25.04.2006 Castelbolognese -RA-

50 km di Romagna -

 Campionato italiano FIDAL

Tra gli ultra' delle ultra
di Marco Stracciari

  

 

Era nata un po' per caso, un po' per scherzo e un po' per fare un lunghissimo in vista della Monza-Resegone, l'idea di recarmi in terra di Romagna per affrontare una distanza a me sconosciuta e una gara forse unica nel suo genere.
L'avevo buttata li' e Sabrina l'aveva raccolta senza fare una piega, figurarsi. un ulteriore test anche per lei in vista del "Passatore", anche se sarebbe arrivata solo due giorni dopo la maratona di Padova.
Ma gli ultra' delle ultra non si piegano a nulla: e senza pensarci e' partita l'operazione Castelbolognese.
Silvana, l'efficientissima fac-totum del Gpg88, aveva pensato alla postazione logistica: un'affittacamere in quel di Faenza gestito da una signora che definire gentile e' riduttivo e forse addirittura offensivo per tutto cio' che ci ha offerto e tutto cio' che ci avrebbe voluto offrire ma che noi, per cortesia, avevamo rifiutato.
Partiamo al termine di una mezza giornata di lavoro, mentre il resto della spedizione (Pierangelo, Flavio e Aurelio in veste di atleti con Silvana, Stefano ed il "vulcanico" Jose' nei panni di accompagnatori) era gia' sul posto, anzi, gia' nella piazza centrale di Faenza a sorseggiare un aperitivo.
Consigliati da Lorenzo (Lore74) che avrebbe bevuto con noi una birra durante la cena, tutti al ristorante per mangiare un meraviglioso piatto di tagliolini al ragu' di castrato e un'ottima e abbondante fiorentina divisa con la mia amata, con Jose' nelle vesti di autentico mattatore della serata.
E la gara? Ci si pensa da domani, e infatti l'indomani mattina sveglia alle 6.30 e consueti preparativi, compresa una pantagruelica colazione amabilmente fornitaci dalla signora delle camere.
Peccato che ad approfittare di tutto cio' saranno solo gli accompagnatori, mentre gli atleti, ligi ai dettami culinari pre-gara, si accontenteranno di te', caffe' e qualche crostatina.
Alle 7.30 siamo gia' a Castelbolognese: tra gli ultra' delle ultra Sabrina si muove come a casa sua se non meglio: mi presenta questo e quello mentre molti altri suoi amici ultra' sono persone a me ormai arcinote. Scopro di non essere l'unico Gamber presente: anche Paolo Solfrizzo, piu' abituato a questo tipo di insane follie, non ha voluto mancare a questo importante e stuzzicante appuntamento.
8.30 e si parte: piano pianino per il primo chilometro a centro-gruppo, con i tre amici del Gpg88 davanti a me ma poi, come calcolato nel corso della notte passata con un occhio chiuso e uno aperto, un passo a 4.30 al mille che mi avrebbe consentito almeno 25km in assoluta tranquillita'.
E infatti i passaggi sono di una regolarita' spaventosa, tanto e' vero che, nonostante il percorso, nella sua prima meta' si sviluppi soprattutto in salita, riesco a mantenere tale andatura e chiacchierare con qualche atleta che raggiungo a poco a poco.
Come con Maria Luisa, accompagnata da un amico di Besana e organizzatore della celeberrima Double Classic, la quale mi indica un'antenna lassu' in alto, in cima ad un colle. "La vedi quell'antenna?" mi dice. "dobbiamo arrivare fin lassu'!". A vederla dal basso, ancora fresco, dopo una decina di chilometri percorsi non fa una grande impressione. per ora.
Brava Maria, arrivera', con un passo regolarissimo, ad occupare il terzo gradino del podio con un ottimo 4h09! E Fabio, reduce da un gran tempo in quel di Padova, che mi confessa qualche piccolo dolorino alle gambe. quello che fa lui sinceramente non riesco nemmeno ad immaginarlo che gia' mi stanco, figurarsi a farlo davvero!
