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Firenze 26 novembre XIII Firenze Marathon I TAPA MARATHON GAMBER ED IL SOGNO DELLE “TRE FINESTRELLE”. di Massimo Bertarelli |
La vista di Firenze da Piazzale Michelangelo ti ferma il respiro. Non è il massimo per chi si appresta a correre una maratona, però quando i tuoi occhi spaziano su un panorama tra i più belli e famosi al mondo è naturale provare una forte emozione. Giù in basso la città è ancora sonnacchiosa in questa stupenda domenica d’Autunno, ma qui su alla partenza c’è tanta vita, tanto entusiasmo, tanta bella gente che ha fatto dello sport amatoriale uno stile di vita. E’ bello guardarsi attorno, cogliere i gesti, i riti, gli sguardi, le parole di cosi tante persone che oggi sono qui, come noi, non per vincere ma per il gusto di esserci, di provare ad arrivare fino in fondo, per raccontarlo con orgoglio e soddisfazione a chi avrà piacere nell’ascoltarlo.
Là davanti ci sono i campioni, quelli che questo sport lo fanno come lavoro perché sono bravi, sono forti: non li vedremo neanche, quando arriveremo noi sarà già finita anche la cerimonia di premiazione. Come al solito andremo a leggere la classifica ufficiale per vedere se ha vinto quel fantastico keniano che abbiamo intravisto un attimo nel suo riscaldamento. Antonio si guarda intorno anche lui: è venuto con me a Firenze perché è un caro amico, perché ormai mi segue dappertutto, perché come me sa che non abbiamo tantissimo tempo per regalarci queste emozioni: abbiamo cominciato tardi a correre e adesso ci fermiamo solo se non riusciamo proprio a muoverci o se ci ricoverano.
Giù in Piazza Santa Croce la postazione dei telecronisti Rai è in pieno fermento. Bragagna controlla il microfono e si informa con Tomassetti, il regista, sull’organizzazione delle riprese, Monetti è intento a ripassare le sue statistiche che come sempre saranno puntuali e precise. Nel camion regia fervono i preparativi, si controllano i monitors, si provano i collegamenti. Là in alto alla partenza Orlando Pizzolato e Laura Fogli sono tranquillamente appoggiati alle loro mountain-bikes e chiacchierano amabilmente del loro glorioso passato e pianificano la stagione che verrà. Elisabetta Caporale appoggiata alla moto guarda l’orologio perché manca poco alle 9, è quasi ora di partire. Un ultimo controllo alle cuffie, un’ultima prova di collegamento, la diretta Rai è iniziata e la corsa anche. I campioni scappano via veloci, poche centinaia di metri in falsopiano e giù in discesa, noi con calma cominciamo lentamente a muoverci, siamo proprio in tanti e comunque di fretta non ne abbiamo. Orlando pedala tranquillo in discesa a lato del gruppetto di battistrada che si è già formato: Laura è leggermente più indietro e si è appostata vicino alla favorita femminile di questa gara. Bragagna e Monetti hanno iniziato la loro telecronaca e chi è a casa è già stato imbottito di nomi, nazionalità, tempi e pronostici. Sembra la solita cronaca della solita maratona dove purtroppo non c’è un Bordin o un Baldini che fa esaltare ed emozionare telecronisti e spettatori: qui si snocciolano i dati dei soliti africani che la faranno da padroni e chi non è proprio appassionato di podismo ha già in mano il telecomando per vedere se c’è qualcosa di più sveglio su qualche altro canale. Ma questa volta le immagini sono più veloci delle dita che di colpo si fermano. Dall’elicottero, dopo aver inquadrato la facciata dello stupendo Palazzo Pitti, le immagini tornano sul percorso della gara e si vede Pizzolato che, mentre pedala sul lungarno, si ferma, gira la bicicletta, chiama il cameraman e torna indietro.
Bragagna: “ Orlando, abbiamo visto che stai risalendo a ritroso il gruppo, come mai? I migliori non sono ancora tutti li insieme? Noi da qui non ci siamo accorti che qualcuno di loro si sia staccato.”
Pizzolato: “In effetti è così, i migliori sono ancora tutti insieme e la vera bagarre non si è ancora scatenata. Io però oggi non ho proprio voglia di seguire i soliti noti, oggi si cambia. Se volete mandate Elisabetta a seguire i primi, io adesso vado a cercare due persone che voglio conoscere e che meritano un po’ di visibilità come tutti quelli che troverò vicino a loro.”
