27-28 Maggio 2006

 

FIRENZE– FAENZA:

100KM DEL PASSATORE

 Il Passatore “dentro” e “fuori”
di Marco Stracciari

 

  

 

INTRODUZIONE

E' stata una splendida, anche se stancante, esperienza quella vissuta nel weekend dedicato al Passatore. Mi ha fatto vivere tante, tantissime emozioni, sicuramente piu' dal “di fuori” che dal “di dentro” e seguirla da accompagnatore da' quelle sensazioni che altrimenti non si vivrebbero, dal “di fuori” si scorgono nemmeno troppo velatamente tutte quelle caratteristiche (tenacia, forza di volonta', voglia di non mollare...) che tanto fanno di questi protagonisti della 100 dei piccoli “eroi”. Mai dire mai ma quasi certamente non faro' mai parte di questo plotone di “eroi”: per caratteristiche di corsa, per carattere, per modo di concepire la corsa e per attitudine mentale e fisica ma non posso negare che sia stata un'esperienza unica nel suo genere e che mi ha insegnato e trasmesso quel qualcosa che a me, ultimamente, manca nelle mie performances agonistiche.

IL PROLOGO

Partiamo di buon mattino alla volta di Firenze con due “ammiraglie”: l'equipaggio della mia auto e' composto da Sabrina (la vera protagonista dell'evento: compie anche gli anni... che razza di regalo si sta facendo...), papa' Peppino, Angelo e il sottoscritto alla guida, mentre nell'altra vi sono gli immancabili Silvana e Aurelio, Stefano e gli altri protagonisti di questa “sana follia”: il presidente del gruppo Pierangelo e Flavio, alla guida del suo mezzo. Giungiamo verso le 11 in un'assolata Firenze, teatro della partenza, e subito ci dirigiamo verso la mensa dei ferrovieri, dove consumiamo un pasto da veri sportivi (o quasi). Flavio esterna tutto il suo nervosismo con le troppe sigarette fumate e anche Sabrina non sembra nella migliore delle sue giornate. Anche lei qualche sigaretta, nonostante i rimbrotti di papa' Peppino. Sembra anch'essa nervosa e in questo caso mi defilo per non accrescere in lei la tensione pre-gara gia' esistente. Poi, vestizione e tutti verso la zona di partenza, dove vengono ritirati i pettorali. Sono anch'io in tenuta da podista anche se mi sento di troppo tra tutti questi “ultra'” delle ultra: per me sara' solo un allenamento in vista di piu' importanti appuntamenti e, a proposito di appuntamenti, mi metto d'accordo con Peppino e Angelo su dove mi dovranno caricare: Borgo S. Lorenzo (33esimo km) sara' la fine del mio Passatore. Stesi sotto un portico incontriamo numerosi amici (citarli tutti sarebbe arduo) e ovviamente non mancano alcuni protagonisti del sito, da Lorenzo a Edo, che ho il piacere di conoscere e che (almeno con lui, essendo lecchese) posso scambiare qualche impressione sulla Monza-Resegone. Impensabile credere che un benche' minimo esercizio di riscaldamento sia corroborante e al passo ci dirigiamo al passo, dopo un “in bocca al lupo” a “Hulk” Gianluca e al “Vichingo” Enrico, verso il “basso ventre” del gruppone. Un bacio a Sabrina e via... inizia il mio piccolo “Passatore”.

DAL “DI DENTRO”

