foto con l'incompleta
squadra dei Gamber

 

 

Arcore (MI) – 25.06.2005

Mezza Maratona a squadre
città di Arcore

Dalla Brianza alle Ande
di Marco Stracciari

 

 

 

Questa volta Edmondo de Amicis poco c’entra con questo titolo; anzi, a pensarci bene un pochino c’entra anche lui. E’ arcinoto il termine “Deamicisiano” quando si parla di qualcosa di positivo, di “buono” nel senso vero della parola e allora ecco che il noto scrittore, inconsapevole padre di questo neologismo nemmeno troppo “neo”, trova riscontro anche in questa situazione.

E nella fattispecie le Ande di cui sopra appartengono specificatamente ad una nazione dove purtroppo i suoi abitanti vivono spesso sotto la soglia della poverta’: il Peru’, terra che si’ fa sognare per il suo illustre passato ma anche ricorda un tutt’altro che roseo presente.

Ma come spesso accade, nel nostro piccolo s’intende, anche noi podisti con un po’ di buona volontà possiamo fare qualcosa per chi e’ meno fortunato e allora spesso ci si imbatte in una gara dal sapore altamente competitivo (come e’ giusto che sia) ma che racchiude significati che vanno ben oltre il puro aspetto agonistico.

Questo e’ accaduto anche ad Arcore, paese che fin troppe volte evoca ben altre situazioni; che per una volta, grazie alla come sempre impeccabile gestione degli amici della Polisportiva Bernatese (oltre a tutti gli enti che hanno collaborato con essi), trova nella solidarieta’ motivo per organizzare una bella e ben riuscita manifestazione podistica, il cui incasso verra’ destinato alla Missione di Don Corrado Spada di stanza a Marcara’, che si trova appunto nel paese dei lama e del grande Teofilo Cubillas (chi c’era nel ’70 o nel ’78 si ricordera’ i suoi due grandi mondiali).

La formula e’ anonima: partono per primi i bambini al di sotto dei 13 anni, uno per societa’ iscritta; e poi, dopo aver percorso un chilometro e 97 metri, danno il cambio al primo dei dieci staffettisti previsti e ognuno di essi dovra’ percorrere due chilometri per poi dare il cambio al compagno successivo.

Ne vien fuori quindi una mezza maratona, corsa pero’ da un bambino e da 10 podisti per squadra e garantisco che la formula, anche se si corre per soli duemila metri, e’ altamente spettacolare.

Teatro della contesa e’ il campo sportivo adiacente alla piazza Sandro Pertini, dal quale partono e arrivano tutti gli staffettisti. I ragazzi no: loro partiranno dalla Villa Borromeo accompagnati da uno degli atleti in rappresentanza di ogni squadra e dalla Protezione Civile.

Mi offro di accompagnare il figlio di Claudio, un amico di Guido che corre solo per diletto ma che oggi fara’ sul serio, e quindi trasferimento in Villa, foto di rito per giornali e autorita’ e poi il via, ovviamente simbolico, per attraversare il centro citta’ al passo fino a giungere in piazza Pertini dove i ragazzi si sfogano, entrano nello stadio e danno il cambio al primo dei dieci podisti.

Partiamo buoni quarti con Franco, che recupera subito una posizione. I cambi si susseguono frenetici e gia’ dopo poche tornate non si capisce piu’ quali siano le squadre a pieni giri e quali siano quelle gia’ doppiate. Cosi’, dopo l’arrivo di Claudio che era partito in quarta batteria, non capisco piu’ se siamo quarti, sesti od ottavi.

Ci pensa un impeccabile tabellone che nulla ha di ufficiale o di elettronico ma che evidentemente funziona (anche se con carta e pennarelli) e cosi’ scopro che siamo sesti quando Guido, sicuramente uno dei piu’ veloci dei nostri, prende idealmente in mano il testimone e vola a prendersene un paio, cosi’ tanto per gradire.

E allora il suo cambio ridiventa ufficialmente il quarto in classifica, e mentre i giovani atleti della Pro Sesto fanno finta di impegnarsi per tener lontana la Besanese (che corre in casa) e la “Casati” (stracolma di atlete provenienti da Martinengo), noi difendiamo a denti stretti la quarta posizione, dopo che Luigi (un assimilato) e Claudio (l’altro Claudio, quello che va forte forte) ci avevano addirittura portati alla terza piazza di merito.

Troppa grazia San Genna’, diceva un tale, e con quei giovani mezzofondisti c’e’ veramente poco da fare ma le altre squadre che come noi schierano di tuttunpo’ rimangono nettamente dietro e dopo l’opaca frazione di Matteo (ancora pieno di dolori e con una magistrale prova del giorno prima sulle gambe), parte Roberto che ha il compito di mantenere la quarta piazza.

Io sono il suo cambio, sono carico come una molla e anche se dovesse arrivare a cambiare al quinto posto beh.. potrebbe esserci anche Alberto Juantorena ma io lo vado a prendere.

E invece Roberto arriva in beata solitudine, parte il nono cambio (cioe’ io) e… e…. e mo’ che faccio? Davanti a me c’e’ gia’ il decimo frazionista della Pro Sesto e dietro si sente l’eco di un grande spazio completamente vuoto.

Non c’e’ gusto!! Oppure… massi’… e’ da febbraio che non faccio uno straccio di ripetuta e allora Stracciari che t’inventa? Una frazione da 6’33”, manco stessi battagliando con Alberto Juantorena (che vincerebbe tranquillamente anche oggi) ma che trovo motivazioni anche laddove non ce ne sarebbero. Affronto la prima curva al massimo della spinta per poi trovarmi lungo la salitina ancora con l’inerzia dei primi metri. E poi giu’, tanto quello della Pro non sparisce, anzi, e’ sempre li’ a dieci, dodici metri e non di piu’. Mi prendo giusto un paio di piccole pause e faccio girare a ruota libera le gambe per poi riportarle su un passo piu’ deciso e piu’ pesante.

Il quarto posto e’… a posto e arrivo sempre piu’ solo a dare il cambio, l’ultimo, a Giuseppe che dall’alto dei suoi 53 anni (ma siamo sicuri che non bleffa??) picchia dentro la miglior frazione targata Gamber con 6’30 netti: 7 soli centesimi meglio di Luigi e tre secondi e rotti meglio di me, che non sono notoriamente un velocista ma che questa “strana” formula mi ha preso proprio bene.

Nelle posizioni di vertice la Pro non ha problemi a tenere lontani i padroni di casa (che per me hanno gia’ vinto per cosa e come hanno organizzato) e le ragazzine terribili della Casati Atletica.

Ma un plauso lo meritano senz’altro anche coloro che sono arrivati dietro e dietro ancora: l’importante era esserci per una corsa lunga da Arcore al Peru’, per una volta distanti solo 21 chilometri e 97 metri.

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