Lascio anche Fabio e mi affianco, qualche chilometro dopo, ad un atleta non piu' giovanissimo di Forli' che mi spiega nei dettagli il percorso. Dalla curva Capirossi, passando quindi per il paese natale del centauro romagnolo, alla salita di Montebruno: la piu' dura e spaccagambe del percorso, fino alla ripida discesa e ai saliscendi degli ultimi 10 chilometri.
Sembra non spaventarmi nulla, non mi lascio intimorire dalla sua descrizione e lo lascio in un breve tratto di discesa, poco prima della famosa curva.
E in cima al paese, quando oramai i km sono quasi 25, avviene una sorta di giro di boa, anche se la seconda parte del percorso si snoda in altre strade a me totalmente sconosciute. per ora.
E mentre gli ultra' delle ultra sono indietro e prendono la gara con il loro tradizionale spirito (Sabrina compresa) subisco il primo vero impatto con le asperita' del tracciato. Fino a quel momento e' stata quasi tutta salita, ma docile, di quelle che ti permettono ancora un passo sciolto, ma che ti presenteranno il conto in seguito, mentre uno strano cartello fa capolino poco dopo l'indicazione di meta' gara: "Montalbano 5km".
Che vorra' dire? Lo scopro sulla mia pelle, e' il caso di dirlo. Subito dopo il ponte la strada inzia a salire: un breve rettilineo e poi tornati, e tornanti, e ancora tornanti e salite. tutto sotto il sole che inizia a picchiare con cattiveria: sono le 10 e mezza circa.
E siamo a circa meta' gara: fin qui tutto facile ma mi aspetta una sorta di Calolzio/Erve (chi ha corso la Monza-Resegone sa di cosa parlo). Cinque chilometri pazzeschi, di quelli che non vorresti mai incontrare soprattutto in una gara cosi' lunga e soprattutto, al suo finire, con ancora 20km da percorrere. sotto il sole, e con ancora salite che spezzano il ritmo, il fiato e altro ancora.
I tre accompagnatori, con Jose' scatenato nell'incitarmi (ci e' scappata anche una maldestra spintarella) si fanno sentire e mi offrono acqua ed altre cose ma rifiuto, ho gia' abbastanza acqua e maltodestrine nello stomaco e non vorrei avere una crisi di rigetto: nel vero senso della parola.
Saranno i 5km piu' tremendi, anche se riesco a mantenere un'andatura lievemente superiore ai 5 al mille fin lassu', dove mi fermo ad un ristoro per bagnarmi (anzi, per una rozza doccia) e ripartire. ed ora si viaggia: una discesa mozzafiato (Monteforte dopo lo scollinamento, tanto per intenderci) e tornanti, ma stavolta tutto a rotta di collo e il passo superiore ai 5 al km diventa di conseguenza una falcata decisamente inferiore ai 4'.
Cio' mi permette di recuperare e staccare diversi atleti che prendono questo toboga con piu' parsimonia, compresa colei che occupera' la seconda posizione finale. Tre chilometri abbondanti cosi' fino a quando la strada inzia ad appiattirsi e il passo ritorna normale anche se l'andatura a 4.30 dei chilometri iniziali diventera' a poco a poco mera utopia.
Arrivo al 40esimo e la testa funziona ancora e mi suggerisce che mancano "solo" dieci chilometri e non "ancora" dieci chilometri: il 42esimo arriva quasi d'inerzia e il mio crono segna 3ore12minuti.
Un po' per convinzione, un po' per tenere la testa occupata inizio a fare una serie di calcoli con la poca lucidita' ormai rimasta e con quel poco di ossigeno che riesce ad arrivare al mio cervello. Con un'andatura a 5' riesco nel mio obiettivo (con un buonissimo margine) di arrivare sotto le 4 ore; con un'andatura invece vicina ai 6' arriverei sotto lo striscione del traguardo in 4.01, vanificando ogni mio sforzo. Anche nei miei peggiori momenti difficilmente ho percorso dei tratti cosi' lentamente ma. qui si tratta di un ultra, e mentre gli ultra' delle ultra si buttano giu' dai tornanti o stanno scollinando, io sto per affrontare il mio secondo e vero calvario.
