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1° Maratonina del Lago Maggiore – Sesto Calende 22.05.2005 L’OMINO DI
BIANCO VESTITO…. |
E’ un misto di gioia e delusione quella che provo al termine di questa prima edizione della maratonina del Lago Maggiore: gioia per aver finalmente corso come volevo, dopo tanti patimenti e una condizione che sembrava non arrivasse mai e delusione, per come l’organizzazione di questa gara sia riuscita nella non facile impresa di scontentare tutti, ma proprio tutti, i partecipanti.
Ed e’ un vero peccato perche’ le premesse per una grande manifestazione sin dalla prima edizione c’erano tutte: un luogo che sembra fatto apposta per ospitare una bella gara e per un dopo gara altrettanto godibile; un percorso bello come poche volte mi e’ capitato di “calpestare”, con il giusto mix di discese, salite, passaggi spettacolari e luoghi che portavano via la mente dalla fatica e la proiettava ora sulle sponde del lago, ora sulla Rocca, ora in un bel centro storico.
E fa niente se molto del percorso si sviluppava sulla strada provinciale, chiusa del tutto al traffico e comunque anch’essa godibile: un su e giu’ tra il bosco che poco o nulla aveva a che fare con un tratto di asfalto che fino a poco prima della partenza era “infestato” da auto di ogni tipo.
Peccato perche’ gli organizzatori hanno fatto di tutto, riuscendoci alla grande, per abbruttire tutto questo. Ma andrei per gradi e comincerei con il costo: 21euro e per i ritardatari 25 (come una maratona!) e guardando la starting list ne si evince il motivo: come avrebbero trovato i soldi per pagare i vari Kip o Ahmed che hanno occupato le prime otto posizioni di classifica? Dagli amatori, naturalmente, ma questa e’ una vecchia e purtroppo abituale storia. E, come i classici tasselli del domino, a caduta libera, tutto il resto. Pacco gara che piu’ “pacco” non si puo’, con la beffa di una confezione di crema di lardo (ebbene si!) in omaggio: un tappo alle coronarie come lo defini’ Francesco sulla via del ritorno.
Docce distanti e assolutamente non adeguate, un pasta party che definirlo party (e definire pasta quella “cosa” contenuta all’interno di una scatola di cellophane) viene la pelle d’oca… e i ristori? Innanzitutto quello finale: dov’era? E gli spugnaggi? Solo scritte per terra ma delle spugne e degli addetti nemmeno l’ombra.
Eppure caldo e umidita’, visto il luogo, erano facilmente prevedibili: ma solo le zanzare, numerose come non mai, avevano previsto tutto questo e tutto quel ben di Dio di gambe e braccia nude che si sono presentate loro le hanno portate a banchettare senza pieta’: il ristoro c’era ma solo per i fastidiosi insetti e per noi, “fastidiosi” amatori …una bottiglietta d’acqua e nemmeno per tutti!
Ebbene: questi signori sono riusciti anche nella non facile impresa di sbagliare nettamente (683 metri per la precisione) la misurazione del percorso, con i 97 metri finali che diventano per incanto piu’ di 400 e con alcuni mille decisamente piu’ lunghi e qualcuno decisamente piu’ corto…e alla fine chi ci ha capito qualcosa e’ veramente bravo!
Arriviamo di buon mattino a Sesto Calende e, come da copione, non troviamo indicazioni per raggiungere il percorso fin quasi sul percorso, dove due frecce ci indicano il luogo d’arrivo e vedendo il cartello col n. 21 e lo striscione del traguardo cosi’ lontano ci fa pensare ad un errore. Un commissario Fidal di bianco vestito, interpellato da Matteo, ci risponde in malo modo che per ben due volte e’ stata effettuata la misurazione del percorso… e meno male!!
Ma l’omino di bianco vestito sembra deciso e sicuro e comunque ci fidiamo (e facciamo male) e, dopo le solite buone abitudini, ci portiamo con una corsetta riscaldante al luogo della partenza fissata esattamente in cima alla strada provinciale. Proseguiamo il riscaldamento rischiando di essere investiti da auto e biciclette poi, quando gli altri si fermano per un po’ di stretching, io e Luchino (Luca74 o altrimenti conosciuto come Peppino Tricarico con gibo!) proseguiamo questo rito e vedendogli il satellitare al polso gli rivelo i miei dubbi sulla effettiva lunghezza del percorso, nonostante l’assoluta fermezza dell’omino di bianco vestito.
E alle 9.30 (anche qui.. piu’ o meno) lo sparo. Partiamo abbastanza davanti con Matteo che indossa un’ improbabile bandiera della Juventus a mo’ di mantello raffigurante un imberbe Del Piero, ricordo di vittorie che furono. Sembra tiri aria di patto di non belligeranza tra di noi Gamber: Matteo urla a squarciagola slogan calcistici mentre noi lo “ammoniamo” ad una condotta piu’ consona al suo ruolo. E’ pur sempre il presidente e quindi lo “specchio” della societa’ ma oggi va cosi’, e poi lo conosciamo: quando non c’e’ da competere lui e’ sempre in prima file quando c’e’ da far caciara!
