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Dalla “Milanino sotto
le Stelle” a “Una corsa per la vita”, per un fine settimana da
ricordare! |
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Avendo avuto il tempo, settimana scorsa mi sarebbe piaciuto poter raccontare della Stranotturna Cerchiatese (venerdì 19 maggio) - una bella gara di 7 km che, seppur non competitiva, richiama in questo paesino vicino a Rho un discreto numero di podisti, di cui alcuni di sicuro valore - e dell’incontro con il Compa (non so chi fosse più sorpreso dei due).
Mi sarebbe anche piaciuto raccontare della bella tapasciata di Canonica d’Adda di domenica 21 maggio, sia per il bel percorso (16 km quasi tutti lungo il Naviglio: anche noi controcorrente, come scriveva Crispi settimana scorsa) che, soprattutto, per aver corso con quei due simpaticoni dei "Tapa Gamber" Massimo e Antonio (grazie Massimo per avermi consigliato questa manifestazione che non conoscevo!).
E invece niente, nessuna cronaca.
Oggi, però, a costo di stare davanti al pc fino a notte fonda, non posso esimermi dal raccontare, prima di tutto a me e poi a chi avrà voglia di continuare a leggere, di questo mio ultimo fine settimana che mi ha portato a correre in due manifestazioni a poco più di 12 ore di distanza.
La mia uno-due podistica è iniziata sabato sera in quel di Cusano Milanino, dove ho partecipato all’ennesima edizione della “Milanino sotto le Stelle” - una competitiva di 10 km, ormai una classica nel calendario podistico milanese di fine primavera - e si è conclusa domenica mattina a Concorezzo dove, per la prima volta, ho partecipato alla manifestazione “Una corsa per la Vita”, limitandomi a correre solo i 6 km.
Ma, come al solito, andiamo con ordine, anche se prima di raccontare delle gare dovrei raccontare della faccia di Daniela quando le ho parlato dei miei programmi podistici per il fine settimana (ma non ci sono parole che riescano a descrivere la sua espressione, mista di stupore, compassione e non so che altro!)...
Se mai decidessi di stilare una speciale classifica delle gare a cui sono più legato, la gara organizzata dall’Atletica Cinisello figurerebbe sicuramente ai primi posti, perché è stata la prima notturna a cui ho partecipato.
All’epoca, quand'ero arrivato al ritrovo avevo trovato qualcuno che mi aveva consegnato il pettorale, oggi invece sono stato io a fare le iscrizioni (siamo in 14 dell’A.L., fra cui Angelo, Carlo e Gabrio, al loro debutto con i nostri colori) e a consegnare i pettorali. Tanti gli amici presenti (fra questi anche Roberto “sparafoto” Mandelli) e soprattutto tanti gli atleti forti pronti a darsi battaglia - fra loro anche il recente vincitore della Corrilambro, Gennari Litta, e Procopio, terzo classificato.
Alle 20.30 mancano ancora 2 pettorali da consegnare; li lascio a Daniela (moglie di Enzo) e, accompagnato da Massimo, della Canottieri, vado a cambiarmi.
Per noi dell’A.L. oggi è una serata particolare, perché possiamo sfoggiare (io l’ho già fatto a Cerchiate, ma ero solo) il nostro nuovo completo sociale, di cui andiamo molto fieri.
La serata è afosa e, dopo essermi cambiato, con Massimo faccio un giretto di riscaldamento. Sul rettilineo d’arrivo incrocio Gianluca (alias Turbogianlu), il quale mi comunica che è presente anche la Iole (con lei e lo Scianca avevo corso una buona parte della Mezza della Barona), che infatti incontriamo in zona partenza.
Con la Iole decidiamo di correre assieme puntando a restare intorno ai 5’ al km. Mentre ci portiamo verso la linea di partenza riesco a raggruppare il nostro team e chiedo a Roberto se ci può fare una foto, la prima con il nuovo completo. Però perdo la Iole!
Allo sparo sono a fianco di Maria Teresa e Gabrio. Alla prima curva vedo poco davanti a me la Iole, Massimo e Giuseppe, così allungo per andarli a riprendere. Gabrio è alle mie spalle. Al primo dei tre passaggi sotto lo striscione dell’arrivo siamo tutti insieme, poi però il gruppo si sgrana e resto solo con la Iole. Poche le chiacchiere, fa caldo e il fiato è quello che è, ma questo non ci impedisce di interrogarci e pronosticare il tempo che Sabrina (alias Bagheera), sua compagna di squadra al GPG 88, impiegherà al Passatore. Al cartello dei 5 km siamo ancora sotto i 5’ al km, ma io fatico a tenere il passo, mentre Iole mi sembra più fresca, così le dico di andare pure, ma lei declina l’invito e si continua appaiati. Quando passiamo dal cartello degli 8 km il crono segna 40’ esatti e la Iole, temendo un ulteriore rallentamento, rompe gli indugi e allunga. Tengo duro e non le concedo più di 20/30 metri; così sarà fino all’arrivo, che lei taglia in 50’ netti e io in 50’ e 13”. Grazie Iole, alla prossima!