Partendo dal fondo e' chiaro che i primi due chilometri siano quasi impossibili da correre: credo che siano stati in assoluto i chilometri piu' lenti da quando odo lo sparo di una competitiva ma non e' importante: e' solo un test e test sia, in tutto e per tutto. Quindi sorpasso tentando di essere meno invadente possibile (del resto sono un intruso) e solo alla vista di un cavalcavia (dove incontro Piero e Flavio) riesco finalmente a correre come vorrei. E senza nemmeno rendermene conto la strada inizia a salire e non siamo nemmeno al quinto chilometro. Non conosco il percorso per cui non conosco le asperita' che mi “offre” e in maniera spedita sorpasso frotte di podisti che ovviamente procedono molto piu' lentamente di me. Prendo e sorpasso Fabio, che avevo incontrato sotto il portico e che avevo sentito chiedere a Sabrina di una fantomatica amica da fargli conoscere (“poi non ti fa piu' correre, occhio!”) e quando la strada si fa sempre piu' ripida ritrovo Gianluca in compagnia di quel lungo ragazzone firmato Barilla che mi aveva fatto assaggiare la polvere durante il finale dell'assolata ultima edizione della 50 di Romagna. Passando scambio due chiacchere, loro procedono molto piu' lentamente ( a proposito, complimenti a Gianluca: 22esimo assoluto e sotto le 9 ore!). Lui mi riconosce e scambiamo battute su quell'episodio, riconoscendogli il fatto di essere stato “uccellato” senza appello. Proseguo.... la strada non ne vuole sapere di scendere anche se i tratti di ripida salita sono pochi rispetto alla lunghezza (credo 13km) di questo ostico tratto. Il passo e' buono, per chi deve percorrere poco piu' di trenta chilometri, e sta venendo fuori tutto l'allenamento fatto per tentare di “scalare” al meglio la tratta Calolzio-Erve, da qui a un mese e al 18esimo (dopo un'ora e venti), mentre sto per scollinare, incontro Peppino e Angelo che mi incitano anche se non ne ho bisogno, da turista quale sono. Un'occhiata alla mia auto (tutto a posto) e poi giu' a capofitto superando un ragazzo di nero vestito anche lui senza pettorale. Lo supero e mi tolgo la canotta targata ENDAS CESENA, per prendere un po' di sole, mossa che si rivelera' letale. Il sole c'e' ma non picchia molto forte e, anzi, le zone d'ombra e il gradevole venticello mitigano il mio sforzo e soprattutto lo sforzo di tutti. La strada ora e' tutta in leggera discesa, vedo William Manzoli (toh!) che spinge come un matto.... e siamo appena al 25esimo: sto per raggiungerlo ma... fine della corsa e inizio delle fitte: prima al ventre, dolorosissime, che non mi fanno correre. Cammino e corricchio e poco dopo mi passano e mentre mi passano un altro dolore, lancinante, al fianco sinistro. Mi fermo definitivamente e ho paura che il mio allenamento finisca con 6-7 km in meno rispetto al previsto. Mi riprende il ragazzo di nero vestito che mi fa forza. Riprendo e le fitte scompaiono, anche se le gambe, forse per gli improvvisi stop, diventano dure e in queste condizioni formo, con lui, un trenino a 4 dove un solo podista e' provvisto di pettorale. Ci prega di tirarlo almeno fino a Borgo S. Lorenzo ma la promessa, almeno nel mio caso, non e' mantenuta. Le gambe riprendono il loro abituale ritmo e gli ultimi due chilometri li percorro al di sotto dei 4'10” al mille. Borgo S. Lorenzo, 32 km... finisce qui la mia esperienza attiva al Passatore... procedo corricchiando verso il 35esimo dove mi fermo e passo almeno tre quarti d'ora a chiacchierare amabilmente con un gruppo di persone sul ciglio della strada. Passa Maria Luisa, passa Fabio e io li' seduto ad ammirarli senza invidiarli. E dopo scendo per ritrovare coloro che ho lasciato alla partenza.

