Livigno (SO) – La Stralivigno  -  31.7.2005

MILLE E NON PIU’ MILLE
di Marco Stracciari

 

 Quei maledetti mille metri! Dal km 19 al km 20, quella infinita salita non riportata da alcuna cartina precedentemente consultata poiche’ erano tutte risalenti all’edizione precedente. Quei maledetti mille metri che mi sono costati diverse posizioni di classifica, una contrattura al polpaccio sinistro e uno sfinimento generale sicuramente non previsto. Quei maledetti mille metri, un po’ corricchiati e un po’ camminati che mi hanno tolto ogni energia e allora i restanti, ultimi mille metri corsi un po’ cosi’, lasciando andare le gambe dove volevano e non dove voleva la testa, con quell’ultimo giretto intorno al gonfiabile giusto per perdere un’ulteriore posizione e poi l’arrivo. Bagnato fradicio, infreddolito fuori stagione, stanco e depresso, anche se all’arrivo un sorriso e un incitamento fuori tempo massimo mi hanno fatto tornare buonumore e calore, almeno nel cuore.

Eppure era iniziato tutto cosi’ bene! Amo Livigno, dai tempi delle “Sgambede” sugli sci fatte tanto per dire “c’ero anch’io”, una bella vacanza estiva e tante discese dal Mottolino e dal Carosello 3000. Era iniziato tutto bene: il sabato l’arrivo a Livigno dopo una sosta pranzo sul Foscagno e poi giu’ fino al piccolo Tibet dove ho incontrato vecchi e nuovi amici del sito e due Gamber a me cari.

E la mattina della domenica, fresca come fosse primavera, l’aria frizzante anche se qualche nuvola troppo scura faceva presagire qualcosa di poco allegro.

Come poco allegra era la rampa che subito ci avvertiva che non sarebbe stata una passeggiata, ma siamo pur sempre in montagna e una salita qua e una la’ ci possono anche stare.

Accompagnato da Sabrina, la quale non puo’ correre ma alla quale do’ un compito ben preciso, mi porto nella zona partenza/arrivo e poi riscaldamento con Gianluca; il quale, fedele al suo soprannome, fa il warm-up ad andature che per me paiono gia’ da gara.

E infatti, allo sparo, subito scompare. Non un distacco enorme ma in salita il suo peso potenza e’ diverso dal mio e allora ciao Gianluca e cerco di mantenere fiato e gambe “finche’ ce n’e’” e dopo questo terribile antipasto un bellissimo sterrato, anche se un po’ stretto, accoglie i podisti in un suegiu’ tra i boschi davvero godibile.

E la discesa dopo il secondo ristoro e un piccolo scricciolo biondo che scompare dietro le mie convinte falcate. Dopo la partenza-delirio sono di nuovo me stesso: anche il percorso mi viene in aiuto. Basta salite, basta sterrati ma una liscia e piatta ciclabile e comincio a mulinare le mie gambe a ritmi forse sotto i 4’ al km.

Sembrerebbe tutto bello sennonche’, quando i chilometri percorsi superano la doppia cifra, comincio a sentire le gambe leggermente “molli” ma spingo, anche perche’ non so cosa mi aspetta.

Sono in compagnia di una bionda ucraina che riesco ad affiancare per qualche chilometro finche’ lei, incitata in un idioma completamente sconosciuto dalla sua (presumo) allenatrice, cambia marcia. Mi ci vorrebbe un repentino cambio di passo per starle dietro, o magari un integratore di quelli giusti, magari quello che ho dato a Sabrina prima della partenza.

Ma giunto al 12esimo vedo prima Fabio, che mi scatta una bella foto e poi Sabrina… con macchina fotografica in mano! Le chiedo (urlando) il mio carbogel ma niente, e intanto mi scatta una foto che puntualmente non viene! Ok, me ne vado e mentre penso che potrei farne anche a meno arriva un angelo custode con le sembianze di Davide che mi porge il carbogel… chiuso. Con le mani infreddolite e bagnate riesco comunque ad aprirlo e a consumare il suo contenuto (o parte di esso) sperando di riprendermi dall’imminente coccolone.

I chilometri scorrono, un po’ faticosamente, ma quando giungo, dopo un’altra massacrante salita, al 17°, penso sia fatta. Sono di nuovo sulla ciclabile e un ritmo tranquillamente sui 4’ al km mi farebbe arrivare al traguardo in 1h32’, non male dopo tutto.

Farebbe, perche’ da li’ comincia il mio nuovo calvario. E furono di nuovo salite, sempre piu’ dure, sempre piu’ aspre, piu’ difficili ed impervie. E di nuovo sorpassi,  non tantissimi ma altrettanto sofferti, come quello dello scricciolo biondo che in altre circostanze avrei senz’altro controllato senza problemi.  Fin quando inizia l’ultimo chilometro, l’ultima discesa, l’arrivo e un dolce sorriso. Ma questa storia, la storia dei miei ultimi due chilometri sbuffando sotto il diluvio, la conoscete ormai tutti.

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