Le telecamere non inquadrano le espressioni di Bragagna e Monetti ed è un vero peccato, mentre Tomassetti esce di colpo dalla monotonia della solita telecronaca sobbalzando sulla sedia.
Bragagna, balbettando: “Scusa Orlando, non capisco…..”
Pizzolato: “So bene che non capisci ma qui oggi stanno correndo più di 7mila podisti ed io non ho voglia di pedalare per due ore vicino a quei pochi che si sa già che andranno a vincere, oltretutto raccontando le solite tiritere. Per una volta, perché amo questo sport più del compenso Rai, ho deciso di far vedere a casa cosa succede nelle retrovie di una corsa bella e importante come questa. E non cercate di fermarmi perché vi prendo tutti a calci nel (beep).”
Laura Fogli nella cuffia ha sentito tutto e sorride, Elisabetta Caporale si agita sul sellino posteriore della moto e chiama fuori onda in regia: “Ehi, che devo fare? Potevate avvisarmi che oggi c’era un cambiamento di programma. Ditemi qualcosa!”.
Bragagna ha l’espressione di uno che ha appena preso uno schiaffone e non sa perché: si gira verso Monetti che invece sorride e fa un gesto molto eloquente che in parole si traduce “che ti devo dire?”.
Pizzolato: “Se non avete ben capito, adesso ve lo spiego come si deve. Qui ci sono quasi 7500 persone che si sono sobbarcate un sacrificio fisico ed economico pur di esserci. Sono qui per passione, perché amano questo sport e vogliono solo combattere contro il loro miglior personale o il tempo massimo, se non addirittura sperare solo di riuscire a finirla questa gara. Senza questa massa di amatori italiani ed esteri che pagano i loro bei 40/50 Euro di iscrizione, oltre alle trasferte, agli alberghi e ai ristoranti, che futuro pensate avrebbero queste gare? Credete che ci sarebbe qualche imbecille che avrebbe voglia di organizzare maratone a Firenze, Roma, Milano, New York o dove volete voi per avere al via qualche decina di atleti di buon livello e basta? Perché credete che ogni volta che si legge un comunicato stampa di un comitato organizzatore la prima cosa che viene messa in evidenza è il numero di iscritti? Perché è la massa degli amatori che fa la fortuna di una corsa e se poi gli organizzatori sono bravi a trovare grossi sponsors si possono permettere il grande campione da sbandierare - e da pagare - che magari 1 volta su 10 fa un record. E se avete paura dello share adesso vi dico io cosa fare: sul video aprite tre finestrelle, in una mettete Elisabetta con i campioni, nell’altra Laura con le top runners e nella terza ci sto io con i miei tapascioni. State tranquilli che a casa quando cominciano a vedere inquadrati i mariti, i fidanzati, i figli, i nipoti o gli amici, si scatena un giro di telefonate infernale perché tutti chiameranno tutti e dallo schermo non si sposta più nessuno. Anzi, volete scommettere che oggi facciamo ascolti da paura? E se vi state (beep) addosso, me la prendo io in diretta la responsabilità.”
Nella telecronaca cala il silenzio, non perché qualcuno ha staccato l’audio del collegamento ma perché le parole di Orlando arrivano diritte come un pugno nello stomaco: lasciano senza fiato.
Bragagna stava già armeggiando con il cellulare alla ricerca del numero del Direttore dei Servizi Sportivi Rai, ma si ferma.
Oltre ad essere persona intelligente e preparata, è anche uomo di sport e sta sinceramente considerando che Orlando non ha tutti i torti. Una cosa del genere nessuno l’aveva mai neanche immaginata e forse è arrivato il momento di provarci.
Bragagna: “Va benissimo Orlando, ottima idea, in regia hanno sentito tutto e stanno già provvedendo. Avanti cosi.”
Io sto dicendo ad Antonio: “Siamo arrivati a Palazzo Pitti, adesso ti faccio vedere il barettino dove andavamo ad Aprile a fare colazione prima di andare in giro per la città. Ecco, proprio li, ci siedevamo nella verandina esterna, cappuccino e brioscina davanti a questa meraviglia e….Antonio scusa, ma quello là sulla bici non ti sembra Pizzolato? Guarda ha anche il microfono, è proprio lui, ma che ci fa qui sulla piazza?”
“Boh, avrà forato o stiamo per raggiungere i primi. Max non è che abbiamo sbagliato strada?”
Pizzolato: “Scusate, riprendo la linea. Sono riuscito a rintracciare i concorrenti che stavo cercando, li raggiungo e ve li presento.”
“Max, va’ che quello viene verso di noi.”
