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Asiago (VI) – 3.7.2005 - 4° CORSA DEL TRENINO SU PEL
COSTO… |
Era uno dei miei obiettivi: quando da Piovene Rocchette si abbandona l’autostrada per inforcare la provinciale che porta lassu’, dove tutto cambia e tutto diventa piu’ bello, si sale vertiginosamente… tornante dopo tornante e si superano i mille metri di altezza.
E tutto cambia… tutto diventa piu’ bello, piu’ fresco, piu’ verde, piu’ pulito: un ambiente che regala emozioni fortissime a chi ama la montagna. Un paesaggio praticamente inviolato, da fiaba, come tante sono le fiabe che si raccontano lassu’. Fiabe che raccontano di gnomi, di folletti, di trolls e di tanti e tanti personaggi che solo nelle fiabe si possono incontrare.
E tanti piccoli ed intrepidi folletti, circa 600, quella prima domenica di luglio avevano un obiettivo… il mio obiettivo. Arrivare lassu’, a piedi, tornante dopo tornante fino a sbucare negli sconfinati boschi abitati dagli omini delle fiabe e proseguire ancora, dopo il costo, a perdifiato sui sentieri che un tempo erano il “letto” delle rotaie. Un treno che sbuffava e che ora non c’e’ piu’: come nelle fiabe, come unico collegamento tra la sconfinata pianura e lassu’ dove ancor oggi rivivono quei personaggi… e le fiabe che li ospitano.
E quei piccoli ed intrepidi folletti con magliette colorate e scarpine leggere leggere che, una volta l’anno, rivivono gli antichi splendori di quel treno, oggi scomparso, ripercorrendo a piedi il tragitto che fu di quel treno fino alla stazione d’arrivo, fino alla perla dell’Altopiano.
Asiago accoglie gli arrivi dei podisti che con coraggio hanno affrontato questa tremenda fatica. Da Cogollo, paese che collega la pianura alla montagna, ad Asiago appunto; affrontando quei ripidi tornanti della vecchia strada del costo ed un obiettivo, anzi, un sogno, che si realizza.
Finalmente sto bene, ho ancora da esaurire il carico di allenamenti che hanno preceduto la Monza – Resegone e questa che e’, nel suo sviluppo, una piccola Resegone, si adatta al meglio per testare il mio effettivo stato di forma, anche se in questo periodo sarebbe meglio un po’ di defaticamento e qualche gara corta. Ma la tentazione e’ troppa perche’ finalmente sento che, dopo tre edizioni saltate per vari motivi, questa e’ finalmente la volta buona. E poi per una volta voglio sentirmi profeta in patria, anche se di fatto questa e’ la nuova patria dei miei genitori; ma proprio per questo, proprio perche’ questi posti li sento praticamente miei e questi sentieri ormai per me non hanno piu’ segreti, ho voluto finalmente cimentarmi in questa piccola impresa.
Svelo e spiego questo progetto a Sabrina; la quale, con il consueto suo entusiasmo, non ci pensa nemmeno una volta… iscrizione e il gioco e’ fatto.
Siamo ad Asiago venerdi’ sera con Mirko che ci accompagna, il tempo di acclimatarci e di farle ammirare alcune tra le piu’ belle localita’ della zona che arriva domenica.
E’ comodo il servizio che l’organizzazione destina ai podisti di stanza ad Asiago: un grande pullman che ci portera’ giu’, partenza ed arrivo in perfetto orario.
E’ comoda anche l’ubicazione della partenza, in prossimitŕ di un campo sportivo dotato di tutti i comfort. Ritiro pettorali che avviene in un batter d’occhio come pure il ritiro del pacco gara, scarno a dire la verita’ ma se penso che i proventi verranno destinati in beneficenza faccio volentieri a meno del classico pacco di pasta.
L’incontro con Simone e la sua Emy, un po’ di riscaldamento con Sabrina che, sgomenta per non essere abituata a questo rito pregara, mi accompagna in un piccolo vialetto tra i vigneti e poi, alle nove, la partenza.
La lascio al suo destino, Sabrina, e io affronto il mio con Simone che prima mi e’ davanti, poi dietro, poi di nuovo davanti anche se non lo perdero’ di vista per tutto il tratto in salita.
Che e’ lunghissimo e che comincia praticamente subito: una ripida strada in asfalto che ci fa abbandonare in tutta fretta Cogollo per dirigersi e dirigerci verso la strada vecchia del costo, ormai praticamente in disuso.
Ricordo la cartina: una lunga serie di tornanti prima di riemergere lassu’, dove ci attende un ponte da attraversare e i boschi con i suoi abitanti, reali e di fantasia.
Ma so che tutto questo me lo devo sudare, eccome! Un tornante, un altro, un altro ancora… sembrano non finire mai e poi la strada che sale sempre di piu’ e ad ogni spiazzo lungo il ciglio un’occhiata in basso e la convinzione che si sale tanto e tanto ancora si deve salire. Si formano vari trenini, a seconda delle andature e nonostante la ripidita’ del percorso riesco a stare sempre sotto i 6’ al km, segno che l’allenamento che ho ancora nelle gambe mi portera’ lontano, anche se ci sara’ ovviamente da soffrire molto.
Puntuali e numerosi i ristori, tre solo in questo primo lungo tratto in salita, con Simone che al primo approfitta di un mio stop per acqua (ottima l’idea delle bottigliette al posto dei bicchierini) e mi supera di slancio. Siamo al 4° chilometro e prima del termine di questo ripido budello ne mancano ancora cinque e mi accodo all’ennesimo trenino che si forma con Simone che “baratta” il comando con un altro podista mentre io me ne sto nascosto nelle posizioni di coda. La sua Emy lo aspetta al cambio, correranno a staffetta perche’ e’ prevista una speciale classifica, la mia Sabrina non so effettivamente dove sia in questo momento ma so che e’ tenace e la correra’ tutta ed arrivera’, anche se le sue previsioni della vigilia erano, scaramanticamente, pessimistiche.
