CREMONA, 16.10.2005

4° Mezza maratona di Cremona

 

CREMONA COME UN’ASPIRINA

 di Marco Stracciari

 

 

 

 

Cremona come l’aspirina. Fa bene e non ha controindicazioni. Fa bene perche’ arriva in un momento in cui l’atleta si "testa" in vista delle maratone di autunno-inverno. Fa bene perche’ l’ambiente e’ ideale, l’accoglienza e l’organizzazione sono quanto di meglio si possa offrire ad un podista. Come gli anni scorsa ma anzi no, addirittura migliorata, con il pasta party, piu’ tende per il deposito borse e un ancor piu’ ricco ristoro finale. Fa bene perche’ il percorso e’ filante e vario: un po’ citta’, un po’ campagna e la gente e’ sempre li’: magari senza molto applaudire ma si fa sentire e una parola buona viene spesa per tutti.

Cremona ha fatto bene anche a me. Venivo da una pessima prestazione a Gravellona Toce, piu’ per come sono arrivato che per il tempo effettivo, e avevo bisogno di fiducia e di una verifica definitiva dopo i test positivi su e giu’ per il Parco di Monza.

E anche lo strepitoso risotto con i funghi preparatomi la sera prima dalle dolci e abili mani di Sabrina, il sabato sera, ha fatto il suo effetto: sul palato, sui miei muscoli e nel morale.

Arriviamo, con Claudio alla guida e Sabrina dietro a parlare di jazz e musica d’autore, e parcheggiamo incautamente sopra un passo carraio, dopo esserci fatti mille scrupoli per non parcheggiare su di uno spazio delimitato da strisce gialle e da segnalazioni che nulla hanno a vedere con virgulti e scalpitanti podisti; una leggerezza che Claudio paghera’ con una quota iscrizione fuori programma.

Giusto il tempo di arrivare sotto il Torrazzo che subito si incontrano vecchi e nuovi amici e un augurio di buon compleanno a papa’ Rossi, mentre il figlio, in buona compagnia, intrattiene gli "ospiti" con numeri, proclami e battute a raffica pronunciate con la consueta verve.

Tutto questo "pierraggio" ci fa perdere qualche minuto di riscaldamento, che oggi piu’ che mai sarebbe necessario per il ricomparire di una fitta nebbia che, secondo voci autorevoli ed ufficiali, e’ giunta a fagiolo per farla conoscere a podisti provenienti da regioni sprovviste di "tanta grazia".

Un bacio e un "in bocca al lupo" a Sabrina e finalmente il riscaldamento, dopo le consueti foto di squadra che fanno tanto contento il nostro personale fotografo webmaster.

E dopo il conto alla rovescia da capodanno in tv di Fabio lo sparo, e 3000 persone che si riversano sulle strade di una Cremona che rimarra’ avvolta nella sua umida bambagia per almeno un’altra ora e mezza.

Claudio ci prova: oggi potrebbe essere la giornata buona per limare il suo personale e anche se con indosso un paio di guanti di uno spessore inusuale per il mese in corso e’ gia’ caldo fin dalle prime centinaia di metri. Un mille poco sotto i 4’, ottimo per il nostro personalissimo tabellino, e poi qualche chilometro attorno ai 3.50. Solo qualche pero’, perche’ Claudio mi confessa, ad un terzo del percorso, che un’andatura cosi’ lo bollira’ senza appello… e allora lo aspetto, cerco di rincuorarlo e di fargli forza perche’ so che ha carattere da vendere ma questa volta la risposta delle sue gambe e del suo respiro sono negative, nonostante la consueta grinta.

Lo lascio e mi attesto tra i 3.50 e i 3.55 e passo a meta’ gara attorno a 40’30… con una proiezione di 1.21 e con le gambe che, a differenza della caldissima Gravellona, rispondono ad ogni sollecitazione. Si corre in campagna e qui un po’ di vento che da’ fastidio e subito a ruota di un altissimo atleta di Treviglio che mi protegge dalle folate e allora via ancora, con lui e un suo compagno di squadra e di avventura e raccogliamo, come a me piace fare, gruppetti su gruppetti. E dietro ad uno di questi la possente sagoma di Pier, come a Gravellona, anche se questa volta lo prendo e mi sfugge, lo riprendo e lui, invece di sfuggirmi di nuovo come in quella torrida mattina in riva al lago, cede e lo passo, con il mio (di passo) ancora molto reattivo, rotondo e sciolto.

I due trevigliesi mi superano e scappano, alzando decisamente i ritmi… io ho ancora un po’ di paura, figlia di quella sciagurata esperienza, e mantengo l’andatura.. anzi no: arrivato al cartello dei 18 mi accorgo di averne ancora e allora saranno 3.42 al diciannovesimo e 3.46 al ventesimo.

Ormai e’ fatta… la splendida piazza teatro dell’arrivo (e del "pierraggio" in compagnia di Sabrina) mi appare dopo un’ultima asperita’: percorso filante ma con un paio di cavalcavia e un lungo sottopasso e quella rampa sulla cui sommita’ spicca il cartello con un numero magico: 21.

E subito dopo la voce e finalmente il volto di Fabio che annuncia il mio arrivo. Capisco solo: "Marco Stracciari…Gialappa’s Band. .. ginocchia". Marco Stracciari sono io, Gialappa’s … lasciamo stare e ginocchia???? Beh.. per non sapere ne’ leggere ne’ scrivere al traguardo (tagliato con l’ormai consueto e pronosticato 1.21) mi inginocchio e bacio il tappeto, dove prima almeno 6-700 scarpe lo avevano calpestato e, ovviamente, sporcato.

Detto della disavventura di Claudio, che trovera’ l’auto grazie alla cortesia di un vigile (lo stesso che gli ha portato via il mezzo??), una doccia con un amico francese di Vimercate nell’attesa di Sabrina, che rivedo in compagnia di un nostro nuovo amico proveniente dal Friuli, al deposito borse. La bacio e le chiedo com’e’ andata ma senza attenderne risposta la vedo molto meglio che a Gravellona, dove il caldo ci aveva spremuti come limoni su una bresaola.

La novita’ del pasta party consumata in compagnia di Fanfo e di altri amici e poi, grazie alla pazienza di Pier, ritorno a casa. Questa volta con volti piu’ sorridenti e muscoli piu’ rilassati: sara’ per merito di quell’… aspirina?

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