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20 Marzo2005
APPUNTAMENTO AL BUIO |
Esiste uno stretto legame tra me e questa mezza maratona che ogni anno si corre nel cuore della Brianza. Esiste un richiamo forte; un’attrazione che, complice la quasi nulla preparazione per via di una infinita serie di guai fisici, quest’anno puo’ risultare davvero fatale.
Ma ci sono, ho deciso di esserci quasi ad esaminare me stesso e vedere se e come potro’ arrivare, con i dolori che non mi abbandonano da ormai 6 settimane e con una Double Classic alla quale ci tengo troppo, con la quale mi sento in credito.
Esiste uno stretto legame anche perche’ proprio qui ho infranto il mio personale muro dell’ora e venti e se lo scorso anno la “crono-car” non avesse sbagliato strada… chissa’. Ma ormai e’ acqua passata e sono di nuovo qui, con altri 16 gamberetti pronti a dare e darsi battaglia su questo suegiu’ ormai diventato a tutti familiare.
Come familiari sono le facce, siamo tutti di nuovo insieme dopo le battaglie nelle campestri: ci sono proprio tutti.. tutti amatori, tutti che invece della Rift Valley o dell’Atlante sono di Monticello o Cinisello, Ma fa nulla, anzi, e per un giorno gli outsider si travestono da toprunners e fanno i capricci come quelli della Rift quando si tratta di regredire di cinquanta centimetri e sostare dietro la riga in attesa dello sparo.
Arriviamo molto prima dello sparo, con una carovana di auto difficilmente riscontrabile in altre occasioni. Che bello, ci sono di nuovo anch’io vestito come loro, e dopo averli visti indossando un jeans al posto del poliestere beh.. fa sempre un certo bell’effetto come fa un bell’effetto piantare le spillette sulla canotta ed appenderci il mio bel 308!
E che bello quando, tutti insieme e tutti vestiti uguali (tranne Guido che, col fisico da Rift che ha, sceglie un lugubre completo nero) cominciamo a riscaldarci e che bello notare che nulla e’ cambiato con il Pier, che orfano del suo inseparabile satellitare, sbaglia strada e invece di curvare tira dritto per andare chissa’ dove!
Alle 10 meno un quarto lo sparo, eccolo, e chissa’ come va a finire. Anzi, piu’ o meno lo so: sono qui per vedere fino a che punto resisto e fino a che punto potrei essere affidabile per una dignitosa Double Classic con Norberto: gliela devo e sono convinto che non si pentira’ di farla con me.
Ma devo anche fare i conti con acciacchi e dolori e allora il primo pensiero e’ quello di fare un “robusto” allenamento e nulla piu’ ma, come se fossi anestetizzato, parto e i dolori scompaiono e infatti comincio a macinare mille e altri mille metri decisamente al di sotto dei 4 al km e senza apparente affanno, anche se questa distanza non la affronto da ormai due mesi, nemmeno in allenamento.
A questo punto mi servirebbe un gruppetto e chi piu’ di Gerardo e Norberto, in compagnia di Umberto, puo’ darmi le garanzie che attendevo? Detto e fatto, mi metto con loro e vada come vada ma.. va cosi’ bene che ad un certo punto con il Gera me ne vado secco. Non un distacco abissale ma ora siamo soli, tra le discese ardite e le risalite e… al termine del primo dei due giri ritroviamo Guido, che con il fisico da Rift e il completo rubato a Fabio Cudicini ci confinda che “…Basta!…” Non tira piu’, non ha senso e si vuole divertire. Saggia decisione anche se una sparata delle sue mi fa perdere contatto e rimango tra le spire di Gerardo e dell’arrembante gruppo di Norberto, pronto a fare scempio del mio cadavere. Ma non mollo, chiudo il gap con i miei amici la’ davanti e la presenza di Guido mi porta a percorrere, all’inizio del secondo giro, un mille per questi periodi velocissimo: 3.48!
Comunico a Gerardo l’incauto cambio di passo, suggerendogli di abbassare i ritmi per non arrivare lassu’, dove ci attende l’austero profilo di Montevecchia, in debito d’ossigeno e di zuccheri. Ma Guido ci tira, ancora, anche se dopo la salita della ferrovia (la piu’ ripida), sentiamo i passi degli arrembanti compagni di Norberto e Umberto e.. ci sono anche loro.
Il loro incedere e’ notevole e costante nell’andatura e ci prendono, e ci passano e… ho una paura folle di saltare anche perche’ e’ il cronometro che me lo dice, anche se siamo in salita e dovrebbe essere normale tutto cio’. Ma l’allenamento e’ quello che e’ e vedo a poco a poco i miei amici allontanarmi. Panico… e vento.. addosso, di fronte, di fianco e che fastidio! Vado di spugnaggio, fa caldo anche se non l’afa tropicale del giorno prima. E’ un caldo godibile per chi ci guarda ma inaccettabile ormai per chi corre, si perdono sali e per recuperarli bisognerebbe fare un bagno a bocca aperta in quel di Cervia ma siamo a Cernusco L., e altroche’ mare… questo e’ il Cernusco sbagliato;: non c’e’ nemmeno il Naviglio!
Li perdo, dannazione, le gambe non girano piu’ come vorrei anche se i dolori non ricompaiono ma non mi perdo d’animo: sono al 18esimo passato e la virtuale Double Classic sarebbe gia’ finita ma qui.. qui mancano ancora tre chilometri e allora: come correrli e soprattutto con quali forze?
Quella della disperazione c’e’ ma non e’ il caso, non vedo famelici cani randagi abbaiare alle mie spalle e nemmeno i volti dei miei vecchi creditori alle corse dei cavalli di qualche anno fa comparire dietro di me per cui la disperazione lasciamola ad altre occasioni. La mia e’ piu’.. forza di volonta’: sono svuotato ma c’e’ ancora da dare e il fatto di superare qualche scoppiato piu’ di me rende il tutto quasi (e sottolineo quasi) piacevole, e, all’orizzonte, in cima ad una salita (l’ennesima) il cartello dei 20!!
E come diceva quel simpatico poeta romagnolo: vedendo quel cartello… come si fa a non essere ottimisti??? E allora giu’ dalla discesa e poi su fino a sentire lo speaker che annuncia gli arrivati sull’uno e ventuno (Giorgio e Pier, per esempio) e poi.. una curva, un’altra curva e Gerardo nuovamente davanti a me. Mi godo l’arrivo di Norberto (un altro che alla vigilia stava male, figuriamoci), di Gerardo, e dietro arrivo io: tappeto rosso e… niente beeep, niente cheeeep ma solo la soddisfazione di aver tagliato nuovamente un traguardo.
Certo, l’anno scorso e’ stata tutta un’altra cosa… il personale, le foto del Mandelli (questa volta a casa con il termometro in bocca) e l’attesa per una classifica ancora una volta traditrice ma
questa volta doveva essere solo un “robusto” allenamento e una verifica per il Lunedi’ dell’Angelo. E invece e’ stata gara vera, fino alla fine, dove basta poco: un pettorale, un sano e sportivo spirito agonistico, la costante voglia di misurarsi con se stessi e con gli altri e finire sempre con il liberatorio: “… anche questa e’ andata!”. Fino alla prossima, quando tutto ricomincera’, con o senza i fenomeni della Rift o dell’Atlante perche’ i fenomeni… ce li abbiamo noi!