DAL DI FUORI

Raggiungo di corsa l'ammiraglia di Flavio e noto con dispiacere che Flavio, forse tradito dall'emozione, dalla tensione e di conseguenza dalle troppe sigarette, e' gia' in “tenuta” borghese. Ritirato. Poco dopo arriva Pierangelo, Flavio si nasconde per non farsi vedere temendo che anche Pierangelo possa mollare. “E' avanti, il Flavio” gli diciamo. Una bugia, detta a fin di bene, non ti fa andare all'inferno, almeno credo. Pierangelo prosegue, finira' poco oltre la centesima posizione e poco sopra le 10 ore e mezzo.... complimenti!!!! Non la rivedro' piu', l'ammiraglia di Flavio, anche se rimarro' in contatto con Silvana via cellulare. Intanto e' arrivato Angelo con la mia, di ammiraglia, e Peppino non c'e': sta percorrendo il tratto in discesa con Sabrina e di li' a poco spuntano entrambi. Le condizioni di Sabrina sono ottime, anche se la discesa, mi dira' Peppino poi, l'ha tirata un po' troppo e non vorrei che la pagasse piu' tardi questa leggerezza. La paghera' si, al 40esimo, dove arriva stremata e con una faccia che non lascia ottimisti. Ma fin li' bene: un po' corre e un po' cammina, in compagnia di Mario Liccardi e di Angelo, che nel frattempo aveva lasciato l'auto per correre qualche chilometro con loro. Lei ride, scherza, manda baci.. insomma.. la solita Sabrina delle Maratone. Dicevo del 40esimo: ci arriva stanca, anzi, stremata, nel fisico e nel morale, complice un senso di nausea che non la vuole abbandonare. Intanto giunge anche Alfredo, suo compagno “di cento” dello scorso anno. Lei ha un panino con la mortadella in mano; non sa ovviamente cosa farsene, visto che tutto ci vuole tranne che quello.. mangia a fatica un pezzo di mela e poi, al passo, procede verso l'auto parcheggiata poco piu' avanti. Mi viene in mente un'idea, forse l'ultima spiaggia: un bel bicchiere di birra. Questa idea viene favorevolmente accolta da Sabrina che non ci pensa due volte e sorseggia la “bionda” e io spero tanto che l'ultima spiaggia in fatto di “integratore” non sia l'equivalente della sua ultima spiagga. Torniamo in auto con la speranza di vedere un'altra Sabrina al 50esimo: il Passo della Colla, ovvero il tratto piu' duro di tutto il percorso. Siamo a 915 metri di altitudine (Firenze e' a 65...) ed e' la seconda ed ultima asperita', poi si scendera' praticamente fino alla fine. C'e' un bar aperto... e gente che sta male, davvero... prego Dio di non vedere Sabrina cosi'. Peppino ci lascia e scende per andarle incontro.. arrivano e... Sabrina e' nuovamente la Sabrina di sempre (l'ultima spiaggia, a parer suo, ha funzionato a meraviglia) mentre Alfredo comincia a dare segni di cedimento. Ci confessa di stare bene e come al solito si ferma, si siede, beve e mangia qualcosa.... giusto qualcosa per combattere l'ipoglicemia che in quel caso sarebbe davvero letale. La lasciamo nuovamente ad Alfredo e alle tenebre, che ormai avvolgono questo tratto di Appennino e le tante lucine dei “frontali” che illuminano la strada. La sorpassiamo e sta correndo e si vede che sta bene e anzi, sembra quasi che Alfredo faccia molta fatica nello starle dietro. I ristori si susseguono e cosi' anche i nostri e i suoi stop: praticamente ci vediamo ogni 5km. Spero sempre di vederla al meglio, compatibilmente con l'immane sforzo che sta compiendo, e infatti la vedo sempre bene, mentre vedo sempre peggio Alfredo. Giungiamo, con l'auto, a Marradi e ripercorriamo a piedi l'abitato. Una fermata al ristoro per bere qualcosa (gentilissimi tutti gli addetti, non ci negano mai nulla) e poi la fame che prende il sopravvento: una pizzeria aperta e il gioco e' fatto. Pizza, birra e caffe' per tutti proprio dove c'e' un cartello (che suona di beffa) “RISTORO”. Qualcuno, vedendoci mangiare, azzarda addirittura uno stop e ovviamente indichiamo loro che il ristoro e' qualche metro piu' in la', anche se un pezzo di pizza non glielo negheremmo di certo. Il tempo di finirla e di lasciarci andare ad un rutto liberatorio che arrivano Sabrina e Alfredo. Una foto e lo stop al ristoro, poi, un bel massaggio all'interno dell'apposita sala. Sabrina sta ancora abbastanza bene, vado a prenderle un caffe' mentre lascia le sue gambe alle amorevoli cure dei massaggiatori. Un caffe' anche per Alfredo. Poi li lasciamo. Altro stop ad un ristoro dove mi lascio andare e schiaccio un pisolo. Sono davvero stanco ma la voglia di seguire l'impresa di Sabrina prende il sopravvento su qualsiasi altro desiderio. Mi sveglio, anzi, Peppino mi sveglia e vedo Sabrina seduta che mangia qualcosa e sta ancora discretamente bene. Cio' non si puo' dire di Alfredo, che ormai, e la sua faccia la dice lunga, non ne ha piu'! E si riparte. Destinazione Brisighella, 88esimo chilometro. Breve visita al Borgo, davvero bello, e il tempo di ammirare coloro che gia' transitano di