Saranno otto chilometri di vera passione, gli ultimi. e' quasi mezzogiorno e il sole mi picchia in testa, mentre ad ogni ristoro (molto piu' frequenti nel tratto finale) cerco di bagnarmi con acqua e spugne e mi bagno la bocca, rigorosamente senza bere.
Si riforma quindi un gruppetto, si cerca di stare insieme per darci coraggio e solidarieta', come la solidarieta' offerta sotto forma di acqua ed altro da un ciclista che sta seguendo un amico ormai in crisi come e forse piu' di me.
Ormai non ce la faccio quasi piu': le salite sembrano finite e invece sembra sempre che ce ne sia una di troppo, e cammino, e corro.. e mentre gli ultra' delle ultra ai ristori si fermano volutamente, io mi fermo per necessita', e poi cammino, e poi corro.
E' una sorta di metodo Galloway, tanto decantato dal Pier che serve per. ancora non l'ho capito, ma a me servira' per allontanare o esorcizzare una crisi ormai imperiosa. I miei occasionali compagni di avventura si allontanano e si riavvicinano, a seconda della mia andatura che comunque mi permette di percorrere ancora a 5'  questi ultimi terribili chilometri.
E quando siamo al terzultimo, il ciclista dalla faccia d'angelo ci comunica che al cartello -2 mancano solo 300 metri e invece, percorsa una curva, eccolo li': la piu' bella notizia dell'ultima mezzora. e le forze ritornano come d'incanto e mentre un paio di quelli la', quelli che facevano gruppo ma che non accettavano la compagnia, se ne sono definitivamente andati, lascio anch'io il resto della banda e con le ultime, ultimissime forze, abbandono la campagna e raggiungo Castelbolognese e quella tanto agognata segnalazione dell'ultimo chilometro.
Vorrei baciarlo, quel cartello, ma la mia andatura, che e' diventata stranamente e sorprendentemente inferiore ai 5', mi "impone" di proseguire: una curva a sinistra e una a destra e quel lungo rettilineo finale con sullo sfondo i gommoni e lo striscione con la magica scritta: "Arrivo".
Si, arrivo.. in 3h53'41" (real time del mio orologio), nettamente sotto quelle 4ore che sognavo quando con un occhio chiuso e uno aperto aspettavo l'inizio di questa mia. avventura? Follia?
Non lo so, sicuramente la portero' per molto, questa gara, nella mia mente e nel mio cuore ma anche nelle mie gambe, prese amorevolmente in cura da due signori della Croce Rossa che mi stendono su un lettino e me le massaggiano per bene. Mi hanno visto in faccia e mi hanno visto barcollare subito dopo l'arrivo e la richiesta di un loro soccorso non poteva che avere una risposta affermativa, viste le mie condizioni.
Mi rimetto in piedi giusto in tempo per salutare Luisanna e Alf, Enrico (contentissimo dopo il suo 3h29) e vedere l'arrivo di una raggiante Maria Luisa, terza e ancora accompagnata dall'amico di Besana.
E poi gli arrivi di Pierangelo e di un sofferente Flavio, di Aurelio e degli ultra' delle ultra.
Sabrina compresa, con il suo radioso sorriso e il suo coinvolgente entusiasmo nonostante i 92 km percorsi in tre giorni: ha anche la forza di abbozzare uno sprint per allontanarsi dai suoi "gabbiani" ed alzare le braccia in segno di vittoria..
Sono fatti cosi', gli ultra' delle ultra. sempre col sorriso e chissenefrega dei tempi e delle andature: ed e' stato grazie alla piu' bella tra le ultra' delle ultra che oggi posso raccontare di un'esperienza unica: la 50km di Romagna.

Torna alla Home