“Ma figurati, deve essere successo qualcosa, hai visto che c’è anche quello con la telecamera? Che cavolo sta succedendo…”
Pizzolato: ” Eccoci qua, siamo tra i corridori nelle retrovie della corsa perché voglio conoscere e farvi conoscere due persone un po’ particolari. Scusate, fatemi passare…salve ragazzi, Massimo e Antonio vero?”
“Scusi, dice a noi? Ma lei non è Pizzolato…”
“Si sono io, ma non datemi del lei, per favore. Voi non lo sapete ma sono venuto a cercarvi apposta quando ho scoperto che eravate iscritti a questa gara. Leggo spesso e volentieri le cronache su Podisti.net e quindi so che avete fatto la vostra prima maratona a Milano lo scorso mese grazie ad una mia tabella. Mi ero ripromesso di volervi incontrare visto che non esiste che un allenatore non conosca i suoi atleti: voi siete l’esempio vivente che volontà e passione abbattono qualsiasi ostacolo, e vedo che ci avete preso proprio gusto. Continuate pure a correre, vi seguo in bici e cosi facciamo quattro chiacchiere.”
Sarà che Pizzolato è piuttosto conosciuto tra i podisti, sarà che vedere uno con la telecamera accesa ha lo stesso effetto del miele per gli orsi, che nel giro di qualche istante siamo circondati da un mare di atleti. Addirittura un po’ più avanti si accorgono del trambusto e vedendo quello che succede rallentano per farsi raggiungere.
“Max, mi spieghi cos’hai combinato stavolta? Cos’è un’altra delle tue genialate?”
“Io? Giuro che non ho fatto proprio niente, non ci capisco nulla neanch’io.”
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Ti ti, ti ti, ti ti…. Uhm, è già ora? Ciao Antonio, sei già sveglio? Che roba, stavo facendo un sogno bellissimo, pensa che stavo sognando Pizzolato…
“Ehilà, allora mi è andata proprio di lusso stanotte!”
“Ma che (beep) stai dicendo?”
“Ah non lo so, vedi tu: come ti sentiresti dopo che hai saputo che hai dormito vicino ad uno che di notte si sogna Pizzolato?”
“Ma che (beep) che sei, lo sai che mi piaci solo tu, scemetto!! Testina, ho sognato che durante la gara Pizzolato lasciava i primi e veniva a riprendere noi e gli altri tapascioni che avevamo vicino, perché voleva far vedere a casa che bel mondo c’è in fondo a queste corse, per far capire quanto è bello questo sport anche se non sei un campione.”
“Max cosa ti avevo detto ieri sera? Se fanno i pasta party ci sarà un motivo: qui non l’hanno fatto e tu ti sei sentito autorizzato a scofanarti una bisteccona, e cosi la notte abbiamo la digestione pesante, vero? Si sogna Pizzolato, lui. Cerca di muoverti che è ora di far colazione, se smetti di sognare ricordati che ci aspetta una maratona!”
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Ti ti, ti ti ti ti….. le 6 e 50 su, dai che è ora. Caspita che sogno che ho fatto. Ma si può, stavo sognando che ci eravamo appena svegliati mentre sognavo….ma se lo racconto ad Antonio mi manda di sicuro a quel paese. E poi lui è nell’altra stanza con sua moglie, io sono qui con la mia e…quasi quasi è meglio che non dico niente a nessuno, se ci riesco lo scrivo e vediamo dopo quante me ne dicono dietro. Solo che però dovrei fare anche la cronaca della corsa ma forse un po’ l’ho già fatta, voi che ne dite? Perché noi, questa meravigliosa Maratona, l’abbiamo corsa per davvero, l’abbiamo finita e tutti e due abbiamo migliorato i nostri tempi di Milano.
E chi sa mai che un giorno, in una diretta tv, qualcuno abbia il coraggio di aprire una “finestrella” dedicata a quelli come noi.
Scommettiamo che dopo non se ne potrebbe più fare a meno?
Io ne sono convinto e poi provare, almeno una volta, sarebbe cosi impossibile?
Con le grandi risorse e le tante persone specializzate ed appassionate di cui dispone la Rai questo regalo, a noi poveri tapascioni, potrebbero veramente farlo. E poi non siamo degli illustri sconosciuti, se le avete viste, in tutte le ultime telecronache Franco Bragagna ci ha sempre nominati.
Si domandò Marzullo: “la vita è un sogno, o i sogni aiutano a vivere?”
Io fortunatamente vivo, corro e riesco ancora a sognare.
Alla prossima.