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4.9.2005 IVREA (TO) |
C’era solo l’imbarazzo della scelta, domenica 4 settembre: una tranquilla e piatta tapasciata nella bergamasca e sempre laggiu’, non molto lontana da noi, una bella mezza che gia’ ci aveva visti partecipare qualche anno fa e che sappiamo semplice ma bella, curata e ben organizzata.
Oppure una massacrante 24 chilometri su e giu’ per le colline del Canavese, terra del Piemonte lontana da noi almeno 1ora di macchina.
Ovviamente optiamo per questa terza ipotesi: troppo fresco il ricordo dello scorso anno dove ci piazzammo tutti talmente bene da portare a casa ben 7 premi in 6!
E allora in macchina e via, destinazione Ivrea… con Sabrina che per la prima volta si aggrega al mio gruppo per una competitiva: e che competitiva!!
L’avevo convinta descrivendole il suggestivo percorso, tutt’un su e giu’ attorno a 5 laghi e ad un castello che dalla cima di una collina ci “osservava” maestoso e lei, che ama questo genere di gare tutta “natura” non aveva opposto la benche’ minima resistenza.
E’ stata un’edizione da record questa 28esima: caldo record, record degli iscritti e record (in negativo) dei servizi igienici a disposizione dei podisti di sesso maschile: zero! Proprio nelle ore antecedenti la gara (fonte semiufficiale dell’Organizzazione) il gestore dell’attigua piscina si rifiuta di “prestarla” per un giorno e cosi’ tanti di noi per campi. Piu’ fortunate le donne che riescono ad ottenere un piccolo bagno nello sgabuzzino adiacente l’arrivo evitando lo spiacevole pellegrinaggio tra rovi e siepi ma non riuscendo ad evitare di formare una piccola ma fastidiosa fila.
La presenza di un maratoneta da record nobilita la starting list: il suo nome fa William e con lui qualche chiacchiera e foto di rito poi, in Corso M. D’Azeglio, dopo un minuto di raccoglimento per ricordare una persona dell’organizzazione scomparsa di recente, lo sparo puntuale alle 9.
Fa gia’ molto caldo nel centro di Ivrea: il luogo della partenza e’ stato leggermente spostato rispetto all’anno scorso e subito una imprevista lunga salitina fa selezione. Alla testa del lungo serpente si formano tre gruppi: nel primo scorgo la fluente chioma di Matteo mentre io prendo la testa del terzo, dopo aver staccato Gerardo e Guido che faranno per motivi diversi gara di coppia.
Pier rimane staccato mentre nelle retrovie Sabrina la prende dolcemente risultando l’unica del nostro gruppetto a godersi interamente le bellezze del paesaggio e magari qualche ristoro in piu’.
Io, intanto, faccio gia’ fatica e dopo soli cinque km mi accorgo che l’andatura, con quel caldo e quel percorso, e’ troppo sostenuta: 4,10 e’ sinceramente troppo anche perche’ so cosa mi aspettera’ di li’ in avanti.
Si scende verso il primo dei cinque laghi e fin qui tutto bene: si corre su un comodo sterrato in falsopiano per un paio di chilometri buoni ma poi una interminabile salita asfaltata mi rompe fiato e gambe. Arrivo al 10’ in 42’ abbondanti e mentre penso che il peggio deve ancora venire ho la sensazione di essere gia’ stanco. In alcuni tratti il solo respirare risulta difficoltoso: umidita’ e caldo opprimono e a ogni ristoro cerco refrigerio in un’occasionale doccia: ora con i bicchierini ora con le spugne tento di spegnere il calore che mi avvolge come se fossi la torcia umana, anche se di fantastico ho poco o nulla.
Per fortuna una doccia (vera) mi appare poco prima del decimo: sotto tutto e cosi’ fradicio mi sciroppo altri 5 chilometri in chiaroscuro: bene i tratti pianeggianti o in discesa, male (soprattutto per l’appoggio precario “offerto” da quei sentieri) le salite, che ora sono dolci e ora piu’ ripide e lunghe e al 15° non ne ho proprio piu’ ma… dopo un ristoro fianco al quale mi fermo per reintegrare i sali, riprendo a mulinare le gambe come voglio io. Mi aiuta il terreno, questa volta sterrato o asfalto; e la conformazione del percorso, non piu’ nervoso e difficile ma a tratti addirittura in forte picchiata verso il basso. E qui riprendo posizioni che avevo perso in salita… tutto bene fino al 22° .
Manca poco ormai, solo due chilometri, ma saranno i due chilometri che segneranno in negativo tutta la mia gara. Si riprende a salire e sempre piu’ duramente e per oltre un chilometro: “richiamo” le mie gambe senza ottenere risposte; allora cammino per alcuni tratti, davvero duri ed impervi, e vengo superato di nuovo da ben 4 podisti.
Il cartello dell’ultimo chilometro, che spesso suona come una dolce melodia, questa volta mi appare come una condanna. Un ultimo chilometro cosi’, con una ripida salita davanti e con le gambe che, martoriate da una partenza troppo brusca, ormai non rispondono piu’. Scollino e poi finalmente giu’ a capofitto con tutto il fiato e la forza che mi sono rimasti e cosi’ riprendo nuovamente una posizione e la vista di C.so Massimo D’Azeglio, questa volta percorso in senso contrario, mi ricorda che ormai ci sono. Un’ultima svolta a destra e giu’ ancora verso il traguardo dove Roberto ci attende per immortalare l’ultimo passo. Matteo e’ gia’ arrivato (sara’ 13° assoluto!), degli altri nessuna notizia. Mi fermo al ristoro e bevo come mai ad un traguardo, mi giro e vedo Gerardo che stacca Guido proprio in discesa (strano….), poi l’arrivo di Pier e un salutare defaticamento in attesa di Sabrina. Mi fa un piacere immenso vederla arrivare con i suoi codini giu’ dalla penultima discesa e mi fa un immenso piacere accompagnarla fino al traguardo anche se questa volta nessuno e’ rimasto li’ ad immortalarla. Sara’ per la prossima: ormai, quando corriamo la stessa gara, ci piace abbandonarci a questo piccolo “rituale” molto intimo, molto “nostro”.
Un’occhiata alla classifica per vedere che sono, come
l’anno scorso, nella speciale classifica dei premiati e qualche parola scambiata
con uno degli organizzatori per scoprire uno dei motivi di tanta spossatezza:
percorso allungato di circa 800 metri rispetto allo scorso anno. Cosi’ si spiega
un altro record: quello della fatica… forse oggi non l’ho battuto ma ci sono
andato davvero molto vicino.