1 Giugno 2007 Villasanta (MI)

 

10^ Corsa delle Cascine

Brigata-show a Villasanta.

di Massimo Bertarelli 

 
Da sinistra: Daniele, Massimo, Danilo e Fabio

 

Quanto mi mancava una corsa insieme agli amici. Sabato scorso a Cusano mi avevano lasciato da solo ed era stato giusto cosi, il rientro dopo due mesi dall’infortunio lo volevo vivere intimamente, senza distrazioni. Ma stasera è tutto diverso, ho voglia di compagnia e divertirmi e si comincia subito alla grande. Ore 19.45 suona il telefono, è quello stordito di mio cognato Daniele. “Va che sono qui sotto in piazzetta” mi dice. “Ma sei fuori di testa? Se ti ho detto di venire alle 20.10, sei in anticipo di mezz’ora!”. “Porca vacca, hai ragione, ho confuso 20.10 con 20 meno 10” “Sali su, mi devo ancora cambiare”. La prima cosa che mi chiede è: “Max, ma si può sapere cosa sono ste eccedenze?” E’ una ginnastica riabilitativa che sto facendo, si chiama eccentrica, è l’ennesima conferma che a scrivere per certe persone è solo tempo perso. All’ora giusta si salta in macchina e sotto una specie di diluvio che ci accompagnerà per tutta la serata andiamo a recuperare il “Panda” Danilo e ci dirigiamo verso Villasanta. L’anno scorso il brutto tempo l’avevamo sfiorato, quest’anno facciamo il pieno e fortunatamente che pensiamo di coprirci bene perché oltre all’acqua la temperatura non è certo estiva. Parcheggio decisamente osceno, proprio davanti all’ingresso del campo dove è situato il ritrovo, ed al banchetto iscrizioni troviamo Fabio con un espressione moscia ed Antonio che si sta già sistemando il pettorale sulla maglia. Fabio ha si ritirato il pettorale ma non ha assolutamente voglia di correre. “Con questo tempo, con quest’acqua, non ho proprio voglia” dice. Cerco di convincerlo con le buone, niente, con le cattive, neanche, a quel punto si becca un bel “beh, senti, fai quel cacchio che vuoi, noi andiamo a cambiarci”. Torniamo alla macchina per vestirci e poco dopo ci raggiunge Danilo sorridente avvisandoci che Fabio, non si sa come, ha cambiato idea e ci farà compagnia. Peccato non avere una videocamera: la scena di Mandellik che con una mano cerca di fare fotografie e con l’altra cerca di infilare il manico dell’ombrello aperto nel taschino del giubbotto come a costruirsi una tettoia sarebbe degna del miglior Ridolini. Ma Roby è un professionista con i controfiocchi e nonostante la pioggia, il freddo ed il buio riesce comunque a fare la solita sfilza di super-foto. I primi momenti del riscaldamento sono tragici perché dopo pochi passi abbiamo già tutti le scarpe fradicie, ci sono di quelle pozzanghere che sembrano guadi e con il buio si fa fatica a vederle. Ma al nostro gruppo manca qualcosa: domenica scorsa avevo sfidato un arzillo vecchietto classe 1939. La sfida consisteva nel fare la gara insieme e perdeva chi faceva…meno di 53 minuti. Quando vedo Mario ho una volta di più la certezza che non è umano: nella notte di sabato scorso aveva corso il Passatore e la domenica mattina era già a Concorezzo a raccontarcelo, stasera piove e fa un freddo cane e lui, bello bello, se ne va in giro in canottiera.

Alla partenza siamo noi cinque in fondo al gruppo: Danilo, che è super competitivo, è nelle prime posizioni. Al via, dopo neanche 100 metri siamo proprio gli ultimi tanto che io urlo a quei pochi davanti a noi che non sono scappati via a razzo. “oh, rallentate, aspettateci”. E’ l’inizio di 50 minuti di corsa dove il silenzio, nel nostro gruppo, sarà una breve pausa tra risate, scherzi, sfottò e chiacchierate. Ovviamente il più preso di mira sono io e la cosa mi fa scatenare: quanto mi mancavano queste belle sensazioni. Giusto un piccolo estratto delle angherie che ho dovuto subire: Antonio – “aho, Max, me sembra che stamo a fa’ come Linus che corre con il suo codazzo….” Fabio – “scusa, ma tutti sti scoiattoli e leprotti che vedi ultimamente esistono davvero oppure fumi roba buona prima degli allenamenti al Parco?” Daniele – “no Max, quello che scrivi lo leggo tutti i giorni quando rientro dall’intervallo. Sapessi come mi aiuta ad evacuare…”