A me invece serve molto questo test: ho nella mente le pessime prove recenti ma anche una 36km durissima ad Asso conclusa con molta brillantezza e dopo aver caricato molto nel corso della settimana questa e’ una prova ideale per constatare il mio stato di forma. E poi ci sono Claudio e Gerardo, che, se tutto va bene, saranno i miei compagni di squadra alla Monza-Resegone.
Partiamo quindi tutti insieme ma il solito Guido, dopo circa tre chilometri, si stacca dal gruppo e piu’ inconsciamente che per tattica lo seguo, consapevole pero’ di non poter reggere i suoi infernali ritmi. Si accoda a noi anche Matteo (che brutta compagnia!!) mentre Gerardo e Claudio fanno gara di spalla. Francesco e’ piu’ dietro: concludera’ pero’ con un ottimo 1.33 considerate la distanza e la durezza del percorso.
Non mollo i due compari e se Matteo, diligentemente, mi sta dietro e mi accompagna; Guido fa … il Guido e non riesce a stare li’: accelera e si porta qualche metro avanti poi quasi si ferma per aspettarci e poi di nuovo avanti ad andature per me insostenibili. Cosi’ per diversi chilometri mentre quei due, la’ dietro, non mollano e al diavolo la premessa di correre tutti uniti a 4’ al km. I parziali sono invece attorno ai 3.50 – 3.52 ma al 10° , attorno alla Rocca di Angera, Guido improvvisamente e volutamente cede per accodarsi a Gera e Claudio (che lo soffrono) e cosi’ rimaniamo io e Matteo davanti al plotoncino. Affrontiamo cosi’ i su e giu’ che ci portano dritti dritti nel centro storico di Angera e poi giu’ a perdifiato dove ritroviamo il lungolago lasciato all’andata.
Siamo al 14° e di fatto le risposte che chiedevo al mio fisico e al mio stato di forma le ho avute ma se sono arrivato fin qui… e con Matteo sempre alle calcagna con le sue grida da “Campioni d’Italia” affrontiamo nuovamente il provinciale, questa volta in salita. Quella che era una corsa sciolta e dinoccolata ora diventa pesante e muscolare ma non per questo meno produttiva. Il fiato c’e’, le gambe ci sono e alla grande… Marco c’e’ anche se ad un atleta della Cover che ha percorso un tratto con noi avevo confidato di essere gia’ soddisfatto di quell’andatura ma… un attimo dopo, come scosso da una improvvisa e nuova scarica di adrenalina, aumento le cadenze e lo lascio sul posto.
Ristoro, salitaccia breve ma tosta e infine il lunghissimo rettilineo che ci portera’ nella zona del traguardo, sempre con Matteo dietro che pero’ e’ ormai a corto di fiato e rifiuta il dialogo. Campioni d’Italia col fiato corto ma ora c’e’ il rettilineo da affrontare. Tosto e con ormai tutta l’umidita’ accumulata durante questi primi 15-16 chilometri addosso ma la “taratura” della gamba mi permette qualsiasi cosa. Incontriamo la terza donna in classifica e le comunico di stare tranquilla per il podio: la quarta nemmeno l’abbiamo vista e l’idea di farle da gabbiano potrebbe portarmi al traguardo senza patemi ma il suo, di gabbiano, le consiglia di diminuire il ritmo e cosi’ la lasciamo al suo dolce destino e di nuovo via, io davanti e Matteo dietro col suo mantello bianconero che svolazza rapito dalle improvvise folate di vento che ora ci colpiscono trasversalmente.
Ci imbattiamo in una lunga fila di podisti che superiamo di slancio guadagnando un bel numero di posizioni: addirittura uno di loro, quasi “investito” dalla nostra andatura sicuramente piu’ autorevole della sua, si ferma: distrutto.
Siamo ancora su buoni livelli, nettamente sotto i 4’ al km, svolta a destra e lungo discesone che ci portera’ all’arrivo e le gambe girano come mai quest’anno… cartello del 21 e la sorpresa (per tanti ma non per noi che l’avevamo segnalato) di un tratto di 97 metri che in realta’ sono piu’ di 400 e un crono finale bugiardo come Pinocchio, o come l’omino di bianco vestito.
Attendo per un istante Matteo ed un arrivo mano nella mano (e mi sembra davvero strano un arrivo con lui!), per poi afferrare una bottiglietta d’acqua ed utilizzarla a mo’ di doccia. Ora fa veramente caldo ma e’ finita: finita con una brillantezza fisica e morale assolutamente inconsueta. E poi l’arrivo di Claudio: un mix di felicita’ per una condizione comunque ottima e di incazzatura per la solita storia della misurazione del percorso. Poi Guido e Gerardo, con Gerardo leggermente e stranamente provato che si china subito dopo per riprendersi un po’ e poi l’arrivo di Francesco, raggiante per il suo 1.33 finale che sarebbe personale sulla mezza… sarebbe…
Due chiacchiere, uno sguardo divertito alla banda degli stonati (si chiamano cosi quei signori in rosa che suonano un po’ di tutto) e arriva Luchino e il suo satellitare e allora la domanda e’ d’obbligo. Ma quanto e’ lunga questa mezza?? Lui, che non e’ commissario Fidal, ci comunica la distanza esatta: 21,780. Come se un 1’21 finale si trasformasse in un 1’24 ed e’ quello che mi e’ successo ieri, tra le sponde del Lago, benche’ un omino di bianco vestito…