Ci penso, la penso ed intanto vado su mentre la strada diventa ancor piu’ ripida fino a diventare un vero e proprio sentierino tutto sassi e massi, un piccolo “pra’ di ratt”e siccome ho gia’ avuto a che fare di recente con questo tipo di esperienza me la prendo comoda, sapendo che ci sono ancora tanti chilometri prima di arrivare all’agognata meta.
E finalmente si sbuca… il ponte in lamiera sullo sfondo, montato dagli organizzatori per non farci attraversare la pericolosa strada provinciale. Su e poi giu’ per quella che idealmente e’ la seconda parte: da Chiuppano ad Asiago, in mezzo ai boschi e sotto le gallerie che un tempo “inghiottivano” il trenino e che ora accolgono i podisti. Simone, poco piu’ avanti a me, da’ il cambio alla sua Emy e io, che spero finalmente di far partire come si deve le mie leve, mi abbatto un po’ vedendo che comunque la strada, ora divenuto classico sentiero di montagna, sale ancora e potrebbe farmi davvero male. E poi i chilometri, questa volta segnati in maniera piu’ che approssimativa, non possono farmi da riferimento e allora si corre a sensazione.
Comincio a sentire la fatica, tremenda nel primo tratto, avvolgente nel secondo: il primo lungo sentiero in salita si fa sentire e diminuisco la cadenza del mio passo ma poi, finalmente, Tresche’ Conca e qui una lunghissima discesa che dovrebbe servirmi come recupero di tale fatica.
Dovrebbe, ma questa e’ gara vera e anche se ormai sono lassu’ devo arrivare a tutta, devo arrivare stremato perche’ non voglio lasciare nulla nel mio fisico… questa volta tutta la forza che ho dentro la lascero’ sul percorso, a costo di finire completamente svuotato.
Due chilometri da correre e allora giu’ a perdifiato, attraverso di slancio i due tunnel: il primo completamente buio ed il secondo leggermente illuminato dal sole e da qualche neon che mi aiuta nell’appoggiare a terra i miei piedoni.
Si lambiscono un altro paio di paesi e arrivato a Canove, dopo aver superato ancora qualche podista in quel tratto che piu’ si addice alle mie caratteristiche, sembra che il piu’ sia fatto: ormai manca pochissimo e ricordo perfettamente l’ultimo tratto del percorso. Mi attende una lunga salita, dove recupero ancora due o tre posizioni, l’arrivo al parcheggio e ancora tanto sterrato fino ad arrivare ad Asiago.
Ricordo tutto, grazie alle tante volte che a piedi o in mountain bike ho percorso quel tratto, ricordo tutto tranne un paletto di circa 80 centimetri che, seminascosto, mi “avverte” che c’e’ anche lui. Nel peggior modo possibile. Arrivo nella zona della piscina, una curva da prendere di slancio, la stringo troppo e lo scontro, violento, con quel paletto. Subito un urlo, due podisti davanti a me che si girano e proseguono, una ferita che si apre e un’anca che si gonfia subito. La sfiga delle anche e’ la mia persecuzione di quest’anno: la destra fino a qualche mese fa e ora la sinistra. Qualche passo zoppicando ma, mannaggia, mancano appena due chilometri e mezzo e finire cosi’ sarebbe davvero un’ingiustizia. Reagisco e riparto, il sangue che esce ma non me ne curo e anzi la cadenza che aumenta sentendo sempre di piu’ il profumo dolce dell’arrivo.
I due podisti, che nel frattempo sono diventati tre, che passo di slancio e uno che mi urla in dialetto locale: “Vedo che ti sei ripreso!” e sullo sfondo il Caseificio. Ormai e’ fatta anche se l’ultimo tratto corso un po’ cosi’ mi ha di nuovo leggermente debilitato: riesco a mantenere una buona andatura ma guai a chiedermi uno sprint finale. Un’ultima asperita’: il parcheggio prima del parco, sede dell’arrivo, supero un altro podista e finalmente lo striscione. Finalmente lo vedo, anche se vedo un altro podista che si produce in quello sprint finale che a me manca e mi supera. A malincuore lo vedo sfilare davanti a me e taglio il traguardo in un’ora e 44, ben al di sotto della mia previsione della vigilia. Credevo di terminare attorno alle due ore, vista l’enorme difficolta’ del percorso, invece (e me lo conferma anche Simone, che ho rincontrato in zona arrivo) ho fatto un buonissimo tempo.
Ad attendermi al traguardo vi sono mio padre e Mirko, gia’ con il pettorale indosso per la minirun, gara per bimbi ad iscrizione gratuita (un altro grande pregio di questa gara). Il tempo di rifocillarmi e Mirko parte per la sua gara, attorno al parco e arriva paonazzo ma felice, come felice sara’ con la sua medaglia al collo, meritatissima.
Dopo tutto cio’ dovrei ripercorrere il tratto finale al contrario per raggiungere Sabrina… dovrei, ma non lo faccio perche’ mentre mi accingo lei arriva, felicissima per aver conseguito un tempo ben al di sotto delle sue previsioni, che purtroppo hanno ingannato piu’ me che lei: ci tenevamo entrambi a percorrere l’ultimo tratto insieme ma il suo buon stato di forma mi ha impedito di farlo. Poco male: un abbraccio lungo e festoso, a sancire questa nostra piccola impresa. Con tanta fatica ma con tanta tenacia siamo arrivati lassu’, dove le fiabe possono diventare realta’: basta crederci.