Contrariamente agli anni scorsi, quando tutto aveva funzionato alla perfezione, devo prendere atto di due aspetti: l’esaurimento dell’acqua al ristoro finale, quando ancora non erano arrivati tutti i concorrenti, e l’impianto di diffusione acustica, non all’altezza delle passate edizioni.
Aspetto le premiazioni, saluto il gruppo e, mentre cammino verso la macchina, penso già alla levataccia dell’indomani mattina. E’ vero che ho promesso a Massimo (il "Tapa Gamber") che sarei stato presente alla manifestazione dei suoi compagni, ma soprattutto mi “gasa” l’idea che da lì a poche ore dovrò rimettere le scarpe per correre nuovamente.
E così, alle 8.15 di domenica sono già all’interno di Villa Zoja, in quel di Concorezzo - base logistica della “Una corsa per la Vita”, che ha il lodevole intento di raccogliere fondi per la Lega Italiana per la Lotta Contro i Tumori -, a cercare il Comparelli per ritirare il cartellino dell’iscrizione: ebbene sì, ho fatto gruppo con i R.R.C.M., che ringrazio per l’ospitalità.
Appena ritirato il cartellino mi squilla il cellulare e – sorpresa - sul display compare la scritta “Scianca”, che mi comunica di essere arrivato a Concorezzo e chiede la mia posizione.
La manifestazione è definita “non competitiva” e l’aria che si respira all’interno del parco della Villa è festosa, con tante famiglie pronte a partire, chi a piedi, chi in bicicletta e chi con i pattini!
Mentre chiacchiero con il Compa della loro presenza all’Arengario (anche in questo caso per una lodevole causa) arriva lo Scianca, così andiamo alle iscrizioni dove, dietro ai tavoli, staziona l’instancabile Roberto “sparafoto” Mandelli, che alla vista dello Scianca gli scatta almeno due foto in rapida successione.
Facciamo ritorno alle macchine per prepararci e, quando ci presentiamo nuovamente in zona iscrizioni, eccoti il "Tapa Gamber", Massimo che finalmente sfoggia la sua maglietta arancione. Lo aveva promesso e ha mantenuto.
Presentazioni di rito, foto e poi, mentre Massimo va a depositare della roba in macchina, io e lo Scianca ci incamminiamo verso la partenza, posta all’esterno della Villa.
Due i percorsi: 6 e 16 km, entrambi non competitivi, ma anche qui gli atleti forti non mancano. Noi optiamo per il percorso breve.
Il cielo, che fino a poco prima della partenza era rimasto coperto, si schiarisce e compare un bel sole caldo, per la “gioia” dello Scianca.
Per gli attimi prima della partenza e il commento sul percorso rimando alla cronaca di Massimo, già presente sul sito, mentre io mi limito a dire che fino ai 6 km i cartelli chilometrici erano ben visibili e che tutto il percorso era ben presidiato dai volontari.
Lo sparo ci coglie di sorpresa, la partenza è lenta (ma non troppo) e i timori che avevo sulla tenuta delle mie gambe per lo sforzo ravvicinato svaniscono quasi subito, cioè quando passiamo di slancio il cavalcavia, poco dopo la partenza. Molto lento rispetto alle ultime uscite il nostro primo chilometro, che percorriamo in 4’52”. Anche con lo Scianca l’accordo è di provare a tenere i 5’ al km: allenamento corto ma, per noi, veloce!
Strano ma vero, non mi sembra di fare fatica a mantenere il ritmo, anche se fa caldo e sudo copiosamente. Quando passiamo il cartello dei 5 km, in perfetta media, decido che voglio strafare, così allungo decisamente il passo lasciando lo Scianca. Continuo a correre e supero agevolmente almeno una decina di concorrenti. La sensazione, che poi diventa certezza, è che l’ultimo km sia lungo almeno 500 metri in più. Taglio il traguardo in 32’20” e sono soddisfattissimo.
Resto vicino all’arrivo ad aspettare lo Scianca, poi con lui mi dirigo al ristoro, ottimo e abbondante, con tanto di brioche fresche su cui mi “butto”. Quando mi volto non vedo più lo Scianca… Cavolo! Era dietro di me, ma non lo vedo proprio. Torno sui miei passi e finalmente lo vedo seduto su una sedia, in evidente ebollizione, che si rovescia bicchieri d’acqua sulla testa. Ne prendo uno e glielo allungo, poi torno velocemente alle brioche: dovrò pure recuperare da questo doppio sforzo in poco più di 12 ore!