbio il mio percorso. Amo i lunghi, monotoni rettilinei ad un
patto: che siano asfaltati e all'ombra e questo lungo tratto della Mi-Pv sembra
fatto al caso mio.
Arrivo alla mezza, mancano circa 12km e sto ancora benissimo. Certo, nei tratti
soleggiati il caldo un po' si fa sentire ma non e' afoso e le spugne e i ristori
fanno il loro dovere.
Si torna all'ombra e da qui correro' una gara nella gara. La gara, l'altra, vede
decine e decine di pescatori ordinatamente disposti sulla nostra sponda del
Naviglio, intenti a pescare qualcosa che, francamente, non vedo. Tutti con
pancetta, sigaretta e una pazienza sconcertante... ma prede nel cesto: zero!
Mi piace, comunque, questa Mi-Pv e mi piace come ho impostato la gara: i
cartelli dei chilometri, ma soprattutto gli atleti, sembrano lontanissimi ma in
men che non si dica li raggiungo, gli uni come gli altri. Come l'amico di
Vimercate incontrato raggiante due settimane or sono a Parma; che, partito
fortissimo e ora in calo, riesce comunque a mantenere un buon passo. Lo
raggiungo, due chiacchiere e poi vado: in fondo altri cartelli e altri atleti da
prendere. Come quei due ragazzi dei Runners Bergamo partiti, se possibile,
ancora piu' forte ma ormai in chiaro affanno. Uno cede, l'altro tenta di starmi
fianco a fianco, ma oggi non ce n'e' e da qui alla fine saranno tutti mille
nettamente sotto i 4' e al diavolo la Maratona di Milano dove chi osa eccetera
eccetera.
Oggi sono solo per la Milano Pavia perche' il pettorale e' il suo e, nei limiti
del consentito, il pettorale va sempre onorato.
Trentesimo chilometro e ormai vedo la fine e mentre un atleta della San Marco mi
sorpassa, quasi contemporaneamente ne prendo altri due e quindi, egoisticamente
parlando, guadagno comunque una posizione. E iniziano i calcoli e con l'andatura
che mi permettono le mie gambe sto comodamente sotto le due e quindici, tempo da
me pronosticato come massimo consentito alla partenza.
Al diavolo i pronostici e al diavolo nuovamente la maratona di Milano, c'e' un
altro, laggiu' da prendere. Ma e' lontano, molto lontano e provarci sarebbe
improbabile. Ma di cose improbabili oggi ne ho fatte abbastanza e tentare di
farne una in piu', alla fine, cosa mi costa? Ci provo. Entriamo a Pavia e,
complici le numerose curve, lui sparisce e ricompare, e si gira ma oramai
diventa sempre piu' grande al mio mirino fino a quando, su una salita, sente i
miei 46,5 schioppettare sul pave'... sempre piu' forte... sempre piu' forte e
alla fine si adagia su un'auto in sosta: per farmi passare, comunicandomi con un
filo di voce che tanto lui e' al gancio...
Addirittura mi appare un gruppetto ma il cartello dell'ultimo chilometro e' alle
spalle da tempo e quindi e' il momento di godersi l'arrivo, solitario, con la
voce di Silvio Omodeo che urla il mio nome e il gruppo al quale appartengo e
quando sento: "...dei Gamber de Cuncuress" ho un sobbalzo: e' il mio gruppo
quello, e il bianco-aragosta e' il mio colore, colore che per due volte, grazie
a Gerardo e a Guido, salira' sul podio di questa celebrata competizione.
Chiudo in 2h13 netti, al 30o posto assoluto. Solo a Sommacampagna, in termini di
classifica, chiusi meglio ma i partecipanti erano circa la meta'... e sono
felice, tanto.
Subito lo comunico a Sabrina la quale, per motivi di lavoro, non si e' potuta
permettere l'ennesima maratona della sua, spero, infinita carriera di podista.
Mi sente felice e la mia felicita' e' la sua.
Guido ha chiuso 11esimo assoluto e terzo di categoria mentre Gerardo, oggi piu'
turbo-diesel che diesel e basta, chiude un minuto e pochi secondi dietro di me
al 35esimo assoluto e al secondo di categoria.
Peccato per gli altri: Francesco si e' addirittura ritirato al 10o km mentre
Mario e Dario, per diversi motivi, giungono al traguardo doloranti e tristi. Un
po' di riposo e torneranno quelli di prima, ne sono convinto.
E con la felicita' che mi accompagna dopo questa grande prestazione abbandono
per un attimo gli amici e Piazza della Vittoria per recarmi nella piazzetta
antistante dove e' collocato quel fabbricato giallastro che per dieci mesi della
mia vita mi ha ospitato, in quel temporalmente lontano ma moralmente cosi'
vicino 1982.
Giro l'angolo e mi aspetto di vedere la bandiera italiana issata sopra il
pesante portone in legno e la nicchia in cemento bianco che ospitava il militare
di guardia sull'attenti durante le ore di apertura ma... niente bandiera, niente
nicchia e al posto della scritta sopra il portone alcune anonime targhe in oro
recanti una scritta: Universita' linguistica di Pavia. Mi prende il magone,
stento a crederci ma e', purtroppo, tutto vero: la "Bixio" non c'e' piu'.