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Gaggiano -MI- 24 Aprile 2005
Naviglio in bianco,
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Il grigio sopra Milano trasforma i colori del Naviglio in un triste impasto di bianco e nero: bianco come il cielo gonfio di pioggia, cielo che scarichera’ la sua possente cascata d’acqua su quei 700 e piu’ podisti presenti a Gaggiano; nero come l’umore di ognuno di loro dopo aver aperto la porta di casa e dopo aver scoperto che tutta quell’acqua contenuta nelle bianche nuvole sopra le loro teste cadra’ sulle stesse, qualche minuto dopo.
Grigio come tutto cio’ che ci circonda: il lago del Boschetto, l’asfalto che ci accompagnera’ per gran parte del percorso e il Naviglio, inusualmente gonfio in questa domenica di fine aprile.
E’ l’insieme di queste tristi ombre lo scenario di questa mattinata simil-autunnale trascorsa in un luogo che con il sole sarebbe un altro luogo, per una gara che con il sole sarebbe un’altra gara.
Passerebbe la voglia a chiunque, non un bello spot per chi si avvicina a questa disciplina, fatta si’ di sudore e sofferenza ma dove oggi piu’ che mai sudore e sofferenza si impastano con acqua e fango: una ricetta che solo chi ne ha “passate” tante puo’ assaggiare.
Superiamo le 10 unita’ oggi, i velocisti sono a Padova per limare altri record (Guido ci riuscira’ con un grande 2h40’), mentre le seconde linee si daranno battaglia sulla distanza “corta” (per modo di dire).
Non trovo, sinceramente, un’accoglienza degna di tanta nomea: lasciamo perdere il parcheggio nel bel mezzo della fanghiglia (prevedibile comunque) ma una sola tenda-gazebo per spogliarsi, e tanti optano per un’angusta pseudo-tettoia di un fabbricato gia’ esistente, e nemmeno una doccia per il “dopo”, anche se la doccia (indesiderata) l’abbiamo fatta “durante” e non “dopo”.
Per fortuna la distribuzione dei pettorali avviene molto velocemente, come molto velocemente avverra’ la distribuzione dei pacchi-gara e dei premi supplementari… tutto molto veloce quindi tranne chi vi scrive, con l’umore nero per essere stato vittima due (due) volte delle.. proprie stringhe: fantozziano no?
E allora si comincia: altro luogo angusto per la partenza, in mezzo a ghiaia che piu’ che ghiaia e’ un vero e proprio sentiero di sassi e poi lungo uno stretto budello di fanghiglia dove sarebbe gia’ difficile reggersi in piedi ma dove, li’, si deve anche correre. E allora il primo mille a 4’20 (mai cosi’ lento da non so quando) tentando di non cadere, di non sgambettare nessuno e di non essere sgambettato e tentando con le braccia larghe di stare in equilibrio ma di non urtare nessuno. Detto e fatto.. e una ragazza che cade in avanti, si buca i guanti e “ce l’ha” con tutti quanti: che grinta!!
E sara’ cosi’ per un bel chilometro e mezzo, non riesco a districarmi tra quel lungo serpentone di podisti, con Fast che invece trova un pertugio e lascia di stucco me e Andreahelios, mentre i miei compagni di maglia sono praticamente tutti indietro.
Faccio per diversi chilometri il tira-molla con Fast: a volte avanti lui, a volte avanti io finche’ verso l’ottavo chilometro la prima disavventura mi cade tra capo e collo. Le stringhe della mia scarpa destra fanno le bizze e le vedo ciondolare qua e la’ allargandomi tomaia e tutto il resto. Mi fermo, la riallaccio e Fast mi passa e devo fare un mille a 3’45 per riprenderlo.
Un gruppetto con la seconda e la terza donna sono a tiro, Fast preferisce stare alla larga da tanta folla (davvero tanti i gabbiani, forse troppi), invece a me piace l’idea di accodarmi ad un gruppo e cosi’ faccio e con loro termino il primo giro (10 km) poco sopra i 39’.
Potrebbe andare bene…. Potrebbe ma la ghiaia (sassi) e lo sterrato (fango) mi frenano e allora abbasso i ritmi ma nonostante cio’ mi stacco dal gruppo e ne prendo ancora, finche’ mi appare nuovamente l’atteso asfalto. Ma sono solo ora, e si vede dal crono che si alza fino ad arrivare a 4’ al km: sono i chilometri piu’ duri quelli dal 13 al 17, non sono ne’ carne ne’ pesce. Sei gia’ avanti ma non sufficientemente avanti per poter sferrare l’attacco finale ma sei troppo avanti per metterti in testa strane tattiche. Intanto vedo un duo la’ in fondo e l’idea sarebbe quella di stare con loro ma li passo troppo in fretta e in fretta capisco che la loro andatura e’ troppo lenta pure per me, anche che sono ormai vittima della stanchezza.
Riprendo Fast, lo supero pur avendolo a pochi metri ma ancora, e ironia della sorte piu’ o meno nello stesso punto, la stringa della mia scarpa destra si ribella e scioglie quel nodo fattole poco piu’ di mezzora prima. Fast mi raggiunge ed esclama un “a mo’!”, ma “a mo’!” dovrei dirlo io…. Perdo del tempo, Fast e’ gia’ lontano e rinuncio a rincorrerlo per l’ennesima volta e anzi, aspetto il gruppo di Gerardo perche’ di farmela da solo, ancora, non ne ho proprio voglia.
E’ un gruppo che viaggia bene, in recupero, sciolti decisamente sotto i 4’ … fa per me e anche Gerardo e’ tonico e mi potrebbe portare, con i suoi improvvisati compagni d’armi, serenamente sotto il gonfiabile rosso.
Passano due chilometri e la domanda e’ d’obbligo: “Come Monteforte?”. Capisco e non capisco ma al cartello dei 19, complice il nostro battistrada, rompo gli indugi e sparo le ultime cartucce. Il gruppo si sfalda, e mentre il compagno di fuga fa il fugone ne prendo uno e poi un altro anche se il fango mi impedisce di aumentare la falcata.
L’equilibrio e’ precario anche se in quelle condizioni sparo dentro un doppio 3’53 sicuro che anche Gerardo e’ li’, come a Monteforte.
Invece tra di noi c’e’ un altro podista che si e’ ribellato all’andatura standard e addirittura sta per venirmi a prendere quando mi appare davanti il tappeto rosso e in fondo Roberto Mandelli gia’ in assetto per lo scatto finale. Lo scatto finale, seppur breve, lo faccio anch’io e conservo la mia posizione mentre subito dietro arriva anche Gerardo. Unoventitreetrenta dice il cronometro, non sono contento anche se questa volta ho diverse attenuanti che trasformano da nero in grigio il mio umore: le stringhe, il fango, la pioggia e…. basta! Non piangiamoci addosso, le mille e mille lacrime scese da quel cielo bianco sopra Gaggiano sono gia’ abbastanza ma di colori, oggi, sul Naviglio, nemmeno l’ombra…