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Sommacampagna (VR) 8 Maggio 2005
6°
maratona del Custoza
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Ci pensavo da tanto. Pensavo al giorno in cui avrei compiuto 42 anni e 195. Pensavo di festeggiare quella ricorrenza correndo una maratona, una bella maratona e per una volta chissenefrega del tempo. Pensavo ad una festa, con tanta gente a me cara intorno… mangiare e bere e tante risate. Pensavo ad una bella giornata di sole e ad un luogo accogliente, che raccogliesse tutte le mie emozioni di quel giorno.
Poi una serie di infortuni (ancora in “essere”) stavano per farmi desistere dal “regalarmi” quel giorno e quelle emozioni. Ma non mi sono dato per vinto e anche se con una piu’ che approssimativa preparazione mi sono presentato al via di quella che considero una delle piu’ belle maratone d’Italia: per l’organizzazione, per i luoghi toccati dal percorso e per tutte le persone che vi partecipano… vecchi e nuovi amici.
E dopo un sabato pomeriggio a festeggiare, per altri motivi, via… salgo in macchina e da Cervia raggiungo Sommacampagna, teatro di questa festa… della mia festa.
Una notte passata in un alberghetto poco distante e di buon mattino mi presento a Villa Venier, perche’ la partenza qui e’ di buon mattino: un po’ per sconfiggere il caldo un po’ per far assaporare a tutti e in tempo utile il “dopo” di questa maratona, sicuramente un “dopo” da vivere fino in fondo tanto quanto il “durante”.
Vedo tante persone a me note, a cominciare da Fabio e Simone, che per una volta non corre (bene) ma organizza (meglio, se possibile) e poi qualche amico dei “Gamber” (pochi, per la verita’: problemi fisici anche per alcuni di loro dopo lo straordinario 2004) e poi gli amici podnettiani e colei che mi regala sempre tanti dolci sorrisi.
Il percorso lo conosco gia’, e’ duro e difficile. L’ho corso, con un certo successo, lo scorso anno e so dove e come “scoppiero’”. Dopo i primi 27 chilometri con poche asperita’ e molti momenti da godere con gli occhi gli ultimi 15 diventano difficili, duri, “nemici” e il fiato diventa corto, il cuore pompa sangue piu’ che mai e le gambe diventano pesanti.
Per cui tutto bene, con le dovute precauzioni, fino alla ciclabile del Mincio: partenza accorta ma non troppo, due chiacchiere con Fabio che mi ricorda con buona memoria che anche lo scorso anno percorremmo insieme lo stesso tratto e io che gli parlavo dei miei recenti record, cosa che oggi come oggi non posso fare. E allora gli racconto dei miei infortuni e ad un ristoro lo perdo. Mi metto dietro ad un terzetto e con un signore comincio a scambiare qualche chiacchiera, finche’ il fiato e le gambe me lo consentono, poi lui prende il largo ma poco prima della fine del lungoMincio lo riprendo. Mi aspetta, crede in me (ingiustamente) e poi quando vede che proprio non ce n’e’ se ne va con un altro gruppetto. E in tutto questo compare, scompare e riappare Antonio e la sua bandana rossa… veloce come la Ferrari dello scorso anno che supera una Minardi (il sottoscritto) peraltro scarburata e con le gomme a terra.
E da li’ iniziano le salite. Affrontate lo scorso anno con scanzonata e irriverente leggiadria, affrontate quest’anno con le gambe gia’ stanche e consapevole di dovermi prima o poi fermare per rifarle mie.
Mi faccio coraggio e piano piano (dopo uno scellerato passaggio alla mezza in 1h31) affronto queste asperita’ e intanto a piccoli gruppi mi sorpassano. Il 72esimo posto alla mezza ormai e’ una chimera e al 33° chilometro la decisione di fermarmi per un po’ di stretching. Mi passa Fabio, e sono io ad incitarlo… e’ strano: le gambe sono a pezzi ma ho fiato da vendere e allora riparto, tranquillo, fino al 37° dove la mia corsa lascia il posto ad un centinaio di metri di camminata. In salita, dura, per poi riprendere, a salita terminata, con un passo di corsa che a mano a mano che i chilometri passano diventa incredibilmente piu’ fluida e decisa. Sara’ perche’ ho quasi finito, sara’ perche’ al traguardo ci sono, per una volta, i miei genitori ad aspettarmi, che non vedo da tanto tempo.
Ultimo chilometro, ultima salitella e il lungo discesone con alla sinistra il monumento ai Caduti (o agli Alpini?) e poi la curva ed il traguardo. Vengo annunciato come uno “sciancato Gambero” da Fabio (Rossi, questa volta) e Dio e le mie povere gambe solo sanno quanto abbia ragione! Tre, tredici e rotti alla fine… non un gran che’ ma da me stesso oggi non potevo francamente chiedere di piu’, ma non me ne faccio un problema anche perche’ la festa e’ solo all’inizio… mi sdraio sul prato per qualche minuto pensando al “dopo” e alle tante emozioni che ancora dovro’ provare: le telefonate degli amici rimasti a casa, i saluti di chi c’era e di chi arrivera’ dopo e il replay dell’arrivo mano nella mano con Sabrina, Stefano e Giusy. E poi tante altre ancora: emozioni che, scusatemi, per una volta terro’ per me. Troppo forti per essere descritte, troppo “mie” per essere divulgate… una festa lunga 42 anni e 195 giorni, 42 chilometri e 195 metri, una festa che rimarra’ nella mia memoria e nel mio cuore e, forse, non solo nel mio.