Gravellona Toce (VB) -
dom. 25 settembre 2005
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C’era nebbia, verso le 8.30, nei boschi antecedenti il Lago Maggiore e quella nebbia, che galleggiava tra il selciato autostradale e la meta’ degli alberi, era il preludio ad una giornata calda ed umida: l’esatto contrario di cio’ che vorrebbe trovare un podista in gara.
E quella nebbia, puntualmente, che lascia spazio al caldo umido di questo rigurgito d’estate e che non lascia spazio alle speranze di una buona gara.
Cio’ nonostante la presenza di tanti Gamber qui a Gravellona e di tantissimi podisti che oggi affolleranno le strade del Lago Maggiore mi danno una carica particolare, una di quelle “da tempo” o quasi. Ed e’ questo il primo dei tanti errori che commettero’ in questa “cavalcata” di 21 km e mai come in questa occasione le virgolette sono spese bene.
Un altro errore e’ stato quello di caricare di troppe responsabilita’ atletiche Sabrina, pronosticandole un crono sotto le 2 ore, dopo aver registrato il suo passaggio alla mezza di una settimana prima a Ravenna e all’arrivo, sfumato il personale e annebbiata dalla stanchezza, non le scappa una lacrimuccia di dolore e rabbia solo per il fatto di averle prestato il fianco ai suoi sfoghi.
Lo sparo e’ alle 10 e dopo un breve riscaldamento sono gia’ in temperatura da ebollizione e parto, con Claudio e Norberto, piu’ o meno a centro gruppo. Il primo mille e’ quasi tutto in salita; meglio cosi’, quindi, e con 4.24 dopo mille metri non corro il rischio di bruciarmi subito, per poi comunque farlo dopo. Claudio, partito con me, scompare subito alla mia vista che nota il luccichìo della pelata dell’Omino di Ferro solo dopo 5 km.
Le gambe, dopo lo specifico lavoro sulla velocita’ delle ultime due settimane, girano bene ad un ritmo ben sotto i 4’ al mille e al settimo km aggancio Norberto per poi lasciarlo subito… e sullo sfondo l’imponente sagoma di Pier che mi precede di circa 200 metri.
Altro errore: Pier e’ carico di chilometri e ha sicuramente piu’ fondo di me ma e’ un particolare importante che trascuro e mi lancio al suo inseguimento e al 10’ sono li’ sotto, con un parziale leggermente sopra i 39’.
Complice una scarpa che si slaccia lo aggancio al 13esimo ma come al solito si riprende e parte a razzo e mi lascia li’, sul posto… e il percorso comincia a farsi duro: non per la durezza in se’ ma per le mie gambe e il mio fiato. Alcuni degli atleti che avevo preso e superato in precedenza si concedono una piccola rivincita e mi raggiungono, non colei che ho raggiunto e lasciato verso il 10° e che qualche settimana prima me le diede di santa ragione su una rampa scoscesa lassu’, oltre le rive dello Spòl.
Il percorso, dicevo: a tratti filante e piacevole, a tratti tortuoso; con salitine che ti lasciano col fiato corto e il passo pure e intanto il caldo e l’umidita’, a livelli thailandesi, miete vittime. I ritiri, almeno nelle prime cento e piu’ posizioni, ce ne sono eccome e solo la tenacia e la voglia di non subire per la prima volta nella mia carriera “l’onta”mi da’ la forza di proseguire.
Chilometro 17 e Claudio mi riprende: ha un altro passo e fila via che e’ un piacere. Lo seguo per un po’, lo passo quando lui decide per un breve stop al ristoro poi, proprio davanti al cartello del 18 mi va via, mentre io vedo lo stesso cartello sdoppiarsi e triplicarsi… la vista e’ annebbiata, subisco un senso di stanchezza e spossatezza che avverto e ricordo solo in particolari situazioni e il percorso pianeggiante (anzi, in leggera discesa nei chilometri finali), cosi’ descritto dagli organizzatori, si presenta invece con una lunga e dritta salita al 20°.
Colpo di grazia! O meglio, di sole: sono le 11.20 e non vedo l’ora di vedere il cartello dell’ultimo km per sparare tutto quel poco che ho, mentre non vedo piu’ Claudio, che mi dara’ una trentina di secondi in poco piu’ di tre chilometri. Ecco il cartello e finalmente una leggera discesa
mi lancia, con il poco che ho, verso lo stadio. Supero un atleta, con il quale scambio una battuta una, un secondo e un terzo e chiudo con un tempo abbastanza lontano dai miei pronostici.
Come lontani dai miei pronostici sono molti dei tempi fatti registrare dai miei amici Gamber: e Sabrina, che chiude spossata almeno quanto me con un crono leggermente sopra le due ore ma con un carattere ed una grinta non comuni. Ormai barcollante per il caldo e la stanchezza trova la forza per sprintare e superare due podisti che poco prima l’avevano passata.
Crede, con quel tempo finale, di avermi deluso invece quest’ultima zampata (e’ pur sempre una pantera) mi rende orgoglioso di lei: tenace, grintosa, mai doma… come una vera “Gamber”, anche se solo per un giorno.