li', con un plauso speciale a Luciano Morandin e alla sua inarrestabile radiolina... gracchia ancora che e' un piacere anche se non si ode ne' una parola ne' tantomeno della musica, eppure pare essere comunque una buona compagnia, visto che la porta ovunque. Con Peppino e Angelo facciamo i conti... non e' che litighiamo, sono solo “exit pool” su quando giungera' Sabrina. Peppino e' pessimista: “non prima di due ore”... io e Angelo piu' ottimisti “un'ora e mezza o un'ora e tre quarti al massimo”... Vinciamo noi, anche se, quando arriva, Sabrina e' conciata come mai l'avevo vista finora, sicuramente peggio che al 40esimo. Un breve ultimo tratto in salita percorso al passo e poi il beep del chip e il ristoro, e vedendola cosi' mal messa matura in me l'idea di seguirla fino a un metro dal traguardo. Lascio le chiavi della macchina a Peppino dandogli appuntamento al ristoro del 95esimo e torno indietro. Tratto in discesa e vedo che corre ancora, stoica, nonostante i dolori ormai abbiano preso possesso del suo corpo e della sua mente. La raggiugo e la vedo ancora di piu' sofferente: saranno 12 chilometri di autentica sofferenza per lei e anche per me, vedendola cosi' male. Non so come fare per distogliere la sua mente da tale “esperienza” e le parlo, le parlo.. addirittura le racconto le esperienze belliche di mio nonno. Siamo in compagnia di altre tre persone e mentre Paola e il suo occasionale accompagnatore accelerano, forse stufi di sentir parlare di mio nonno, lasciandoci in compagnia di Giovanni, il quale addirittura pare interessato a tali vicende. Poi ci lascia nuovamente soli. Sabrina soffre, sempre di piu' e qualsiasi piccolo fastidio diventa un monte da scalare... si lascia anche andare ad un pianto mentre, un po' al passo e un po' corricchiando giungiamo al ristoro del 95esimo. E li' ad attenderci ancora Peppino e Angelo. Anche loro non sanno piu' cosa dire e cosa fare, dipende solo da lei a questo punto e alla sua infinita forza di volonta'. Si siede, Sabrina, beve e mangia ancora qualcosa... mancano cinque chilometri e mollare adesso sarebbe letale, anche perche', rispetto allo scorso anno, ha addirittura un'ora e mezza di vantaggio ma a differenza dello scorso anno soffre come mai l'avevo vista prima. Riprendiamo lungo una ciclabile. Ormai sguardo a terra.. non parla.. respira a fatica e a fatica trattiene le lacrime. Cerco di rincuorarla e di incitarla: lei di contro vede salite laddove vi sono solo discese: e' allo stremo e temo il peggio. Ma, incredibilmente, con una forza che trova non so dove, con una grinta e una tenacia che mai le avevo visto prima, riprende a correre... sempre piu' forte, per quanto forte si possa andare dopo 96 chilometri su e giu' per l'Appennino. Penso, anche se non lo spero, che sia un fuoco di paglia e invece niente, spinta da una forza misteriosa (che se l'avessi io... almeno in parte....) prosegue nel suo incedere caracollante si' ma efficace: ancora sguardo a terra, niente fiato sprecato in inutili parole: solo corsa, corsa e basta. Vedendola accelero un po'.. non vorrei mi vedesse mentre mi scappa una lacrima: e' commovente per cio' che sta facendo e io non riesco a trattenermi. Non mi nota ed e' meglio cosi'. La vista del lungo vialone adiacente il traguardo ammazzerebbe, a questo punto, anche un toro ma lei no, e anzi, si produce in un allungo per raggiungere e superare il cartello dell'ultimo chilometro prima e un podista che ci aveva lasciati qualche minuto prima. Di slancio superiamo l'incrocio che ci porta sul viale finale. Due vigili ci avvertono che ormai mancano 300 metri al traguardo e incredibilmente Sabrina devia verso destra, direzione parcheggi, quando invece il traguardo e' li', ben visibile, dritto davanti a noi. Con una poderosa manata la riporto sulla “retta via”. Sarebbe il colmo che sbagliasse strada proprio a pochi metri dalla fine, dopo tutti quei chilometri percorsi... Ed eccolo, il Traguardo!! Passiamo sotto il gommone, una foto ricordo per immortalare l'impresa e il beep, l'ultimo beep del chip che sancisce la fine di questa sua grande impresa, l'ennesima. Quindici ore e trentun minuti.. un'ora e trentasette in meno dello scorso anno. Una lacrima, anzi, un vero e proprio pianto liberatorio ed e' un peccato che non vi sia nessuno sul traguardo. L'ora e il giorno non permettono certo una grande affluenza (sono le 6 del mattino di domenica...) ma forse a lei basta il sincero e orgoglioso abbraccio di Peppino verso quella figlia cosi' tenace, cosi' forte e mai doma, nonostante i dolori e la stanchezza. Ed e' per questo e per tante, tantissime altre sue doti che l'abbraccio di Peppino diventa l'abbraccio di tutti noi.. che siamo orgogliosi di lei e che le vogliamo tanto, ma tanto bene!

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