Al termine del primo giro vedo in lontananza il flash di Roby in piena azione ed allora sorprendo il gruppo con un’accelerazione e comincio a fare un po’ di versi, Antonio mi recupera e fa apposta a piazzarsi davanti, da dietro arriva Daniele come un treno e mi salta in groppa. Di persone a vederci non ce ne sono tante ma quelle poche se la ridono di gusto. Subito dopo ci sono i ragazzini con i bicchieri d’acqua del ristoro, non bastava la pioggia, dalle carogne che mi accompagnano mi becco pure due gavettoni. Poco più avanti c’è una pizzeria di quelle da asporto, i due pizzaioli sono sull’ingresso a veder passare la corsa ed io li apostrofo cosi: “al prossimo giro tre pizze, grazie”. E Fabio: “perché tre, siamo in cinque”. Quelli se la ridono. Al secondo passaggio si sentono dire: “beh, le pizze dove sono? Abbiamo fame!”. Al terzo passaggio ci pensa Antonio a dargli il colpo di grazia: “lasciate perdere grazie, ce le hanno già offerte più indietro, se aspettavamo voi…” Non è che stiamo proprio camminando, l’andatura (ahimè un po’ troppo veloce per le mie gambette di questi tempi) è sui 5 al mille, eppure a metà del secondo giro veniamo doppiati. Ma la nostra corsa semi seria procede tranquilla, solamente Daniele pensa che a quegli scatenati non riuscirebbe a stare dietro nemmeno per 100 metri. Poco dopo l’inizio del terzo giro Fabio decide di farci vedere che è venuto qui anche per correre e si avvantaggia di qualche decina di metri. Puro spirito agonistico? Macchè, sono due “bei ciapett” che lo attirano come le sirene per Ulisse e la sua ciurma. Ma il tapino, probabilmente sotto sforzo oppure in estasi, si dimentica di chi ha dietro e visto che dal retro della dolce compagnia non si schioda è come se mi invitasse a nozze. Incomincio a fare il verso del tacchino “gluglugluglu. Tacchino! Ehi tacchino! Glugluglu” e giù risate. Allora capisce che per lui le cose si stanno mettendo male e supera la ragazza. Noi la raggiungiamo appena usciti dalla cascina e le chiedo: “scusa, non ti avrà mica molestato quello li davanti”. Lei mi guarda, ride e dice: “no, no, ci mancherebbe altro”. E Antonio: “volevo ben dire, quello è il fratello gay!” Le risate di sei persone rimbombano nel silenzio della sera e mentre Fabio la davanti ci sta mandando a quel paese si avvicina Daniele e mi dice: “Max posso andare a pigliarlo?”. “Certo vai pure e quando lo raggiungi tiragli anche un bel pedatone”. Mario è rimasto con noi dall’inizio, non so quante volte in vita sua gli sarà capitato di correre con spostati del genere, è certo che si è divertito da matti, e sul rettilineo d’arrivo lui è alla mia destra, Antonio a sinistra e mi viene istintivo abbracciarli e tagliare cosi il traguardo mentre lo speaker annuncia: “ecco che arrivano tre amici che hanno corso fino a qui insieme, bravi”. Ma chi se ne frega se siamo praticamente gli ultimi, ci siamo fatti compagnia, ci siamo divertiti e lo show non è ancora finito. Io con Daniele e Danilo andiamo a cambiarci sotto il porticato di una casa, proprio davanti ad un grosso cartello che recita cosi: “vietata la sosta anche temporanea di persone e mezzi….” e mentre io e Danilo ci esibiamo in un pudico spogliarello Daniele si sbiotta alla grande per il piacere delle ragazze che stanno fumando fuori dal bar a due passi da noi.

Piccola coda per il ritiro del buono pasto, io e Daniele ci approvvigioniamo d’acqua e bicchieri al ristoro e poco dopo cinque paste con il ragù ed una al pomodoro non resistono più di due minuti dentro le fondine. Ma mentre i veri atleti pendono dalla labbra del saggio Mario, quello che non aveva voglia di correre, quello che ha speso un mare di energie psico-fisiche in tacchinaggi, va a prendersi pure un paninazzo con la salsiccia e patate fritte. Antonio e Mario ci salutano e vanno via e si perdono cosi lo spettacolo finale della Brigata. Roby è impegnatissimo a fotografare le premiazioni, nonostante mi fossi sbracciato per farci fare una foto al tavolo non ci vede e cosi decido che andiamo noi da lui. Dico agli altri: “dai che andiamo a metterci dietro a quelli sul podio” e cammino avanti con passo deciso. Dietro sento il Panda che dice: “nooo”, Fabio sogghigna e Daniele: “oh, va che quello lo fa sul serio!”. Come arriviamo al podio scendono i premiati e c’è un attimo di pausa. Un gesto a Roby che capisce al volo, ride e prepara la digitale, io zompo sul gradino più alto, Danilo si affianca, Fabio va sul secondo gradino e Daniele sul terzo. Decine di occhi ci guardano allibiti, è uno spettacolo vedere le espressioni di chi abbiamo davanti, si sente chiaramente nell’aria quello che stanno pensando: “ma questi chi sono, che diavolo stanno facendo?”. E Roby scatta una foto fantastica, perché con le nostre espressioni divertite ed il mio sacchetto del pacco gara in primo piano sembriamo una banda di derelitti in gita premio. Scendiamo dal podio piegati dalle risate, la Brigata ha lasciato il segno anche stavolta.

Alla prossima.

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